La ragazza dello zoo di Berlino

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Berlino, capodanno 2010/11. Metropolitana. Data sulla foto errata, foto della mia amica Alice.

A diciannove anni ho fatto un viaggio a Berlino con tre amiche. Ci siamo sorbite diciotto ore di corriera all’andata  e diciotto al ritorno, perché nessuna voleva spendere soldoni per l’aereo e avevamo trovato quest’offerta che includeva viaggio più albergo. L’hotel era davvero bellissimo, la colazione offriva ogni ben di Dio e il posto era centrale. Con cinque minuti di metro si arrivava in centro, sulla  Friedrichstraße. Era Capodanno, perciò faceva un freddo cane, nevicava spesso, ci si congelava. Ricordo che m’innamorai di Berlino perché era proprio una città giovane, sparatana e aperta. Mi era infatti venuta voglia di vederla, seppure con gli occhi ingenui da turista, perché era stata teatro di una storia che mi aveva molto colpita.

Anni fa, ne avevo quindici credo, ho letto infatti Noi i ragazzi dello zoo di Berlino. Credo che la storia di Christiane F sia nota ai più, è un libro autobiografico davvero intenso che descrive appunto la storia di una ragazzina (nata nel 1962) che a quattordici anni già si prostituiva e si iniettava l’eroina in vena. Insomma, uno spasso.

Il libro l’ho letto diverse volte, all’epoca avevo ancora fiducia negli esseri umani e perciò lo prestai a diverse persone. Una di queste non me lo tornò più. Ti auguro non ti dico cosa, che è meglio…

Tornando alla storia, Christiane F si trasferisce con la sua famiglia da Amburgo nella periferia berlinese di Gropiusstadt. Christiane è una bambina e in quel posto non ci sono aree dove poter scorrazzare liberi, i bambini si annoiano, per loro c’è il divieto di giocare. Vi dico la verità, la storia e il seguito della storia hanno dell’incredibile, se ne leggono di ogni, in entrambi i libri, ma la parte che mi ha commossa di più è stata proprio quella dei bambini che non possono giocare. Vietato calpestare il prato, vietato fare questo, vietato fare quello. L’ho trovato triste. In casa di Christiane c’è un regime soffocante, da parte del padre, che picchia le figlie e la moglie, perché sostanzialmente è un fallito. Beve, torna a casa e sfoga la sua frustrazione sulla famiglia, sputtana lo stipendio della moglie comprandosi una Porsche e via dicendo. La madre è impotente, non è una donna forte, finge di non vedere ciò che succede. Christiane presto inizia ad evadere da quel clima costrittivo frequentando pessime compagnie. Altro passo alquanto deprimente è che Christiane inizia a frequentare la Haus der Mitte, un circolo per giovani della chiesa. E’ in quel circolo che Christiane entra in contatto con le prime droghe leggere. Dopodiché con la sua amica Kessi inizia a frequentare una discoteca berlinese piuttosto in voga in quegli anni: Il Sound. Qui si cala i primi acidi, inizia a volersi mostrare più grande di quello che è e infatti grazie alla sua compagna di classe Kessi che dimostra più anni di quelli che ha possono entrare in discoteca senza problemi.

Al Sound circola droga a volontà, ci sono i ragazzi, le ragazze si concedono, ma Christiane non è ancora pronta (stiamo parlando di una ragazzina che non ha ancora tredici anni). Christiane entrerà in contatto con l’eroina dopo il concerto del suo idolo David Bowie (che accetterà di prendere parte alla trasposizione cinematografica della storia). Nel film infatti le prime scappatelle dei ragazzi sono accompagnate dal brano Heroes. E’ chiaro che Christiane ormai è entrata nel giro di cui non voleva fare parte, perché è convinta che la peggior cosa sia l’eroina. Da qui inizia una vera e propria odissea per l’autrice, che ancora bambina si prostituisce e frequenta la Bahnhof Zoo (la celebre fermata della metropolitana) dove si buca assieme al suo primo ragazzo, Detlef, anche lui giovanissimo. Entrambi si dividono i clienti per procurarsi la dose, entrambi sfuggono alle retate della polizia.

Ciò che colpisce è l’indifferenza del mondo adulto di fronte a quel fenomeno. La madre di Christiane tenta di aiutarla senza imporsi. Sa che la figlia si droga ma non prende in mano la situazione. Christiane è abbandonata a se stessa e ben presto capirà che il gruppo di amici eroinomani che frequenta sono egoisti come lei, che in quel mondo si è soli, ed è solo un mondo di convenienza e autodistruzione.

Mentre leggevo questa storia volevo tendere una mano alla protagonista, dirle che non tutti siamo indifferenti. Christiane era in fin dei conti una persona sola, senza stimoli. Nel seguito della storia che ho letto da poco “La mia seconda vita” Christiane spiega che nonostante le numerose disintossicazioni non ne è mai realmente uscita. La punizione più grande per i suoi errori gliel’hanno data gli assistenti sociali, togliendole il figlio.

Quello che però emerge leggendo le parole di Christiane è un assurdo amore per la vita. Per gli animali, per il suo bambino. Christiane ne ha viste di ogni eppure ha conservato un’ingenuità che commuove il lettore. Come quando dice che suo padre insultava sua madre perché quando era incinta era grassa. La chiamava cicciona. E Christiane osserva che non tollera gli insulti sull’aspetto fisico. Christiane oggi è “famosa”, ha pubblicato due libri, dal primo è stato tratto un film che ha avuto un grande successo. In molti pensavano che intorno ai vent’anni sarebbe sicuramente morta, eppure ne ha più di cinquanta.
La vita che ha condotto e il successo che in qualche modo l’ha investita – nel bene e nel male – l’hanno portata a condurre un’esistenza riservata, lontana dai giornalisti.

Il secondo libro mi è piaciuto di meno, perché ho trovato più difficile compatire la Christiane adulta che ricadeva negli stessi errori e anche le ambientazioni non mi hanno suscitato le emozioni del primo libro. Sono invece rimasta di stucco quando ho letto che un ex della protagonista frequentava il Tresor, discoteca berlinese in cui sono stata (perché ho un’amica fissata con la musica techno, non per altro). Ho ancora l’immagine stampata in faccia di una stanza del locale dove su alcune sedie sparse sedevano certi tizi che fissavano il soffitto, probabilmente strafatti. Dopo questo bel papiro posso solo consigliarvi a chi non l’ha fatto di leggere almeno il primo libro e perché no di vedersi anche il film.

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18 pensieri su “La ragazza dello zoo di Berlino

    • Cose da V ha detto:

      Purtroppo ho cliccato il tasto pubblica senza aver terminato di sistemare il post. Il film non è all’altezza del libro, ma se non erro fu realizzato con pochi fondi. La ragazza è Christiane!

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  1. ricettedacoinquiline ha detto:

    Il secondo libro non l’ho ancora letto, ce l’ho, ma non ho avuto ancora tempo >.> invece Noi ragazzi dello Zoo di Berlino l’ho letto anch’io a 15 anni e mi ha lasciato con un senso di oppressione terribile. Cercai disperatamente anche il film, lessi la sua vita sperando che stesse meglio (il figlio, la ricaduta, la ripresa), avevo proprio un senso di angoscia pensando che fosse morta, poi esce il libro, l’ho comprato e non l’ho letto XD avevo un po’ di paura. Casomai ora lo inizio XD

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