Hotel Rwanda, quando l’odio è di “casa”

Hotel Rwanda - filmstill

Di recente ho rivisto Hotel Rwanda, film che mi è stato consigliato e io sono sempre contenta di accettare un consiglio su un bel film o libro, anche perché – soprattutto per quanto riguarda i film – ho degli ottimi “suggeritori”, ed è bello circondarsi di persone che anziché tormentarti con le loro vicende amorose ti parlano di un film che hanno tanto apprezzato (o schifato, anche quello è divertente, schifare insieme un film!). Infatti quando si parla di robe amorose, tipo il fidanzato nuovo o l’ex ossessivo, io solitamente parto con gli interminabili “ma dai?”, “che bello!”, “che stronzo”, e così via, che tanto gli interlocutori meno vengono interrotti più sono contenti, così nel mentre ci si rilassa pure pensando agli affari propri (che diciamocelo, sono ben più importanti delle turbe sentimentali altrui).

E dunque, “Hotel Rwanda”, film del 2004, diretto da Terry George e ambientato in Ruanda, nel 1994, anno in cui le rivalità fra le due etnie del paese Tutsi e Hutu sfociano nel Genocidio del Ruanda, dove le vittime sono prevalentemente Tutsi. Paul Rusesabagina di etnia Hutu (interpretato da Don Cheadle) direttore di un prestigioso hotel della capitale ruandese è sposato con una donna Tutsi e ospiterà nel suo hotel diverse persone Tutsi, salvandole dalla morte.

Il paese è nel caos, i ribelli Hutu uccidono a colpi di machete i Tutsi e l’hotel sembra l’unica zona sicura, poiché vi sono le forze ONU rappresentate da un colonnello canadese. All’hotel giungono sempre più profughi in cerca di rifugio e la situazione comincia a farsi critica, le risorse scarseggiano. Paul riesce a corrompere più volte il capo della polizia per ottenere protezione per i rifugiati dell’hotel. Emblematico l’abbandono di tutti gli ospiti europei dell’hotel: segno che l’occidente è disinteressato alle sanguinose vicende, così come lo sono i governi occidentali. Il film è piuttosto crudo, si prova rabbia nel vedere cittadini uccidersi fra loro, e rabbia nel sapere che l’occidente ha chiuso gli occhi sul genocidio. Paul, che a me ha ricordato la figura di Schindler per il coraggio che dimostra e per la situazione in cui si trova può contare sui contatti che conosce e sugli incassi dell’hotel per tentare di risolvere la situazione, ma il denaro non basta a sfamare per giorni tutti i rifugiati del suo hotel. Si assiste quindi al terrore che assale i personaggi della storia, abbandonati al loro destino, indifesi di fronte alla violenza dei loro stessi concittadini.

La storia di Paul è vera, ed è raccontata bene, con una toccante colonna sonora che accompagna le scene più tristi. Purtroppo, quando vengono narrati fatti come questo, spesso trovo che si dia poca importanza alla recitazione e il film risulta godibile, sì, ma quasi elementare, con dialoghi banali, dove si dà un gran risalto alla storia vera, mentre gli attori sembrano quasi messi lì per caso (fatta eccezione per qualche personaggio).

Vi lascio dei link dove viene spiegato il motivo della rivalità fra le due etnie.

Radici del conflitto

Articolo sulle radici del genocidio

Guerra fra Hutu e Tutsi

 

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18 pensieri su “Hotel Rwanda, quando l’odio è di “casa”

  1. massimolegnani ha detto:

    quasi sempre il difetto dei film “tratto da una storia vera” (scritta che invariabilmente compare come uno spot nei titoli di testa) è proprio quello che dici tu: il produttore e il regista sono convinti che quell’avviso sia sufficiente a “vendere” il film e lesinano su sceneggiatura e recitazione. Il risultato è che spesso viene a mancare la credibilità narrativa.
    ml

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