Ritratto

ArtX0009

Ragazza alla finestra – Dalì.

Stai seduta sulle poltroncine nuove e bianche, piazzate nel cortiletto sporco, foglie, insetti e l’odore della laguna che sale e impregna ogni cosa. Il tuo volto quando stavi bene era un sole tondo e raggiante, i riccioli che da bambina erano biondissimi sono diventati più scuri, ora tendono al grigio. I peli biondi che si scorgono solo quando i raggi illuminano. Fumi una sigaretta e poi un’altra, il posacenere traboccante, la muffa alle pareti esterne.

Indossi un vestito comprato al mercato, una stampa floreale che si allarga nei punti dove le tue forme si fanno più generose.  Sorseggi caffè scuro servito nel bicchierino di vetro: un goccio di latte freddo che lo macchia.

Ieri ti ho guardata e mi si è stretto il cuore. Ho guardato il tuo volto sempre più scavato, la malattia che trascina via sorrisi e speranze. L’energia che viene a meno, tremavo, sai?

Ma sorridevo, parlavo, scacciavo i brutti pensieri, cercavo di soffiare via anche i tuoi.

Stavamo sedute io e mia madre, tu e tua figlia. Abbiamo cercato di alleggerire, a rinfrescare la serata ci aveva già pensato un timido temporale.

Le zanzare mi mordevano la pelle mai sazie, ma rimanevo lì a osservare quel piccolo mondo crudele, che prima era un tempio di bei momenti, che tra qualche mese saranno solo ricordi.

Ho camminato con tua figlia, mia cugina. Lei mi ha chiesto “come la vedi mia madre, sinceramente?”.

Ho mentito.

Ho detto che ti ho solo vista stanca, lo sai zia, io non ti ho vista solo stanca.

Più volte ho ingoiato l’amarezza, quel bolo di negatività che saliva su.

Io ti ho vista stremata, ho visto la fatica nel parlare. Quella fatica che prima non c’era.

Io ho mentito, ma non solo per mia cugina. Ho mentito soprattutto per me.

Perché ero spaventata.

Abbiamo camminato lungo le strade, c’era la festa della musica ieri. Ma io non ho ascoltato neppure una nota.

Ho camminato con mia cugina in silenzio. Un silenzio, un tacito accordo. Un silenzio denso che mi ha messo i brividi.

Mentirei all’infinito, zia.

Poi sono salita in auto, finalmente ho smesso di sorridere.

Mia madre ha stretto la mia gamba con la mano e lì sono crollata.

Ho finalmente pianto davanti a lei, ho condiviso il dolore e la paura con lei. Lei che è tua sorella maggiore e ti ha fatto da madre, quasi.

Ero arrabbiata e lo sarò sempre. Provo rabbia, ne provo così troppa che non so più dove metterla.

La stretta di mia madre mi ha rassicurata per un momento, volevo che stringesse per sempre, vorrei stringerti e non lasciarti andare via.

Sono tornata a casa ricomponendo il volto, ma volevo spaccare tutto e gridare forte.

Ho fermato l’immagine di te, qualche tempo fa, seduta nello stesso posto ma con un sorriso pieno e sincero.

Noi attorno a te, raccontare aneddoti di vita, perché davanti ce n’è ancora tanta.

Io vedo solo quel viso sorridente, non voglio vedere nient’altro.

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24 pensieri su “Ritratto

  1. lamelasbacata ha detto:

    Quel viso sorridente rimarrà sempre, nonostante il dolore, le lacrime e la mancanza. Tieni stretto il ricordo e vedrai che lo ritroverai nei momenti di sconforto. Non è mentire ciò che hai fatto, è cura, è protezione.
    Un bacio grande grande

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    • Cose da V ha detto:

      Grazie Mela, di cuore. Mi spiace farvi commentare questi post, io stessa fatico a leggere i post dolorosi degli altri e a commentarli, soprattutto. Tu riesci sempre a farmi sentire un po’ meglio con i tuoi commenti delicati. :*

      Liked by 1 persona

      • lamelasbacata ha detto:

        Cerco sempre di accostarmi con profondo rispetto a ciò che una persona scrive nel suo spazio, soprattutto se l’argomento è delicato o triste. Immagino che queste parole avrebbero fatto più danni se tu le avessi tenute dentro. Serve anche questo per accettare un dolore, parlarne… seppure con questa banda di “sconosciuti” che ti chiamano V e ti abbracciano con affetto ❤

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  2. massimolegnani ha detto:

    sai ti ho visto qualche volta nel mio lavoro, nella sorella maggiore, nella giovane madre, nell’amica, anche in un padre, sì a quel padre assomigli proprio, ridono, mentono, rincuorano, inscenano allegria nella stanza, ma appena varcata soglia crollano non visti, ognuno a suo modo, gettano la maschera, maledicono il mondo o piangono silenziosamente o semplicemente cadono a terra perchè hanno finito le forze.
    mi dispiace.
    ml

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  3. Francesca ha detto:

    Mi è sempre piaciuto quel quadro di Dalì, mi trasmette malinconia e pace nello stesso tempo.
    Purtroppo mi è capitato di provare quelle emozioni, vederle ma non accettarle, nasconderle, fingere che non siano mai avvenute.
    Non penso esistano “consigli” in questi casi, se ti aiuta a sfogare la rabbia piangi, se vuoi spaccare qualcosa vai dai cinesi e prendi 20 € di piatti da fracassare in garage, scrivi parole che rendano giustizia ai tuoi ricordi (lo sai fare davvero molto bene)…

    Liked by 2 people

  4. Stardust ha detto:

    Piccola…..anche per me è difficile commentare il dolore degli altri, sebbene io ne dispensi parecchio, portei dirti mille cose che dicevo alla mia mamma quando i nonni se ne stavano andando…come credere con grande convinzione che la morte sia solo un passaggio, ecc ecc….ma il dolore resta, forte, violento, in gola e bisogna passarci comunque. Nemmeno la più forte delle fedi riesce a farlo sparire completamente ❤ vi abbraccio forte, tutte e 4 donne fortissime ❤

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