Neppure un passo

Il Padrino è un “sior” film. E okay.

Sono capolavori e tutto quanto (d’altronde c’è De Niro) però al di là della perfezione del film c’è un’esaltazione della criminalità che mi fa ribollire un po’ il sangue. Capisco che poi l’intento sia quello, ma non ditemi che è un film sulla mafia. Perché a me è parsa pura goliardia, mafiosi o criminali in generale (tipo in C’era una volta in America, tra l’altro uno dei miei film preferiti) visti come eroi, ambientazioni bellissime e tutto quel che vi pare, ma la mafia è solo un pretesto per gonfiare il già gonfissimo ego americano.

Un film che racconta con semplicità la mafia è “I cento passi”. Storia vera di Giuseppe Impastato, detto Peppino, figlio e nipote di mafiosi, intellettuale impegnato di Cinisi (Palermo) che prenderà le distanze dal padre per combattere la mafia, tenendo comizi, fondando una radio libera (Radio Aut) dove recita poesie farcite da commenti sarcastici sulla politica, sulla sua famiglia mafiosa, sulla corruzione del suo paese. Peppino è un ragazzo coraggioso, è un ragazzo che non tace, che non si piega, fino alla fine denuncia le attività mafiose della sua terra, nonostante le prime minacce, i primi avvertimenti. La sua morte viene fatta passare per suicidio, ma tutti sanno che è stato semplicemente fatto tacere perché parlava troppo.

Peppino muore il 9 maggio 1978, la notte in cui venne ritrovato il corpo di Aldo Moro e questo fatto oscurò la morte sospetta del giovane. Piccola parentesi: l’attore che interpreta Peppino (Luigi Lo Cascio) recita divinamente, guardando il film sembra di stare a teatro con l’attore che tiene comizi davanti a noi. Il film più che riflettere, fa vergognare. Cento passi separano la casa di Peppino da quella del boss mafioso (“amico” di famiglia). Per me cento passi significano anche la lotta di Peppino contro alla mafia, i passi che fa per portare a galla quella piaga.

Oltre a questo “piccolo” capolavoro, se vi interessa il genere c’è pure il film di Pif “La mafia uccide solo d’estate” che, Cristiana Capotondi a parte è davvero un buon film. Dico così perché la Capotondi che scimmiotta l’accento siciliano fa venir la pelle d’oca (non per questo la reputo pessima, anzi). Vi lascio questo meraviglioso pezzo dei Modena City Ramblers che riassume il film.

Mio padre! La mia famiglia! Il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente! – Peppino Impastato, nel film.

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