Una storia di me

Avvertenze: si tratta di un post lungo e incasinato. Probabilmente in certi punti ci sarà un po’ di miele: già dalla foto, eh. In altri sembrerò voler fare la vittima e me ne scuso anticipatamente.

Giorni fa ho letto un breve articolo sui problemi delle adozioni, le pratiche lunghe, famiglie italiane che aspettano eccetera eccetera. (Questo è l’articolo).

Ho pensato che qui parlo spesso dei fatti miei, di ciò che mi piace e non mi piace fare e così via, ma mi sono sempre limitata ad accennare (raramente) al fatto di essere figlia adottiva.

Non lo so, sarà che per me è non è un fatto eclatante e neppure per la gente che mi conosce (più o meno bene), come i miei parenti o le mie amicizie. Raramente si accenna a questo fatto, ma non perché sia un tabù, semplicemente perché per noi è la normalità.

Tuttavia le persone che non mi conoscono mi pongono spesso domande, la maggior parte delle volte stupide. Alcune volte mi vengono fatte osservazioni superficiali e banali, ma di sicuro pure a me capita di farle agli altri.

La prima cosa che mi viene chiesta è: sei italiana? Oppure mi viene chiesto di dove sono.

E io lì fingo ingenuità e rispondo con “sì, sono italiana” (il che è vero) e “sono di…” (dicendo a grandi linee dove abito).

E loro scuotono la testa e insistono: “sei italiana, ma non sei nata qui”. Perspicace.

No, non sono nata qui. E allora partono ad affibbiarmi una marea di nazionalità. Mi sono sentita dare della venezuelana, della tunisina, della marocchina, della filippina e poi boh, ho perso il conto. Io ascolto tutto molto pazientemente, anche se dentro me spero che finisca il solito supplizio. Poi dico “no, sono nata in India”. E c’è sempre qualcuno che interviene dicendo “l’avevo detto io”. Sì ma non è che si vinca qualcosa, eh. Il fatto è che io sono parecchio alta e secca, le mie forme sono piuttosto scarse e quindi si fa difficoltà ad inquadrare bene la provenienza, considerando che le donne indiane solitamente hanno le tette grosse (mannaggia!) e sono culone. Anche se l’India è talmente vasta che tutto è possibile.

Va detto che nessuno mi ha mai scambiata per una svedese, questo no.

Dico la verità, mi brucia. Mi brucia pronunciare quelle parole, raramente dico “sono indiana”. Perché io non lo sono. Le mie radici non sono italiane, ma la mia infanzia come la vita fino a oggi l’ho vissuta qui, in Italia. La mia famiglia è italiana, le mie amicizie sono italiane, la mia cultura è italiana. Sono qui dall’anno e mezzo d’età, come potrebbe essere altrimenti?

Mi è capitato spesso, in sede d’esame che professori tanto acculturati mi ponessero domande banali sulla mia nazionalità. Ma forse per le persone si tratta solo di semplice curiosità, per me invece è invadenza.

La gente mi chiede spesso se so qualcosa dei miei veri genitori. I miei veri genitori? Per me è chiaro che il sangue non conta, non potrebbe essere altrimenti. Non somiglio a nessun mio famigliare (esteticamente), eppure ho gli stessi atteggiamenti di mia madre e lo stesso caratteraccio di mio padre.

Poi mi chiedono se conosco la mia lingua. Ma voi a 1 anno parlavate italiano fluente e recitavate la Divina Commedia a menadito?

Io non credo, eh.

Eh, ma ti sarà venuta voglia di imparare la tua lingua.

Io la mia lingua la conosco bene, grazie.

Poi ci sono quelli che mi chiedono se sono mai ritornata in India.

Ritornare in India?

A fare cosa?

Io l’India la vedo con occhi da occidentale. Un posto esotico, caldo, sgargiante, sporco e forse pure ambiguo. Perché dovrei tornarci?

A scoprire le tue origini.

La gente resta perplessa, si rattrista di fronte alla mia freddezza. Come se per me fosse un dovere o fosse naturale sentire la necessità di vedere quei posti.

Mi capita di leggere storie di figli adottivi che non vedono l’ora di fare questi viaggi alla ricerca di loro stessi e alla scoperta dei loro posti di origine. Non li capisco, mi infastidiscono quasi.

Questa smania di voler ostentare la loro diversità.

Posso capire chi è venuto qui a una certa età, quando i ricordi non sfumano e qualcosa ti rimane.

Questo sì, posso capirlo.

Poi ci sono state le classiche offese. Come nel caso di chi ha le orecchie a sventola o è strabico. Le caratteristiche fisiche si sono sempre prestate alle offese.

Da bambina io ero molto sicura di me e orgogliosa, pure. Sentivo la mia “diversità” come un punto di forza. Crescendo (sebbene nessuno mi abbia mai fatto pesare nulla) ho cominciato a perdere quella sicurezza.

Quando mi offendevano io non sapevo per cosa prendermela.

Non potevo offendermi perché io ero italiana, non ero indiana. Ma loro attaccavano quella parte di me che mi faceva risaltare tra gli altri, quella parte che in fin dei conti mi rendeva diversa.

Mi è capitato di guardare quelle famiglie indiane numerose che viaggiano per mete europee, e i loro figli vanno a scuola in Occidente. E possono indignarsi se qualcuno li attacca, perché loro hanno radici, loro sì, sono indiani. Hanno una doppia cultura e se qualcuno l’attacca sanno per cosa offendersi.

Soffrire per me era faticoso. Ho cominciato a non voler più andare al mare. Da ragazzina ero parecchio spigolosa, in più (ovviamente) al mare mi abbronzavo. Tenevo su la maglietta, non volevo essere bersaglio di sguardi. Mia madre si rattristava molto. Io mi coprivo il più possibile, mi piaceva tanto andare al mare ma al contempo avevo paura. Paura che la gente mi guardasse, che mi giudicasse. E sapete perché? Perché non volevo essere giudicata per quei dettagli che io non sentivo miei, che per me non mi appartenevano sebbene invece fossero parte di me.

Andavo al mare con le amiche e loro avevano già le forme, la pelle chiara che si abbronzava delicatamente, i ragazzi che già si interessavano a loro. Io mi vergognavo, volevo solo scomparire. Ero magrissima (sana, ma magra di costituzione), avevo i capelli spettinati e nerissimi, il seno piatto, le gambe chilometriche. Ero sgraziata perché avevo messo su tanti centimetri in un colpo.

Non ero proprio una bellezza, da ragazzina.

Poi sono cresciuta, maturata un poco. Qualcosa è cambiato, certamente le paranoie sono rimaste, ma non legate all’aspetto, perlomeno.

Complice il mio ex ragazzo che mi ha aiutata a sdrammatizzare su tutti quei dettagli che io consideravo difetti, un marchio di cui avrei fatto volentieri a meno. Quando qualcuno ti ama davvero, ti insegna anche ad amarti di più.

Il fatto di non nascondermi più mi rendeva finalmente quella ragazza che non ero mai stata, in mezzo alle altre. Finalmente risaltavo, la bellezza delle altre non celava più la mia, solo perché ero io a scegliere, ero io a scegliere di mostrarmi di più.

Imparare a volersi bene è faticoso e richiede tempo, non lo so se si arrivi nella vita a un punto di completa accettazione, francamente temo di no. Tuttavia piacersi un po’ di più e nascondersi di meno sono ottimi punti di partenza… E talvolta di arrivo.

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Di nuovo perdonatemi per l’eccessivo miele, ma credo che questa storia meriti una breve testimonianza. Qui sono io tremila anni fa con mia mamma, quando sono venuti a “prendermi”: nello sfondo c’è l’Oceano Indiano.

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62 pensieri su “Una storia di me

  1. CriticaComunista ha detto:

    Prima di essere neri, rossi, gialli o viola siamo persone V, con sentimenti e passioni e tanto altro. Tu sei un’ottima persona a mio avviso e molto bella (ti avevo già fatto sto complimento e sai che è sincero).
    Io sono tosco-siculo ok? Dunque italico al 100% ma se vado a scovare per bene, scopro di essere più cartaginese che etrusco (tanta roba nè ahahahah). Quando mi abbronzo divento più nero di te, coi capelli biondissimi e gli occhi verdi verdi (un mix fra mediterraneo e nordico in altre parole…mamma bionda e padre scuro). Io sono biondo scuro con occhi marroni-verdi…un ibrido 😀
    Conta ciò che hai scelto di essere.

    Un caro saluto V!

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    • Cose da V ha detto:

      Ti ringrazio e condivido quanto dici. è anche inevitabile giudicare qualcuno a primo impatto per il suo aspetto (al di là del colore eh) si può anche giudicarlo bello per le lentiggini, brutto per il naso e così via. Siamo pur sempre fatti di carne. L’importante è saper scavare a fondo. Sì, sono stata parecchie volte in Sicilia e in molti sembravano tunisini (e non lo erano eh, erano siculi) quindi molto scuri. Altri invece bianchissimi. Va beh, ma in Sicilia sono passati cani e porci perciò è normalissimo che ci sia tutto quel mix. Assolutamente vero, conta ciò abbiamo scelto di essere.

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      • CriticaComunista ha detto:

        “cani e porci” è un po’ brutta da dire ahahahah però si, molte culture e molte popolazioni 😀

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  2. SognidiRnR ha detto:

    È un bellissimo post. Sincero, come mi sei sempre sembrata tu leggendoti. E non è cosa da poco!

    Le persone più che curiose sono insidiose: con le loro domande non si rendono conto di colpire una persona in carne ed ossa, ascoltano le storie altrui come se fossero notizie lontane, favolette. Comunque vorrei arrivare anche io a volermi bene tanto ma tanto come dici nel finale😁 È una dura lotta!

    Grazie per aver condiviso tanto con noi! 😘

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    • Cose da V ha detto:

      Grazie mille. Sì, ci sono persone molto inopportune, io sinceramente non invado la privacy di chi non conosco chiedendo vita morte e miracoli ma ahimè in molti lo fanno.
      è una lotta durissima, tra l’altro che non si smette mai di fare, perché superi una cosa, poi subentra un altro complesso e così via. ❤

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  3. ricettedacoinquiline ha detto:

    Posso dire che con la foto mi sono commossa? Dolcissima.
    Comunque. Io non concepisco ‘sta gente che va vicino a una persona diversa da loro e dicono “scusa ma di dove sei?”. Io ho iniziato a viaggiare per vari problemi con la mia coinquilina e ho avuto la fortuna di conoscere delle persone in pullman per non tornare da sola a casa la sera tardi. Uno di questi ragazzi, ho scoperto dopo moooltissimo tempo, è stato adottato. Non gliel’ho chiesto io, ma è stato lui tranquillamente a dirmi che è stato adottato, che da piccolo ha avuto qualche problema fisico, a parlami di sè, in pratica! Ma se gli avesse dato fastidio, io non avrei mai continuato a fargli domande. Lui studia arabo! Però anche lui è indiano, sia lui che la sorella… E anche lui ha detto che non vuole imparare l’hindi (io gliel’ho chiesto perché stavamo parlando di tutte le lingue che conosceva: ne sa un sacco!).
    Io l’unica domanda imbarazzante che ho posto a una mia amica cinese è stato se festeggiano il Natale ahahahah e la sua risposta bellissima è stata “ovvio, il consumismo esiste anche in Cina!”
    Quante cose stupide ho detto? Non so, ho scritto tutto di getto!

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    • Cose da V ha detto:

      La foto è un po’ una paraculata, volevo fare tenerezza ahahaha. Comunque non hai scritto niente di stupido, anzi. Secondo me quando c’è confidenza (sia immediata sia la confidenza di un’amicizia) allora sì che si possono sviscerare certi argomenti: viene proprio naturale. Pensa a me generalmente infastidisce parlarne, perché non ho proprio niente da dire a riguardo. Cioè, se ricordassi qualcosa probabilmente la vivrei diversamente. Ma ho una carissima amica con cui ne parlo tranquillamente e lei capisce perfettamente cosa provo a riguardo. Però appunto, io non vado a rompere le palle alla gente con domande inopportune. Comunque ti dirò che le domande più idiote me le hanno sempre fatte le persone di una certa età. I compagni di classe, universitari ecc, le persone che conosco in giro non si sono mai fatti i fatti miei spudoratamente… Infine la risposta della tua amica è stata a dir poco geniale.

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  4. lamelasbacata ha detto:

    Per quando io adori il miele qui non ne ho trovato neppure una goccia (che peccato!). Ho trovato “solo” le parole, bellissime, di una ragazza, altrettanto bella, che affronta la vita con cuore e coraggio! Guarda un po’ che sfortuna ho avuto oggi! 😘💖

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    • Cose da V ha detto:

      Hai ragione Mela, mi sono scordata del miele che anche a me piace (moderatamente, però). Che ne so, prima di iniziare a scrivere il post pensavo di lasciarmi andare a parole dolci e invece! Grazie per le tue parole. ❤ ❤

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  5. ivano f ha detto:

    (Mi stupirei di scoprirti diversa da come ti descrivi, sembri talmente schietta… senza paura di apparire fredda. Forse siamo dei privilegiati a leggerti, forse -chissà- dal vivo solo i tuoi amici più veri possono accedere a questo livello di sincerità.)
    Sul post non saprei cosa dire, magari solo, ecco, che volersi bene è importante, il primo passo per essere quel che si è a prescindere dallo sguardo altrui – solo banalità, appunto. O anche che verrebbe voglia di abbracciarti e ridere del tuo esserne infastidita. Ah, e che non c’è poi così tanto miele, giusto una punta nella foto… ma non fa certo male…

    Ogni bene

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    • Cose da V ha detto:

      Scrivere di certi argomenti è più facile che parlarne. Se penso a tutte le cavolate (e scleri) che scrivo… Ma parlarne no. Oddio, chiaro che con (due persone nel mondo) affronto anche argomenti delicati come questo… Non so manco cosa sto dicendo e se ho centrato il punto del tuo commento, mi sa di no : D Possiamo scambiarci un abbraccio virtuale, anche se tu sei senza cuor! : P In effetti ho scritto che ci sarebbe stato del miele prima di scrivere tutto il papirozzo, uhm…

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      • ivano f ha detto:

        Non ti buttare giù, l’hai centrato in pieno 🙂 Forse pensavo alla te stessa più giovane (mi pare, dovrei smetterla di commentare a certe ore, ché poi non connetto tanto bene), ma posso abbracciare anche te adesso – virtualmente, certo, dal vivo potresti impressionarti 😀
        Ma va bene così eh, giusto una punta – il miele manco mi piace… 🙂

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      • Cose da V ha detto:

        Beh io ovviamente non avevo capito, ma che novità eh : D Tranquillo, io dal vivo non abbraccio mai nessuno, manco mia madre (porella), i miei abbracci virtuali sono più un complimento o un modo per dire che apprezzo il commento/post e così via (beh ovviamente se scambio commenti da un po’ con qualcuno, altrimenti sembro una che elargisce abbracci virtuali a cani e porci).

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      • ivano f ha detto:

        Ma da come l’avevo scritto non si poteva capire, mi sa…
        Allora l’avevo indovinato che essere abbracciata avrebbe potuto infastidirti, ma pensa!

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  6. Zeus ha detto:

    Bello questo post.
    Mi è piaciuto molto il tono (non c’era così tanto miele, ma neanche acido), mi è piaciuto il ragionamento e come hai trattato la cosa.
    Dire altro sarebbe di troppo, come a sottolineare informazioni che tu hai detto (e meglio).

    Mi limito a dire: capisco la mancanza di radici. Io mi trovo in un posto che, di natura, ti fa sentire senza radici. Non sei una cosa e non sei l’altra. Ti dicono che sei italiano, ma non sei totalmente italiano… ma questo non te lo riconoscono. E io ho origini, lontane, dell’Europa dell’Est… seppur i miei genitori sono entrambi nati e vissuti in Italia. E mi trovo, per molte cose, senza radici.

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    • Cose da V ha detto:

      Grazie Zeus. Alla fine mi sono scordata il miele, son sincera. Pensavo di scrivere qualcosa di più “dolce” ma ho cambiato idea mentre scrivevo. Quindi aveva ragione Ivano, vivi in TrentiN?! Comunque io questa storia delle radici non l’ho mai capita. A parte che io poi ho la famiglia mezza francese e sento infatti un legame con la Francia. Ma lo sento solo perché conosco alcuni parenti francesi, non per altro.

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      • Zeus ha detto:

        Ehhh, vedi!? Niente miele ed ecco che il risultato è sopraffino.
        Nooooo, non sono in TrentiN! 😛 Questo Trentino… no no no… niente Trentino per me.
        Io la sento spesso… o, almeno, me la fanno presente spesso. Io, quando me lo chiedono dico ben da dove vengo (ahaha), ma quando se mi dovessero chiedere se mi sento italiano direi di no. Sono europeo. Non riesco proprio a ritrovarmi nell’italiano.
        E qua arrivano i problemi di identità 😀

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      • Cose da V ha detto:

        Checcavolo, cercavo di copiare da Ivano che è un gran cervellone ahahaha . Forse non ti ritrovi nell’italiano medio? Nel senso quello che non è mai uscito dal cortile e parla per luoghi comuni? O quello che ha fatto l’Erasmus in Inghilterra (e quindi si sente navigato e cittadino del mondo) ma non è mai andato più in giù di Roma e dice che al Sud sono tutti dei fannulloni? Va beh, questo è il friulano medio, in realtà /:
        Io ho sempre (quasi) fatto viaggi per studio e divertimento, tranne la ragazza alla pari in Spagna ma anche lì, non sono restata abbastanza a lungo per conoscere il paese…

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      • Zeus ha detto:

        Ahahahahaha. Ehhhh… hai tentato, ma niente, non ci hai preso. Ok, ci sei andata vicino, ma non è il posto giusto! 😀
        No, non mi ritrovo nell’italiano medio, questo è sicuro (anche io, devo ammetterlo, non sono mai sceso sotto l’Umbria… ma ho il radar che punta a Nord, non ci posso far niente).
        Forse non mi sento italiano per come vedo l’italiano qua… che ne so io.

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      • Cose da V ha detto:

        Pure io ho il radar verso il nord, ma perché mi dà l’idea di freddezza ed io essendo un blocco di ghiaccio non sopporto le effusioni e tutto quel contatto che effettivamente al sud c’è. (Oh, parlo per esperienza diretta). Poi però del sud ho apprezzato molte cose che qui in Friuli non ho mai trovato nelle persone.
        Ti dirò che ho ancora le idee molto confuse sulle preferenze, quand’ero più giovane avevo un debole per le capitali europee, proprio in fissa. Mi ero innamorata di Dublino e di Berlino e pure di Vienna, ma sempre con occhi da turista. Va beh, non lo so manco io.

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      • Zeus ha detto:

        Sicuramente ci sono punti positivi… non ci sono assolutamente dubbi. Già dal mio punto di vista, che sono a Nord (ahahaha), fare 50/80km verso Sud significa cambiare tipologia di carattere nelle persone. Vedi te.
        A me piacciono sia le capitali che i paesini, dipende come sto al momento 🙂 se ho voglia di cultura e vita o di relax.

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  7. Bloom2489 ha detto:

    Primo, secondo me la gente è così annoiata che se sapesse di avere anche un solo pelo sudamericano o asiatico farebbe la valigia domattina per raggiungere quei posti. O almeno sognerebbe di farlo. In mancanza di ciò cerca di sognare attraverso storie come la tua.
    Secondo, a me spesso danno della tedesca/ucraina. Perché sono bionda (non così tanto) e chiara e qui al sud siamo quasi considerati un difetto genetico. Un signore anziano in un pullman una volta fece domande strane a me e alla mia amica (bionda). Mia madre è ancora più bionda di me e spesso l’hanno presa per la badante di mio padre o le si sono rivolti in inglese guardando le borsa da Carpisa. Nessuna origine di nessun posto, eppure capitano cose così 🙂 Hai scritto un bel post, come hanno detto anche altri non ho trovato miele, solo grande simpatia 😉

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  8. massimolegnani ha detto:

    Poco miele e tanto equilibrio ho trovato qui e spunti per riflettere (la morbosità delle domande a raffica appena uno è per qualche dettaglio fuori dal gregge)
    Poi quel concetto che hai espresso: “quando qualcuno ti ama davvero, t’insegna anche ad amarti di più” parole molto belle che fanno onore al tuo ex che le ha concretizzate e a te che anche ora glielo riconosci.
    ml

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    • Cose da V ha detto:

      Grazie. Ti dirò che il risultare equilibrata in ciò che scrivo è uno dei complimenti che apprezzo di più. Perché ho sempre paura di perdere lucidità quando parlo di certe cose, mi piace essere obiettiva, ecco. Quindi grazie di nuovo.

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  9. Bagnarola ha detto:

    da nuova lettrice che ti segue relativamente da poco non posso che dirti che hai scritto in maniera molto onesta e per niente mielosa. Ed è stato molto interessante leggere di crucci fisici che tutte le donne si fanno crescendo, ma declinati sul tema delle tue origini.
    Spero che la sicurezza che hai riacquisito ti accompagni per sempre, è un piacere leggerti!

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    • Cose da V ha detto:

      Ti ringrazio davvero tanto per aver apprezzato. E dici una cosa molto vera, tutti abbiamo i nostri crucci, che sia per le origini, per un kg di troppo o per i pochi chili eccetera eccetera. Ricambio l’augurio finale e ti ringrazio di nuovo. : )

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  10. massimolegnani ha detto:

    a proposito del tuo imbarazzo a mostrarti al mare ( immagino per via del colore della pelle) aggiungo una postilla: mia figlia aveva un ragazzo sangue misto, padre italiano, madre indiana. Lui, dalla pelle olivastra, al sole diventava progressivamente più scuro. ma siccome era un bel ragazzo estroverso di questo fatto se ne faceva un vanto e semmai quella imbarazzata era mia figlia che in spiaggia doveva sgomitare per tenere lontane le rivali. Questo per dire che una determinata caratteristica diventa un difetto o un pregio a seconda di come la si vive. 🙂
    ml

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    • Cose da V ha detto:

      Capisco bene! Ho un’amica veramente bella e bionda che un giorno per andare a ballare si presentò con i jeans, mentre io portavo i pantaloncini corti (era iniziata l’estate). Le dissi ma con sto caldo i jeans? (Lei ha delle belle gambe eh). E lei disse che si vergognava perché era troppo bianca. Penso che le paranoie ce le abbiamo tutti, chi più chi meno… Soprattutto da ragazzini. (Ma non solo). Ottimo il tuo esempio!

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  11. romolo giacani ha detto:

    La migliore amica di mia figlia, si chiama Sakumtala e viene dall’India. È arrivata qui a 18 mesi: una bambina bellissima, più cinese che indiana. Ora è una bellissima ragazza e la pensa esattamente come te, sull’adozione, sull’India e sul sentirsi italiana. Le farò leggere il tuo post!

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  12. Moon That Never Sets ha detto:

    Mi vien da dire solo una cosa: le persone sono davveeeero stupide a volte…
    Ho avuto, fino a poco tempo fa, un’amica che era figlia adottiva di italiani (lei, veramente, non si è mai saputo bene di che etnia fosse… veniva dalla Romania, però non sembrava rumena) ed era più italiana di tanti altri che ho conosciuto.
    Infischiatene di quello che dicono e/o pensano gli altri, non vale la pena di farsi problemi.
    Io penso, ed ho sempre pensato, che il sangue non conti niente e che la famiglia si scelga, sulla base di chi amiamo e di chi ci ama.
    I tuoi genitori sono quelli che ti vogliono bene e che ti hanno cresciuta, e se tu ti senti italiana tale sei 🙂 Poi c’è chi vuole “ritrovare le sue radici”, come fanno vedere nei programmi tipo su Real Time… probabilmente è per questo che le persone spesso ti fanno domande così.
    Comunque… eri davvero un amore da piccola -^^-

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    • Cose da V ha detto:

      Sai che diverse persone mi hanno citato il programma di Real Time? Sono andata a cercare qualche puntata per curiosità, diciamo che la tv ci sa fare, fa sembrare tutto semplice ed emozionante ecc… Comunque concordo con te, la gente è idiota, ma in generale. Le osservazioni stupide le riceve chiunque, ovviamente io ho portato il mio esempio ma sono certa che chiunque nella sua vita sia bombardato da idiozia. Grazie per il tuo commento!! : )

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  13. chiara.vacchieri ha detto:

    Sono mamma adottiva da poco più di un anno di una bellissima bambina di 29 mesi di origine cinese. Ho apprezzato molto il tuo punto di vista perché mi ha fatta riflettere … la tua testimonianza a sfavore del viaggio alla ricerca delle proprie origini, è tra le prime che sento. Figurati che mi sto già preparando psicologicamente a quando mia figlia mi chiederà di tornare in Cina (non so perché ma do x scontato che me lo chiederà)… Avrei un sacco di domande da farti … ma non voglio essere tra quelle che vanno a prolungare il tuo supplizio con il solito interrogatorio. Permettimi però di augurarti buona vita e di abbracciarti virtualmente con tutto il cuore.

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    • Cose da V ha detto:

      Sai, quando ero più piccola avevo il pallino di tornare e facevo un sacco di domande. Ero curiosa e volevo ascoltare i racconti sull’India. Poi crescendo quella smania mi è passata… Sicuramente è molto soggettiva.Puoi chiedermi quello che ti pare, dubito che una madre adottiva che vive sulla sua pelle quanto ho descritto possa risultare inopportuna : ) ricambio l’abbraccio e grazie per il tuo commento!!

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