Festeggiamenti

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Uao.

Sono sopravvissuta – quasi indenne – al primo giorno di lavoro in ufficio!

Dico “indenne” perché alzarsi alle 6 del mattino non era nella mia routine da tempo. E sì, ditelo pure “beata te che non facevi alzatacce” e c’avete ragione, c’avete.

Mi sono alzata in realtà alle 6 e 30, facendo una colazione che avrebbe dovuto saziarmi fino le 12 e 45, ma alle 10 del mattino il mio stomaco già reclamava – a gran voce – cibo.

Ovviamente la mia borsa, come dicono le mie amiche è come quelle delle bulimiche (lo so, non si scherza sulle malattie, ma oh, l’han detto loro). In qualsiasi mia borsa c’è del cibo, aggiungete il fatto che peso 54 kg (circa) e le battute si sprecano.

Così ho mangiucchiato biscotti secchi (e tristi) alle 10 e 30, cercando di placare i borbottii del mio stomaco: vile traditor.

Avevo il mio badge, la mia scrivania, la mia sedia (comodissima) e anche una discreta dose di dignità che ero riuscita ad infilare di straforo stamani, tra un cambio di pantaloni e l’altro.

Tuttavia non ho ancora la mia postazione pc, di conseguenza mi sono girata i pollici a inizio giornata, bevendo tra l’altro ben due caffè.

Io l’azienda già la conoscevo, dato che ci ho fatto il tirocinio due estati fa. E sapete, due anni fa esatti aprii anche questo blog.

Sembra l’altro ieri che vi offrivo tramezzini al tonno e salatini stantii per festeggiare il primo anno di questo blog fantasmagorico ed ora eccomi qui, di nuovo nella stessa azienda e ancora tra queste pagine (?) a tediarvi/ deliziarvi con i miei super post sulla fase premestruale, sulle disavventure al ristorante e oggi su questa vecchia, ma nuova avventura.

Non saprei che aggiungere, a parte il fatto che dover timbrare e calcolare le ore è qualcosa che richiede una concentrazione non indifferente, soprattutto per chi, come me, non sa contare.

Ah quasi dimenticavo: lì ci sono delle birre immaginarie, se qualcuno di voi sa tramutare l’acqua in vino e si chiama Gesù qui è il benvenuto.

Con affetto, V!

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Music Wizard (215)

Buon quasi ferragosto a chi non lo festeggia, come me. Oggi non ho alcuna voglia di pensare né tanto meno di scrivere, perciò eccovi un post di Zeus che ho apprezzato molto. Buona lettura!

Music For Travelers

Ci stiamo avvicinando alle vacanze.
Sono vicino a chi, stoico e irriducibile (= costretto), dovrà aspettare ancora molte settimane o, di ferie, proprio non ne vedrà. Se le ha già fatte, ovvio, il mio supporto morale non esiste perché la sua quota di “fanculo al lavoro” l’ha già avuta.
Cosa provo in questo momento?
Non saprei dirlo a parole, penso un misto di sfinimento e incazzatura. Perché, da me, queste due componenti vanno mano nella mano. Certo, ti dicono “sorridi che la vita ti sorride”, ma se io, come diceva il buon Renton nel suo monologo 2.0 sul “scegli la vita”, di questo presente non mi fido?
Per chi non l’avesse a meno, vi rimetto il monologo, così potete sciacquarvi le orecchie.

Ecco qua, direi che questo riassume molto del mio pensiero corrente. Mi piace nascondermi dietro anche quel vago senso di ipocrisia che contraddistingue il mettere questo scegli…

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Buone nuove

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In fin dei conti ho sempre saputo dentro di me che un giorno sarei diventata Anne Hathaway.

C’è che alla fine mi è arrivata la fatidica chiamata. Quella del lavoro.

Ora che è arrivata sono qui a tormentarmi e a dirmi “ma cazzo, sto facendo la stagione, mi ci ero messa pure comoda in questa situazione del cazzo” com’è che ora mi tirano fuori dal nido a forza?.

Insomma, non avevo fatto alcun progetto, solo aspettare, ecco. Pensavo che alla fine non mi avrebbero manco più chiamata.

Comunque, ho contato i soldi di queste settimane di lavoro e mi sono detta “che cazzo ci faccio con sti soldi?”

Lo so, può sembrare irrispettoso. Ma la verità è che l’ho pensato. E sapete che ho fatto? Ho ordinato un telefono su internet. Il mio ha la memoria piena, il mio amatissimo e non ancora compianto ipod non si aggiorna manco per il cazzo e quindi mi ero “ripromessa” che a fine stagione avrei comprato un telefono decente, che facesse buone foto compensando la mia incapacità, che avesse una capiente memoria per musica e immagini e così via.

Certo, la stagione non è ancora finita, ma la prima cosa che mi è venuta in mente quando mi hanno chiamata è stata: bene, allora posso comprarmi il telefono.

Cioè, che tristezza.

La verità è che quest’estate come ho ripetuto spesso è andata un po’ a puttane.

Se penso a quella scorsa, tra festicciole e sagre, mi viene il magone.

La mia amica non lavora più al ristorante e così non ho nessuno con cui uscire quando si finisce tardi la sera. Non ho passato grandi serate, quando ero libera. E dubito ce ne saranno.

Ferragosto comunque lo passerò al ristorante, non a mangiare, eh, a lavorare. Il ché mi sta benissimo. Salvo il Natale, adoro lavorare durante le feste comandate.

Nessuna rottura di coglioni.

Sapete, sono terrorizzata. In fin dei conti ci ho sperato tanto e ora che forse ci siamo quasi vorrei avere ancora tanto tempo per rifletterci e stare “comoda”.

In fin dei conti io detesto i cambiamenti. Non sono proprio capace a cambiare.

Quindi niente. La mia estate volge al termine. Lavorerò fino a martedì e poi comincerò un nuovo lavoro.

Non andrò in vacanza, non farò nessun viaggio pazzesco, non ho incontrato nessuno che fosse almeno vagamente interessante, ma… Ma cazzo, queste sono comunque delle grandi novità.

Qualcuno brinda con me? Offro io, dopo tutto sono quasi una donna in carriera.

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Orange is the New Black: una serie cazzuta

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Oggi ho visto l’ultimo episodio della quinta stagione di Orange is the new black, una serie tratta dalle memorie di Piper Kerman, che racconta in un libro il suo anno in carcere.

Vi giuro che una serie così cazzuta non l’avevo mai trovata. Veramente, ma veramente bella.

La serie – prodotta da Netflix – narra le vicissitudini di Piper Chapman, giovane donna che deve scontare una pena di 15 mesi nel carcere di Litchfield, in quanto rea di aver trasportato denaro illecito per conto di Alex Vause, sua ex fidanzata e trafficante di droga.

Tuttavia la condanna avviene parecchi anni dopo il reato commesso da Piper e in questo periodo la futura galeotta si è rifatta una vita con un tizio: Larry Bloom.

La serie si apre con una sorta di ultima cena tra amici, prima che Piper entri in galera e il suo successivo ingresso nel carcere femminile.

Qui Piper capisce subito che la vita da detenuta non sarà rose e fiori, anzi. Dovrà confrontarsi con la prepotenza di alcune detenute e con le ingiustizie che culmineranno in veri e propri soprusi e violenze nei confronti delle stesse. In carcere inoltre Piper incontrerà la sua ex amante Alex.

La serie con un occhio (quasi) sempre puntato sulla protagonista Piper procede tra interessanti flashback che mostrano la vita prima del carcere delle detenute e tra il presente e la quotidianità nella prigione.

Ci sono – ovviamente – parecchi colpi di scena e ogni episodio ha una chiusa che lascia col fiato sospeso.

La serie tocca argomenti interessanti: l’omosessualità, prima di tutto. Trattandosi di un carcere femminile, le relazioni che vengono raccontate sono principalmente tra donne. Tocca il razzismo, l’amicizia, l’amore, la maternità, lo stupro e l’ingiustizia nei confronti delle detenute che man mano che le serie procedono sembrano perdere sempre più diritti e dignità.

Tutti i personaggi sono ben congegnati. Emergono punti di forza e debolezze e si assiste all’evoluzione di ogni personaggio: chi sembra redimersi, chi peggiora, chi fa una brutta fine.

Il linguaggio è – chiaramente – colorito, consiglio di vedere la serie in inglese: secondo me rende decisamente di più.

La protagonista non è tra i miei personaggi preferiti; preferisco di gran lunga Alex Vause, che è parecchio tosta.

Ho apprezzato molto il personaggio di Red, la cuoca russa. Il suo modo di prendersi cura delle detenute più giovani (e non solo) come una madre mi ha commossa in diversi episodi. Inoltre si troverà invischiata in situazioni che fanno temere spesso per la sua sorte. Si distingue per essere assolutamente cazzuta.

L’evoluzione più intensa e interessante è quella di Tiffany Dogget, l’ex tossica che si faceva di crack.

Il personaggio di Suzanne, soprannominata “Crazy Eyes” è a dir poco fenomenale. L’attrice meriterebbe l’oscar per l’interpretazione magistrale. Inoltre commuove per la sua follia e per la sua genuinità. Ha alle spalle una delle storie più tristi fra le detenute.

Tra le varie guardie e impiegati della prigione ho apprezzato anche la trasformazione morale di Joe Caputo, direttore del carcere, che nelle ultime serie saprà sorprendere lo spettatore.

Per quanto mi riguarda ogni personaggio lascia il segno.

Il picco di intensità viene raggiunto con Lolly e la sua pazzia: credo che le sue vicende siano decisamente toccanti.

La serie mi ha parecchio emozionata, soprattutto nelle ultime stagioni, sebbene risultino più scorrevoli le prime.

Mi è piaciuta la rivalità tra donne, ma anche la solidarietà che mostrano quando hanno un obiettivo comune. Mi ha ricordato un po’ l’amicizia effimera che si crea prima di un esame universitario.

Ho adorato le gang latine all’interno del carcere e anche quelle nere, ho adorato Sofia, la parrucchiera transessuale (e detenuta) della prigione, ho adorato l’umanità della detenuta Poussey: il suo amore per i libri e la forte amicizia con Taystee.

Mi è piaciuto il fatto che la serie sottolinei come la dignità umana non vada lesa neppure tra le mura di un carcere. Ma soprattutto il dubbio che insinua nello spettatore: una volta uscite dal carcere saranno le detenute delle persone migliori? E una volta entrate, saranno persone peggiori?

Insomma, se non sapete cosa iniziare a guardare, se vi piacciono le serie intense senza però fronzoli, se vi piace il dramma misto alla commedia… Questa è la serie che fa per voi. In più il titolo della serie è una figata già di suo.

 

 

 

E voi, avete caldo?

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Stato d’animo attuale. 2 Broke girls da qui

Qualcuno l’ha già detto che fa caldo?

O ve l’hanno forse chiesto?

No, perché dove lavoro io non c’è l’aria condizionata, perciò servi i clienti con le gocce di sudore che ti colano dalla fronte, la gente ti guarda tra il disgustato e il compassionevole e ti domanda: “hai caldo?”.

“Sì”.

“Si vede.”

Eh, grazie al cazzo.

Non so in quale dimensione viva questa gente, eh.

Tra l’altro anche se non lavoro al Grand Hotel, ma in un ristorante alla buona immerso nel verde, non posso certo vestirmi come una Lolita “scampata da una retata”, un minimo di decoro ci vuole, ahimè.

Comunque vi confesso un segreto. Sapete perché fa tutto questo caldo?

Per colpa mia.

Sì.

Vi ricordate che qualche mese fa me la tiravo da qui a Milano dicendo “ehi, io lavorerò in ufficio con l’aria condizionata”? Ve le ricordate le mie parole, diciamolo pure… Un po’ canzonatorie nei vostri confronti? Del tipo “io posso e voi no!”?

Ecco.

La sfiga o il destino o lo stramaledetto karma che detto fra noi non ho ancora capito cosa cazzo sia esattamente, beh qualunque cosa sia ha deciso di abbattersi contro di me quest’estate.

Il destino si è fatto beffe di me!

Ho inoltre raccolto qualche perla della serata, relativa al caldo e alla mia persona:

Potreste lavorare in bikini, tanto siete giovani.

Certo, domani mi presento con la collana di fiori hawaiana, pinne ai piedi, salvagente e saluto tutti i clienti con aloha.

Ma anche tu che sei così abbronzata soffri il caldo?

Ma sticazzi, non ce li metti?

Ma anche tu che sei così abbronzata hai l’accento friulano, come mai?

Certo, bestemmio anche alla perfezione, se vuol sentire…

Ma il premio cliente d’oro estate 2017 per il momento va all’allegra famigliola che, mentre noi tutte contente ci dicevamo “ah, stasera si finisce presto”, si presenta all’uscio del ristorante alle ore 22 e qualcosa con l’aria di chi non mangia dall’estate scorsa e chiede implorante “possiamo ancora mangiare?”.

Ma vi sembra forse un ristorante, questo?

Ehm, okay, risposta sbagliata.

Ma certo, accomodatevi pure pezzi di… Pane. Gradite del pane? Prego, da questa parte e mi raccomando vedete di cenare in fretta e furia che ho anche io una vita, più o meno… Ehm, signori, gradite un caffè, un dolce, un sorbetto? Maledetti infami, che stanno in ferie e non hanno un cazzo da fare e vengono a cena all’ultimo momento… È stato un piacere, signori. Buona serata, a mai pi… Ehm, arrivederci, signori.

A proposito, voi avete caldo?

 

500 volte… Sti gran cà!

Ultimamente coi titoli sono un po’ puerile, lo ammetto, temo sia colpa del caldo che mi dà alla testa.

Inoltre non ho mai niente da dire, ogni tanto scrivo qualcosa, lo rileggo e mi dico “oddio, ma tutto sto piagni piagni, sto lamentarsi continuo, sono io, sì? Davvero?” Così mi cancello, mi autocensuro perché il mio stesso post mi dà noia e finisce con il provocarmi l’orticaria.

Che dire? Siamo arrivati a 500 “followers”, che su WordPress significa che la schiera si fa sempre più nutrita ma a leggerti sono al massimo una ventina. Il ché mi sta benissimo, dato che non si vince niente.

Ricordo che a convincermi ad aprire questo blog fu il mio ex ragazzo. Stavamo in Sicilia a fare letteralmente schifo: 24 ore di mare, macallé zeppi di crema, panini imbottiti schiacciati dalle bibite dentro la borsa frigo, ombrelloni abusivi, acqua cristallina e scogliere ripide. Beh, era una figata.

Così cominciai a riempire il blog con brevi squarci di Sicilia, pensando che sarebbe stato così per sempre, che ci sarei tornata ogni estate e avrei riportato i resoconti pallosi delle vacanze, rimpinzando il blog di cibo e di mare. Invece quella fu l’ultima estate, laggiù.

E ho provato la stessa sensazione ieri, al lavoro. C’era un gruppo di ragazze a suonare rock, stavano nel cortiletto fuori dal ristorante, finito il servizio io e i miei colleghi ci siamo fermati a bere una birra anche se il gruppo aveva già finito di suonare da un pezzo, erano le due del mattino. In quel momento ho pensato che sarebbe stato così per sempre, che forse mi andava pure bene, era la birra a pensare al mio posto, anche se era poca in fin dei conti. Ma lì per lì mi dicevo che tutto stava andando bene, che la stagione non era poi la fine del mondo e che sarebbe sempre stato così.

Questa mattina mi sono alzata nauseata, tutto lo spirito positivo di ieri se n’era andato a puttane, i miei pensieri erano di nuovo pesanti e quelli di ieri ridicoli.

Sono andata al lavoro, il titolare assegnava i turni, io dentro di me sbuffavo, fuori sudavo e annuivo.

Tuttavia potrebbe andare peggio di così, che non è una di quelle cose che mi auguro, s’intende.

Fare qualcosa mi tiene viva, nulla è eccitante, nulla è nuovo, ma potrei pensare che prima o poi qualcosa cambierà.

E quindi 500 followers di cui non conosco né nome, né faccia… Beh, grazie, eh?! : )

“Capita che mi sveglio all’alba

quando l’aria è fresca

pensando alle mie illusioni

di un’estate ormai persa…”

Una fetta di culo

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Signore alla cassa:

“Non sono per niente contento, sa? Noi veniamo sempre a mangiare qui, ma questa sera non sono per niente contento”.

Ah, ma davvero? Non è per niente contento? Lo sa che anche per me è domenica sera, grandissima testa di cazzo che non è altro? Solo che a differenza sua è tutto il giorno che sono in piedi per servire e riverire le teste di cazzo come lei? Non è contento? Sa quanto sono contenta io, invece? Che mi devo sorbire la stagione pagata a nero quando ero convinta che avrei finalmente avuto un lavoro vero, senza bambini urlanti che corrono per la sala mentre tu sei lì col vassoio e le bevande traballanti e questi bambini cagacazzi ti fermano perché vogliono chiacchierare con te?

Mi fingo dispiaciuta, assumo un’espressione contrita, quasi costernata, lo guardo e gli dico: mi dispiace signore, che cosa è successo?

“Eh, ho chiesto il conto e nessuno me l’ha mai portato! E adesso, e adesso mi dica quanto devo pagare”.

Coglione.

“Ah e un’altra cosa. A me è stato portato il pane! Mentre i vicini di tavolo avevano i grissini! Anche io volevo i grissini!”

Oh mamma mia! Che ingiustizia! Che affronto! Che malignità! Come farà a dormire sonni tranquilli dopo un simile sopruso?

(Chiedere a una cameriera/cameriere di farsi portare due grissini merdosi era troppo, ma troppo impegnativo).

Caro signor, oltre al pane, alla cena, alle bevande, ai nostri sorrisi non certamente scontati, alla nostra gentilezza, cosa voleva? Anche una fetta del mio culo? 

Invece…

“Signore, sono tot euro e cinquanta. Posso offrirle un limoncello?”.

Posso anche sputarci dentro, se lo desidera.

“Ah, quello lo accetto volentieri, sì”.

Ma non l’avrei mai e poi mai detto! Invece sa dove può mettersi i famosi grissini del vicino?

“Ecco qua signore, buona serata e grazie”. Sorrido gentile, augurandogli le 10 piaghe d’Egitto.

E un vaffanculo, di cuore.

Una signora mi guarda e con gentilezza e un certo tatto mi dice “coraggio, cara, manca poco alla fine dell’estate”.

Avrei potuto abbracciarla singhiozzando senza ritegno.

 

 

.

Non sono mai stata una fan sfegatata dei Linkin Park, ma li ho sempre ascoltati volentieri quando li passavano alla radio.

Ogni tanto ascoltavo qualche brano su YouTube.

Non sono una fan, dicevo. Ma qualche canzone mi è entrata sottopelle. Forse le più commerciali o che lo sono diventate nel tempo.

Oggi leggo della morte del cantante Chester Bennington. Suicida.

Mi è presa una tristezza incredibile, certo non lo conoscevo, non lo veneravo, come non venero nessun artista, ma mi dispiace.

Mi dispiace leggere soprattutto di chi lo giudica, perché era un drogato, perché era un padre.

Ma la depressione è un mostro che ti mangia dentro, chi ne soffre talvolta è un insospettabile.

Puoi avere soldi. Puoi avere affetti. Puoi avere tutto o puoi non avere un cazzo di niente.

Ma se non hai pace, se dentro ti consumi, se ingoi ogni giorno il dolore, se arrivi al limite della sopportazione puoi avere tutto, ma alzarsi è faticoso, le gambe si fanno pesanti. Puoi avere tutto, ma dentro c’è un demone con cui fare a pugni, che alla fine ti schiaccia, ti fa ammattire.

Leggere lo schifo della gente che lo giudica mi disgusta.

E provo sempre tristezza per chi arriva al limite. Non penso sia da vigliacchi, andarsene. Penso che per vivere ci voglia un gran coraggio, certo. Ma anche per morire.

Allora che dire? Solo ripetere che dispiace, perché non immagino la sofferenza e il peso che tutti si portano dentro, nascosto bene, al riparo dagli occhi degli altri.

I tried so hard
And got so far
But in the end
It doesn’t even matter
I had to fall
To lose it all
But in the end
It doesn’t even matter.

Riposa in pace.

Harry Potter tag! (Perdonatemi)

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Lo so, lo so.

È demodé, non ha alcun senso parlarne oggi, rivangare il passato, sguazzare nella nostalgia… Ma!

Ma, ma, ma!

Mi sono imbattuta in un video di una “youtuber” che ha risposto a delle domande su Harry Potter (normalmente recensisce libri) e ho voluto copiarla spudoratamente.

Lo so. Ho una certa età per queste cose, ma Harry Potter è un libro per tutti, belli e brutti, soprattutto brutti. E non ho resistito.

Dunque, il giochino consiste nel rispondere a una serie di domande su questa intramontabile saga fantasy, giusto per farvi due palle così! Evviva!

Iniziamo:

1. Quando e come hai conosciuto Harry e il suo mondo? 

Allora. Una mia compagna di classe delle medie mi regalò “Harry Potter e la pietra filosofale” e io ringraziandola con un sorrisetto forzato lo lasciai prendere polvere nella libreria per qualche anno. Ricordo che me lo chiesero in prestito e io senza tante cerimonie lo sbolognai (non mi venne mai restituito). Poi mi regalarono “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban”: fu amore.

2. In che ordine hai letto i libri? 3, 4, 5, 2, 1, 6, 7 (circa meno quasi).

3. Qual è il tuo libro preferito? Quello che non ti è piaciuto? Harry Potter e l’Ordine della Fenice (il quinto). Il primo forse è quello che mi è piaciuto di meno, l’ho trovato infantile, in un certo senso.

4. Qual è il tuo personaggio MASCHILE preferito? Severus Piton. Mi piacciono (in letteratura e nei film) i personaggi ambigui, che oscillano fra bene e male. Piton è un personaggio sgradevole, con una personalità assai contorta. Tuttavia la sua storia è quella che ho trovato più intrigante.

5. Qual è il tuo personaggio FEMMINILE preferito? Hermione Granger: dentona, brava a scuola e sfigata. Impossibile non provare empatia. A parte vaghe somiglianze con voi sapete chi, cioè con me, Hermione è una dura. Non tradisce i suoi valori, è una lottatrice, ha buoni sentimenti. La AMO.

6. Dà un voto al tuo libro preferito dall’1 al 10 e spiega il perché. Al quinto libro do 10 perché è il più corposo in tutti i sensi. I personaggi e le loro storie vengono approfonditi. Le atmosfere si fanno decisamente più cupe. Si svelano dettagli sui genitori di Harry e su Piton.

7. La migliore trasposizione cinematografica e la peggiore? Le migliori direi le prime due, forse perché ho visto prima i film e dopo ho letto i libri. Tutte le altre fanno letteralmente schifo.

8. Qual è secondo te l’ambientazione migliore? E la peggiore? La Sala grande è la migliore. E anche l’antica casa dei Black. La peggiore? Nessuna.

9. Qual è il tuo Weasley preferito? Quello che non puoi neanche sentire nominare? Fred è il mio preferito, perché ha un umorismo fantastico. Percy è il più noioso, ma è interessante a modo suo.

10. Qual è la tua Creatura Fantastica preferita? Gli elfi domestici. E il gatto di Hermione: Grattastinchi.

11. Qual è il tuo Mangiamorte preferito? Bellatrix Lestrange. L’adoro per quanto è perfida. E apprezzo il fatto che sia sempre stata fedele a Voldemort, a differenza di altri. Oh, non sopporto i vigliacchi manco tra i cattivi.

12. Se fossi ad Hogwarts, quale sarebbe il tuo passatempo magico preferito? Osservare e studiare le creature magiche. Assistere a una lezione di Pozioni.

13. Quale tra i Big 7 è il tuo preferito? Ron Weasley. Ron è ironico, sarcastico e un tantino cattivello. Credo sia il personaggio più “umano” di tutti, perché sbaglia spesso, perché è invidioso, perché vuole ma non può. Dopo Piton è sicuramente il personaggio che ho apprezzato di più.

14. Qual è il tuo Professore di Hogwarts preferito? La McGranitt. Severa, ma giusta. E Lupin, perché valorizzava tutti gli studenti.

15. Qual è il tuo incantesimo magico preferito? Oblivion. Quello per far perdere la memoria!

16. Hai qualche libro su Harry Potter NON scritto dalla Rowling? Se si, quale? Nope. Ho un libro sulla Rowling, non scritto dalla Rowling: La maga dietro Harry Potter.

17. Hai mai partecipato a un raduno Potteriano? Dove? Assolutamente no. La sola idea mi crea profonda angoscia e disagio e una sottile punta di disgusto.

18. Hai qualche gadget potteriano? Cosa? Bastano e avanzano i libri, tutto il resto è noia.

19. Qual è la tua citazione preferita? “È inutile rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere”. (Citazione pronunciata da Silente).

20. Chi avresti voluto che non morisse? Chi avresti lasciato che morisse? Fred Weasley. Se ci penso, soffro. E anche Lupin avrei salvato, dato che mi piaceva molto. Chi avrei lasciato morire? Boh, forse Sirius, perché alla fine faceva una vita terrificante dato che era rinchiuso in casa contro il suo volere.

21. Ti aspettavi un finale diverso? Se si, come lo avevi immaginato? Pensavo morisse Harry, sono sincera. Capisco che ci sarebbe stata una rivolta popolare, ma l’avrei trovata una scelta coraggiosa. Inoltre non ci sarebbe stato quell’inutile ultimo capitolo, né l’ottavo libro.

22. Qual è la tua materia preferita? Quella che non studieresti volentieri? Allora non avrei voluto studiare nessuna materia, in particolare Divinazione e Artimanzia (o na roba simile). Mi piaceva molto leggere le lezioni di Pozioni.

23. Cosa sceglieresti tra un gufo/ un gatto/ un rospo? Nessuno dei tre.

24. In che casa vorresti essere smistato? In quale ti rifiuteresti di andare? Corvonero. Non sarei voluta finire a Tassorosso!

25. Sei iscritto a Pottermore? Ti piace il sito? Non so se da ragazzina fossi iscritta a qualche diavoleria, francamente.

26. Cosa pensi di quelli che dicono “Harry Potter è solo un libro!” Che è vero. È solo un libro.

27. Hai letto anche gli altri libri di Harry? (Animali fantastici dove trovarli/ Il Quidditch attraverso i secoli/ Le fiabe di Beda il Bardo). Ho letto Harry Potter e la maledizione dell’erede. Un libro davvero evitabile.

28. Qual è il tuo Dono della Morte preferito? Il mantello dell’invisibilità, of course.

29. Qual è la tua coppia preferita della saga? Quella che non approvi? Sono banale! Mi piacciono Ron e Hermione. Non ho approvato Cho e Harry, perché lei era noioserrima e aveva delle amiche di merda.

30. Se potessi parlare con zia Jo, cosa le diresti? Good job!

L’idea l’ho trovata qui.

La youtuber è Ilenia Zodiaco: https://www.youtube.com/watch?v=KYN27ApTkvU.

Mi perdonerete per questo tag fuori moda e fuori tempo?

Non lo direte a nessuno, vero?

(Se qualcuno sotto i 13 anni mi legge: anche io ho 13 anni, giuro).

 

 

Ritratto

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Ragazza alla finestra – Dalì.

Stai seduta sulle poltroncine nuove e bianche, piazzate nel cortiletto sporco, foglie, insetti e l’odore della laguna che sale e impregna ogni cosa. Il tuo volto quando stavi bene era un sole tondo e raggiante, i riccioli che da bambina erano biondissimi sono diventati più scuri, ora tendono al grigio. I peli biondi che si scorgono solo quando i raggi illuminano. Fumi una sigaretta e poi un’altra, il posacenere traboccante, la muffa alle pareti esterne.

Indossi un vestito comprato al mercato, una stampa floreale che si allarga nei punti dove le tue forme si fanno più generose.  Sorseggi caffè scuro servito nel bicchierino di vetro: un goccio di latte freddo che lo macchia.

Ieri ti ho guardata e mi si è stretto il cuore. Ho guardato il tuo volto sempre più scavato, la malattia che trascina via sorrisi e speranze. L’energia che viene a meno, tremavo, sai?

Ma sorridevo, parlavo, scacciavo i brutti pensieri, cercavo di soffiare via anche i tuoi.

Stavamo sedute io e mia madre, tu e tua figlia. Abbiamo cercato di alleggerire, a rinfrescare la serata ci aveva già pensato un timido temporale.

Le zanzare mi mordevano la pelle mai sazie, ma rimanevo lì a osservare quel piccolo mondo crudele, che prima era un tempio di bei momenti, che tra qualche mese saranno solo ricordi.

Ho camminato con tua figlia, mia cugina. Lei mi ha chiesto “come la vedi mia madre, sinceramente?”.

Ho mentito.

Ho detto che ti ho solo vista stanca, lo sai zia, io non ti ho vista solo stanca.

Più volte ho ingoiato l’amarezza, quel bolo di negatività che saliva su.

Io ti ho vista stremata, ho visto la fatica nel parlare. Quella fatica che prima non c’era.

Io ho mentito, ma non solo per mia cugina. Ho mentito soprattutto per me.

Perché ero spaventata.

Abbiamo camminato lungo le strade, c’era la festa della musica ieri. Ma io non ho ascoltato neppure una nota.

Ho camminato con mia cugina in silenzio. Un silenzio, un tacito accordo. Un silenzio denso che mi ha messo i brividi.

Mentirei all’infinito, zia.

Poi sono salita in auto, finalmente ho smesso di sorridere.

Mia madre ha stretto la mia gamba con la mano e lì sono crollata.

Ho finalmente pianto davanti a lei, ho condiviso il dolore e la paura con lei. Lei che è tua sorella maggiore e ti ha fatto da madre, quasi.

Ero arrabbiata e lo sarò sempre. Provo rabbia, ne provo così troppa che non so più dove metterla.

La stretta di mia madre mi ha rassicurata per un momento, volevo che stringesse per sempre, vorrei stringerti e non lasciarti andare via.

Sono tornata a casa ricomponendo il volto, ma volevo spaccare tutto e gridare forte.

Ho fermato l’immagine di te, qualche tempo fa, seduta nello stesso posto ma con un sorriso pieno e sincero.

Noi attorno a te, raccontare aneddoti di vita, perché davanti ce n’è ancora tanta.

Io vedo solo quel viso sorridente, non voglio vedere nient’altro.