Sabati da sballo

Stamani sono uscita di casa tipo “Drugo” de il grande Lebowski. Mi mancava solo il White Russian, davvero. Solo che io sono femmena e non possiedo neppure un briciolo dello stile del cosiddetto “drugo”, che poi mi spiegate perché hanno deciso di tradurlo così, stile Arancia Meccanica? Sono domande che ogni tanto mi faccio, davvero. Ma a ogni modo, dovevo mettere il naso fuori casa per pigliare un biglietto del bus. Dovete sapere che io dal tabaccaio non ho mai comprato le sigarette, perché io non fumo. Chiunque io frequenti fuma. Mia madre, mio padre, il “tipo”, le amiche, i tipi delle amiche, i loro genitori. I genitori dei genitori. TUTTI. Io dal tabaccaio sono capacissima di uscire con un pacchetto di gomme da masticare e – se le trovassi – con le sigarette finte, quelle di cioccolata. Insomma, stamani dovevo uscire di casa solo per poco e così ho infilato una felpa sopra al pigiama rosa con Wilma Flintstone disegnata sopra e i pantaloni della tuta con cui avevo dormito, perché io odio i pantaloni dei pigiami, mi fanno sentire inadeguata e vulnerabile. Logicamente non mi sono presa la briga di infilare il reggiseno. Ho nascosto il misfatto con il giubbotto e sono uscita, solo che non ero a casa mia, in campagna dove le conversazioni più interessanti le ho con me stessa, no, ero in piena città, nel centro. Ma sì, che mi frega. Attraversando la strada ho iniziato ad imparanoiarmi, della serie e se vengo investita? E mi devono spogliare, levando il giubbotto e scoprendo che ero mezza pigiamata, senza reggiseno, senza dignità? Dopodiché ho preso il biglietto e sono filata dritta a casa. Dopo pranzo ho preso il treno per rientrare a casa mia, nel mio sperduto Friuli, decidendo di prendermi un caffè alle macchinette e di gustarmelo in treno. Perché berlo in piedi, intristendo un momento così prezioso? Salgo in treno con valigia, zaino e caffettino e mentre faccio per entrare nel vagone seconda classe del regionale varcando quelle malefiche porte plastificate del cazzo, ecco che quelle colpiscono il caffè, che mi si rovescia addosso, per terra, sulla valigia. Siccome io quel merdoso caffè me l’ero portato fin dentro il treno per gustarmelo seduta, prendo posto, mi siedo e mi gusto quel piccolo sorso rimasto. Mi alzo e cambio vagone alla velocità della luce. Dovete sapere che in stazione tutti si rivolgono a me per chiedere informazioni. All’inizio credevo fosse colpa del mio aspetto: sembrando straniera i turisti si aspettano che io conosca qualsiasi sia la loro lingua e partono a chiedermi informazioni, come se io fossi un tabellone di orari vivente. Poi però mi sono accorta che moltissimi italiani si rivolgono a me. E così, mentre poggio le chiappe sul sedile di un altro vagone ecco che arriva la solita domanda: Mi scusi, ma va a Venezia? Ma il tabellone con scritto “Venezia” lo leggo solo io? Evidentemente. Il bello è che è scritto ovunque. Una volta pensavo che fosse pure per via del mio bell’aspetto ma mi chiedono informazioni anche molte donne, troppe. Quindi manco quella soddisfazione. Infine sono arrivata alla conclusione che sia il giubbotto a trarre in inganno, evidentemente ricorda  pericolosamente quello delle divise di Trenitalia. O forse in una vita passata ero un controllore, che ne so. Comunque ho una dote naturale per dare informazioni sugli orari e su dove vanno i treni, una volta ho pure fatto un biglietto a una signora anziana alle macchinette touch screen ultima generazione. Ho sudato freddo. Questo è stato più o meno il mio sabato, ricco di emozioni e colpi di scena.

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31 pensieri su “Sabati da sballo

  1. SognidiRnR ha detto:

    Ciao! Nel mio ultimo post ti ho pensata per un tag che riguarda l’inverno,se ti va passa a leggerlo 😉
    Comunque io se uscissi col pigiama o simili incontrerei mezzo mondo,quello che mi piace, la cotta del liceo, l’odiosa e pettegola del condominio e forse anche il mio futuro marito che però guardandomi scapperebbe per l’oltre oceano!!! 😛

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