Dalla parte di chi?

Ultimamente si dibatte spesso sulle “madri surrogate”, servendosi dell’espressione “utero in affitto” per far passare  la questione come brutale. Affitto, bambini… Rimanda tutto a un concetto quasi commerciale del bambino, detta così. Essere madri è davvero un diritto di tutte? Per qualcuna è addirittura un dovere, per altre è un desiderio, certe si ritrovano ad esserlo per forza di cose. Cito da questo sito per fare un minimo di chiarezza sull’argomento: «La maternità surrogata permette di diventare genitore anche a chi non riesce a portare a termine una gravidanza, grazie ad una donna che accetta di affrontare gestazione e parto per altri.» Sul giornale Repubblica viene stilata una lista di alcuni paesi in cui questa pratica è legale: Stati Uniti (anche per le coppie gay), Ucraina, Canada (la madre surrogata non può essere pagata), Grecia (non per le coppie gay), India (la madre surrogata riceve un compenso di circa 7500 euro) e Russia. In Italia tale procedura è vietata e cito dall’articolo di Repubblica: «chi vi fa ricorso rischia una pena che può arrivare a 2 anni di reclusione.» In Italia più di 100 coppie ogni anno vanno all’estero per trovare una madre surrogata. Le femministe però non sono d’accordo: questa pratica è una strumentalizzazione del corpo della donna. (Datemi un euro per tutte le volte che una femminista dice “mercificazione del corpo femminile” e credo diventerò ricca entro il 31 dicembre). È stato fatto firmare un appello promosso dalle donne di “Se non ora quando – Libere” contro questo “fenomeno”. A firmarlo sono stati diversi personaggi noti, tra i quali Stefania Sandrelli, Francesca Neri e Dacia Maraini. Nell’articolo di Repubblica si tira in ballo una questione delicata, ovvero quella del pagamento di donne povere disposte a “tutto”, anche a portare in grembo un figlio che poi venderanno. Sì, ma… Non sono due discorsi un po’ diversi? Ora, io non voglio fare l’anticonformista per forza, non me ne viene in tasca nulla se non un mare di critiche, figuriamoci. Quello che però penso è: distinguiamo le due cose. Un conto è servirsi di una donna inconsapevole o come vogliamo definirla, che fatica a campare e che in quel caso davvero viene mercificata (un euro per me!), un conto è farlo in modo appropriato, legale, con donne coscienti di ciò che stanno per fare. Sì, ci sono altri modi per diventare madre: come ad esempio l’adozione (i tempi sono lunghissimi, non tutti i genitori risultano idonei, non tutti i genitori sono disposti ad amare un figlio che non gli somigli e via così) e credetemi, se due genitori non sono disposti, in quel caso è il figlio ad andarci di mezzo, perciò prima di suggerire la via dell’adozione bisogna riflettere bene. (Io ne so qualcosa, non parlo a vanvera eh). La questione (nell’articolo di Repubblica) sul giusto o sbagliato che sia termina così: «Nessun essere umano deve essere ridotto a mezzo». Un po’ riduttiva come considerazione o sbaglio?

L’articolo di Repubblica (Femministe contro l’utero in affitto, “Non è un diritto”) è stato scritto da Annalisa Cuzzocrea.

Annunci

8 pensieri su “Dalla parte di chi?

  1. Erica ha detto:

    E’ un argomento davvero complesso, ho paura ad esprimermi perchè in effetti chi sono io per permettermi di giudicare gli alti?
    Onestamente non sono favorevole alla maternità a tutti i costi, sono dell’idea che non sempre la vita va come vorremmo e dovremmo imparare ad accettarlo… sicuramente mi viene facile dirlo perchè sono una donna anomala, non ho quel desiderio di maternità della maggior parte delle donne della mia età hanno.

    Posso però dire di essere in assoluto contraria all’utero in affitto per soldi, c’è una bella differenza tra decidere di fare un dono, proprio come donare un rene o il midollo spinale e il farlo per puro scopo di lucro… Inanzitutto non valutiamo gli aspetti psicologici che può avere una situazione del genere su una donna, non avrà mai il diritto di pentirsene perchè quello non sarà mai suo figlio, ho conosciuto ragazze seriamente pentite di aver fatto un interruzione di gravidanza a tal punto da vivere quotidianamente con quel incubo anche a distanza di anni, bhe questa situazione non credo sarebbe poi molto diversa dal punto di vista psicologico.
    Per seconda cosa nei paesi meno ricchi ma anche in italia sicuramente ci sarebbero casi in cui mariti\compagni, parenti spingono le donne a fare da “incubatrici viventi” sfruttandole oltre modo…

    Mi piace

    • Cose da V ha detto:

      Sono argomenti molto delicati. Sono come te, non ho desiderio di maternità, non escludo che più avanti pure io avrò il pallino dei bambini, ma per ora non mi passa neppure per la mente e non mi sento anomala, penso solo che una volta arrivata all’indipendenza economica ci sia altro da fare, prima di figliare. Dovrebbero vietare il pagamento, sono totalmente d’accordo, anche perché lì è sfruttamento e poi non oso immaginare le condizioni in cui versa la madre, sia igieniche che sanitarie… Per quanto riguarda l’aborto, sicuramente non è una scelta facile e immagino quanto soffrano queste ragazze/donne. Sul tuo ultimo punto è così nei paesi poveri, infatti come hai detto tu andrebbe vietato l’utero in affitto per soldi, è scandaloso.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...