Monologo del lunedì

Ieri sera, visto che non avrei dovuto lavorare a pranzo l’indomani, mi ero già pregustata una domenica a letto, col condizionatore e tutto quanto, per arrivare fresca e riposata al lavoro, la sera.

Del tipo che mi sarei alzata alle sei e mezza di sera e via al lavoro, tutta una tirata di sonno.

Mia madre mi dice che va in piscina, suppergiù erano le due del pomeriggio. Io stavo lì a lagnarmi di quanto odiassi le piscine e soprattutto che ancora non mi ero fatta un bagno e via dicendo. Così mia madre mi dice, ma vieni pure te, torniamo prima e poi vai a lavorare, no? Sì ma io odio le piscine e tutto quanto. Ma lì non c’è nessuno, ti rilassi, ti metti sullo sdraio. Ma io odio gli sdrai, mi procurano un disagio inspiegabile. Ma c’è pure il bar che fa i toast. Ok, allora vengo.

Arrivo in piscina, con quella strana idea di rilassarmi. Mi butto nell’acqua e sento una vocina. Mi volto e c’è una tizia minuscola con un sorriso sdentato e l’aria furba che mi fissa contenta e con l’aria di chi ci ha visto giusto. Eccola lì, la mia rovina. Il mio peggiore incubo. Una stramaledetta ragazzetta. Ovviamente inizia a parlarmi, a spiegarmi tutto della piscina, di questo e di quello. Io faccio un sorriso di condiscendenza e rispondo alla sua domanda: è la prima volta che vengo qui. Penso che con quel contentino che le ho dato – di risponderle e farle quel mezzo sorriso falso – penso sì, di essermela tolta dalle palle e di potermi godere l’acqua, il sole e quelle cose lì, insomma. Quelle che ci si aspetta da una fottuta piscina.

Sai sono proprio contenta. Non c’era nessuno prima, non sapevo proprio con chi parlare, sai? Per fortuna ora ci sei tu e posso parlare con te.

Cazzo.

Sai, appena ti ho visto pensavo che mi avresti mandata a quel paese, sai? Invece sei proprio simpatica.

Oh signore.

 

Poi all’improvviso la ragazzina tira un bestemmione da urlo, che manco nei peggio bar della Bassa Friulana.

Strabuzzo gli occhi, incredula. La guardo meglio e scoppio a ridere, in modo sincero.

Lei è felicissima, parla come una macchinetta, inizia a farmi vedere come nuota, che vorrebbe imparare a fare la verticale in acqua e la capriola ma non sa proprio come fare.

Mi dice che ha tredici anni.

TREDICI ANNI? Gliene avrei dati undici al massimo. Ma allora le vere tredicenni esistono ancora. Non glielo faccio notare, perché a quell’età nessuno vuole sembrare più giovane.

Decido di insegnarle a fare quella maledetta verticale. Va detto che io in acqua sono inspiegabilmente agile. Ma forse è normale. In acqua tutti sono più agili.

Lei mi lusinga, mi dice che sono brava e io sono piuttosto compiaciuta. Ce la mette tutta per imparare.

Poi mi chiede l’età. Io le dico ho ventiquattro anni. Lo dico vergognandomi come una ladra.

Stavolta è la ragazzetta a strabuzzare gli occhi. “Nooooo, pensavo ne avessi diciannove”. E giù bestemmie. Poi mi guarda meglio. “Pensavo ne avessi diciassette”.

Beh, non so se mostrare entusiasmo e felicità, detto da una tredicenne non è proprio un gran complimento, ma dopo un fine settimana in cui vecchi dell’età di mio padre mi hanno chiamata “signora”… Beh, mica male, anche se detto da una ragazzina.

La ragazza è una scaricatrice di porto pazzesca, ogni parola una bestemmia. Io la tratto come se avesse la mia età. Lei ogni tanto mi lancia occhiate perplesse, poi ride e mi dice che le piaccio perché scherzo e tutto quanto. Un po’ mi vergogno a ciondolare per la piscina con questo esserino che mi sta appiccicato, ma non riesco proprio a scrollarmela di dosso. Lei mi tempesta di domande, mi parla delle sue compagne di classe: tutte stronze vanitose. Poi parte a dire che la coppia che amoreggia in piscina fa proprio schifo. Ma non hanno proprio niente di meglio da fare quei due? Anziché sbaciucchiarsi come scemi potrebbero nuotare, che ci vengono a fare in piscina?

Rido, in imbarazzo. Eh già. Che ci vengono a fare in piscina?

La ragazza non fa che complimentarsi con me, per il mio nome, per questo e per quello. Per lei sono una superstar e io quasi mi ci sento. Mi sembra irreale, starmene in una piscina con una bimbetta logorroica che non mi molla un secondo.

Così al lavoro, dopo quel pomeriggio in piscina non ci sono andata affatto rilassata. Ma devo dire che ho fatto il bagno più lungo della storia.

 

 

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25 pensieri su “Monologo del lunedì

  1. Io e te, con un the. ha detto:

    Si, si….parto con l’idea di rilassarmi e arriva proprio ciò che odio e non sopporto il confronto con le persone e la forzatura nei fare discorsi.
    Ma non sarebbe tutto migliore con un bel bottone in fronte “on” e “off”? Se sono on allora avvicinati, se è off…inizia a correre….
    Però devo dire che invidio la tua fortuna in questo caso, partita male si è rivelata una simpatica nuotata alla fine.

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