Film della domenica: Taxi Driver

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Oggi mi sono rivista Taxi Driver, uno dei film più cupi e malinconici che esista, per quanto – ovviamente – mi riguarda. (Film del 1976 di Martin Scorsese)

(Spoiler, tanto spoiler)

Travis Bickle (interpretato dal gigante, Dio in terra, magistrale e chi più ne ha, più ne metta Robert De Niro) è un giovane ex marine che siccome soffre di insonnia decide di fare il tassista di notte, per le strade di New York. Nel suo tempo libero guarda film porno nei cinema a luci rosse e scrive un diario, riflettendo su quanto è solo e su quanto degrado ci sia a New York, degrado che lo spettatore ha ben presente grazie alle frequenti riprese di prostitute e gentaglia varia. Le ambientazioni sono quasi tutte cupe, squallide e deprimenti, la casa stessa di Travis incute tristezza.

Un giorno Travis conosce una donna di nome Betsy («La prima volta che la vidi fu all’ufficio della campagna elettorale per Palantine a Broadway. Aveva un vestito tutto bianco e mi apparì come un angelo in mezzo a tutto quel sozzume, è sola ma loro non osano neanche sfiorarla.»), bionda e affascinante, cattura immediatamente l’attenzione e il desiderio del protagonista. Betsy è impegnata nella campagna elettorale per il senatore Palantine, candidato alle elezioni presidenziali.

Travis la invita a prendere un caffè e lei dopo una certa esitazione accetta l’invito e anche quello successivo di andare al cinema con lui. Travis la porta quindi a vedere un film a luci rosse e lei indignata scappa via, rifiutando le sue chiamate con grande freddezza, lasciandolo nuovamente solo e amareggiato.

Travis si imbatte in una prostituta tredicenne di nome Iris, nientepopodimeno che Jodie Foster. Schifato e deluso dal degrado newyorchese che lo circonda, decide di voler salvare Iris dal suo destino, poiché una ragazzina dovrebbe vivere coi genitori e andare a scuola, non certo prostituirsi. Inizia quindi il cambiamento di Travis, fisico e mentale. Comincia a pensare che le colpe del degrado cittadino siano del senatore Palantine e pensa quindi di ucciderlo durante un comizio elettorale ma viene e scoperto, ciò nonostante riesce a scappare.

Palantine per Travis incarna tutta l’ipocrisia della società.

Travis decide dunque di recarsi nel quartiere dove lavora la giovane prostituta e qui ucciderà vari personaggi coinvolti nel giro della prostituzione, rimanendo però gravemente ferito. Grazie al suo gesto estremo Iris tornerà dai genitori e Travis viene considerato un eroe, poiché tutti ignorano il fatto che volesse uccidere anche il senatore Palantine.

Nella scena finale del film, Travis guida il suo taxi e il suo sguardo nello specchietto lascia aperte varie interpretazioni, perché è parecchio inquietante.

Secondo me nonostante il finale “positivo” del film, Travis non è un eroe. È un uomo depresso e solitario e quella solitudine lo ha portato alla follia. Ha qualità positive, questo sì, ma è comunque un uomo non in grado di risolvere i suoi conflitti e i suoi problemi. Ha ragioni nobili, vuole ripulire lo sporco della città uccidendo i papponi e i delinquenti, ma al contempo è intenzionato a uccidere anche un “innocente”. Credo che in molti possano immedesimarsi nell’inquietudine di Travis che nel suo caso sfocia in follia. Il tenersi tutto dentro a un certo punto fa scoppiare. Travis è un incompreso, forse è pure un tantino ingenuo, perlomeno prima di macchiarsi di sangue lo sembra. Non lo paragonerei agli inetti letterari (quelli che si lamentano e non fanno niente), perché è comunque un uomo di azione, che a modo suo rivoluziona le cose, non è un personaggio statico ma estremamente dinamico che combatte la violenza usando violenza a sua volta.

A me è piaciuto moltissimo, non solo perché venero De Niro come le ragazzine venerano boh, i loro idoli, ma anche per le considerazioni che Travis fa durante il film, sulla necessità di contatto, sulla solitudine, sulla moralità.

Alcune citazioni del film:

Io ho sempre sentito il bisogno di avere uno scopo nella vita, non credo che uno possa dedicarsi solo a se stesso, al proprio benessere. Secondo me uno deve cercare di avvicinarsi alle altre persone.

Cercai tante volte di telefonarle ma poi non veniva più neanche al telefono. Le mandai dei fiori ma me li riportavano tutti a casa. L’odore dei fiori mi dava la nausea, e il mal di testa mi torturava. Mi pareva di avere il cancro allo stomaco… Non dovevo lamentarmi però, la salute è una cosa che dipende da come ti senti. Più pensi di sentirti male e più stai male.

La solitudine mi ha perseguitato per tutta la vita, dappertutto. Nei bar, in macchina, per la strada, nei negozi, dappertutto. Non c’è scampo: sono nato per essere solo.

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