Tempi “moderni” per l’università

A quanto pare devo imparare a stare zitta, non che qualcuno non me l’abbia mai fatto notare eh, però, se qualcuno di voi si è imbattuto nel mio post dove sostenevo con convinzione che noi studentesse (fiere, più o meno) non studiamo in sexy lingerie, ecco, a quanto pare mi sbagliavo, non sul mio conto eh, sul mio potete star tranquilli, che io non vado manco a dormirci in sexy lingerie.

Ma non sto sfatando anche il mito della donna e della lingerie da infarto, no, quella esiste, però a quanto pare esiste anche la studentessa con la lingerie da infarto. Macché, sto dicendo stronzate, semplicemente alla vigilia dell’esame, che per me equivale alla vigilia di Natale, cioè non faccio un emerito cazzo a parte nascondere a mia madre che ho divorato tutti i cioccolatini del calendario dell’Avvento in anticipo (in questo caso non devo nascondere più nulla e posso divorare cioccolatini senza il brivido del rischio), ecco semplicemente mentre scorrevo la home di Facebook, mentre mi prendevo una pausa dalla pausa prima di studiar… Mentre facevo tutto questo mi sono imbattuta in un “articolo” dove sbandieravano l’ultima trovata universitaria: inviare foto delle proprie tette e così via a un social network. Io i link non ve li posto, perché certe cose mi fanno talmente intristire che non mi pare il caso di far intristire pure voi… Che si sa che due tette giganti intristiscono tutti, (me, poco ma sicuro). E dunque, si tratta di una… Come l’hanno definita? Ah sì, una trovata goliardica. Una sfida osè. Le studentesse universitarie e pure gli studenti sono invitati a inviare scatti dei loro lati b e c, e d, e tutto ciò di cui madre natura li ha dotati, alle pagine che non sto a dirvi quali, sempre per il motivo di prima. Vi basti sapere che queste pagine erano nate per raccontare amori e disgrazie degli universitari in forma più o meno anonima. Erano pagine nate per ridere, non per far arrapare. E mò? Mò ci trovi solo tette, culi e addominali scolpiti, una pagina per arrapati e per donne che così possono esprimere la loro “sessualità”, censurando ovviamente la faccia, che anche qui, vuoi fare l’emancipata? Falla bene, no? Va beh…

Io ammetto di far parte di quella schiera di persone che pensa sia una cagata pazzesca. Perché non ne trovo il senso, non trovo ci sia nulla di divertente, piuttosto presentati all’esame mezza nuda o mezzo nudo, che ne so, ma così proprio no, non ci siamo. La cosa che più mi ha “scioccata” è stato l’appello “all’americanità”. Che gli studenti statunitensi sono disinibiti, mica come noi, che ci scandalizziamo per due tette al vento. Il fatto è che non sono tette al vento, sono tette su dei social network, in una pagina che vorrei ricordare non si gestisce da sola, eh.

Ovviamente le donne che hanno espresso pareri contrari “all’iniziativa”sono state accusate di essere bigotte, i maschietti di essere dei santi e così via. E voi direte “e sticazzi”, sì, invece a me girano e non poco. Primo perché vogliono espandere la moda pure nella mia università, secondo perché sono stufa di sentirmi dire da chi non ha mai messo piede in un’università che l’università è inutile e che “tanto la fanno tutti”, già, intanto tu a un esame orale te la faresti sotto, geniaccio. E poi leggere che noi giovani siamo dei cretini, senza ambizioni, degli asini. Di sicuro questa moda passerà in fretta, ma intanto il segno del suo passaggio lo lascia, intanto all’università italiana verrà associata l’immagine di due bocce, e se all’estero fanno peggio a me sinceramente non frega, visto il livello delle nostre università non vedo il senso di abbassarlo ulteriormente. Ma non si può tornare ai mercoledì universitari e alle cenette con sbronza annessa assieme agli altri studenti, roba superata? Mah…

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36 pensieri su “Tempi “moderni” per l’università

  1. Vittorio Tatti ha detto:

    Che poi, se vuoi raccontare di un amore finito, non mandi foto di tette o addominali: al limite, di un viso triste (ma proprio se vuoi metterti in mostra).
    Altrimenti scrivi due parole, che anche quelle fanno capire in quale stato emotivo ti trovi.
    Sono basito…

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    • Cose da V ha detto:

      Guarda, in queste pagine fatte proprio da studenti universitari leggevi le disavventure capitate in aula studio, biblioteca ecc e alcune facevano ridere. O qualcuno si dichiarava, che ok, magari era inutile ma era tutto condito da sana ironia. Ora invece è scoppiata sta moda, tanto per confermare che gli studenti son tutti cretini!

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  2. SognidiRnR ha detto:

    Verremo associati alla generazione delle foto di tette con scritte ad cazzum sopra e a me questo intristisce, molto. E mi fanno schifo(posso usare una parola così forte?!) queste persone, molto. Perché non conoscono il senso delle parole “rispetto,amor proprio, buon senso” ma le associano all’aggettivo “bigotta” presumo senza nemmeno sapere il significato di quest’ultima. Insomma queste sono persone a cui mancano le basi per poter affrontare la vita e il fatto che siano coetanei a cui verrò automaticamente associata mi fa inorridire. In mano a persone così verrà lasciato il mondo e non sanno nemmeno far buon uso del cervello.

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    • Cose da V ha detto:

      Sì il bello è che addirittura accusano chi non manda foto, cioè secondo loro siccome certe se la spassano nella vita reale allora dovrebbero sentirsi disinibite pure nel virtuale. O altre scemenze del genere. Sinceramente è la cosa più insensata che io abbia mai visto, non trovo un nesso logico tra una pagina universitaria e un seno scoperto.

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  3. ysingrinus ha detto:

    Ignoranza completa che fa leva sull’ignoranza per generare altra ignoranza. Inoltre se non si sa chi si sta guardando la cosa perde di senso. Inoltre non credo qualcuno troverebbe sensuali le mie tette.

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  4. iblogvannnodimoda ha detto:

    Ho vinto anch’io l’articolo in questione, di una tristezza disarmante.
    Per non parlare di quanto le altre donne, quelle con un QI sulle spalle, siano prese poco sul serio grazie a queste incredibili e demenziali idee.

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  5. massimolegnani ha detto:

    ne ho letto anche altrove e lo trovo in linea coi tempi, dell’apparire più che dell’essere.
    Facciano pure se si divertono così, ma non ammantino con discorsi filosofici e rivendicazioni di emancipazione quello che è solo un gioco.
    ml

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