Piccoli piaceri

Gratto via i residui dello smalto con l’unghia, i fondini del caffè rimasti nel filtro, piccoli gesti per inizi meccanici, preparare la caffettiera, passare un nuovo strato di smalto. Occupo il mio posto nel treno, rileggo vecchi libri, ascolto vecchi brani, mi serve quella consolazione, di sapere già cosa succede, ritrovare vecchi amici fra le note, tra le pagine, il sapere come va a finire, ha un gusto rassicurante. Non mi stanca il passato, il già visto, mi tiene compagnia, riscalda dai brividi delle novità, mi resta almeno qualche certezza. Lascio che qualche lacrima scenda giù, non è tristezza, è la sensazione di conoscere già, inspiro quella pace, quella calma, trabocca e non ferisce. Le luci della festa, le calze che scoprono, le rose che si arrampicano sulle cosce, uno sguardo si attarda sulla pelle velata, la musica che invade, accavallo le gambe e abbasso gli occhi, poi sorrido. Parole con le amiche, i calici sul tavolo, uno scorcio di esistenze spensierate, le risate del buon vino, squarciano la quotidianità. Le scarpe che affondano nell’erba, le pozze per gli scrosci di pioggia, nessuno ci ferma, ci addentriamo nel bosco inesplorato, le primule gialle fanno capolino. Cammino a passo svelto, non per la fretta, ma per la voglia, di guardare e conservare gli odori, le foglie morte e umide sotto i miei piedi, protetta dagli alberi più alti. Poi la sera, sensazioni che raggiungono il culmine, vuoto il contenuto della giornata, stringo le gambe, penso a quello che vorrei, tu sei lontano, mi do conforto da sola, brevi fremiti di piacere, colano i momenti e finalmente stanca, mi abbandono.

 

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48 pensieri su “Piccoli piaceri

  1. Eterogenesi dei fini ha detto:

    Invidio tanta bellezza. Poi però, dopo un attimo, mi dico che questo malinconico fascino è sorto per iscritto, e allora torno felice al mio posto di lettore. Grazie per il piccolo piacere

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  2. lamelasbacata ha detto:

    Quando hai il conforto del quotidiano, la sicurezza di ciò che conosci il nuovo fa meno paura. È la sensazione di indossare un maglione vecchio ma caldo, un paio di comodi stivali consumati. È vestire con consumata eleganza la propria vita. (Basta dubbi e paranoie ok?? 😉

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