Vi racconto la mia esperienza formativa

C’è chi si fa l’anno all’Estero, chi va in Erasmus, chi in miniera, chi fa il servizio militare, chi si prende l’anno sabbatico, chi non riesce manco a prendersi un minuto, sabbatico… (Ma il cielo è seeeempre più bluuu)…

Insomma, le esperienze – per così dire – formative sono molte.

Io invece ho portato l’apparecchio.

Solitamente l’apparecchio lo si porta in quegli anni in cui si è già abbondantemente brutti, tipo intorno ai 12 – 13 anni e quindi i genitori guardano i propri figli con aria compassionevole e pensano “tanto, più brutti di così”… Insomma, peggio con peggio.

I miei devono invece aver pensato di non voler ulteriormente aggravare la disastrosa situazione della me dodicenne – tredicenne, dato che già a quell’epoca ero in piena crisi esistenziale.

Così ho potuto vivere la mia pubertà e adolescenza con spensieratezza, nonostante il dentone arrogante facesse capolino in tutte le foto, nonostante fossi orrida, nonostante il mio “migliore” amico dell’epoca (le medie) per cui io provavo un sincero sentimento se la “facesse” con la mia migliore amica, e poi pure con quell’altra… Dicendomi, vedrai, a 20 anni sarai una bella ragazza ma per ora preferisco le tue amiche. MUORI MALE.

Insomma, dicevo, con spensieratezza…

Comunque, all’età di 21 anni decisi che era giunta l’ora di sistemare quel dente bastardo.

Sa signorina, dovrà portare l’apparecchio fisso per almeno due anni perché in età adulta è tutto molto più complesso eccetera eccetera…

Scusi, ha detto adulta?

Sì, lei essendo adulta…

A 21 anni si è adolescenti, lo sanno tutti.

Ma si sa, i dentisti meglio non contraddirli…

Così accettai, tuttavia non si trattava di mettere solo un apparecchio, bensì 2… Perché two is meglio che uan.

Uno nell’arcata inferiore e uno in quella superiore, tanto per non fare discriminazioni.

Così dai 21 anni ai 23 circa ho sfoggiato ben due apparecchi e non di quelli fighetti in ceramica, no no, quelli classici, vistosi, imbarazzanti.

Quelli tipo questo.

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Già.

Ora. Immaginate di essere in quelli che dovrebbero essere il fior fior degli anni. Quelli in cui siete finalmente sbocciate. Tranne le tette, quelle no, quelle si sono nascoste chissà dove… Ma! Avete finalmente un aspetto gradevole, anni a piangere per la vostra bruttezza esteriore… Ora potrete finalmente piangere solo per quella interiore. Insomma, non siete più dei mostri, non in apparenza perlomeno…

E poi arriva l’apparecchio a rovinarvi la festa.

Così indossate un abito un po’ succinto, andate alla serata piuttosto convinte, sorseggiate il vostro cocktail con aria sensuale e navigata, un tizio carino si avvicina… Voi sorridet…

Oh, merda.

Il tizio abbagliato dal riflesso dell’apparecchio si ferma un attimo.

“Scusa ma porti l’apparecchio?”

“Ehm, sì.”

“Ma sopra e sotto?”

Sopra, sotto? Cosa? Non stiamo parlando di quello che penso io, no?

“Sì, sopra e sotto.”

“Caspita.”

“Eh, già.”

Complimenti.”

No aspetta, complimenti per cosa?

Ora.

Non lo so se fosse un aspirante dentista o un normalissimo feticista di apparecchi…

Tuttavia scelse di flirtare proprio con me e non mi disse manco che a “20” anni sarei diventata una bella donna ma che per il momento preferiva le mie amiche.

Anche se ora che ci penso… Le mie amiche quella sera erano tutte accompagnate dal fidanzato.

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Nella corsia dei bravissimi

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Come ripeto spesso non sono portata per lo sport.

A scuola in realtà è capitato (inspiegabilmente) di finire nelle squadre di udite – udite: Palla Tamburello.

Mai sentito parlare di questo sport?

Si tratta un non – sport che scimmiotta il tennis con dei tamburelli al posto delle racchette e delle palline da tennis più leggere.

Uno sport di squadra, così non si doveva manco correre per recuperare la pallina perché tanto il campo era occupato dai giocatori, ecco spiegato perché ero nella squadra.

A scuola giocavo anche a pallavolo (nelle ore di educazione fisica), questo perché la maggior parte faceva ginnastica artistica o danza o altre attività del demonio simili, di conseguenza io che avevo praticato (male) la pallavolo rimanevo l’ultima spiaggia per completare la squadra… Ah, che bei ricordi.

Pensate che una volta mi è perfino venuta voglia di andare a correre… Ero al secondo anno della triennale, a Trieste.

Mi ero lasciata trascinare da questa moda della corsa, a Trieste sono un po’ feticisti della corsa, organizzano pure la corsa colorata, dove corri e ti spruzzano addosso colori e tu per questo motivo dovresti sentirti felice e piena di vita o assurdità del genere…

A ogni modo ero proprio presa bene, volevo assolutamente andare a correre… Mi vestii come una che deve andare a correre, presi giustamente l’autobus, perché voglio dire… Già avrei dovuto correre, un minimo di riposo seduta comoda per raggiungere il posto (Barcola) me lo meritavo.

Arrivai a destinazione già stanca e provai a correre…

Oh, sembra scontato, sembra una cosa come quella di andare in bicicletta… Una volta che impari poi ci riesci sempre o com’era il detto. Beh, non era certo la prima volta che correvo in vita mia… Da bambina correvo con gli altri bambini, no?

Dopo due minuti di corsetta iniziai a non sentirmi più le gambe, tant’è che un signore di mezza età mi superò correndo… Smisi di correre e proseguii camminando, vergognandomi come una ladra.

Fu l’ultima volta che provai a correre.

Detto ciò, come ben sapete sto andando a nuoto da qualche settimana, ormai.

Oggi ho trovato una corsia tutta per me, le altre erano occupate da maschi che, detto fra noi, stavano lì a cazzeggiare e basta…

Io nuotavo tranquilla e rilassata, deridendoli tra me e me, visto che erano dei mollaccioni… Mi sentivo una diva, cazzo.

Una diva piena di energie e forza d’animo, l’unica che nuotava senza fermarsi dieci minuti dopo ogni vasca (come me il primo giorno, ehm ehm).

A una certa ecco che arriva un tizio tutto preso bene, con non so che robe per nuotare, che si mette a fare stretching a bordo vasca. Il Filippo Magnini de noantri.

Stava lì e non entrava in acqua, continuava coi suoi esercizietti da fighetto, beh da agonista sarebbe più corretto dire ma tanto chi lo conosce…

Pff, ho pensato, tutta scena la sua.

Oh, non ho fatto in tempo a maledirlo che questo si è tuffato e mi avrà superata tipo quattrocento volte…

Intanto io proseguivo le mie vasche con aria concentratissima e indifferente, mentre in realtà facevo una bracciata e pensavo… Domani carbonara. Un’altra bracciata e… Sarà avanzato qualche Lindt a casa?

Mentre io terminavo la mia vasca questo ne aveva già fatte altre due.

Oh, non si fermava manco mezzo minuto, virata, taaac, due bracciate, virata e così via…

Dopo un po’ ne arriva un altro, questo meno gasato, ma comunque super veloce…

In pratica non hanno fatto altro che superarmi e a na certa ho pensato… Fanculo, per la prima volta sono nella corsia dei bravissimi!

Chissenefrega se non sono una di loro per davvero, l’importante è apparire.

Tuttavia, la ciliegina sulla torta è stata che, finite le mie vasche, faccio per andarmene orgogliosa e soddisfatta della mia nuotata e mi accorgo che Tizio Magnini esce dalla vasca per raggiungere il gruppetto di agonisti pronti per la loro lezione…

In pratica per lui si è trattato di una sgambata e via.

Mentre per me è l’allenamento di una settimana intera, avoja a rassodare…

Pronta per San Valentino!

Ebbene amici, sono pronta e carichissima per questa festa pazzesca e tanto chiacchierata… La festa dell’ammmore!

Ho preparato un dolce al cioccolato, che si è crepato tutto durante la cottura, sembrava un vulcano in eruzione… Ma, sorpresona, è venuto buonissimo!

Ormai sono una cuoca provetta e poi le quintalate di zucchero a velo sulle crepe hanno dato quel tocco di classe che un dolce per San Valentino deve assolutamente avere!

Ho comprato i cioccolatini dall’irresistibile scioglievolezza e pure i Baci Perugina, ma non quelli con le frasi della Pausina, perché ho già abbondante sfiga di mio…

Mi sono depilata quasi perfettamente!

Infatti dovete sapere che uno dei benefici del nuoto è proprio quello di avere sempre le gambe lisce, così da essere pronte per ogni evenienza… Tipo se incontrate l’uomo della vostra vita… O per una visita al Pronto Soccorso, nel caso.

Io sono più fiduciosa per la seconda opzione, ma passiamo oltre…

Ho acceso una candela Ikea alla mela verde, dopo tutto la mela è il frutto proibito, quindi…

E ora, calata in quest’atmosfera romantica, con la fiammella della candela, il suo gradevole aroma e la stufetta accesa… Il dolce, i cioccolatini…

Mi guardo Attrazione Fatale in televisione e vado in overdose da cioccolata.

 

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Foto da qui

Sono una torta non sono una santa

Comunque io la torta Mars alla fine l’ho fatta.

È la torta ideale se siete giù di morale. O di glicemia.

Se il vostro fidanzato vi ha lasciato.

Se il tizio (testa di cazzo) che vi piace non vi scrive più.

O se non sa manco che esistiate.

Se, in compenso, quello che non vi piace vi tormenta.

Se la gente vi chiama signora.

Se non siete fotogeniche.

Se siete state friendzonate.

Se vi si è spezzata un’unghia.

Se sperate che vi crescano ancora le tette: sappiate che si cresce fino ai 25 anni, quindi magari per qualcuna di voi c’è ancora speranza.

Se ci provano sempre i peggio tizi.

Se solitamente bruciate le torte o i biscotti. Si tratta infatti di una “torta” senza cottura.

Se siete studentesse in crisi… Di astinenza.

Se la vostra vita fa schifo.

Insomma, è una torta per tutti i giorni.

Vi serviranno pochi ingredienti, ma belli potenti: i famosissimi Mars, del burro (perché il Mars da solo non è sufficiente!), del riso soffiato (bianco o al cioccolato: fate vobis), meglio se “scrocchia”.

E, se vi sembra di non aver fatto abbastanza schifo: del cioccolato al latte/fondente (quel che vi pare) per decorare la vostra torta biologica.

(E dell’insulina, come digestivo).

Questa è una torta dalla difficoltà estrema.

Ci vuole una certa dedizione e molto sentimento per realizzarla.

In molti iniziano a farla per poi arrendersi al primo step.

Tuttavia se seguirete attentamente quell’unico passaggio (e mezzo) della ricetta, forse… E dico forse, riuscirete a prepararla (senza versare troppe lacrime).

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Et voilà!

Ecco qui la terrificante torta Mars di non molto magra consolazion!

Non fatevi ingannare dall’aspetto: è molto peggio di così!

Qui trovate la ricetta.

2 gocce di olio di palma N°5

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Foto da qui

Cosa indossa per andare a letto? Un pigiama? La parte sotto del pigiama? Una camicia da notte?

Due gocce di olio di palma N°5.

Sono una persona che va in fissa.

Non ho proprio una via di mezzo e francamente ho poco autocontrollo.

Ho quindi dei periodi in cui entro in fissa per certe cose.

Me le sogno pure di notte.

Il periodo “Harry Potter”, ad esempio. Se non ricordo male intorno ai 12/13 anni. Ho passato un’estate a leggere di continuo i libri di Harry Potter, in modo ossessivo proprio.

Ammetto che ogni anno rileggo la saga intera, perché ne sento proprio la necessità. E poi io sono una di quelle che rilegge i libri fino allo sfinimento. Anche se in realtà non mi stufano mai. C’è gente che viene a dirmi che rileggere i libri è stupido. O inutile.

Quella gente è ovviamente imbavagliata nel mio sgabuzzino.

Comunque. Ora sono in una fase che mai avrei immaginato di vivere, ma mai proprio. Tutto questo perché (io che mi vanto di essere una persona dotata di raziocinio e soprattutto che non si fa influenzare dalle mode) ho visto un video su YouTube dove una tizia parlava di prodotti bio.

E per bio intendo quei prodotti (di cui non faccio nomi, perché col cazzo che faccio pubblicità aggratis) senza siliconi e menate varie. Ma pure di robe da mangiare “sane”.

Inoltre a Natale mia zia (che pensavo conducesse un’esistenza tutto sommato normale) mi ha regalato un piccolo set di prodotti da bagno “eco – bio” e così ho cominciato a leggere gli ingredienti di ogni fottuta cosa, facendo pure un po’ la saputella.

Ma lo sai che la crema che ti metti sulle mani contiene @!lsjkfh485794**???

“Ma vaff@k!°#<+”.

Ok.

Detto ciò, come utilizzo questi pazzeschi prodotti bio?

Mi lavo con quelli.

E poi mi rilavo con il bagnoschiuma di sempre, primo perché profuma, secondo perché ho la sensazione che quei prodotti non lavino una cippa.

Sono una persona davvero coerente, ci tengo a confessarvelo.

Ovviamente queste fasi arrivano impetuose e travolgenti per poi passare, perché io sono una persona che si stufa quasi subito delle cose e soprattutto sono pigra.

Mia madre ha commentato questa mia nuova mania con tono sommesso “e pensare che una volta (l’altro ieri) ti basavi solo sul profumo di un bagnoschiuma per sceglierlo”.

Ma mamma, sono cresciuta!

Comunque.

Oggi ho ficcato nel carrello qualche prodotto “bio” (che costava meno o uguale ai prodotti normali)… Solo che poi mi è venuta voglia di fare la torta Mars, dato che l’altra sera ho visto un video in cui la realizzavano.

A ogni modo, proprio perché sono una persona coerente e facilmente influenzabile, ho comprato due confezioni di Mars e il riso soffiato (ecco, prendete quello che mettete di solito nel latte, non quello schifoso che si sgonfia e diventa pappetta), quello “croccante” e cioccolatoso, per intenderci.

Ho dunque fissato il carrello con espressione soddisfatta e diabolica: la fiera dell’incoerenza.

Ci stavano le robe bio (che indossavano una camicia nera) che bacchettavano l’olio di palma mentre quello canticchiava spensierato “fischia il vento e infuria la bufeeera”…