Indignarsi è davvero meglio di niente? Riflessioni sterili sull’immigrazione

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Oggi ho letto un articolo nel Venerdì di Repubblica (scritto da Antonella Barina) intitolato Il tam – tam che salva i ragazzini. Si sta parlando di giovani afgani che fuggono dal loro paese in cerca di una sorte migliore, si ripercorre un po’ il loro tragitto, da dove arrivano, come viaggiano, dove finiscono. In questo caso nel centro A28 di Internos, a Roma. Allora pensavo a tutto ciò che le testate ci stanno propinando sul fenomeno immigrazione, appellandosi alla nostra emotività con immagini di forte impatto, tragiche e via così. Come quella del bambino siriano annegato o del video del bambino a cui la reporter fece lo sgambetto. Due storie diverse, due metodi efficaci per farci indignare e poi tornare al cosa mi metto oggi che non fa ne caldo ne freddo, ma poi verso sera cala la temperatura e chi lo sa. Immagini agghiaccianti che ci turbano per un istante ma che abbandoniamo subito dopo. Ma forse non ci scuotono neppure tanto, considerando che ci movimentiamo (sempre da casa, col culo comodo) per fermare il massacro di cani in Cina. Che barbari sti cinesi che si pappano Fido, mentre noi invece preferiamo schiaffarci Babe nel panino. Noi comunque ci limitiamo a mettere un like di circostanza alla foto del giorno, più truculenta è la foto, più ci sentiamo partecipi, più ci sembra di fare qualcosa di utile per il mondo.L’articolo in questione affronta il tema della comunicazione tra questi ragazzini. Entrano in scena i social più conosciuti e noi qui a chiederci ma se è un poveraccio come può permettersi un telefonino? L’autrice scrive che a volte è più importante procurarsi una ricarica che sfamarsi. Poi parla di tutti gli imbrogli, le estorsioni e gli inganni che questi ragazzini subiscono. L’articolo è commovente, molto più delle immagini che girano per il web. Io mi sono lasciata tentare dalla cruda semplicità con cui l’autrice spiega che fine fanno questi ragazzini. I più, come me, pagano i trafficanti un po’ alla volta: i familiari si indebitano per farti partire e poi cercano di inviarti soldi a ogni passaggio di frontiera. Rimanessero a casa loro! Il confine più drammatico è tra Iran e Turchia, che il tam tam dei ragazzini chiama “terra dei ladri”: chi si perde sui monti finisce preda delle bande curde (…) Questi arrivano qui e ci rubano il lavoro! C’è chi arriva al Centro A28 con la febbre alta dopo trenta ore in una cella frigorifera tra i quarti di bue; chi ha le gambe ustionate per essersi nascosto nel motore di un tir (…) Sono ospitati in hotel a 5 stelle e si lamentano pure se non gli cambiano l’asciugamano una volta al giorno. Facessero le vacanze a casa loro!!! Hanno disturbi del sonno, dell’alimentazione, della personalità, dell’umore…  Non accettano il cibo che gli vien offerto, fanno i preziosi, gli schizzinosi…(E grazie tante, anche lì: casi di cibo scaduto. Se dobbiamo aiutare, facciamolo bene).

Le reazioni che foto e articoli sul tema immigrazione, talvolta effettivamente populisti, appositamente confezionati per vendere (d’altra parte siamo tutti dei venduti) sono diverse, ma quelle che preferisco sono quelle dei soldatini di Salvini. Me li vedo tutti sempliciotti, con gli occhioni spalancati, inebetiti dalle pillole di saggezza del loro Mahatma in felpa Fruit of the Loom. Poi ci siamo noi, che pensiamo di aver compiuto la nostra buona azione versando lacrime virtuali sulla vittima siriana del giorno, spalmata sugli schermi per sconvolgerci un po’. Ma alla fine sì, reazioni diverse con risultati uguali, altrettanto inconcludenti, altrettanto patetiche.

(Foto dal Web)

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