Ritorno a casa

Viaggio “breve” ma intensissimo, quello siciliano.

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Ritorno a casa carica di nostalgia e pronta a elencare i principali pregi di questa regione.

Pregio numero uno: il cibo.WP_20140808_004

In Sicilia ogni secondo senza cibo è un secondo sprecato. Chi non mangia è perduto. Lì chiunque muore dalla voglia di dirti quanto sei magro, che non mangi abbastanza, che c’è sempre tempo per un bis e un tris. Lì ti spediscono in aeroporto con le provviste per un anno. E se tu dici che hai solo un misero bagaglio a mano, che viaggi con un “low cost” (che ti dissangua in ogni caso, tentando di sbolognarti profumi a prezzi vantaggiosissimi e caffè macinato direttamente in volo e assurdità simili), loro non ti credono.WP_20140805_001

Insomma, tu il cibo non te lo puoi portare su sto benedetto Ryanair, ma niente, non vogliono sentir ragioni. Al limite ti puoi mangiare un cannolo e quattro cassate durante il check in, dicono. Bene, dicevo, pregio numero uno e facciamo pure numero due il cibo.

Pregio numerononsoché: l’ospitalità. Sì, perché io son dell’idea che pure al nord siamo ospitali, ma mai quanto al sud. Perché al sud non si sforzano, non simulano educazione. Al sud o ti ci mandano o ti adorano follemente, non esistono mezze misure. Il ché per chi è abituato a fingere cordialità è sempre un po’ spiazzante.

Cava D'Aliga

Cava D’Aliga

Altro pregio: spiagge libere, liberissime. Non serve aggiungere altro.

Nino

Nino

Infine: la gioventù mista alla tradizione e l’amore degli abitanti verso la loro regione. In Sicilia moltissimi giovani mandano avanti le “baracche”. Lavorano nei locali, nei musei, ovunque. L’attaccamento degli abitanti per l’isola è forte. Un “pezzo” di storia, simbolo di un antico mestiere (quello dello stagnino) è Nino “u Lantirnaro”. Se vi capita di passare  a Scicli, andate da lui a scrivere un pensiero nella sua celebre agenda. Nino ha una memoria pazzesca e tante storie da raccontare.

Vi assicuro che non mi pagano per sponsorizzare la Sicilia, ma considerandola ormai una seconda casa ho voluto tesserne le lodi.

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Qui a Scicli

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Colle San Matteo (Foto di Adri)

Scicli è bella. Altri aggettivi per descriverla sarebbero riduttivi. Si tratta di una cittadina nel ragusano, celebre per le riprese della fiction “Il commissario Montalbano”.

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Scicli (Foto di Adri)

Di mattina trovi gli anziani seduti sulle panche di pietra, in Piazza Italia. Se ne stanno sotto al sole, parlottano, insomma si fanno i cavoli loro. Ci sono localini in ogni angolo, le vie sono invase da turisti che con una mano stringono il cocktail e con l’altra il telefonino per immortalarlo (tipo me).

Cava D'Aliga

Cava D’Aliga

Avere come compagno di “disavventure” uno sciclitano porta qualche vantaggio. Ci si piazza sulla spiaggia libera tutto il dì! Dateci un materassino rosa fluo per spadroneggiare nel mare e saremo felici…

Stappa una Minchia!

“Che Minchia bevi?” In Sicilia la “minchia” è un business… In alcune birrerie “ben fornite” non c’è spazio per l’imbarazzo: scegliete pure la Minchia adatta a voi. Bionda, rossa o tosta.

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E’ una birra Lager, ovvero a bassa fermentazione, di produzione artigianale. Io, sentendomi particolarmente audace ho scelto la Tosta. E voi, che Minchia preferite?

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Sicilia: un post alla volta

Sicilia, seconda estate di fila. Che mi porto a casa dopo una settimana passata al sud, io che ho l’animo glaciale di una nordica bacchettona? Ve lo saprò  dire tra un po’ di giorni. Intanto me la godo, cercando di resistere alla tentazione di tappezzare Facebook di fotografie, che qui ogni cinque metri c’è un pezzo di isola che vale la pena di mostrare. Torno ad abbuffarmi…

Foto di Adri

Il turista bussa sempre due volte (guida per “veri” viaggiatori)

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Luoghi d’interesse per il turista “ingenuo” o “dagli occhi foderati di prosciutto”:

Starbucks: celebre catena di caffè che tutti gli italiani affollano quando si trovano in qualche città europea. Perché si sa, in Italia il caffè non ce l’abbiamo mica. La foto con in mano il contenitore di Starbucks è d’obbligo. Che poi il caffè che c’è dentro faccia schifo è del tutto irrilevante. (Anche io ho attraversato la spinosa fase Starbacchiana e non è stata una passeggiata superarla, per non parlare di quelle che seguono).

Dunkin’ Donuts: le ciambelle glassate fanno proprio gola a tutti. Ma viste attraverso i filtri di Instagram hanno tutto un altro sapore.

Nike: sembra strano, lo so. Ma con Nike voglio riassumere tutti i negozi di abbigliamento sportivo distribuiti in Europa. Meglio se a Londra. Anche la più elegante delle dame non può resistere al fascino magnetico di un paio di Nike che puoi trovare sottoprezzo pure alla Lidl. Ma vuoi mettere gongolare in giro che “le ho trovate in Oxford Street queste scarpe!”. Già.

Harrods: la gente va in visibilio per questo grande magazzino. Una maglia costa cinquecento euri? Perché rinunciare, se poi ti danno il sacchetto di Harrods da esibire in giro? La maggior parte di noi poveretti percorre tutti i reparti di Harrods, compresi quelli di lusso, per poi andare a sbattere contro la vetrina di souvenir targata Harrods. Solitamente ne usciamo con una borsetta recante la scritta Harrods. Originali, vero?

McDonald’s: ultimo ma non meno importante, il famoso fast food che divide l’opinione pubblica. Chi ci va e non prova vergogna, chi nega di andarci ma poi s’intrufola di nascosto. Chi prende solo le patatine fritte perché “ma lo sai che ci mettono nei panini???”. Chi ti toglie l’amicizia su Facebook perché sei un cliente abituale. A ogni modo il Mc è sempre una tappa fissa per i turisti affamati. Perché assaggiare i prodotti tipici se la nostra cucina è la migliore? Dopotutto se mi faccio un Big Mac a New York sarà come provare il vero hamburger. Non sono stati gli americani a inventare il fast food?

Il Louvre: Ah no, ho sbagliato post!

(Foto dal Web)

Che mondo sarebbe senza tabù?

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Sto leggendo per la prima volta “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Erich Maria Remarque. Il libro è vecchio e beh, sa di vecchio. E’ di seconda mano, anche se a giudicare dallo stato in cui versa e dall’odore stantio delle pagine potrebbe benissimo trattarsi di un libro di quarta o quinta mano. Voglio condividere da subito un passo che ho trovato davvero illuminante.

“Mi ricordo che da reclute, in caserma, si era da principio imbarazzati, quando ci si doveva servire tutti insieme della latrina. Porte là non ne esistono, sicché venti uomini sono accoccolati l’uno accanto all’altro come in un vagone ferroviario e si possono sorvegliare con una sola occhiata: il soldato deve esser sorvegliato sempre. Da allora in poi abbiamo imparato a superare ben più che quel piccolo senso di pudore. Col tempo ci si abitua a ben altre cose.”

Sicuramente una fra le azioni che accomuna il genere umano, come appunto l’atto di “andare al bagno” è considerata una sorta di tabù. O meglio, ci vergogniamo come ladri a parlarne e di certo non gradiamo che qualcuno assista a un momento così intimo. Ma ve la immaginate una vita senza tabù? Io personalmente no. Credo che i tabù oltre a rovinarci la vita e a renderci terribilmente paranoici e insicuri, contribuiscano anche a dare un po’ di pepe alle nostre esistenze. Se non temessimo il giudizio degli altri condurremmo una vita più decente? Non saprei… Compiti per casa: riflettere su quanti problemi ci facciamo ma soprattutto su come si vivrebbe senza di essi.

(Foto web)

Ritorno sui miei passi

Le premesse, si sa, devono sempre risultare accattivanti o la lettura viene abbandonata dopo la prima riga. Per questo ho deciso di cominciare a riempire questo spazio con alcune frasi tediose e di circostanza. Masochismo? No, è che non so fare altrimenti. Conclusa questa premessa nella premessa (piuttosto sterile, lo ammetto) vi informo che non scrivevo su un “blog” da moltissimi anni. “Issimi” si fa per dire, avendone io ventitré, trovandomi quindi nel fior fiore della mia giovinezza e, “bellezza”, o perlomeno così dovrebbe essere. Vi ricordate quel grazioso spazio che MSN metteva a disposizione per gli utenti più avventurosi? Si chiamava “Space” se non ricordo male (da non confondere con il più conosciuto Myspace). Io scrivevo lì cose senza alcun senso e riflessioni su quanto amara fosse la vita per noi adolescenti. Mi lamentavo del mondo e dei suoi abitanti e cose di questo genere. Avevo circa tredici anni, non andavo dalla parrucchiera e anziché dedicarmi ad attività nobili come lo sport o i ragazzi mi rifugiavo in quel piccolo spazio che veniva “letto” dalla mia nutrita schiera di contatti. Contatti che contavano sì e no tre compagne di scuola e un paio di utenti conosciuti in qualche forum. Devo dire che le cose non sono cambiate molto, non sono mai diventata una sportiva né una mangiauomini, in compenso, però, vado dalla parrucchiera!