Il conforto dei girasoli

Seduta, la testa fra le mani, stringono, roventi, scaldano e rigano le guance, le segnano, trattengo quel ricordo, è venuto a darmi conforto, brilla nella nebbia, si fa trovare, così nitido, così definito. Mi dice, non pensarci, non pensare a ciò che succede, alle ferite, non pensare a quei morti, alle loro storie, non fermarti a compiangere, vai avanti, me lo sussurra, non vuole che altri sentano. Il tempo passa, ma non mi ha ancora guarita dall’odio, che implode. Avverto il dolore degli altri, che trova rifugio anche in me, non se ne va questo dolore, non si attenua, vorrei che riposasse, dandomi tregua. Le persone non si fermano a raccogliere i cocci, li calpestano, alcune rotolano, fiacche, sfinite, si allontanano. Se loro soffrono, soffro anche io. Quando gioiscono, io sorrido. E poi cadono, e io precipito. Vedo l’asfalto impregnarsi di pioggia, si affloscia il sole, abbattuto. Vedo gli anziani spezzarsi e sento che anche io mi spezzerò. Per la sconfitta. Smetto di essere come loro, smetto di seguirli. Ed ecco che tutti si rialzano, i raggi del sole, ed è estate, c’è tanta vita intorno a me. Ma è il passato, è quel ricordo. Ci sono i fiori gialli, l’acqua stagnante piena di girini, prendo un secchio e ce li ficco dentro. Li osservo dimenarsi. È giusto liberarli. Li ributto in acqua e scappo via. Corro lontano, sentendomi in colpa. C’è la ghiaia, sotto di me: bianchissima. Ci sono le rose, mi ferisco con le loro spine. Esce del sangue, rosso vivo, è ora di correre, di correre e andarsene. E poi vedo le persone, e sono piccola, e loro sono come me, vogliono aiutarmi? Percorriamo quel sentiero, l’erba secca, i piedi nudi, chi c’è alla fine di quel sentiero, chi è venuto ad aspettarci, laggiù? Siamo liberi, camminiamo e là troviamo i girasoli, alti e imponenti, e noi stavamo là, a morire fra quei girasoli. Dove sono gli animali di un tempo, gli alberi da frutto e quell’odore intenso d’estate e quello pungente del pollaio, l’acqua che irrigava il prato, affondarci i piedi. Ora il mio cuore è gelido, i girasoli sono morti. Correvamo e ci ferivamo e pulivamo i tagli sputandoci sopra. Dove sono le galline? Mutilate. E le canzoni? Cartapesta. Mi ricordo i girasoli. Il mio cuore ora è fango, sporco, non contiene più la purezza, la rigetta. Che fine hanno fatto i girasoli? Rimango qui, con la testa fra le mani, ma sono fredde, di nuovo scettiche. Me li ricordo, i girasoli…

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