Domande scomode

È arrivata. La domanda più temuta è arrivata ieri sera, tra due Montenegri con ghiaccio e la mia birra, al solito tavolino, del solito locale del lunedì sera, quando le uniche ad uscire siamo noi. Un bel posto, tra parentesi, con la sala fumatori al coperto, che è talmente ampia che nessuno ne esce affumicato. C’è pure il parquet, con una macchia scura gigante, colpa mia che mesi fa rovesciai l’Anima Nera, non la mia, il liquore alla liquirizia intendo. Faceva un freddo boia, tant’è che nessuna di noi si è tolta il giubbotto, io manco i guanti a dire il vero. Ero tutta in tinta, la cuffia grigia, la sciarpa grigia, gli stivali bassi grigio topo, la borsa di lana grigia che mi regalò una cara amica anni fa. E poi la brillante idea di infilare sotto al piumino un maglione rosso scuro, che usciva dal giubbotto con un aria ribelle, quell’aria ribelle che solo certi maglioni dal rosso indefinibile sanno avere… Della serie: non siamo a un funerale, ripijati. Ma a parte questo, la domanda. “Allora, che fai a Capodanno?”. Quando mi fanno questa domanda vorrei scappare e tornare l’estate dopo, solo che poi mi chiederebbero “Allora, che fai a Ferragosto?” e non se ne esce più. Io odio il Capodanno. Troppi deficienti in giro, odio i botti, i petardi, odio pure i fuochi d’artificio. Odio le stelline di Capodanno, amo lo spumante, ma non me lo scolo mai tutto, perché sono talmente depressa mentre tutti fanno il countdown, pronti a inaugurare un nuovo merdosissimo anno che mi passa pure la voglia di annegare i dispiaceri nelle bollicine. E infatti non mi sono mai ubriacata a Capodanno, MAI. Ma di lunedì sera, sì, è capitato. Il fatto è che ho dei pessimi ricordi dei capodanni passati. A quattordici anni tutte le mie amiche (che però avevano un anno in più) passarono un Capodanno spettacolare, ancora ne parlano, hanno rimorchiato come pazze, bevuto come se non ci fossero nuovi anni davanti a loro e dormito in un hotel abusivamente. E io? Dimenticata da Dio. In piazza a Udine con mio padre e mia cugina, le stelline fiammeggianti di cui ho il terrore, una paura boia che mi brucino le mani. Due musi lunghi, un freddo ignobile. Il Capodanno dopo i miei decidono che posso unirmi ai festeggiamenti giovanili e così con la mia migliore amica ci troviamo in un capannone di musica techno e vai tu a sapere cosa con i suoi amici e molti, troppi sconosciuti. Lei rimorchia alla grande, io frigida, timidissima, non ho idea di che cosa fare, in mezzo a quel casino infernale, passo – senza neppure accorgermene – accanto al tavolino degli alcolici… E finalmente qualcuno, un’anima pia si avvicina per parlarmi, o almeno così credo. Sorrido… E questo mi fa: ehm, scusa, volevi bere? Era il barista. Insomma, una tragedia. Finalmente ritrovo la mia amica che dopo aver rimorchiato ha pure il coraggio di dirmi che si annoia. No, ma grazie tante. Ci sediamo fuori, tanto ci sono solo meno ventimila gradi, che sarà mai. Un tizio si siede accanto a me: è completamente sbronzo. Marcio. Parte a parlarmi dei suoi problemi sentimentali, che è cotto della sua ex, che le manca. Io mi sorbisco tutti i suoi patemi, tra un po’ piangevo pure io e cosa succede? Il tizio vomita l’anima e forse pure quella della sua ex schizzando vomito sui miei pantaloni nuovi. È troppo. Mi alzo, prendo il cellulare e digito il numero di mio padre: VIENI A PRENDERMI, PORTAMI VIA DA QUI, TI PREGO. Avevo quindici anni freschi freschi e forse un altro anno a trascinarmi per le strade di Udine assieme a mio padre e a mia cugina non sarebbe stata una cattiva idea. Che dire? Ci sono stati altri Capodanni, l’ultimo, quello scorso, passato a casa mia con gli amici, tanto alcol e tanto cibo. Passata la mezzanotte e forse pure l’una ci ritroviamo strizzati nel camper di un’amica di una nostra amica. Dai, andiamo a ballare. Lei guida il camper fino al parcheggio della discoteca. Deserta. Insomma, un flop totale. Quest’anno fuggirò, non troppo lontano, ma abbastanza da non dovermi prendere il disturbo di organizzare qualcosa, dove ci si deve per forza divertire. Uno stress non indifferente, per quanto mi riguarda.

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24 pensieri su “Domande scomode

  1. Erica ha detto:

    hai ricevuto solo un invito? pivellina….io ne ho ormai una collezione…. la vera difficoltà stà nel dire a tutti no, perchè sembra impossibile ma se la prendono… quindi credo che il mio capodanno sarà una replica degli scorsi anni, io a casa in compagnia “pelosa” e “piumosa” a non aspettare la mezanotte

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    • Cose da V ha detto:

      Ahaha, diciamo che noi siamo un gruppetto perciò più che invito è un “cosa facciamo assieme”? Solo che per vari motivi ognuno ha le sue cose da fare e raramente capita di trovarsi tutti assieme. Se la prendono? Immagino, io ogni anno spero di prendermi la febbre e invece niente 😀 Ottima la compagnia “pelosa”!!!

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  2. missiswhite ha detto:

    Ma petite, sono quelle domande a tradimento, come: ma cellai un fidanzato? quando ti sposi? quando fai un figlio? che cosa regaliamo a tiziocaio per natale? lo sai che sei taaanto sciupata?
    Io voglio brevettare un braccialetto con la scritta al neon: “Beh, s’è fatto tardi”, per poi, tosto, consultarlo quando mi viene posto lo sgradito quesito. E andarmene a culo dritto, avec le sourire aux lèvres.

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