Stereotipi di stagione

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(Foto Web)

Stringo le mani attorno alla tazza di tè caldo, per un attimo scotta, poi il sollievo. Le dita intirizzite si arrossano. Raccolgo una goccia scura che cola giù dal bordo, rimane sospesa per un attimo, indecisa se lasciarsi andare. Addolcisco le prime giornate grigie e a tratti ventose guardando lo zucchero rimasto sul fondo, scaccia via l’amaro del tè e alleggerisce l’umore. Il freddo è piacevole se poi c’è conforto, il piumino caldo, le fiamme nella stufa che rischiarano, i foulard pregni di profumo riposti nel cassetto, troppo leggeri per queste temperature, i primi geli che schiacciano gli odori, niente è pesante, il vento spazza via i ricordi più densi, secca le lacrime. Il vento non è mai gentile, ti scuote e ti lascia nuda. Il vento è una scossa, un invito a cambiare, a non restare ferma. Ti sveste dai rimpianti, ti dà una certa carica, ti senti viva nel mezzo della gente, gli occhi sono due pozze in cui annegare il dolore, mando giù un sorso di tè, esco nel freddo, la notte cala prima, i desideri vibrano nell’aria. Il freddo che mette a tacere la natura, quella riposa per qualche tempo, lontana dai rumori volgari, dalle chiacchiere senza peso, si rintana per qualche tempo, nel suo guscio tiepido, lontana dal mormorare della gente, solo un silenzio che sa di musica, che culla e dà pace, accarezza la natura che chissà cosa tiene in serbo. Guardo le macchie che il tè scuro ha lasciato lungo la tazza, strofino le dita sulla ceramica, s’appiccicano, col cucchiaino scavo nello zucchero umido, ne raccolgo un po’, lascio che addolcisca quest’atmosfera tesa. Tutto è più delicato, eppure questo tempo è spietato, passa e divora, non ti lascia neppure un granello, è arrogante il vento che graffia un po’ il volto, ma bisogna goderne, riderne, si sa che il vento rende folli. Mando giù questo tè bollente e con lui le giornate e i loro umori tetri, una tazza di tè che lenisce le ferite, cura il malcontento generale, tanto poi ci pensa il vento a ripulire tutto.

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20 pensieri su “Stereotipi di stagione

  1. lamelasbacata ha detto:

    Nel XV secolo in Giappone il culto del tè venne elevato a religione estetica, il teismo. Fondamentalmente è un culto dell’imperfetto ma ispira purezza e armonia. Una persona insensibile veniva definita “senza tè”. Un esteta senza freni, abbandonato alle libere emozioni aveva invece “troppo tè”. Come vedi non è solo una buona tazza di tè 😉 :*

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