Questo non è caos, questo è la mia visione dell’ordine

Siccome oggi mi sono annoiata a morte, voglio annoiare pure voi.

Io odio fare le pulizie, in generale, certo capisco l’importanza di vivere nel pulito e tutto quanto, ma amo il mio casino, i vestiti sulla sedia, sull’altro letto, ammucchiati nell’armadio, cioè non è che li ami, è che non ho cazzi di stare a riporre tutto con cura, anche perché dopo due minuti torna tutto uguale. Solo che vivo con una nazista della pulizia e dell’ordine, una che se lascio il giubbotto sulla sedia in soggiorno mi fa una testa così, che lei non è la cameriera, che non è pagata per sistemare le mie cose, bla bla. Dissemina biglietti ovunque minatori, che posso capire il fascino dei post – it (intramontabile) e quel che vi pare ma alla lunga è seccante. Io ho pure un’età, andava bene quando ero piccola e indifesa, ma se per dieci secondi il mio giubbotto giace ignaro sulla sedia non penso che muoia qualcuno. E invece niente. Mia madre (la nazista delle pulizie) due volte l’anno si piglia un giorno di ferie appositamente per smontare casa e pulirla a fondo. Questo significa pulire ogni fottuto lampadario (dopo averlo smontato), ogni singola cosa della casa va nettata perfettamente e possibilmente va fatta brillare, tutti i quadri vengono tirati giù per essere lavati con cura mentre i due Collie dell’orrido puzzle appeso in salotto mi lanciano occhiate compassionevoli. Mi armo di ipod vecchio come il cucco, in cerca di conforto e isolamento (con spugna e detersivo) mentre mia madre canta soavi melodie in francese (sua lingua madre) e impartisce ordini tutta impettita. E ogni due secondi mi sfila una cuffia dall’orecchio per dirmi qualcosa, ti prego, BASTA. Già per me è una tortura, se nel menu Pulizie di Primavera è compresa pure la chiacchierata c’è da spararsi. Che io adoro chiacchierare con mia madre, eh, ma cazzo, ogni volta che si pulisce casa è tutto un “quando ti sposerai…” poi intercetta il mio sguardo e si corregge “quando andrai a convivere… oh va bene, quando andrai a vivere da SOLA, mi raccomando non prenderti quel set di lampadari che sono difficilissimi da pulire”… Mamma okay, mi metti tristezza. “Tristezza? Ti sto solo dando qualche dritta… Ora vai a pulire i vetri”. E io piagnucolo eseguendo gli ordini e maledicendola a tutto spiano. Mentre pulisco i vetri non posso fare a meno di ammirarmi, come una Narcisa, butto un’occhiata poco casuale alle mie nuove sfumature tra i capelli, li raccolgo per crogiolarmi nelle punte rossicce, mi perdo per un attimo nell’auto contemplazione… E poi ripiomba lei, la Nazy, che manca poco che mi insegua per la casa con lo scopettone… E domani secondo round, ora ditemi che cazzo ho fatto di male per meritarmi due giorni interi di pulizie ininterrotte (e non retribuite).

Il titolo di questo inutile post è tratto da un quadretto che comprai credo in Croazia quando ero ancora giovane e spensierata.

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37 pensieri su “Questo non è caos, questo è la mia visione dell’ordine

  1. intempestivoviandante ha detto:

    Sai cosa? Prendi quelle ore di lavoro manuale che non richiede concentrazione mentale per lasciare libero sfogo all’immaginazione, creare le cose che poi scriverai, dare spazio alla fantasia… io ho imparato a fare così, dato che anch’io odio abbastanza le pulizie… 🙂

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  2. ricettedacoinquiline ha detto:

    Il titolo è bellissimo però! Sono come te, infatti nella convivenza ho sempre avuto la stanza singola da disordinare come cavolo mi pare… Pensa che mi venivano a dire “ma la tua stanza è un caos”… E a te che ti frega, statti nella tua stanza e fatti i cazzi tuoi. Io fin dalla prima convinvenza non mi son fatta mettere i piedi in testa, sti cazzi, ho fatto rigare dritto perfino la proprietaria XD

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  3. An unusual girl ha detto:

    Ecco perché adoro vivere sola: in camera mia faccio tutto quello che voglio e quando voglio.
    Decido io quando pulire e quando riordinare. Non sono un’amante del disordine, ma nemmeno una ossessionata dall’ordine.
    All’inizio mi facevo problemi con le mie coinquiline a far vedere, che so, che non rifacevo il letto, adesso me ne frego altamente.
    Che poi, per me, non ha senso rifare il letto, visto che, arrivata la sera, lo devi nuovamente disfare. Basterebbe tirare su le coperte con un gesto furtivo.

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