Il complesso degli abbracci

Gli abbracci e il contatto fisico mi irrigidiscono.

O se qualcuno si congratula con me o se io devo congratularmi con qualcuno, e c’è la fila, tipo ai funerali, che non è che ai funerali devi congratularti eh, “oh è morta tua nonna, ma quanti anni aveva? 90? Congratulazioni!”, no, però c’è la fila, tipo alla cassa, e tu ti metti in fila per schioccare due baci sulle guance dopo che l’hanno fatto altri millemila prima di te, al poveretto di turno. Ad esempio, quando morì mio zio, e venivano a fare le condoglianze a me “coraggio” e giù baci sulle guance, e io “no, ma non sono io, cioè è mia cugina, i miei cugini”, per dire che loro soffrivano più di me, non ero certo io quella a cui fare le condoglianze, e mi sentivo tipo vigile urbano a spedire la gente nella direzione giusta, a indirizzarli verso le guance altrui, quelle più meritevoli. In realtà me la facevo sotto, tutto quell’affetto, o quel finto affetto, o quello scaricarsi la coscienza, del tipo “io c’ero”. Dio mio. E alla mia laurea, stessa cosa, “bravissima”, e io “grazie, ma pure tu sei stata brava eh”, e subito a cambiare argomento, prima che si entrasse troppo nel personale, prima di sentirmi fenomeno da baraccone, gli sguardi di tutti puntati addosso “no, no, ma sapete, anche lei si è appena laureata” e di nuovo vigile urbano, ad allontanare la gente e a mandarla a sbaciucchiare qualcun altro. Oppure quando qualcuno a cui voglio bene annuncia che sta per avere un figlio, e tutti attorno a me si commuovono, e io resto lì impalata, e di nuovo tutti lì in fila a congratularsi (per aver fatto sesso?) e che dovrei dire, che dovrei fare? Bravi. Siete stati bravi. E mi chiedo, bravi per cosa? Lo so, è brutto a dirsi, ma è esattamente quello che penso. E poi mi schiaffano il loro bambino in braccio e io vorrei sparire, perché manco a un bambino so dimostrare affetto, che ci faccio con sto bambino? Lo fisso e lui mi fissa sconcertato, altrettanto seccato di trovarsi lì, e io vorrei dirgli “bambino, neppure io ti volevo in braccio, per me potevi startene dove stavi, ma mò sei qui in braccio a me, perciò sforzati di sorridere come sto facendo io”. E il bambino inizia a dimenarsi, c’ha na forza sto bambino, “ehi, che ne dici se ti restituisco alla mamma?”, “mamma del bambino, ecco, tieni, è stato bello, però tieni” e che sollievo restituire quel fagotto di bava e odor di bebè che ancora non parla, perciò che dovrei farci? Non sei capace di esternare i tuoi sentimenti. Ma i sentimenti sono miei, perché dovrei esternarli? Me li tengo per me, qualcuno fa la muffa, sta agli altri capire cosa provo, se lo provo, nel caso poi mi sciolgo pure io.

 

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86 pensieri su “Il complesso degli abbracci

  1. SognidiRnR ha detto:

    Mi definisco da sempre un’emotivamente stitica per cui il concetto “i sentimenti sono miei perché li dovrei esternare?” Mi è molto caro. Non so, io non abbraccio quasi nessuno, non dico “ti voglio bene” né so fare le moine e dire frasi di circostanza a comando. Mi imbarazza e mi sento fuori luogo. E questo alimenta il mio essere “strega cattiva” agli occhi degli altri… Ma penso che poteva anche andarci peggio! (ah, io i bambini non li tocco, nemmeno per scherzo 😛 )

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    • Cose da V ha detto:

      Io abbraccio pochissime persone, ma solo quando non le vedo da un pezzo, tipo un’amica che magari non vedevo da mesi. Per pochissime intendo 2. Preferisco gli abbracci ai baci sulle guance che mi fanno anche un po’ senso. Io scrivo ti voglio bene e altre cose, ma non le so dire a voce, credo di non averle mai dette in vita mia… Mi dicono che sono insensibile, e questo un po’ mi ferisce. I bambini mi fanno paura, li mettono al mondo e poi li schiaffano in braccio ad altri… Ma io non so 😀 Ps: ottima la tua definizione “emotivamente stitica”!

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  2. Bloom2489 ha detto:

    Poi sembri sempre quella che sta sulle sue, che crede di essere chissà chi, fredda e distante… Mi sono trovata anch’io spesso nella situazione del “non so come si fa”, ad abbracciare, tenere una mano mentre si cammina… a tanti viene naturale, a me no e mi sembra una cosa brutta. Chissà, forse con le persone giuste poi si impara.

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  3. kalosf ha detto:

    In fondo ci troviamo a volte a dover vivere sentimenti che non viviamo, a dover essere inseriti in situazioni che non sono nostre… E c’è un senso di disagio in tutto questo cercare di dover essere come siamo voluti e non come siamo…. Ciao V.

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    • Cose da V ha detto:

      Verissimo, hai espresso esattamente ciò che penso, ci troviamo incastrati in certe situazioni e forse esagero, ma trovo sia una mancanza di rispetto da parte degli altri. A volte invece mi dispiace, perché vedo che alcune persone hanno bisogno di quel gesto da parte mia e io non glielo so dare. Ciao e grazie per il tuo commento 🙂

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  4. Hadley ha detto:

    Ci sono alcune persone il cui abbraccio non mi crea problemi, quello di altre mi mette terribilmente in crisi, poi ci sono gli abbracci della persona che amo che mi creano piacere, anzi ne ho una sorta di bisogno…

    La categoria di persone che odio di più sono quelle che ti toccano il braccio o la spalla quando ti parlano o che non rispettano le distanze

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  5. An unusual girl ha detto:

    Io mi faccio mille paranoie quando devo fare le condoglianze ad un funerale.
    Dio mio, come mi mettono disagio i funerali, niente.
    “Le do o non le do?” “Ma come devo darle? Stretta di mano o baci sulle guance?”
    “Oh, senti, io non sono tipa da condoglianze, non sono costretta, diamine!”
    “Sì, però non è carino, penseranno che io sia maleducata…”. UFF. Le convenzioni.

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  6. Piero ha detto:

    Evidentemente sei una tipa tosta che mantiene le distanze e non ricerca le rassicurazioni e il comfort che i contatti epidermici offrono, Non per questo potresti essere ritenuta “anaffettiva”. 🙂

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      • Piero ha detto:

        Qui in Italia abbracci e baci si sprecano. I primi tempi di residenza negli States, diciamo che mi allargavo un po’ troppo, con pacche sulle spalle, abbracci e calorose strette di mano. In breve capii che ciò non era gradito. Dal loro punto di vista erano slanci eccessivi e sospettosamente “fasulli”. Quegli slanci andavano riservati alla vita privata e quindi, come dici tu, ai veri affetti. 🙂 Imparai in fretta… 😀

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      • Cose da V ha detto:

        Mamma mia, io ricordo in Francia, tre bacetti a colpo 😀 Io ricordo (al liceo ci fu uno scambio con una classe americana) che gli studenti americani ci accusavano di essere teatrali nelle conversazioni… Purtroppo all’epoca non prestai attenzione agli scambi d’affetto, però immagino che noi italiani possiamo risultare alquanto fastidiosi 😀

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      • Piero ha detto:

        Se siamo troppo esuberanti, direi di sì. Tra l’altro l’abbraccio non è neanche “completo”, si ferma a metà. Il torace dei due non si tocca nemmeno per sbaglio. Il braccio si appoggia appena sulla spalla e lo si ritira immediatamente. Meglio la stretta di mano a “pugno” che dà un senso di forza. Quella sì che da loro è bene accetta. 😀

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      • Piero ha detto:

        Quella, tra maschi, guai. Vorrebbe dire che appunto “stai tranquillizzando” il tuo interlocutore e convincendolo che tu hai la “supremazia” nei suoi confronti. 🙂
        C’è un interessante filmato che vidi tempo fa su Youtube sul linguaggio del corpo e dei gesti. È in Inglese con un accento abbastanza accessibile anche ai non “fluent”.
        Ho trovato il link, se ti interessa

        PS dura 1h 30m. C’è anche l’analisi dei segnali che “mandava” Angelina Jolie a Brad Pitt durante la conferenza stampa dopo il film che li fece incontrare. 😀

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      • Piero ha detto:

        Be’ se vuoi comunicare efficacemente anche con loro, direi di sì! 😀 Il cane è molto sensibile alla nostra gestualità. Il gatto invece legge più gli occhi, sta attentissimo ai rumori (percepisce frequenze anche più elevate di quelle che sente il cane) e vive indolentemente di odori.

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      • Cose da V ha detto:

        Infatti, ecco con i gatti non ho un ottimo rapporto, sono creature affascinanti ma preferisco i cani, i gatti la sanno troppo lunga 😀 Comunque appena mi libero dalla sessione invernale, cioè domani, mi vedo quel video 😀

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  7. lamelasbacata ha detto:

    Io dipende da quanto sono in sintonia con una persona. Generalmente non amo i contatti fisici con gli estranei, i baci sulle guance per scambiarsi gli auguri, se possibile non tocco bambini piccoli e men che meno chi mi tocca mentre parla.
    Poi ci sono persone, solitamente nella mia sfera privata, con cui sono molto affettuosa.
    In generale è più facile che prepari una torta piuttosto che dire un tivogliobene.

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  8. massimolegnani ha detto:

    beato chi sa sciogliere la crosta di ghiaccio che ti avvolge, non penso sia arroganza, la tua, piuttosto riservatezza da rispettare.
    io da qualche anno ho imparato la bellezza degli abbracci e il calore del contatto, ma comprendo bene la posizione opposta.
    hai una bella ironia nel dire (sublime e molto “visiva” la scenetta delle condoglianze “no, ma non sono io, cioè è mia cugina”)
    ml

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    • Cose da V ha detto:

      Sono molto gelosa dei miei spazi, in effetti, ma in generale sono me stessa con sì e no due persone, è questione di sentirsi a proprio agio alla fine. Ti ringrazio, sei sempre gentile quando commenti 🙂

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  9. Valentina.M ha detto:

    Tra imbarazzo e vergogna, sono rimasta così tante volte “impalata” da rivedermi in ogni singola frase.
    Per non parlare degli abbracci consolatori, quelli “donati” alla ricerca di una soluzione, che non fanno altro che alimentare l’effetto opposto.
    Ad ogni azione, una reazione….(…) contraria.

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  10. Eterogenesi dei fini ha detto:

    In certe sere malinconiche mi son chiesto: ma io, mio padre, negli ultimi quindici anni, l’ho mai abbracciato?
    La triste verità è che il tabù del contatto priva l’uomo di una completezza che la sessualità -o stralci d’intimità- non concedono minimamente. Siamo esseri fisici, lo siamo anche se intellettualizzando ogni aspetto dell’esistere abbiamo disimparato a sentirlo. E se non avessi tanta paura della fisicità altrui quanta ne hai tu t’abbraccerei, abbraccerei di più (puzzoni esclusi)

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    • Cose da V ha detto:

      Hai detto una gran cosa, “siamo esseri fisici”, non penso mai in quell’ottica ed effettivamente è vero. Io mia madre non l’abbraccio mai, lei me lo chiede e io rimango tipo baccalà, non è una gran cosa. Non so, forse col tempo ci scioglieremo, o forse no, per il momento sto bene così… Rido per il tuo commento finale 😀

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  11. intempestivoviandante ha detto:

    Anche per me il rapporto con la fisicità è cambiato nel tempo. Da ragazza ero rigidissima, ogni tanto anche per dire rivedendo amici che non vedevo da tempo li salutavo con una stretta di mano e loro ci restavano male, come se non volessi dar confidenza (beh, forse era anche così, ma ero proprio rigida in generale). Anche coi bambini, ancora adesso ho qualche difficoltà, eppure ho sempre sentito che volevo essere molto più “fisica”, più spontanea. Un po’ col tempo ho imparato. Non sono una da baci e abbracci sempre e comunque, però… ultimamente ho molto rivalutato sia i baci sulle guance tra amiche o persone con cui comunque c’è sintonia, sia soprattutto gli abbracci. Gli abbracci, quelli forti, possono raddrizzare una giornata. E anche gli abbracci di conforto. Ricordo un episodio, un uomo che conoscevo con cui non c’era un ottimo rapporto, un giorno è morto un comune amico (a cui entrambi volevamo davvero molto bene). Mi è venuto proprio spontaneo abbracciarlo, non ci ho neanche pensato. E dopo lui mi ha detto di essere stato molto sorpreso ma anche molto confortato dal mio gesto. Forse è stato allora che ho capito che in certi momenti un abbraccio può davvero fare la differenza. Poi certo, deve essere spontaneo e affettuoso, non “di circostanza”. Ma anche con persone che conosco poco e con cui di solito non c’è questa fisicità, in certi momenti sento che “fa bene”.
    (non parliamo di mio figlio che ogni tanto mi dice “non mi stritolare!” però ride, quindi va bene). 🙂

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    • Cose da V ha detto:

      L’episodio che mi hai raccontato è molto intenso, credo tu abbia fatto bene, ma il tuo era conforto sincero e quindi va apprezzato. Io non so, sono rigida come un palo pure con mia mamma che ne soffre molto, ma forse mi scioglierò, e dire che da bambina avevo un gran bisogno del contatto fisico.

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