ballo

Sminuzzo la carne con le mani: voglio ridurla in piccoli pezzetti.

È solo un petto di pollo ai ferri, ci ho messo sopra un filo d’olio per renderlo più appetibile al palato. Bevo l’acqua a grandi sorsate, quel bolo di pollo e saliva scivola giù, lungo la gola, una disgustosa poltiglia che mi sforzo di trovare gradevole, ma mi sfugge un conato.

Non sa di niente. Un po’ come la mia vita: insapore.

Fisso il piatto che sembra così abbondante. Trovo difficile mandare giù quel cibo. Vorrei gettare tutto nella spazzatura, ma mi sforzo. Io mi sforzo di mangiare. Lo faccio solo per me e credo basti. Lo faccio per restare in piedi.

Termino finalmente il mio pasto e guardo l’ora: le undici di sera.

Ho appuntamento con una specie di amica che frequento da poco. Lavoriamo entrambe in un bar, mi ha trovata da subito simpatica e usciamo spesso assieme. In realtà io seguo lei, mi unisco alla sua compagnia di amici. Mi sento quasi una parassita.

La mia amica è così sensuale.

Può indossare anche una semplice felpa, sformata e sbiadita. Ma non perde neppure un po’ di fascino.

Io in confronto non sono nessuno, potrei passare quasi inosservata. Ma stasera no. Stasera io voglio brillare.

Provo qualche vestito per la serata che ci aspetta. Alla fine ripiego su un abito piuttosto corto a righe blu e bianche. Dicono che le righe ingrassano e fissando le ossa che sporgono ne sono felice.

Le cosce sono la parte più soda e in carne che ho e mi va di mostrarle.

Non sono alta, ma non mi va di infilarmi i tacchi, ne possiedo solo un paio e non si abbinano all’abito che ho scelto. E poi non ci so camminare bene, figuriamoci se ci riesco a ballare.

Entro in bagno, i capelli non sono pulitissimi e proprio per questo stanno fermi, al loro posto. Potrei raccoglierli, ma preferisco lasciarli sciolti.

Trucco solo gli occhi e appesantisco le palpebre con dell’ombretto blu, richiamando le righe dell’abito.

Uno spesso strato di matita nera, che mi incupisce il volto.

Sono pronta, credo. Mi guardo allo specchio e ho voglia che anche gli altri mi guardino.

La mia amica passa a prendermi assieme ad altri amici e così raggiungiamo il locale.

Non appena ci metto piede mi pento dell’abito che ho scelto. Già comincio a tirarlo giù, per coprire quella poca carne che mi ritrovo: ho bisogno di bere.

L’amica è già in pista con i suoi amici io invece raggiungo il barman: un Gin Tonic, per favore.

Sono praticamente a stomaco vuoto, spero che questo mi aiuti a sciogliermi fin da subito.

Ho detto che voglio brillare, perché ho una paura fottuta?

Tracanno quasi metà del mio cocktail prima di tornare dalla mia amica.

La testa già mi gira un po’. La guardo e non so che sensazione provare. Invidia?

Guardo come si muove, come incanta chi le sta intorno. Guardo quelle forme così proporzionate. Lei è a suo agio nel suo vestito che delinea le sue curve mentre balla senza esitare mai.

Io mi sento goffa in confronto. Un tizio mi guarda. Termino di bere il mio cocktail senza separarmi dal bicchiere vuoto. Mi ci aggrappo.

Fai un altro giro? Mi chiede.

Annuisco e non mi preoccupo neppure di aggiustarmi l’abito. Dopotutto sono qui per essere guardata.

Il secondo cocktail quasi mi scioglie del tutto. Non reggo granché l’alcol, sono quasi pelle e ossa.

Non so cosa voglio dimostrare, voglio solo togliermi di dosso l’espressione smarrita dal mio volto. Cancellarmi, almeno per una sera: annientarmi.

Ballo anche io, ballo e bevo.

Se mi chiede di ballare io ci ballo.

Ma non servono parole in queste circostanze. Ballo e bevo: al quarto cocktail non so neppure più cosa.

Lascio che lui mi tocchi. Che mi faccia brillare, almeno per una sera.

Non provo nulla mentre quelle mani estranee mi frugano dentro. Non provo nulla mentre fingo di lasciarmi andare.

Eppure sono lì.

Mi stringe a sé e sentire la sua erezione che preme non mi scompone.

La musica e l’alcol offuscano la mente. In mezzo alla gente so solo che sto brillando.

Di questo ho voglia.

Lascio che mi conduca dove vuole lui, sceglie l’angolo più buio e appartato del locale.

Lascio che si prenda ciò che desidera. Lascio che. Lascio che mi faccia brillare.

Non vengo neppure mentre mi ansima sul collo. So solo che sto sudando per lo sforzo e per il caldo che c’è dentro al locale.

Resto aggrappata alle sue spalle mentre lui mi scopa così: appoggiati contro una lurida parete di un locale.

Eppure sto brillando.

Non ho nessuna voglia di parlarci finito tutto, lo lascio lì, col suo cazzo di nuovo moscio ed insignificante.

Ritorno dalla mia amica e balliamo ancora un po’.

Poi finalmente torniamo a casa.

Entro in bagno, guardo la mia faccia sfatta.

Tutti quei cocktail mi tornano su per la gola.

Vomito tutto, anche la mia misera cena.

In compenso stasera, stasera io ho brillato.

Trattasi di un nuovo esperimento su “carta”. Tuttavia ogni riferimento a fatti e persone che trovate in questo blog, per quanto io mi sforzi non sarà mai puramente casuale.

Ascoltando “Bevo” dei Ministri.

“Gli altri dicon bevi è la tua serata e poi
Fai guidar qualcun altro.

Bevo bevo bevo
Per il prodotto interno
Bevo bevo bevo
Per scoparti in bagno
Quando mi diverto
Bevo bevo bevo
Quando non mi diverto
Bevo bevo bevo

Per dimenticare
Bevo bevo bevo
Per ballare meglio

Per conoscer gente
Bevo bevo bevo

Per farmi coraggio
Bevo bevo bevo

Sarebbe bello un giorno uscire per vederti e scoprire che
Che si può far qualcos’altro.”

Annunci

30 pensieri su “ballo

  1. ivano f ha detto:

    Avvilente, deprimente. Mi dà pure una sensazione di disperazione, come se qualcosa dicesse “andrà sempre così, sempre” – ma questo forse è un’aggiunta mia. Insomma molto bene, mi piacciono questi esperimenti – nuntefermà 🙂
    Ogni bene

    Mi piace

  2. Zeus ha detto:

    Esperimento interessante, con una giusta dose di decadenza. La parte molto positiva è proprio la disperazione che nasce nel leggere le parole della ragazza, quella puzza di “disperazione” che la impregna per raggiungere il suo scopo di “brillare”.
    Forse un po’ troppo spezzettato (se posso dire una “minicritica”) in qualche parte del testo, ha un ritmo che funziona, ma forse qualche momento più “liscio” avrebbe fatto sentire gli altri molto più “veloci/sincopati”.
    Parere mio, ovvio.
    E complimenti per il nuovo esperimento 🙂

    Mi piace

    • Cose da V ha detto:

      Grazie Zeus, soprattutto per la “minicritica” con cui mi trovo d’accordo. Rileggendomi me ne sono accorta, anche se a dire il vero mi sembra che questo difetto sia presente anche nei brani passati. Comunque grazie, mi fa piacere aver reso la disperazione della ragazza e che tu ti senta libero di criticare non solo positivamente ; )

      Mi piace

      • Zeus ha detto:

        Come abbiamo detto da me (sui miei racconti): una critica ci sta se motivata. Io dico il mio punto di vista e la mia “sensibilità” nella lettura. Vedo la disperazione, vedo lo scopo che vuoi raggiungere… sento il ritmo sincopato ma, a volte, è troppo scollato. Tutto qui.

        Ps: giusto per tirare in cazzara tutto… sono arrossito davanti a tutti questi termini secsy che hai messo. Oibò 😀

        Mi piace

      • Cose da V ha detto:

        Oh! Ho fatto arrossire un Dio… Queste sì che sono soddisfazioni!! : D Comunque ripeto, sono d’accordo con la tua osservazione. Non è da tutti poi “criticare”, c’è sempre il timore di offendere o di far rimanere male (va beh, non è questo il caso dato che non hai demolito il brano) però ci vuol fegato pure a muovere una critica (negativa).

        Mi piace

      • Zeus ha detto:

        Ahahahaha… certi termini, certe cose… oibò! oibò! Che sconcezza 😀 😛 😀

        Ma sì, infatti, bisogna saper criticare in maniera costruttiva e non distruttiva.

        Comunque sia, continua a fare questi esperimenti 🙂

        Mi piace

  3. Francesca ha detto:

    Un esperimento ben riuscito direi, non ti è difficile trasmettere sensazioni ed emozioni anche diversissime tra loro con le parole, penso valga assolutamente la pena continuare a deliziarci 😉
    (perchè si, alla fine ci piacciono anche le sensazioni negative, ste principesse sfigate che sbattono per sbaglio addosso a soldi, fama, marito e lusso hanno veramente rotto le palle)

    Liked by 1 persona

    • Cose da V ha detto:

      Infatti, concordo con te. Io ti dirò che prediligo i personaggi un po’ tormentati, forse non così drastici, ma comunque con una buona dose di paturnie. Si empatizza di più e le principessine sono mortalmente noiose!!! Grazie mille cara!!!

      Mi piace

  4. massimolegnani ha detto:

    sì, credo che l’essenza in parte ti appartenga, quel desiderio allo stesso tempo di brillare e di stordirsi, annientarsi, quella voglia di pozzo e di pazzia che prende in certi periodi storti della vita. Il resto è racconto ed è un bel racconto in cui le atmosfere e i personaggi sono precisi, arrivano chiari al lettore.
    ml
    (“Le cosce sono la parte più soda e in carne che ho e mi va di mostrarle”..
    dal blog Le cosce da V.
    Vabbè ho detto la cazzata, ma almeno l’ho nascosta traparentesi)

    Mi piace

    • Cose da V ha detto:

      ahahaahahha sì dai, ci stava : D comunque grazie, c’è del vero, ma mi serviva un contesto e un po’ di invenzione, anche perché a dire sempre la verità dopo un po’ ci si annoia

      Mi piace

  5. Lallib ha detto:

    Mi sento quasi in colpa di averti consigliato di uscire a bere nel commento dell’altra volta…Comunque avrei mille cose da dirti: leggendo ho provato prima un senso di nausea, poi ho sorriso pensando che anche io ogni tanto voglio brillare quando esco con le amiche fiche che mi fanno sentire il ciospo di turno per poi sentirmi spesso e mal volentieri a disagio e l’ultima parte mi ha fatto stare male e mi son sentita sollevata quando ho letto che parte del racconto non è reale. 💪 complimenti!

    Liked by 1 persona

    • Cose da V ha detto:

      No figurati. Quella sera mi sono mangiata un hamburger gigante e birrette ahah, quello è decisamente più nel mio stile. Quanto al racconto c’è del vero, ossia la sensazione di inadeguatezza che descrivi anche tu nel commento. Ma mi sono “divertita” a calarmi nella parte, tra l’altro ho descritto una scena che non condivido, ossia “brillare” e dimostrare qualcosa a qualcuno tanto per essere come gli altri. Fermo restando che ognuno fa un po’ quel che gli pare. Grazie mille : )

      Mi piace

      • Lallib ha detto:

        Guarda io di solito sono molto ferma ed orgogliosa di essere una Lalli: arruffata, sorda, goffa, timida, truccata male e vestita come capita. Ci sono dei giorni però che guardandomi allo specchio quei capelli sformati mi fanno arrabbiare e quindi li piastro, tiro fuori i tacchi alti e l’ombretto, guadagnandomi i complimenti delle amiche secche e sempre perfette…Il risultato non è sempre disastroso, ma alla fine non c’è niente di più comodo di un paio di converse vecchie di dieci anni! 😀

        Mi piace

  6. Stardust mamy ha detto:

    di solito non leggo i commenti, vado a sensazione….ma con te ho imparato a farlo…..perchè ti giuro che mi confondi ogni volta. Io lo so in in angolo di me che quella non puoi essere tu (come il racconto del ragazzino in spiaggia col padre <3) ma scrivi con una tale passione da indurmi in confusione ogni volta. Mi era venuta un'ansia….avevo già la sindrome da crocerossina attivata, stavo per mettermi a scriverti un monologo poi mi è venuto il dubbio……"questa mi sta fregando anche stavolta" 🙂 🙂 e per fortuna i commenti mi hanno dato ragione!!! ESPERIMENTO RIUSCITO!!!!! Una via di mezzo tra angoscia e senso di nausea……fortissimi, mi pareva di essere lì…..Non pare un gran complimento ma ho visto che era quello lo scopo quindi mi butto….. 🙂 sei proprio forte!!!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...