Primi e a volte ultimi appuntamenti

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Andò più o meno così: ovviamente io sarei quella seduta. (Foto Web)

Parlando con un’amica è uscito fuori il resoconto di un suo primo appuntamento con un tipo che è stato superfantastico e tutto quanto e lei era al settimo cielo e via dicendo, e così riflettevo sui miei di primi appuntamenti e devo dire che sono stati uno peggio dell’altro.

Ne ricordo uno, un’uscita a quattro, io e una mia amica con due tizi conosciuti la sera prima, ricordo ancora questo ragazzo, mi aveva colpita perché tra le domande di rito del corteggiamento gli era venuta fuori un’uscita geniale: hai un animale domestico? Giuro, mi chiese proprio questo e così pensai che ne valesse la pena.

Il giorno dell’appuntamento io e la mia amica avevamo una gran voglia di non presentarci affatto e di andarcene per negozi, ma il buon senso e la buona educazione prevalsero… Venne fuori che il tipo non aveva capito il mio nome e per i primi cinque minuti non fece che chiamarmi Miriam. Guarda che io non mi chiamo Miriam. Come no? Me l’hai detto tu! No, no, credimi, lo saprei se mi chiamassi Miriam. In effetti raramente qualcuno capisce al volo il mio nome, di solito sono costretta a ripeterlo una decina di volte e alla fine ci rinuncio, accettando le storpiature. L’ultima volta che mi sono presentata a qualcuno e lui ha imparato subito il mio nome stavo discutendo con un bambino di quattro anni, per dire…

Ma comunque, fu un appuntamento fallimentare, soprattutto perché a una certa mi ero quasi convinta di chiamarmi Miriam. Che poi voglio dire, dalla M alla V ne passano di lettere, eh. Ricordo però che facemmo merenda in una pasticceria e io mi abbuffai di dolcetti, segno che quel tipo non m’interessava affatto. In effetti mi sarei potuta defilare con una scusa ma quella era proprio una Siora Pasticceria e se non ci fossi andata me ne sarei pentita una vita intera. Il tipo continuava a chiamarmi Miss, Lady, perché diciamocelo, non riusciva a credere che non mi chiamassi Miriam.

Un altro appuntamento fallimentare si svolse all’ora di pranzo, il tipo in questione disse proprio “ci vediamo per pranzo”. Quando lo raggiunsi gli chiesi “allora, dove pranziamo?”… “Ah, io ho già pranzato con i miei amici”. Così mi disse che potevo prendermi un trancio di pizza e consumarlo su una panchina, che lui mi avrebbe fatto compagnia… Beh, gentile da parte sua. Ci sedemmo su una panchina gelida e solitaria. Io avevo lo stomaco chiuso e non riuscivo a mangiare il mio trancio di pizza dignitosamente, la mozzarella colava e tutto quanto, così gli chiesi se lo volesse lui con la scusa che “non ho fame, sai”… Lui mi rimbeccò dicendomi che “non è che non hai fame, è che non sei in grado di mangiarla” e nonostante la sincerità paga sempre non andammo molto lontano, ci rintanammo infatti in un bar e per tutto il tempo lui rimase a fissare una gnocca da urlo spalmata generosamente sul bancone del bar, tant’è che a una certa, per ricordargli la mia presenza dissi pure “figa quella…”, che tanto, peggio di così.

Ci fu poi un appuntamento con un tipo che mi piaceva sul serio, tant’è che mi ero pure depilata le gambe nell’attesa di vederlo. Lui sapeva che avevo una gran passione per i fast food, che voglio dire, è una passione che tutti dovrebbero avere. E così ebbe la brillante idea di propormi il Burger King, che detto fra noi a me proprio non piace, io sono più tipa da Mc Donald’s. Ma poi, chi vuole sbrodolarsi con salse e panini a un primo appuntamento? Ordinai quindi la cosa più semplice e “pulita” da mangiare e quando la tizia del Burger King mi chiese “vuoi anche la salsa? È in omaggio”, che è una delle domande più belle che possano farti io rifiutai, sentendomi come quelle che da Mc Donald’s ordinano l’insalata. Non mangiai quasi nulla e a stomaco semi vuoto e presa dall’ansia trascinai il tipo in un locale e mi presi una sbronza epica pensando che forse l’alcol avrebbe placato le mie ansie. Devo dire che non solo placò le mie ansie ma tirò fuori tutta la mia libido e beh, il resto non ve lo racconto.

Insomma, i primi appuntamenti per me non dovrebbero esistere, tutte quelle stronzate sullo scoprirsi piano piano, sul conoscersi e condividere interessi e il fingersi terribilmente interessanti e interessati… Brrrr!

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50 pensieri su “Primi e a volte ultimi appuntamenti

  1. ysingrinus ha detto:

    Presentati come Cose da V. Secondo me è facile e diretto come nome.
    La storia dell’invito a pranzo con l’invitante già satollo è molto bella. Vorrei fosse successe a me una cosa cosí. Saprei cosa raccontare di tanto in tanto.

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  2. ricettedacoinquiline ha detto:

    Dimmelo, hai un nome francese… Oppure ti chiami Virna Lisi u.u
    Al tipo della pizza – se fosse stata calda – avrei gentilmente spalmato il trancio in faccia e me ne sarei andata senza salutare (e addio per sempre).
    Il mio attuale fidanzato per chiedermi il numero di telefono, dopo circa 3 o 4 uscite di gruppo, mi disse “Oh, mi hanno regalato le chiamate gratis, mi dai il tuo numero così ti faccio gli scherzi?”

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  3. massimolegnani ha detto:

    terribile, mi riconosco in quello che si ostinava a chiamarti Miriam! nel senso che a volte mi incaponisco oltre ogni ragionevolezza a saperne di più della diretta interessata (“..ma non avevi detto che si chiama Raimondo? no, quello è mio marito. lui si chiama Edmondo. Ma no, ti sbagli, mi hai detto Raimondo, sono sicuro!”). Che figure di merda mi faccio!
    in compenso non mi presenterei mai già satollo dopo aver invitato una a pranzo, piuttosto pranzo due volte 🙂
    ml

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  4. Hadley ha detto:

    secondo me non esiste un primo appuntamento perfetto… il peggiore l’ho avuto quando avevo 15 anni (una vita fa) il tizio in questione è arrivato con quasi un ora di ritardo e io stupida l’ho pure aspettato, e come giustificazione ha detto che la sera prima era andato a ballare e aveva fatto tardi perchè si era fermato a dormire per strada… faticava a parlare, è stato un appuntamento peno di silenzi imbarazzanti, alla fine voleva portarmi in un bagno pubblico… ovviamente non l’ho più visto

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  5. domenicomortellaro ha detto:

    Al netto della questione onomastica… la domanda “animale domestico” come frase preimpostata e permutata dall’inglese: “Do you have a pet?”… era un campanello dallarme. Così bello fare, tipo così: “Ma hai cani, che so, gatti… cose vive con te?”.

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