Femminismi di oggi: “Limbo – L’industria del salvataggio”

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Di recente ho letto Limbo – L’industria del salvataggio , romanzo scritto dall’autrice del blog Abbatto i muri (Eretica Withebread).

È la storia di Erèsia – una donna arrestata durante una manifestazione – e stuprata durante la perquisizione da tre agenti della polizia.

Per la rabbia la protagonista registra un video – messaggio in cui rivela la violenza subita, convinta di suscitare indignazione e di creare uno scandalo, volto a smascherare i tre agenti.

Tuttavia tre soldatesse della cosiddetta “industria del salvataggio”, chiamata “Save the Women” che si occupa della violenza sulle donne interrogano Erèsia sull’accaduto.

Save the Women invita la protagonista a denunciare la violenza nella loro sede e lei accetta, convinta che troverà comprensione e giustizia.

Da quel momento per la protagonista inizierà l’incubo, una sorta di  processo “kafkiano”, dove la legge non è dalla parte del cittadino e dove nessuno può difendersi e far valere le proprie ragioni e i propri diritti.

Erèsia si ritrova prigioniera senza aver commesso alcun crimine e scoprirà di non essere l’unica. Che fine fanno i prigionieri? In cosa consiste la loro condanna? Ma soprattutto perché sono stati condannati? Di chi può fidarsi la protagonista? Riuscirà ad evadere dal “carcere”?

Il libro sottolinea tutta l’ipocrisia di un certo tipo di femminismo in chiave romanzata (consiglio di leggere anche la prefazione al libro): il fatto che una donna sia realizzata solo quando è madre, la presunta superiorità della donna, la condanna della prostituzione e dell’industria del porno, il divieto di cambiare sesso e di portare il velo poiché ritenuto denigratorio e lesivo della libertà della donna e così via.

Le donne non devono “vendere” il proprio corpo, non sono pertanto libere di disporne come meglio credono. E questo lo stabiliscono altre donne. E gli uomini?

Gli uomini sembrano colpevoli a prescindere. Colpevoli se pagano una prostituta in cambio di una prestazione sessuale. Colpevoli anche senza prove. A meno che non si tratti di agenti pagati profumatamente, ovvio.

Save the Women parla esclusivamente di femminicidi ad opera di uomini. Non menziona mai casi di violenza commessi da altre donne. Tuttavia gli uomini carcerati non subiscono alcuna rieducazione.

Erèsia è una donna che sostiene la parità dei sessi e non la prevaricazione. Lotta affinché donne e uomini possano esprimere liberamente la propria sessualità e rimane incredula di fronte a ogni tipo di discriminazione: sessuale e razziale che sia.

Il romanzo è decisamente scorrevole, mi è piaciuto il modo in cui l’autrice smaschera le assurdità di alcuni tipi di femminismo (oggi molto in voga) sostenendo quella che dovrebbe essere l’uguaglianza (ossia avere pari diritti) tra i sessi e il diritto di servirsi del proprio corpo come meglio crediamo.

Io penso che molte donne non abbiano ben chiara questa uguaglianza e questa libertà, perciò quando mi imbatto in persone che ragionano in modo normale e non in termini medioevali provo sempre gratitudine e un certo sollievo.

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29 pensieri su “Femminismi di oggi: “Limbo – L’industria del salvataggio”

  1. Zeus ha detto:

    Bella recensione.
    Sì, c’è tanta, troppa, confusione sul tema. Uguaglianza, libertà, pari opportunità, stipendi, femminismo… tutto molto confuso e strattonato dalla maglia da chi ha interesse che un “modo di vedere” prevarichi l’altro.
    Il termine uguaglianza è forse quello più difficile da gestire: trattare due persone diverse in maniera uguale non è uguaglianza. Trattare due persone uguali in maniera diversa? Idem. A meno che il trattamento diverso non porti alla parificazione delle due condizioni.
    Ma non è più trattamento uguale, c’è sempre un vantaggio di qualche tipo… etc etc etc

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    • Cose da V ha detto:

      Io per uguaglianza intendo che tutti debbano avere pari diritti che era ciò a cui il femminismo sano ambiva. è proprio vero, c’è una gran confusione… Ma c’è anche tanta assurdità e ipocrisia, soprattutto tra donne… Si fa presto a dire femminismo per ogni stronzata, svilendo quello che era il vero e nobile intento del movimento…Un esempio molto banale che ho condiviso su fb qualche tempo fa… L’attrice Emma Watson criticata perché aveva posato mezza nuda (almeno così pare) e poi aveva parlato di femminismo (inteso come parità). Oppure appunto, una musulmana che viene criticata per il velo esibito nella nostra società, nonostante nessuno la obblighi. Va beh, sono esempi banali ed estremi, ma secondo me c’è un’idiozia di fondo…

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      • Zeus ha detto:

        Uguaglianza è un termine difficile: giusto dire “pari diritti”. Meno giusto quando chi parte è svantaggiato. Avere pari diritti e pari doveri e, soprattutto, una posizione di partenza che sia pari.
        Ho letto le critiche a Emma Watson e le ho trovate abbastanza insulse. Ma cosa vuoi farci? Ormai è di moda parlare a vanvera giusto per tirar fuori termini “forti” e usarli quando meno servono.
        C’è troppa confusione. E questa confusione devo anche giustificarle, mio malgrado, perché chi dovrebbe fare chiarezza alle nuove generazioni… beh, non la fa. Ci gioca sulla confusione, sul “grigio”, e continua a marciare in questa nebbia.

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  2. RossaSciamana ha detto:

    Il termine femminismo è stato spesso confuso proprio con la parola prevaricazione. Molti uomini nel corso del tempo hanno detto che essere femministe significava voler comandare, ma il comandare esiste solo nelle società patriarcali, nelle società matri focali c’è condivisione di compiti e non esistono concetti come quello di prevaricazione ne esiste la prostituzione perché il corpo non è una merce di scambio, lo diventa nelle società dove tutto ha un prezzo e dove sussiste stratificazione sociale, e sebbene possa apparire una libera scelta delle donne se esistesse una vera parità una donna venderebbe il suo corpo? sono una femminista di ieri se chiedo questo? o forse inserisco il concetto all’interno di una società suddivisa in classi e che necessita di svilire e di comandare per affermarsi, nonché di controllare per regolamentare e gestire, e con il termine gestire sono stata carina… poi ok se lo sono mi fa piacere perché conosco donne che ogni volta che si facevano pagare per andare a letto con qualcuno si sentivano sporche ma affermavano che era una loro libera scelta. Anche sul porno penso che sia un qualcosa di estremamente patriarcale, la sessualità libera da canoni, comportamenti errati e finalizzata ad un guadagno rientra nella vendita di un qualcosa, del corpo nello specifico, e se si studiano le società matriarcali si capisce al volo la differenza tra patriarcato e matri linearismo, inoltre questioni come la violenza che parte da una donna verso un altra donna o verso un uomo è anch’esso un tema che se si esclude di vivere in una società patriarcale non si può analizzare per bene, quella violenza che non è una forma di difesa sacrosanta che dovrebbero adottare tutte le donne quando subiscono violenza, ha connotazioni legate a concetti di sottomissione, dominio etc… e questi sono concetti patriarcali e capitalistici. Eh si sono un oltranzista, anche accusare una donna di esserlo è patriarcale volevo dirlo. Buon proseguimento.

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    • Cose da V ha detto:

      E perché il corpo non dovrebbe essere una merce di scambio, scusa? Nel momento in cui io mi ritengo bella (esempio banale) e decido di sfruttare la mia bellezza per guadagnare soldi, faccio qualcosa di male? Se voglio piacere a un uomo, faccio qualcosa di male? Se voglio fare l’attrice porno e guadagnare trilioni è un mio diritto. Guarda che qui non si sta parlando della prostituta sfruttata, buttata per strada. Non ci vedo seriamente nulla di male. Anzi. hanno tutta la mia stima. Fossi meno pudica, farei senz’altro l’attrice porno. Sul fatto della violenza, non ci ho capito nulla…Ah poi non so che uomini tu sia solita frequentare, io scelgo persone al mio pari, dove si condivide e non c’è proprio il bisogno di stabilire delle regole. Chi scelgo sa che c’è condivisione, non potrebbe essere altrimenti… dal tuo commento traspare che la donna sia un essere puro e candido… Ma lo sai quante donne sono sessiste? Verso altre donne e verso i maschi? Scusa, ma non condivido ciò che dici. Un saluto.

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      • RossaSciamana ha detto:

        Le donne sessiste sono quelle che considerano il proprio corpo merce di scambio per me. Opinione personale che va rispettata come io rispetto la tua. Buona vita. PS: Mi hai attaccata mettendoti sulla difensiva e accusandomi sul vedere le donne caste e pure devi sapere che castità e purezza sono concetti patriarcali che sono lontani da me che penso alla donna come un essere connesso con la madre terra che per sua natura è selvaggia, però la dice lunga su chi sia davvero sessista qui.

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  3. RossaSciamana ha detto:

    Anche se dio per me non esiste e non lo metterei mai in maiuscolo. Ma appunto siccome stai ovaiando, non cazzarando perché sono una femminista oltranzista con l’ascia bipenne che stacca la testa a tutti gli uomini del modo… si fa per dire eh…. ci sta pure dio in mezzo. Ciao e buona domenica

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    • Cose da V ha detto:

      è un nome di fantasia, ma pur sempre un nome, di conseguenza l’ho messo in maiuscolo. Sto ovaiando? Interessante. Ti consiglio l’espressione ovaie in giostra, a me piace molto utilizzarla. A ogni modo, tu mi hai detto di rispettare la tua opinione, cosa che ho fatto, ho solo detto che non sono d’accordo. Poi mi hai dato della sessista e va bene. Semplicemente per me vendere il proprio corpo non è una cosa sbagliata, negativa o altro. Io non lo faccio, ma non ci vedo niente di male se altre donne (e uomini) lo fanno. Tutto qui… Inoltre non credo che una donna che vende il proprio corpo non ami se stessa, magari si ama più di chi fa di tutto per nasconderlo. Insomma, punti di vista.

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  4. RossaSciamana ha detto:

    Per me è scindere il corpo da: mente, sentimenti, pulsioni interiori e tanto altro e quindi significa renderlo merce, inoltre mi richiamo alle società Gilaniche perché vi era davvero un abisso con le società patriarcali, ma questo tema è stato sorvolato non so se lo hai sorvolato intenzionalmente o perché ti è sfuggito, poco importa, ti ho definito sessista perché non la considero un offesa ma solo un dato di fatto ma se ti ha colpito significa che non hai considerato delle cose tue da analizzare, infatti la percezione delle cose è un argomento vasto e chi non si interroga e da per buona una versione perché c’è una giornalista accreditata criticata da moltissime femministe (anche molto giovani….. ma forse sono vecchie perché non la vedono come lei? può darsi mi sembra però che qui oltranzista non sia io… che propongo una versione) stia prendendo per buona una versione, una nella quale si ritrova ma che non considera altri aspetti quindi quella oltranzista non sono io infatti ho parlato di come si sentono le donne che vendono il proprio corpo, poi ve ne sono altre che si sentono pulite e sono talmente mascolinizzate (ovvero che hanno assunto il patriarcato come modello neutro) che vivono come normale il vendersi scindendo appunto il corpo (esterno) dai sentimenti, dalle pulsioni, dalle emozioni, dalla psiche (interno) e quindi frammentandosi etc…. perché vi è un filone di falso femminismo che considera appunto porno e prostituzione una cosa normale mentre sono incardinate in una società patriarcale. Comunque la donna può fare quello che vuole anche vendere il suo corpo, e qui dicevo che ti sei messa sulla difensiva, quando hai chiesto cosa ci sia di male, nulla auto mutilarsi è una scelta anche quella, e si si tratta di auto mutilare la parte interiore per commercializzarsi, ma ripeto, in una società davvero paritaria dove il denaro esisterebbe solo per vivere e non per essere accumulato e per rendere un soggetto potente, sarebbe sempre una libera scelta quella di prostituirsi e di fare quello che un uomo chiede senza essere libere di scegliere come comportarsi nell’atto sessuale? o replicando modelli e comportamenti (porno) perché attirano pubblico e quindi sono maggiore fonte di guadagno? io non credo.

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  5. RossaSciamana ha detto:

    Tempo fa scrissi che conoscere se stessi o se stesse significa tirare fuori quello che si ha dentro, il dentro nelle società patriarcali è scisso dall’esterno (corpo e anima, sentimenti, sensazioni, istinto etc) sono separati, una donna che scinde l’esterno dall’interno per me fa un errore, libera di farlo, ma se mi dici che chi lo fa si ama no non è così per me. Probabilmente si auto convince di amarsi ma se si ha la necessità di separare corpo e sentimenti si fa una cosa che viene analizzata da almeno 3000 anni, ovvero si settorializza e anche questa è una prassi patriarcale, quella di dividere le diverse sfere dell’esistente. Poi V ognun@ la vede e fa quello che vuole, se a te farebbe star bene farlo per essere ricca perché ritieni questo un valore fallo, se ti blocca perché sei pudica va bene lo stesso, se io penso quello che penso idem va bene lo stesso.

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  6. RossaSciamana ha detto:

    Aggiungo un ultima cosa. Alla base dello stupro di donne e bambini (inesistente nelle società matri lineari come era inesistente la pedofilia) c’è il considerare la donna e il bambino la bambina come un oggetto da possedere, e quindi vi è una spersonalizzazione questo tanto per dire sul tema del vendere il proprio corpo, perché va vista anche dall’altra parte la cosa, e va associata alla separazione che si fa tra corpo, sentimenti etc…., in sostanza un corpo privato di sentimenti, dove dall’altra parte (di chi compra o vende anche non sulla strada ma in luoghi chiusi e tutelati dalla legge patriarcale) non c’è empatia, non c’è bisogno di coinvolgimento, non c’è sentimento etc…. ma solo il voler sfogare una pulsione, su un oggetto appunto, l’oggetto del desiderio che si vuole possedere ma la spersonalizzazione vi è anche nella libera scelta di vendere il proprio corpo perché un corpo separato dal resto è solo un involucro vuoto e così diventa una merce. Personalmente mi dispiaccio per le donne e gli uomini che praticano la sessualità in questa maniera, mi spiace che si considerino parti separate di un tutto e non un tutto che è estremamente vasto e fatto di mille sfumature, non condanno però le donne che lo fanno, sono molto critica e avverso la società che lo consente questo si. Poi ribadisco se si pensa sia normale separare interiorità da esterno ok, magari ha ragione il patriarcato che ha istituito la prostituzione dove prima c’era la sessualità sacra e libera, ci tenevo comunque a dire la mia e ho concluso.

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  7. Paola ha detto:

    E’ femminismo questo: “Il libro sottolinea tutta l’ipocrisia di un certo tipo di femminismo in chiave romanzata (consiglio di leggere anche la prefazione al libro): il fatto che una donna sia realizzata solo quando è madre, la presunta superiorità della donna, la condanna della prostituzione e dell’industria del porno, il divieto di cambiare sesso e di portare il velo poiché ritenuto denigratorio e lesivo della libertà della donna e così via”. Non mi pare proprio. Il femminismo è ben altra cosa

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