Le facce degli altri

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Le facce degli altri sembrano sempre sicure, a posto, in pace. Può essere che vacillino, ma non hanno paura ad ammetterlo, ecco cosa pensi nel tuo egoismo, forse sei ingenua a crederlo. Perché questa ossessione per gli altri, perché non riesci ad essere sincera nell’espressione che offri alla gente, perché fai a pezzi il cuore, scacci gli affetti con un gesto della mano, sei gelida ma incolpi gli altri, cedi alle lusinghe di quelli sbagliati e i tuoi sorrisi suonano così falsi. Gli occhi sono spenti, i capelli sono spenti, le tue gambe tremano, questa è una realtà troppo piccola. Ogni giorno è quello del giudizio, ogni giorno è cercare un posto in cui sedersi, smetterla di trattenere il respiro. Ti volti, perché quelle facce non riscaldano il cuore, di che hai bisogno, una parola di conforto? Perché ti chiedi cosa pensino gli altri se sei una strega e sei la prima ad analizzare, affamare e distruggere. Perché hai labbra carnose ma aride, occhi profondi ma dischiusi, parole buone che non escono fuori. Perché tutti vanno avanti e tu resti immobile, torcerti le mani, hai voglia di gridare ma hai paura di disturbare, il tuo velo di codardia che copre sogni e incubi, se ti chiedono come stai perché mentire? Sei seduta nel mezzo di facce che vivono senza chiederti se ce la fai, ce la fai ad andare avanti? Nessuno chiede, nessuno interroga, nessuno dubita. Che ti aspetti dalle persone se sei la prima a inventare scuse, a dire balle, vivi e un po’ muori, sorridi e un po’ menti. Non dire che hai bisogno della gente se sei la prima a fuggire via. Pensano che dovresti accontentarti, ti ferisce, li detesti, stai in silenzio, subisci. Ti reputi una persona forte, ma giri a testa bassa, ti reputi diversa, ma se ti dicono che sei bella ne hai ancora voglia. Ed eccola, l’autostima a zero, così ghiotta, così avida, non ne ha mai abbastanza. Perché non parli chiaro, perché ti chiudi, un istrice che punge e fa sanguinare, eppure sanguini anche tu. Perché ogni osservazione è una coltellata, che cos’è questa fobia degli altri, ti ha chiesto come stai? Hai detto di stare bene. Perché non riesci ad essere felice per chi lo è, non ti sforzi di capire, vuoi essere compatita? Ti vedo tra la folla, sei quella che non incrocia gli sguardi, quella che se è appena scoperta si affretta a nascondere, sei quella che non sa. Non sapere se è meglio essere diversi o uguali agli altri per essere felici, prima o poi la diversità ti annienta. Ti credi speciale, ma hai solo paura. C’è un mondo là fuori, ci passi accanto, non guardi, le mani nelle tasche in cerca del caldo. Non sai che cosa ti sei persa. Non sai di esserti persa. Ti vedo nella folla, sei quella che non vuole essere notata, fai di tutto per non risaltare, ma già di aspetto sei diversa, ti noto tra la folla, sei quella un po’ ingobbita, quella che si racconta storie stupide. Ti ho vista nella folla, eri un punto nero senza luce, le facce della gente ti sfioravano, lo vedi che ti sei persa? C’è un mondo là fuori, ci passi accanto, alza lo sguardo, inizia a vivere.

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24 pensieri su “Le facce degli altri

  1. lamelasbacata ha detto:

    Chissà perchè gli altri sembrano sempre meglio di noi, più sicuri, più volitivi e vincenti. Invece a parlarci insieme spesso non è così, quello che sembrava oro si rivela stagnola e forse alla fine non siamo neppure male come pensavamo ❤

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    • Cose da V ha detto:

      Forse abbiamo la presunzione di stare sempre peggio degli altri… Non saprei, ultimamente sembra andare di moda fare quelli con i problemi, ed è questa superficialità che mi fa pensare che certa gente non sa cosa significhi stare davvero male. Come vedi nuovo la presunzione : D smuack! ❤

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  2. massimolegnani ha detto:

    intanto hai buttato fuori il rospo, un rospo confuso, pieno di contraddizioni, che ti accusi di tutto e del contrario di tutto, un rospo che non è tanto diverso da quello degli altri, quelli che giudichi perfetti e indifferenti, un rospo che ora ti saltella davanti ai piedi contento di essere saltato fuori dalla tua gola che rischiava di restarci soffocato.
    credo che adesso vi sentiate meglio entrambi.
    ma guardalo con simpatia, il rospo, anche lui fa parte di te.
    ciao V, un sorriso
    ml

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  3. ysingrinus ha detto:

    Facile vivere cosí senza aver visto la mia faccia o aver sentito i miei strani lamenti da divinità. Con disprezzo desiderio, disprezzo è desiderio!
    Nota a margine. Il commento originale non prevedeva i «lamenti», rendendo il commento ancora piú strano, o lamentoso, ma l’ora tarda e la birra bevute creano nuovi, strani, lamenti.

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  4. Zeus ha detto:

    Io non so, forse è l’impaginato, forse come hai scritto, forse incomincio a risentire il peso dell’ora e del sonno… ma ho letto questo articolo ed era claustrofobico. Chiuso su sé stesso, si arrotolava e soffiava.
    Non chiedermi perché.
    Penso di essere più stanco del previsto, V. Il mio giudizio è appannato.

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    • Cose da V ha detto:

      Sì, in effetti la sensazione che ho provato ieri era di claustrofobia, quindi credo che il tuo giudizio sia valido. Erano parole spiacevoli, quindi forse il tutto è risultato un po’ pesante, ma erano sensazioni autentiche. Non ci trovo niente di male nel tuo giudizio, anzi.

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      • Zeus ha detto:

        Ah bene!
        Allora, nonostante questa stanchezza esistenziale che mi spacca le gambe, ho ancora un po’ di fiuto!
        Le parole pesanti sono le migliori. Quando cadono, si sentono.

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