blu distante

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Spiaggia, oggi. Con le scarpe poco prima del mare.

Camminiamo distanti: io e mio padre.

Siamo su questa spiaggia semi deserta, oggi: una giornata di aprile, ventosa. Un sole che non scalda molto.

Ma a me non interessa.

Non mi interessa che sia aprile. Che sia primavera. Che ci sarà l’estate. Non mi interessa sapere che oggi è una giornata a me dedicata, io sono un bambino.

Io e mio padre camminiamo sulla sabbia. Mi sono tolto le scarpe e le ho lasciate a terra. Mio padre le ha raccolte, le tiene in mano lui.

Lo guardo. Distante.

Camminiamo, distanti.

Non ci sfioriamo neppure, ma so che devo stare con lui, non posso allontanarmi troppo.

Sono un bambino.

Fisso il mare. Immenso. Non è calmo oggi, a causa del vento.

Le onde si infrangono senza dolcezza sugli scogli e fanno un rumore simile a un tuono.

Spezzano questo silenzio.

Non ho contatto fisico con mio padre.

Non ho bisogno che mi tenga la mano. So camminare. Sono un bambino.

Il contatto con la sabbia invece mi piace. Ho i piedi nudi.

Mi allontano un po’. Mio padre mi guarda e io continuo a camminare.

Qualcuno ha lasciato una bottiglia di vetro nel mezzo della spiaggia: intatta.

La raccolgo. Mio padre fa per dire qualcosa ma si zittisce subito.

Batto su quella bottiglia con la mano.

Qualche passante mi guarda incerto.

Batto più forte la mia mano su quella bottiglia. Poi la getto di nuovo a terra, dopotutto è lì che l’ho trovata.

Mi piace tanto il mare e mio padre mi ci porta spesso. Soprattutto quando è così pacifico e i turisti non l’hanno ancora preso d’assalto, perché fa ancora fresco, ma io sto a piedi nudi lo stesso.

Mi avvicino all’acqua, lascio che accarezzi i miei piedi: è gelata. Ma mi fa così bene.

È una sensazione bellissima.

Resto a fissare il mare, quella linea che sembra così lontana. Cosa c’è oltre quella linea?

Mi piacerebbe scoprirlo. Faccio un passo. L’acqua arriva alle caviglie, ma mio padre mi ha arrotolato i pantaloni fino al polpaccio, perciò non li bagno.

Non sono felice.

Io sono un bambino.

Eppure l’acqua tra le dita mi fa provare qualcosa. Qualcosa di piacevole.

Camminiamo io e mio padre, siamo distanti, ma lui non mi perde di vista.

Non mi interessano le altre persone. Non voglio abbracciare mio padre.

Ma questo mare. Questo mare è splendido.

L’aria, respiro l’aria, rimango in silenzio, io non parlo mai. Con gli altri non ci parlo.

Io non sfioro le persone. Ma loro mi sfiorano con lo sguardo.

Io ho dieci anni e non parlo.

Ma mio padre certe volte mi parla, parla con me, io non incrocio mai il suo sguardo, siamo distanti.

Camminiamo io e mio padre, non mi interessano le voci di chi mi sta intorno, forse mi fanno un po’ paura.

Io sono un bambino.

Dondolo il mio corpo mentre guardo il mare. Il mare è così bello, ma io non ho bisogno di dirlo a nessuno.

Mio padre mi guarda, guarda me che guardo il mare. Ma io vedo solo il mare, intorno a me non c’è altro.

La mia testa si riempie di quel mare.

Mio padre si avvicina appena, restando pur sempre: distante.

E anche lui, anche lui come me si mette a guardare il mare.

Hello darkness, my old friend
I’ve come to talk with you again
Because a vision softly creeping
Left its seeds while I was sleeping
And the vision that was planted in my brain
Still remains
Within the sound of silence

In restless dreams I walked alone
Narrow streets of cobblestone
‘Neath the halo of a street lamp
I turned my collar to the cold and damp
When my eyes were stabbed by the flash of a neon light
That split the night
And touched the sound of silence

And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more
People talking without speaking
People hearing without listening
People writing songs that voices never share
And no one dared
Disturb the sound of silence

(The Sound of Silence – Simon & Garfunkel)


Queste righe le ho vissute oggi, mentre camminavo in spiaggia con i cani.

C’era davvero questo padre con questo figlio: autistico.

Ha davvero raccolto la bottiglia, ha davvero guardato il mare, immerso i suoi piedi.

Non lo so cosa gli passasse per la testa, ma l’ho osservato mentre lui era intento ad osservare.

Pensavo agli articoli che ho letto oggi sull’autismo, dato che proprio oggi è la giornata dedicata a questo tema. Pensavo che avrei voluto scrivere di quel bambino e così l’ho fatto.

Gli articoli li trovate qui:

“Un’onda blu , se vi va” di Mile Sweet Diary  Lei porta la sua esperienza diretta e vi invito a leggere il suo articolo.

Cosa è l’autismo da una prospettiva autistica _ What IS Autism – From An Autistic’s Perspective di Volpinablu – Antonella

Ciambellone alla farina di riso, arancia e zenzero – Giornata mondiale dedicata all’autismo di Ricette da Coinquiline (che porta una ricetta ispirata alla giornata)

Risotto BLU ai mirtilli  di Paola del blog Primo non sprecare, anche lei porta una ricetta ispirata alla giornata.

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21 pensieri su “blu distante

  1. Stardust mamy ha detto:

    Prima ho pensato che non era il tuo solito racconto di una giornata in spiaggia con i cani ma non capivo, poi ho pensato ad una poesia, ma quando hai scritto che batteva sulla bottiglia è stato un lampo…. 😦 ❤ ho avuto in classe un ragazzo autistico, non mi scorderò mai di lui, era speciale, ci penso spesso, e ne parlo a mio figlio ogni volta che posso….grazie di averne scritto

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  2. Zeus ha detto:

    Ci stai prendendo la mano V. Brava, veramente.
    Mi piace che hai preso qualcosa di vero, l’hai rielaborato e reso personale. Tuo. Anche se è suo e non lo conosci (e non lo potrai conoscere).
    Hai fatto onore a questa storia.
    Brava V.

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    • Cose da V ha detto:

      Più che altro mentre mi trovavo in spiaggia e camminavo un po’ di passi indietro a quel bambino non vedevo l’ora di tornare a casa e di scrivere di lui. anche se non pensavo di farlo tramite un “racconto”. Grazie infinite per aver apprezzato! Grazie, grazie!

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      • Zeus ha detto:

        Sai che è questo lo spirito del racconto? Vedere qualcosa nella realtà, avere l’urgenza di scrivere e poi modellarlo in base ad alcune cose reali e altre fittizie (Agatha Christie faceva così con i suoi personaggi… erano persone che vedeva in giro per la città… eheh).

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  3. massimolegnani ha detto:

    bè, molto prima di leggere le note finali, diciamo a metà brano, non avevo più dubbi sull’autismo del bambino e ancora meno sulla tua bravura a immedesimarti in una condizione così particolare e tradurla in parole che colgono l’essenza della malattia (i gesti reiterati, la distanza da tutti ma non da tutto, il mondo e il modo a parte di questi bambini). E quello che mi sbalordisce è come tu sia riuscita contemporaneamente a calarti nella estraneazione di questo bambino e a trasmettere l’empatia con cui lo osservavi.
    ml
    (brava)

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    • Cose da V ha detto:

      ho evitato di introdurre il brano, ho lasciato che quel bambino si descrivesse da sé. L’ho descritto a modo mio, aiutata ovviamente dal fatto che fosse una situazione reale… Ti ringrazio molto per il tuo commento.

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