Un libro per…

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C’era una volta un periodo fiacco, fiacchissimo. Dallo sguardo fiacco e dai capelli fiacchi.

Un periodo in cui tornavo a casa, andavo a letto e dormivo subito. Sul comodino una pila di libri variegati: qualche classico e un paio di romanzi di qualche anno fa.

Ma io ero fiacca e sul comodino oltre alla polvere si accumulavano libri.

Questi periodi di magra vanno e vengono. Certe volte odio leggere. La gente che dice che ama leggere mi annoia terribilmente.

Cosa significa?

Che ti piace leggere tutto? Le etichette? Le ricette? I tomi di fisica? I Promessi Sposi? Il giornale? La rivista di gossip?

Ti piace leggere tra le righe? Sopra le righe?

Quelli che con tono solenne assicurano il prossimo che loro amano leggere li detesto.

Come se nella vita uno potesse avere certezze simili.

Ci sono periodi in cui leggere mi fa schifo.

Da bambina mia madre mi costrinse a leggere “La casa sull’albero” di Bianca Pitzorno.

Dio, detestavo quel libro. Ancora oggi, dopo anni, non ricordo di cosa parlasse. Sicuramente di una tizia che voleva vivere su un albero o cretinate del genere.

Io quel libro non l’ho mai letto. Lo sfogliavo, in preda all’agonia.

Poi in quello stesso periodo mi capitò tra le mani (beh, fu un regalo) “Ascolta il mio cuore”, sempre di Bianca Pitzorno.

Ho letto quel libro tutto d’un fiato. In quel momento se mi aveste chiesto “ti piace leggere?” vi avrei risposto di sì. Che mi piaceva leggere; quel libro.

Perché “La casa sull’albero” non mi piaceva leggerlo affatto.

Ci fu poi un periodo in cui leggere nuovi libri mi atterriva.

Rileggevo e basta, certa di cosa vi avrei trovato dentro. Solo parole che già conoscevo.

E poi mi capitò di leggere Norwegian Wood di Haruki Murakami. Mi prese benissimo quel libro; anche se poi ho provato a leggerne altri, suoi e no, non fanno per me. Ma quel libro sì, eccome se faceva per me.

Perché io della lettura mi innamoro e mi disinnamoro alla velocità della luce.

Ieri sera invece ho finito di leggere un romanzo che Romolo Giacani del blog Viaggi Ermeneutici consigliò parecchio tempo fa: Non c’è niente che non va, almeno credo di Maddie Dawson.

Provando un’immediata simpatia per il titolo decisi di acquistarlo, ma solo due settimane fa ho cominciato a leggerlo.

È uno di quei libri leggeri che ogni tanto fanno bene all’umore. Che poi libro leggero non significa libro scritto coi piedi, sia chiaro.

Tornavo a casa e sorridevo all’idea di immergermi in una lettura rilassante, ero felice. Felice che ci fosse un libro leggero ad attendermi. Un libro che non mi sarei dovuta sforzare di capire: si è lasciato leggere come niente.

Terminare quel libro è stata una piccola vittoria, di questo periodo fiacco, fiacchissimo. Dove francamente non mi sta riuscendo nulla.

Mi sono sentita contenta, come non mi sentivo da tempo.

Certo, non è stato faticoso, anzi. Ma io non dedico il mio tempo a gente che mi annoia, figuriamoci a libri che mi annoiano.

Sapere che a casa c’era un libro ad attendermi, che mi avrebbe raccontato le paturnie degli altri mi ha reso felice.

Ci sono periodi in cui detesto leggere. Mi pesa. Periodi in cui la presunzione degli altri che dicono con aria saputella “ahhhh, io amo leggere” mi fa passare la voglia.

Poi ci sono periodi in cui leggo un libro che la voglia me la fa tornare. Di avere un nuovo libro della buonanotte ad aspettarmi, un libro come chiusa di una giornata brutta, un libro per mettere a tacere i mostri, per addormentarsi pensando ai problemi di personaggi fittizi.

Un libro per stare bene, che si occupi di me quella ventina di minuti prima di chiudere gli occhi.

Un libro che mi dia pace, almeno venti minuti al giorno.

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35 pensieri su “Un libro per…

  1. stefano ha detto:

    Perché leggere sembra una roba complicata, impegnativa, che ti dà un’aria importante. Uno che passa il tempo a leggere di certo si crede più figo di uno che sta dietro a smarmittare motorini. E invece sono solo due passatempi, con uguale dignità. Come giocare con i videogiochi, cucinare, giocare a calcio o guardare la tv. Semplice questione di gusti.

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    • Cose da V ha detto:

      Sono completamente d’accordo con te! Sembra che chi legga faccia sforzi sovraumani o sia un mezzo genio. è un’attività normalissima, come dici tu: come un’altra. Anche perché ci sono moltissimi libri orrendi… E tu ne sai qualcosa : D

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  2. Zeus ha detto:

    Hai ragione, chi dice “mi piace leggere” dovrebbe spiegarsi meglio.
    A me piace leggere, infatti quando sono al bagno trovo qualsiasi cosa da leggere e mi gusto questo momento di cultura.
    Non provo, però, questi momenti di disgusto verso la lettura. L’ho provato con lo studio, ma penso sia una cosa diversa. La lettura è svago per me, anche quando i libri sono pesanti.
    Non ho mai letto Murakami e neanche Pitzorno.
    In compenso sto leggendo “Il Simpatizzante”: scritto bene (al momento) e molto interessante.

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    • Cose da V ha detto:

      Idem. Mi interessano molto gli ingredienti dei prodotti e leggere tutta l’etichetta nelle varie lingue, ad alta voce. Forse è pazzia… Comunque io pesanti o meno certe volte i libri li evito proprio. Preferisco qualcosa di più immediato, come un telefilm. Poi dopo un paio di settimane ritorno a leggere come se niente fosse. La Pitzorno è autrice di libri per ragazzi giovani, da bambina ho letto diversi suoi libri. Murakami mi annoia. Tranne il libro che ho citato. Il Simpatizzante… Vado a vedere di che tratta. Magari farai tu una recensione ; )

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  3. lamelasbacata ha detto:

    Non c’è un comportamento giusto e uno sbagliato, c’è quello che si adatta come un guanto a ciascuno di noi. Tu hai descritto il tuo e fai benissimo a continuare così. I libri sono gli unici amici che non ti piantano il muso se anche li ignori per mesi 😉
    Bacio per il periodo fiacco 😚

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  4. filippofabiopergolizzi ha detto:

    Posso dirti che la stessa cosa accade anche a chi scrive le storie. Ci sono momenti che l’ardore ti divora e le parole riempiono le pagine, ma ci sono anche momenti che al sol guardare quel foglio ti viene male. Dipende tutto dagli stati d’animo, dal momento, dalla serenità mentale e fisica. Leggere e/o scrivere non dovrebbe essere visto come un lavoro obbligatorio da portare a compimento, ma come il bisogno di un momento di svago per rifugiarsi in un mondo alternativo o un momento di riflessione. Fai ciò che ti detta il momento senza sentirti in qualche modo obbligata, diversamente non potrai mai dire di aver assaporato o vissuto la storia che hai letto. Ovviamente, questo è il parere personale di uno scribacchino. Buona serata.

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    • Cose da V ha detto:

      Bravissimo! Grazie per questa tua riflessione con la quale mi trovo d’accordo. Ho sempre letto quando ne avevo voglia. E soprattutto (scuola e università a parte) ciò che avevo voglia. Non sono una scrittrice, ma riscontro questa cosa nel blog. Certe giornate vorrei avere qualcosa da dire, ma poi fisso la pagina e mi viene la nausea, così chiudo tutto e tanti saluti. Non ha senso imporsi di leggere e scrivere (soprattutto se non si viene retribuiti).

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  5. ysingrinus ha detto:

    Ahhhh, io amo leggere!
    In realtà mi incaglio su libri noiosissimi e a fatica ne esco vivo, dopo mesi e mesi.
    Finirli mi dà quel senso di libertà che mi fa cascare nell’ennesimo libro pallosissimo, magari dello stesso autore.

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  6. elettasenso ha detto:

    Perfettamente d’accordo. Già da tempo è stato scritto il decalogo della lettura tra cui: la libertà di non leggere o abbandonare un libro dopo poche pagine se non ci va. Hai avuto il coraggio di dire che a volte leggere ti annoia. Che ci sono fasi in cui i libri stanno lì. Nello stesso modo per me. Anche per le persone. A volte illuminazioni infatuazioni a volte noia tremenda.
    Eletta

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  7. ricettedacoinquiline ha detto:

    A me piace leggere, ma anche io vado in periodi di grande noia, non riesco a leggere proprio. Quest’anno, tra l’altro, mi è capitato con un libro di tipo 100 pagine. Non ho capito perchè l’ho odiato così tanto, eppure le recensioni sono positivissime, ma io lo schifavo, c’ho messo forse un mese per leggerlo >.>
    Sai io invece chi odio? La gente che sa fare tutto O: legge, guarda i film e ne capisce di cinema, studia, lavora, cucina perfettamente, ha la casa sempre linda, ha un fidanzato/a, ha una doppia vita da superoe e forse anche una famiglia doppia con figli XD (ci pensavo 3 ore fa a questa cosa)

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  8. Stardust ha detto:

    Bianca Pitzorno!!! ahahhah che ricordi 🙂 cicale, estate, ghiaccioli, casa al buio che sennò entra il caldo….e quei libri…….mi fai sempre tornare in mente cose dimenticate, antiche. Grazie! E si, anche io odio gli intellettualoidi…l’altra sera mio cugino: “stai leggendo?” .Domanda che significa TU LEGGI? in generale? O ora? Mi controlli? Non so….gli rispondo “si” e lui. … “BENE”….. io tipo cosi 😐

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