Deliri cittadini

Francesca-Woodman14

(Foto presa dal web, credo sempre della Woodman).

Cuffie nelle orecchie, musica alta, cuffia di lana in testa. Gonna corta e sotto calze pesanti scure: metto sempre un velo sopra quando mi va di osare. Come mangiarsi in un attimo la città senza esserci davvero, sfiorare la folla, fissare dritto, non sentire i discorsi, le labbra degli altri si muovono, non li sto ad ascoltare. È come se non fossi passata per lì, eppure c’ero, non mi dispiace la sensazione di farli tacere tutti, dentro alla mia testa c’è pace, fuori regna il caos. So che c’è, lo scorgo nelle facce di chi mi passa accanto, troppe parole sprecate. Mi sto perdendo qualcosa? Mi perdo e basta, perché della gente forse ho bisogno, ma quei momenti di solitudine, me li vado a cercare immersa negli altri, chissà le ferite che ho toccato per sbaglio, le lacrime trattenute degli altri, gli occhi pieni di voglia, non me ne sono accorta, non ho fatto in tempo. Mi sono persa delle cose? Ho incrociato sguardi annoiati, qualcuno un po’ stanco, non ci ho stretto legami, andavo pure di fretta. Mi sono trovata un’isola in mezzo alla città sporca, da raggiungere quando le cose si fanno più difficili, declino inviti e resto lì, circondata da persone che non conosco, ma non possono intaccare la mia quiete, con i loro pareri non richiesti, di chi pensa di conoscere le mie storie. Sono brava ad allontanarmi, meno brava a far ritorno. Su quell’isola ci vado vestita bene, mi porto un po’ del mio dolore, mi faccio bella per lui, perché è più facile così. Lo lascio scorrere piano, restando immobile, rabbrividendo appena quando scivola, lascio che mi carezzi la pelle con garbo per poi graffiarmi: freddo e deciso. Eppure quel dolore mi riempie, di rabbia e non solo, non vuole andarsene via del tutto, mi tiene compagnia. I miei occhi sono fedeli, non tradiscono emozioni, sorridono, non fatico a mentire. Su quell’isola posso spogliarmi del tutto, lasciare lì le paure più stupide, sperando che decidano di appassire, prima o poi. La vedo da lontano l’isola, ora. Oasi di conforto e di perdono, la vedo solo io, laggiù, si fa inghiottire dalla città volgare, ma non sparisce del tutto, domani saprò dove andarla a cercare.

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12 pensieri su “Deliri cittadini

  1. lamelasbacata ha detto:

    Quando dico che ci somigliamo non scherzo! Bellissime immagini, quell’isola la conosco bene, anche se l’ho sempre chiamata buco. Mi piaceva immergermi nella folla, passare tra le persone protetta dall’anonimato, invisibile ma attenta ai dettagli, un berretto di lana in testa, le mani gelate nelle tasche del giaccone, la tramontana che fischiava su e giù per i vicoli e mi bruciava la faccia. Un caffè nero preso in piedi, piccoli bar con il pavimento sporco dal passaggio di troppa umanità e noncuranza. Sono stati i momenti in cui ho davvero morsicato la vita, me li ricordo ancora e lo farai anche tu, tra qualche anno. Per ora fai incetta di sensazioni, un bacio 🙂

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