Una ragazza quasi alla pari

Ci fu un periodo in cui volevo assolutamente farmi qualche mese all’estero spendendo un cazzo. Così, siccome io non sono una da tenda, zaino e campeggio infestato da zanzare ma sono più da hotel con colazione a buffet e tè caldo (possibilmente di varia scelta) decisi che non avendo molti soldi da parte sarei partita come ragazza alla pari per la Spagna.

Contattai quindi una famiglia spagnola con due marmocchi nonostante io non avessi la minima esperienza in fatto di bambini, salvo dare ripetizioni ai mocciosi del paese e a scambiare grasse risate coi cuginetti durante i pranzi di famiglia. Oltretutto a me di trattare i bambini come bambini non riesce, infatti tempo fa dissi pure “brutto” a un bambino che comunque mi aveva detto che ero brutta, insomma, aveva iniziato lui. Ma mò non è che uno ha la scusante perché è basso e bambino e allora può insultare e passarla liscia, no? Così gli risposi per le rime, davanti alla madre. Ma questa è un’altra storia e soprattutto non voglio pensare che i bambini dicano sempre la verità. Insomma, partii per la Spagna nonostante avessi letto storie atroci di ragazze alla pari che non potevano manco pisciare in santa pace perché i bambini stavano sempre tra le scatole, ma io ero decisa: dovevo partire. Arrivai in Spagna, pronta per la mia esperienza estiva e venni accolta da una coppia con due bimbi: una femmina e un maschietto. Appena misi piede sul suolo spagnolo già ero tentata di infilarmi nel primo Ryanair per tornarmene a casa, ma no, ero arrivata fin lì, dovevo farcela, e poi sono bambini, che male avrebbero potuto farmi? I due marmocchi mi fissavano incuriositi, dapprima timidi e poi chiacchieroni, parlavano spagnolo fitto fitto, aspettandosi che io capissi ogni minima parola, divertendosi a spiegarmi alcune espressioni… Insomma, uno spasso. Casa loro era una figata e la mia camera lo era ancor di più: letto matrimoniale, bagno personale, tv con tutte le serie (ricordo Big Bang Theory in spagnolo, brrrrr) wifi a manetta. Insomma, la vita comoda. Il mio unico compito? Aiutare i bambini coi compiti di inglese: mi era andata proprio di lusso. I genitori erano ricchi sfondati, con la piscina in giardino stile The O.C, con l’unica differenza che non c’erano bonazzi e teppisti a sguazzarci dentro. La cosa interessante è che i genitori sembravano molto umili, anche nel vestire, non davano l’idea di avere tanti soldi.

In realtà nonostante fosse tutto molto bello mi annoiavo parecchio, certo, praticavo lo spagnolo ma non avevo libertà né cose da fare, quindi per me le giornate erano lungherrime. L’unica nota positiva erano i due cani di casa, che ogni mattina entravano in camera mia portando la pallina, dio, erano dei patatoni adorabili. Mi tenevano una gran compagnia, che voglio dire anche i bambini me la tenevano, ma la loro era del tutto irrilevante.

Dopo tre settimane successe che mi svegliai una mattina in preda alle vertigini, stavo malissimo. In Italia non prendevo una febbre da milioni di anni e lì invece mi ammalai. Stavo a pezzi e mi portarono al pronto soccorso dove le infermiere iniziarono a bombardarmi di domande strane… Estàs embarazada??? No, no, che imbarazzo, sto solo male… Poi un’infermiera, più sospettosa delle altre mi porse un campione per farci la pipì e mi disse che dovevano farmi i raggi o na roba del genere, ma prima dovevano accertarsi che io non fossi embarazada. Ma no, non sono imbarazzata, cioè lo ammetto un po’ vergognina lo sono, ma se son medici non mi faccio tutti sti problemi a spogliarmi per due raggi. Dopodiché rintronata come ero capii… Ma embarazada significa… Significa incinta! Ma no, no, non sono incinta, signora, davvero. Mi tennero in pronto soccorso per sei ore, tra analisi del sangue, pipì, raggi. I genitori dei bambini erano preoccupatissimi, alla fine la dottoressa mi disse: gastroenterite. Che voi sapete bene cosa implica, non devo spiegarvelo, ringraziai tra me e me di avere un bagno tutto mio. Ma i genitori mi guardavano con un’aria diversa, tutta la loro gentilezza e premura era sparita. Non pensavano davvero che fossi incinta? No, non lo pensavano, lei pensava che io fossi bulimica perché non mangiavo. Cazzo, scusa se non mi vanno le fette di prosciutto confezionato con 39 di febbre e tutti gli altri problemi. Chiamarono la nonna dei bambini, che comunque palesemente mi odiava, che partì a dirmi che ero magra e che non potevo non mangiare. Intanto passavano i giorni e non guarivo, solo qualche miglioramento e qualche fetta di prosciutto. Alla fine la signora mi disse che forse sarei dovuta tornare a casa. Cazzo, ma ho la gastroenterite, non ho contratto una malattia venerea, gastroenterite, vado al bagnosss, entiendes? Mia madre intanto dall’Italia mi diceva di restarmene là, che per due linee di febbre non sarei certo morta, grazie mamma!

Alla fine dopo un mese scarso di onorato servizio rimpatriai, non vi dico cosa scrissero nel mio papiro di laurea a tal proposito, in compenso non ho più avuto queste brillanti idee, di fare armi e bagagli e imbucarmi in qualche famiglia all’estero da brava spilorcia quale sono… Tornata a casa, tempo due giorni ed ero come nuova.

 

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