Lo strano caso del cane che fa pipì a Bruxelles

E niente, sono stata a Bruxelles.

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(Alcuni oggetti nella valigia in posa per la foto, successivamente disposti o meglio gettati in altro/malo modo).

In un vecchio post avevo accennato ai cofanetti viaggio – regalo. Nel mio caso avevo ricevuto secoli fa la Wonderbox Europa: 2 notti in un albergo con tanto di colazione per due persone in una capitale/città europea a scelta di una nutrita lista.

Su queste malefiche scatole regalo ne ho sentite di ogni: albergatori spietati che appena scoprono che sei in possesso di un cofanetto del genere interrompono la telefonata, personale degli hotel che ti tratta male perché hai prenotato tramite Wonderbox, hotel che negavano l’accesso a chi vi giungeva, giurando di non aver mai ricevuto prenotazioni…

Io non ho avuto alcun problema: l’albergo ha accettato subito la prenotazione. Arrivate all’hotel non ci hanno impresso a fuoco sulla pelle la scritta Wonderbox per distinguerci dagli altri clienti… Né ci hanno passato l’antiparassitario prima di farci entrare in camera. Insomma: è filato tutto liscio. Anche perché ricordo che l’hotel non è che ti faccia un favore ad ospitarti perché sei simpatica e di bella presenza (va beh, nel mio caso sì…), ma è comunque stato pagato.

Preciso che io non ho chiamato il 20 dicembre pretendendo di avere una stanza il 25 di dicembre… O robe del genere.

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Murales

Detto ciò, la meta è stata Bruxelles perché prima di tutto il volo con Ryanair costava (andata + ritorno) 26 euro… Secondo, ho preferito una città non troppo grande, visto il pochissimo tempo a disposizione.

Così sono partita assieme a mia cugina alla scoperta di Bruxelles!

Devo dire che è stato un viaggio davvero particolare: a partire dall’hotel, da mia cugina che meditava 20 minuti al mattino e 20 minuti prima di cena, agli aspetti insoliti della capitale belga…

L’hotel è stato infatti realizzato in una vecchia “casa di piacere”… Tutte le sale hanno un’atmosfera sensuale e retrò, ci sono quadri di prostitute appesi alle pareti, alcune stanze hanno la vasca e il lavello accanto al letto e ogni camera porta il nome di una donna: Chloé, Blanche, Madeleine (la nostra!) e altre.

Noi stavamo nella parte rinnovata dell’hotel e perciò la nostra stanza era un tantino più moderna e decisamente meno romantica di altre, però comunque bella, pulita e confortevole.

img_1494-fileminimizerOltre all’atmosfera e alla posizione centrale della struttura, ciò che più mi è piaciuto di questo hotel è stata la colazione: location molto carina e buffet ben fornito di cose dolci. C’erano i petit pain au chocolat e croissant freschi, centrifughe di frutta (kiwi, fragola e la classica arancia), le crepes con varie creme e marmellate da spalmare, diversi tipi di cereali (di quelli buoni) e altro ancora. La colazione veniva consumata tra luci soffuse e sotto note di musica rilassante… Davvero una figata!

Avendo effettivamente solo un giorno per girare Bruxelles abbiamo deciso di concentrarci sulla parte “alternativa” della città (senza tralasciare la meravigliosa Grand Place e non mancando di scattare una foto al Parlamento europeo), come la famiglia “pisciona” al completo, ossia il celebre Manneken  Pis (bambino), la meno nota Jeanneke Pis (bambina) e infine il più simpatico (e meno conosciuto) di tutti… Il Zinneke Pis! (Il cane che fa plin plin!).

Diciamo che questo viaggio è stata una sorta di caccia al “tesoro”… Le varie statue che fanno pipì si trovano infatti in zone diverse della capitale.
img_1355-fileminimizerAbbiamo poi scovato alcuni murales della città che fanno parte della celebre strada dei fumetti… In realtà i murales sono sparsi ovunque ed è stato divertente (e un po’ frustrante) cercarne il più possibile.

Come cibo tipico, beh… Ci sono les frites e les moules frites (patatine fritte e cozze fritte). La gaufre (il waffel) come dolcetto… Et bien, c’est tout! Sinceramente non ho assaggiato robe tipiche, anche perché ci siamo imbattute solo in bettole acchiappa turisti, che abbiamo evitato accuratamente.

Non abbiamo avuto il tempo per fermaci al pub più famoso di Bruxelles: il Delirium.

Però ci siamo trovate con una mia ex compagna di classe del liceo (che vive a Bruxelles) che ci ha portate al Cafè Belga (un posto frequentato da studenti e gente gggiovane) a bere una birretta!

Tutto questo per me è stato abbastanza una figata, essendo io una rozza ed ingenua campagnola… Ci vuol poco per entusiasmarmi.

Ad esempio ero super entusiasta di essere arrivata a Bruxelles in un’ora e mezza scarsa, pagando meno di 30 euro…

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Murales accanto alla “Rainbow House”

Un po’ meno entusiasmante è stato il viaggio dall’aeroporto di Treviso a casa mia… Ma non sarò così banale e populista nel lamentarmi dei mezzi di trasporto italiani confrontandoli con quelli di una capitale europea, no e poi no!

Info utili che ho letto prima e durante il viaggio:

Statue che fanno la pipì a Bruxelles (Dove si trovano e cosa raffigurano)

La via dei fumetti a Bruxelles

Blog sulla regione di Bruxelles  (Il sito è in francese)

Come arrivare al centro di Bruxelles dagli aeroporti  (L’aeroporto più vicino è Zavantem, se prendete il treno per Bruxelles Centrale pagherete 8,70).

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Bologna in velocità

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Ieri sono stata a Bologna, per la prima volta. C’è stata la proclamazione della laurea di una mia cara amica.

Devo dire che avevo bisogno di una giornata spensierata come quella di ieri. E anche del panino che ho mangiato, buonissimo. wp_20161110_13_38_40_pro

Non abbiamo avuto tempo di girare Bologna in lungo e in largo ma quel poco che ho visto mi è piaciuto, università compresa. L’università infatti è piena di murales, cosa che onestamente non avevo mai visto nelle università che ho frequentato. La piazzetta dove c’è l’università è piena di gente e di cani, di tutti i tipi, per tutti i gusti.

La definirei una città “personaggiona”, primo perché ci sono molti personaggi, secondo perché molti fanno i personaggi. Non so se mi sono spiegata. A ogni modo a me ha fatto un’impressione positiva.

Devo dire che mi piacerebbe rivederla con più calma.  A Piazza Maggiore c’erano gli stand non operativi, quelli del cioccolato. Ti pareva che il giorno in cui ci vado io la fiera o quello che è, non si è tenuta.

Bologna è ovviamente rossa, siamo stati in un centro sociale, XM24 che dovrebbe essere il più vecchio. Lì si tiene un mercato a chilometro zero, ti puoi bere una birra o del vino, mangiare qualcosa e così via. In quel centro ci sono pure le lezioni di italiano per stranieri e credo organizzino feste e varie robe, insomma.

Sinceramente mi sono pentita di aver scelto Verona per la magistrale e non una città aperta come Bologna (o nuovamente Trieste), ma non si piange sul latte versato.

Elenco di tre giorni stringati a Praga

  • Gran parte del personale di locali, negozi e via dicendo parla in italiano.  Molti lo parlano meglio di certi italiani. Se parlate inglese meglio, se conoscete pure il ceco allora vi va di lusso.
  • Il personale di locali, negozi e via dicendo sembra (quasi) sempre distaccato e a tratti scazzato. Credo sia una loro caratteristica, in realtà in molti erano super gentili.
  • Se avete carenza d’affetto potrete o mangiare dolcetti a tutto spiano oppure andare sul ponte San Carlo (meraviglioso) e abbracciare i tizi col cartello “Free Hugs”. Oppure fare entrambe le cose.
  • Vanno per la maggiore dei dolci tipici locali che trovate nei baldacchini, in centro. Sono (lo apprendo ora su internet) i “manicotti di Boemia”. Sono dei dolcetti cilindrici, puoi scegliere se consumarli così, se infilarci il gelato o la Nutella. Metterò una foto per farvi capire meglio. Buoni!
  • Vanno per la maggiore gioiellerie che vendono gioielli in ambra o cristalli di Boemia.
  • A me le gioiellerie non interessano.
  • Nei mini market ci sono tanti alimenti alla cannabis. Poi non ho capito cosa ci sia realmente dentro, se sia uno scherzo o che, mi è sembrato curioso. Ma magari io timida e ignorante campagnola (pff) non mi sono accorta che certe diavolerie ci sono ovunque. Non lo so, attendo delucidazioni in merito.
  • I prezzi sono abbastanza onesti, ma è pur sempre una capitale.
  • Io che i fine settimana lavoro in un ristorante ho fatto caso ad alcune cose. Ad esempio se tu hai il bicchiere vuoto si materializza subito un cameriere che te lo porta via alla velocità della luce. Non so cosa dica il galateo a riguardo, io lo trovo un po’ angosciante. I vassoi li ho visti utilizzare raramente e sul tavolo non ci sono (quasi mai) tovaglie. Troverete un contenitore con tovaglioli e posate su ogni tavolino. Più le salse.
  • Il caffè espresso non è buono nelle catene tipo Costa Caffè e menate varie (io da giovane adoravo Starbucks, ma tutti abbiamo le nostre debolezze): se siete caffè – dipendenti prendetelo nelle bettole appiccicate alle stazioni metro. Vi assicuro che più squallido è il locale più il caffè è buono. Anche in Italia trovo che spesso sia così.
  • Il cibo non mi è piaciuto un granché, prevale la carne. A me la carne piace, ma in quei tre giorni non ne ho mangiata molta. La zuppa di Gulash servita nel pane è buona ma pesante, però secondo me è curiosa e va provata.
  • Se portate la macchina fotografica digitale sappiate che 4 giga non vi basteranno. Io ero convinta di sì, che fossero pure troppi. Il secondo giorno avevo la memoria piena e ho dovuto smettere di fotografare ogni minchiata… Toh guarda, un piccione ceco: clic clic.
  • L’Hotel dove abbiamo alloggiato offriva il servizio taxi a 680 Corone Ceche (tipo 25 euri) per trasportare i passeggeri dall’aeroporto all’hotel e viceversa. Sinceramente non so se convenga o meno perché non viaggio mai in tassì e non conosco le tariffe, ma ero con la mia famiglia e ne ho approfittato. Ovviamente 680 Corone in tutto. Certo se l’hotel fa questa cosa carina ma poi il wifi in camera non prende mi manda un po’ in bestia ma d’accordo.
  • Ci sono molti negozietti che vendono cioccolato. E anche la birra al cioccolato.
  • Se volete visitare il castello di Praga pigliate la metro e scendete alla fermata “Hradcanskà”, seguite le indicazioni per il castello (c’è il disegnino sul cartello) vi porterà a un’entrata dove c’è molta meno coda rispetto a quella principale. Ci sarà la polizia o quel che è a controllare se trasportiate armi e a giudicare se siete belli abbastanza per visitare il castello.
  • Pagherete il biglietto per visitare bene bene la cattedrale di San Vito e altre aree del castello, se siete senza quattrini oppure volete conservarli per mangiarvi lo stinco di maiale avrete comunque accesso a molte aree del castello. Vi dirò che secondo me merita pagare il biglietto, perché la cattedrale al suo interno è davvero mozzafiato.
  • Sempre nell’area del castello c’è il Vicolo D’Oro: molto grazioso, a mio parere, anche quello accessibile col biglietto.
  • Per tornare alla stazione della metro senza dover camminare, visti i polpacci doloranti perché non fate mai attività fisica e avete il culo pesante come il piombo (ma finalmente rassodato) potrete prendere il  tram linea 22.
  • Io in realtà preferisco camminare, so che sembra una barzelletta ma mi pesa più il culo a dover cambiare linea alla metro.
  • Praga è molto “amica degli animali”, ho visto solo cani educati in giro, più educati di me e forse anche più puliti. C’è un’area sotto al ponte San Carlo chiamata “Kampa”(isola di Kampa), un’area turistica dove è possibile liberare i cani. In molte zone verdi ci sono dei distributori di sacchetti, così il vostro cane potrà espletare con spensieratezza. Ovviamente per quanto i cani siano educati non raccoglieranno i loro escrementi da sé, ma dovrete farlo voi.
  • I miei cani erano a casa, in Friuli.
  • C’è un’area che se ricordo bene era sempre l’isola di Kampa, ma il mio senso dell’orientamento fa pena, dove ci sono cigni, piccioni, anatre in quantità industriali. Non è che potete andare lì e impallinarli eh, però potrete scattare foto a tutto spiano perché si lasciano avvicinare senza problemi. Quella zona avrebbe fatto la felicità di Hitchcock e chi capisce ha la mia stima e se non capisce camperà lo stesso.
  • Secondo me a Praga amano il nudo, perché ho trovato diverse statue che facevano prendere aria al pisello o che mostravano il didietro con indifferenza. E non parlo di statue antiche.
  • Statue, ho detto statue.
  • C’è il quartiere ebraico abbastanza suggestivo, la Sinagoga spagnola merita.
  • C’è la Casa Danzante: per ammirare il panorama dall’alto della Casa Danzante dovrete consumare qualcosa al bar.
  • C’è Piazza Venceslao con tutti i negozi e le robbbe più commerciali.
  • C’è l’Orologio Astronomico (fichissimo!)
  • Sicuramente ho dimenticato di elencare le cose principali o più importanti o qualche chicca. Purtroppo sono una fotografa scarsa, ma qualche scatto ve lo lascio lo stesso.
  •  Vi lascio anche i link di due articoli su Praga che ho letto prima di partire: Resoconto di Romolo e Quanta storia a Praga di Giusy. E ringrazio anche scrittore5 – 5 per i preziosi consigli!

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Ritorno a casa

Viaggio “breve” ma intensissimo, quello siciliano.

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Ritorno a casa carica di nostalgia e pronta a elencare i principali pregi di questa regione.

Pregio numero uno: il cibo.WP_20140808_004

In Sicilia ogni secondo senza cibo è un secondo sprecato. Chi non mangia è perduto. Lì chiunque muore dalla voglia di dirti quanto sei magro, che non mangi abbastanza, che c’è sempre tempo per un bis e un tris. Lì ti spediscono in aeroporto con le provviste per un anno. E se tu dici che hai solo un misero bagaglio a mano, che viaggi con un “low cost” (che ti dissangua in ogni caso, tentando di sbolognarti profumi a prezzi vantaggiosissimi e caffè macinato direttamente in volo e assurdità simili), loro non ti credono.WP_20140805_001

Insomma, tu il cibo non te lo puoi portare su sto benedetto Ryanair, ma niente, non vogliono sentir ragioni. Al limite ti puoi mangiare un cannolo e quattro cassate durante il check in, dicono. Bene, dicevo, pregio numero uno e facciamo pure numero due il cibo.

Pregio numerononsoché: l’ospitalità. Sì, perché io son dell’idea che pure al nord siamo ospitali, ma mai quanto al sud. Perché al sud non si sforzano, non simulano educazione. Al sud o ti ci mandano o ti adorano follemente, non esistono mezze misure. Il ché per chi è abituato a fingere cordialità è sempre un po’ spiazzante.

Cava D'Aliga

Cava D’Aliga

Altro pregio: spiagge libere, liberissime. Non serve aggiungere altro.

Nino

Nino

Infine: la gioventù mista alla tradizione e l’amore degli abitanti verso la loro regione. In Sicilia moltissimi giovani mandano avanti le “baracche”. Lavorano nei locali, nei musei, ovunque. L’attaccamento degli abitanti per l’isola è forte. Un “pezzo” di storia, simbolo di un antico mestiere (quello dello stagnino) è Nino “u Lantirnaro”. Se vi capita di passare  a Scicli, andate da lui a scrivere un pensiero nella sua celebre agenda. Nino ha una memoria pazzesca e tante storie da raccontare.

Vi assicuro che non mi pagano per sponsorizzare la Sicilia, ma considerandola ormai una seconda casa ho voluto tesserne le lodi.

Sicilia: un post alla volta

Sicilia, seconda estate di fila. Che mi porto a casa dopo una settimana passata al sud, io che ho l’animo glaciale di una nordica bacchettona? Ve lo saprò  dire tra un po’ di giorni. Intanto me la godo, cercando di resistere alla tentazione di tappezzare Facebook di fotografie, che qui ogni cinque metri c’è un pezzo di isola che vale la pena di mostrare. Torno ad abbuffarmi…

Foto di Adri