Sorprese nel paesino

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Ieri sono stata in paese a fare alcune commissioni, solo che era giorno di mercato e io odio il mercato. Lo odiavo anche quando ero bambina, ma in compenso mi era concesso un succo di frutta al bar e quattro patatine da sgranocchiare con aria adulta, seduta con le amiche bambine del bar. Detto ciò, io al mercato ci vado una volta all’anno se va male, altrimenti una ogni due anni se va bene. Sono piuttosto conosciuta dalle vecchie di paese perché mio padre è uno parecchio interessato alla comunità (donatori di sangue e bla bla) mentre io sono totalmente disinteressata alla comunità e alle persone, in generale. Nonostante questo quando mi vedono in paese non fanno altro che dirmi quanto sono educata, studiata e carina, carina nel senso di educata e studiata. Mi reco quindi nel minuscolo centro del mio paese e mentre mi avvicino al banco della frutta ecco che mi raggiunge una delle tante vecchie di paese, una donna rugosa con quattro ricci di numero in testa, mi grida forte tutta boriosa “ma dove vai con quei pantaloni tutti strappati, i tuoi genitori non hanno soldi per comprarti dei pantaloni decenti, ah ah ah”. Okay sì, la storia dei jeans strappati l’avevo già raccontata, ma non pensavo che l’unica a notarli sarebbe stata una donna over 80. Io cerco di sorridere e di stare al gioco, chiedendomi perché non mi dica che gran lavoro hanno fatto i miei, che son venuta su così bene, gentile e tutto quanto ma niente, lei ha solo una gran voglia di criticarmi e percularmi e di farmi sentire una pezzente criminale. Maledetta vecchina. Mi congedo in fretta e furia e vengo raggiunta da mia zia e delle sue amiche, tutte signore, che se la cantano e se la suonano ridendo come matte. Sono simpatiche e le conosco, perciò per un attimo mi unisco alla conversazione: “malattie imbarazzanti”. Una delle signore parte a descrivermi il problema alla bocca di una sua amica e mi lancia una lunga occhiata di intesa e con gli occhi maliziosi mi fa: la prima cosa che mi sono chiesta è stata… E come fa a fare i pompini? Io sgrano gli occhi sorpresa e lei sembra godersi la mia reazione, tant’è che rincara la dose dicendo: beh, alla tua età… Non mi dirai che… E lascia la frase in sospeso. Io taccio, perché sono molto pudica, mentre tutte se la ridono. Così mi congedo anche da loro e proseguo per la mia strada, continuando a chiedermi dove sono finiti tutti quei “ma come sei cresciuta, ma come sei bella, ma come sei brava” che di solito la gente ti dice al mercato. Vengo fermata da una signora che conosco, che mi fissa per un attimo e mi chiede come sto. Sto bene, grazie… Penso che finalmente è arrivata la frase di routine, quella del come va all’università…  Invece: Sembri… Ehm, ti trovo bene, sai? Belli i capelli, il colore…  Non capisco se sia un complimento, una critica, un apprezzamento finto tanto per riempire il silenzio, tant’è che ormai ho perso tutte le certezze e mi sento come la bad girl che ritorna in città, da brava ragazza qual era a donna della perdizione e mi riprometto di tornare al mercato tra una ventina d’anni, quando sarò io la vecchina di paese. Terminate le commissioni vado al supermercato, dove lo scaffale uova di Pasqua mi accoglie festoso… Guardo le uova maxi della Kinder, le voglio, le desidero. Da bambina infatti (anche se mia madre mi contraddice e afferma tutto il contrario) non mi arrivavano mai le uova della Kinder, ma io le volevo dannatamente. Mi dico che finalmente, a 24 anni, è giunta l’ora di possederne uno, l’originale della Kinder, sono perplessa però… Ero rimasta alle sorprese Looney Tunes. Prendo quindi un uovo Kinder e lo schiaffo nel carrello, tutta contenta e parecchio furtiva… Una bimba mi ferma, ha dei codini biondi sbarazzini, mi lancia un’occhiata complice, noto la sua maglietta con le Winx e guardo l’etichetta del mio uovo: In ogni uovo… Winx club. Capisco che la situazione è critica, ma non c’è via di fuga… E infatti lei, tutta orgogliosa mi annuncia: anche io ho preso quell’uovo, sai? Adoro le Winx!!!

Detto ciò: buona Pasqua, chiunque la festeggi!

 

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