“La vita di Adele”, una semplice storia d’amore (?)

“La vita di Adele” è un film che a quanto pare è piaciuto a molti: ho letto solo critiche positive a riguardo.

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E francamente non concepisco tutto questo entusiasmo, addirittura persone che lo definiscono un capolavoro… Ma ritornerò sulle mie perplessità più in là.

Ieri lo hanno dato in televisione e così ho deciso di vederlo.

Il film racconta la storia d’amore e di passione tra due ragazze: Adele, una giovane liceale, ed Emma, una studentessa al quarto anno di Belle Arti.

Adele dopo aver scaricato un tizio che non la coinvolge più di tanto sessualmente (e soprattutto mentalmente ) accetta di trascorrere la serata in un locale gay assieme al suo migliore amico.

Lì un po’ spaesata, gira per il locale fino a quando incontra una ragazza dai capelli blu, Emma, che da subito la colpisce molto. Le due chiacchierano per un po’ e si rincontrano fuori da scuola, attirandosi gli sguardi e le critiche delle “amiche” di Adele.

Abbastanza interessante il litigio tra Adele e la bulletta (che in teoria era sua amica). La bulletta infatti accusa Adele di essere lesbica e si mostra disgustata per averle permesso di trascorrere la notte a casa sua tempo prima.

Nel frattempo Adele ed Emma iniziano la loro storia d’amore.

Emma è una ragazza sicura di sé, molto dolce ed eccentrica. Inoltre è un’artista. Un giorno, dopo l’amore con Adele, decide di ritrarre la sua amante nuda mentre fuma una sigaretta…

Ed è subito Jack e Rose in Titanic.

La classica furbata di film e libri.. Prendi una tizia, le tingi i capelli di blu, le fai nominare due pittori ed eccola qua: una super artista alternativa.

Insomma, la storia d’amore prosegue tra alti e bassi, tra le insicurezze di Adele, mostre d’arte, un tradimento…

Vediamo le due protagoniste crescere e maturare, soprattutto Adele che è più giovane e insicura di Emma, già realizzata e consapevole.

Vediamo le rispettive famiglie, contrapposte, diverse. Quella di Emma è aperta mentalmente, mentre quella di Adele è più “limitata”, tant’è che Adele non si confida con i genitori sulla sua storia d’amore.

A ogni modo, questo film non mi è piaciuto. Le scene di sesso troppo lunghe, le ragazze ovviamente sono belle da vedere altrimenti dubito che il film avrebbe funzionato… E per carità ci sta. Ci stanno le scene di sesso, ma senza tutta quella bellezza ostentata il film avrebbe avuto il medesimo successo?

Forse sì, forse no.

I dialoghi sono un po’ piatti, l’attrice che interpreta Adele invece l’ho trovata molto credibile.

L’espressione spesso persa, il disagio nello stare con gli amici della sua ragazza, le fitte di gelosia che in certi momenti prova: l’attrice rende bene il tutto e credo sia quasi l’unica cosa che mi sia piaciuta del film.

Perché questo film è piaciuto così tanto al pubblico?

Non è niente di eccezionale (parere mio, s’intende): è una storia d’amore che parte bene, poi prende una brutta piega, poi finisce e ognuna va per la sua strada.

Direi quasi banale.

Però… Però è una storia d’amore tra due ragazze.

Si può definire banale una storia d’amore tra due ragazze al giorno d’oggi?

Per quanto mi riguarda sì, perché per me francamente le persone possono farsi chi caspita vogliono.

Capisco che nel 2017 ci siano ancora un sacco di pregiudizi sull’omosessualità e che quindi un amore tra due persone dello stesso sesso può creare più – come dire – impatto sullo spettatore (in fin dei conti è stupido negare che siamo più abituati a vedere “l’eterosessualità”) e che magari il regista è stato anche “coraggioso” (o paraculo?) a mettere in scena la tematica in modo esplicito, però io giudico questo film obiettivamente, e questo film non è niente di che.

Diciamo che potrei giudicarlo un inno all’amore e alla libertà d’amare e perché no, di amarsi pubblicamente: nel film infatti c’è un continuo “ostentare” l’amore nei luoghi pubblici, al bar, alle manifestazioni e così via.

Inoltre l’amore non viene etichettato. Lo spettatore non pensa per forza di cose che Adele sia lesbica, tant’è che si concede durante il film a diversi uomini. Potrebbe significare che Adele deve ancora maturare, che è alla ricerca della propria identità… Oppure semplicemente che Adele è innamorata di Emma e non dobbiamo per forza catalogarla per i suoi gusti, il che secondo me sarebbe un bel punto su cui riflettere.

Il problema qual è? Che certe volte ho come l’impressione che un amore per così dire meno convenzionale faccia più breccia nel cuore della gente.

Il film non mi ha emozionata, tranne forse in una scena dove Adele guarda Emma con curiosità e desiderio per la prima volta: le due sono in un parco e il regista inquadra un accenno di pelle di Emma e l’espressione incantata e bramosa di Adele.

In quella scena è reso bene il fascino (anche solo estetico) che Emma esercita sulla protagonista.

Detto ciò, non consiglio né sconsiglio questo film, forse l’avrei apprezzato di più in giovane età (ma il film è uscito nel 2013) o forse sto diventando troppo cinica o magari devo solo prenderlo per quello che è: un banale film per adolescenti.

Ovaie in giostra? Un film per l’occasione

Tempo fa scrissi un articoletto sulle cronologie (ossia ciò che digito su Google) in quei giorni.

I giorni dei fiumi di porpora, brrrrrr…

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Foto da qui

Ecco, io in questi giorni mi sento parecchio pucci pucci, emotiva, sentimentale… Quasi romantica.

Anche se detto fra noi temo sia soprattutto merito degli analgesici che prendo per i crampi… Maaaaaa lasciamo perdere.

La Lines con le sue illuminanti frasi stampate sugli assorbenti dice che in quei giorni è preferibile evitare latticini: e io che di natura sono trasgressiva mi sono preparata una bella tazza di cioccolata calda e ci ho pure schiaffato sopra quintali di panna.

La Lines inoltre assicura che in quei giorni si può tranquillamente fare il bagno al mare.

CHE COOOSA?

Ho vissuto in una menzogna per tutto questo tempo…

Dunque amiche di blog: mettetevi comode, infilate pinne ed occhialini che tanto a quanto pare il bagno lo possiamo fare e niente, leggetevi il post.

Oggi infatti voglio suggerirvi una commedia leggera leggera da vedere in questo periodo in cui siamo giustificate per la nostra emotività. 

Si tratta del film No Strings Attached (uscito nel 2011 e diretto da Ivan Reitman)  che nella becera “traduzione” italiana è chiamato Amici, amanti e… (Il film l’ho visto in lingua originale).

I protagonisti sono Emma (Natalie Portman), una ragazza che sta facendo il tirocinio in ospedale e Adam (Ashton Kutcher) assistente televisivo.

Sinceramente ho visto questo film solo perché Natalie Portman è una delle mie attrici preferite e Kutcher boh: ha quella faccia da cucciolo bastonato che mi fa simpatia, sebbene faccia sempre il coglione in tutti i film.

I due si conoscono da ragazzini a un campeggio estivo e si rivedono dopo molti anni. Hanno caratteri opposti: lui è caloroso, espansivo e piuttosto dolce, lei invece è freddina, sulle sue, incapace di legarsi sentimentalmente a qualcuno.

Tra i due nasce una certa intesa e dopo varie disavventure decidono di imbarcarsi in una relazione di solo sesso, senza sentimento.

Del tipo proprio così: hey, che ne dici di copulare come conigli lasciando fuori dalla camera da letto ogni sentimento?

Okay.

Però se poi uno rimane cotto dell’altro allora interrompiamo il tutto, va bene?

Certamente.

Cose che capitano tutti i giorni, insomma.

I due quindi si accoppiano in ogni dove e a ogni ora: del tipo che lei finisce il turno alle 5 del mattino e chiama lui per fare sesso, che mi sembra un ottimo modo per risparmiare i soldi della palestra, tra parentesi…

La storia prosegue fino a quando uno dei due non si innamora dell’altro… Ma non mi dire!

Cioè voi mi state dicendo che se due stanno bene insieme, si piacciono esteticamente, si trovano simpatici e trombano pure alla grande… Poi finiscono con l’innamorarsi?

Ma veramente???

Il film è molto prevedibile, però ci sono dei momenti in cui è divertente e fa ridere.

Il tutto è molto scorrevole, leggero al punto giusto, non demenziale (nonostante la presenza di Ashton Kutcher). La Portman secondo me potrebbe recitare qualsiasi ruolo e risultare comunque credibile.

C’è una scena del film che mi ha fatto ridere e che ho trovato davvero dolce. Emma e le sue coinquiline hanno appunto il ciclo e lui si presenta a casa loro con un cd che contiene tutte canzoni a tema: Sunday Bloody Sunday, Keep bleeding in love & altre.

Emma: You made me a period mix??

In effetti io proponendo questo filmetto ho scopiazzato l’idea dal film stesso spudoratamente.

E niente, è un film che di tanto in tanto rivedo con piacere ed è una di quelle commedie un po’ frivole e senza grandi pretese che alleggerisce l’umore.

Certo, se poi voi in questi giorni vi sentite tipo Maria La Sanguinaria… Non saprei proprio cosa consigliarvi!

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Scena dal film

Le cose belle che ti auguro

Ti auguro lo scricchiolio della brina mista alla terra sotto le scarpe, il naso solo un poco arrossato per il gelo, guanti caldi che rassicurano, un cane da accarezzare.

Ti auguro di sorridere appena sveglio, che quel macigno che ti pesa sul petto ti dia tregua, ti auguro sguardi che ti facciano formicolare di piacere, notti d’amore caldo, gambe morbide da sfiorare.

Ti auguro il sole quando devi passare la giornata fuori, pioggia forte se sei nel letto a dormire. Ti auguro una frase da sentire e fare tua mentre guardi un film, di seppellire le malelingue e le ferite, di non sanguinare ma di rialzarti, di emozionarti per una canzone bella.

Ti auguro di sentire un profumo che richiama ricordi densi, che la nostalgia di un bel momento non sia troppo amara. Ti auguro di non vivere di soli ricordi, ma di ricordare con piacere e di imparare poi a lasciar andare.

Ti auguro che qualcuna ti stringa forte la mano quando ti senti solo, che baci quelle piccole paure che nascondi con orgoglio, che custodisca il tuo dolore, lo addomestichi e che ne rida con te.

Ti auguro di innamorarti di nuovo della vita, di fare a pezzi le umiliazioni, di ridere come un bambino.

Ti auguro dolci melodie che accompagnino le tue serate, che la tua fierezza sia sempre così sensuale.

Ti auguro di perderti nel vento, solo tu e il vento, perditi e poi ritrovati, lascia che quello si porti via la tua rabbia, che curi la solitudine, fischiando forte, che spazzi via i momenti in cui hai avuto paura.

Ti auguro notti insonni non per il tormento, ma per l’amore che hai fatto, notti piene di sogni per la pace che hai dentro, ti auguro di non avere ansie, timori, di trovare quella serenità un po’ infantile che fa bene all’anima.

Ti auguro serate di vino e di gambe intrecciate, ti auguro di non credere ai tuoi occhi per quanto sei felice.

Ti auguro che le vecchie emozioni ti scaldino quando il tuo cuore è gelido e che nuove emozioni ti scuotano quando ti senti fiacco.

Ti auguro di non averne mai abbastanza della vita, di cercare l’amore, sempre e ovunque, di frugare fra i volti degli altri fino a trovarne uno sorridente.

Ti auguro l’odore salmastro del mare in inverno, quando è deserto, quando non c’è nessun altro a guardarlo, ti auguro che per te sia poesia, che ti manchi il fiato mentre l’acqua si ferma appena un attimo prima di sfiorare i tuoi piedi.

Ti auguro questo ed altro ancora e intanto penso, penso a quello che mi hai dato tu: sei stato poesia e onde sullo scoglio, sei stato un mare in cui trovare ristoro nelle giornate più calde, un cassetto dove riporre debolezze, il conforto delle giornate più lunghe.

Ti auguro la bellezza, quella di un estraneo che è gentile senza chiedere nulla in cambio. Ti auguro di sentirti sempre all’altezza, di saper riconoscere il marcio nelle persone e di prenderti il bene quando te lo offrono, ti auguro la pelle d’oca quando gli altri non si scompongono, ti auguro di commuoverti quando gli altri non sono capaci a farlo.

Mi auguro tutto questo per te.

Ascoltando:

 

Oh Valentino Valentino, perché sei tu Valentino?

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Questo è solo un assaggio.

Oggi, dopo la pausa studio caffè, la pausa studio tè, la pausa studio biscotti, la pausa studio bucato ho deciso di fare anche una pausa studio Feltrinelli, ossia di recarmi alla Feltrinelli di Verona, giusto per sbavare un po’ e farmi tampinare dalla tizia della Bialetti che mi chiede se uso le cialde per il caffè mentre allungo l’occhio verso i libri scontati, no non le uso, come non le usa, cioè sì le uso ma a casa, come a casa, sì non sono a casa mia sono qui per un esame e basta, ahhhh… beh è stato un piacere, anche per me… E alla fine mi fiondo verso l’uscita senza aver sfiorato un solo libro.

Ma, insomma, esco di casa e le vie veronesi sono stracolme di gente, dimenticavo che è il fine settimana di San Valentino, e che quindi l’amore è in tutti gli angoli, le bancherelle vendono cuori di cioccolato e ci sono composizioni floreali a forma di cuore… Dio mio. Se penso che la conversazione più romantica che ho avuto in questi giorni è stata con il giornalaio, nel suo negozio. Un signorotto di mezza età che mi ha tenuta lì cinque minuti buoni a lamentarsi del ladri che gli rubano gli inserti dei giornali… Ah  è una nuova moda? No, no, cara, hanno rubato pure da Oviesse. Stavo quasi per chiedergli se avesse notato anche lui la camicetta esposta in vetrina da Oviesse quando poi, guardandolo meglio, ho realizzato che non era il caso.

Ma comunque, camminare è piuttosto difficile, i bambini hanno tutti in mano degli orridi palloncini rossi della Lidl e non fanno altro che urtarmi, la gente si ferma ogni due secondi per scattarsi un selfie e scambiarsi occhiate zuccherose e pure un po’ presuntuose, della serie “chiunque vorrebbe essere al nostro posto” e io sono l’unica persona non accompagnata a vagare per il centro immusonita.

A una certa, presa dal terrore che qualche coppia di tamarri mi chieda di scattargli una foto, perché nell’era della camera frontale succede ancora questo, che a dirvela tutta mi fa sperare che ci sia ancora un pizzico d’ingenuità nell’aria, decido di tornarmene a casa e sulla via del ritorno incrocio la bancarella dei timorati di Dio, un gruppo di giovani che predicano l’amore per Gesù, e quelli mi lanciano pure un’occhiata complice… Beh, è stata davvero la mazzata finale!

Primi e a volte ultimi appuntamenti

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Andò più o meno così: ovviamente io sarei quella seduta. (Foto Web)

Parlando con un’amica è uscito fuori il resoconto di un suo primo appuntamento con un tipo che è stato superfantastico e tutto quanto e lei era al settimo cielo e via dicendo, e così riflettevo sui miei di primi appuntamenti e devo dire che sono stati uno peggio dell’altro.

Ne ricordo uno, un’uscita a quattro, io e una mia amica con due tizi conosciuti la sera prima, ricordo ancora questo ragazzo, mi aveva colpita perché tra le domande di rito del corteggiamento gli era venuta fuori un’uscita geniale: hai un animale domestico? Giuro, mi chiese proprio questo e così pensai che ne valesse la pena.

Il giorno dell’appuntamento io e la mia amica avevamo una gran voglia di non presentarci affatto e di andarcene per negozi, ma il buon senso e la buona educazione prevalsero… Venne fuori che il tipo non aveva capito il mio nome e per i primi cinque minuti non fece che chiamarmi Miriam. Guarda che io non mi chiamo Miriam. Come no? Me l’hai detto tu! No, no, credimi, lo saprei se mi chiamassi Miriam. In effetti raramente qualcuno capisce al volo il mio nome, di solito sono costretta a ripeterlo una decina di volte e alla fine ci rinuncio, accettando le storpiature. L’ultima volta che mi sono presentata a qualcuno e lui ha imparato subito il mio nome stavo discutendo con un bambino di quattro anni, per dire…

Ma comunque, fu un appuntamento fallimentare, soprattutto perché a una certa mi ero quasi convinta di chiamarmi Miriam. Che poi voglio dire, dalla M alla V ne passano di lettere, eh. Ricordo però che facemmo merenda in una pasticceria e io mi abbuffai di dolcetti, segno che quel tipo non m’interessava affatto. In effetti mi sarei potuta defilare con una scusa ma quella era proprio una Siora Pasticceria e se non ci fossi andata me ne sarei pentita una vita intera. Il tipo continuava a chiamarmi Miss, Lady, perché diciamocelo, non riusciva a credere che non mi chiamassi Miriam.

Un altro appuntamento fallimentare si svolse all’ora di pranzo, il tipo in questione disse proprio “ci vediamo per pranzo”. Quando lo raggiunsi gli chiesi “allora, dove pranziamo?”… “Ah, io ho già pranzato con i miei amici”. Così mi disse che potevo prendermi un trancio di pizza e consumarlo su una panchina, che lui mi avrebbe fatto compagnia… Beh, gentile da parte sua. Ci sedemmo su una panchina gelida e solitaria. Io avevo lo stomaco chiuso e non riuscivo a mangiare il mio trancio di pizza dignitosamente, la mozzarella colava e tutto quanto, così gli chiesi se lo volesse lui con la scusa che “non ho fame, sai”… Lui mi rimbeccò dicendomi che “non è che non hai fame, è che non sei in grado di mangiarla” e nonostante la sincerità paga sempre non andammo molto lontano, ci rintanammo infatti in un bar e per tutto il tempo lui rimase a fissare una gnocca da urlo spalmata generosamente sul bancone del bar, tant’è che a una certa, per ricordargli la mia presenza dissi pure “figa quella…”, che tanto, peggio di così.

Ci fu poi un appuntamento con un tipo che mi piaceva sul serio, tant’è che mi ero pure depilata le gambe nell’attesa di vederlo. Lui sapeva che avevo una gran passione per i fast food, che voglio dire, è una passione che tutti dovrebbero avere. E così ebbe la brillante idea di propormi il Burger King, che detto fra noi a me proprio non piace, io sono più tipa da Mc Donald’s. Ma poi, chi vuole sbrodolarsi con salse e panini a un primo appuntamento? Ordinai quindi la cosa più semplice e “pulita” da mangiare e quando la tizia del Burger King mi chiese “vuoi anche la salsa? È in omaggio”, che è una delle domande più belle che possano farti io rifiutai, sentendomi come quelle che da Mc Donald’s ordinano l’insalata. Non mangiai quasi nulla e a stomaco semi vuoto e presa dall’ansia trascinai il tipo in un locale e mi presi una sbronza epica pensando che forse l’alcol avrebbe placato le mie ansie. Devo dire che non solo placò le mie ansie ma tirò fuori tutta la mia libido e beh, il resto non ve lo racconto.

Insomma, i primi appuntamenti per me non dovrebbero esistere, tutte quelle stronzate sullo scoprirsi piano piano, sul conoscersi e condividere interessi e il fingersi terribilmente interessanti e interessati… Brrrr!

La scimmia è l’evoluzione dell’uomo

In un clima in cui si dibatte su chi deve scopare con chi mi viene in mente la canzone “Bonobo Power” di Caparezza, dove parla appunto delle scimmie Bonobo che se la spassano alla grandissima e che risolvono le loro questioni con del sano sesso. O meglio, il fatto che siano appagati sessualmente li rende meno aggressivi. Ahhh, questo sì che è un ottimo punto di vista. Mi chiedo spesso che cosa spinga le persone a sindacare sui gusti sessuali altrui, a ostentare il modello di famiglia ideale per le piazze… Che poi, scendere in piazza per manifestare che cosa, esattamente? Che siete delle famiglie ottuse? Che discriminate chiunque non sia come voi? E che esempio date ai vostri figli, di grazia? Pensavo che una famiglia si fondasse sull’amore, non sul puntare il dito contro chiunque non incarni il modello di famiglia “ideale”. Ehh, sull’amore, che banale. No, dico davvero, io non vedo altre faccende, anzi ne vedo solo due: amore e rispetto. Tutto il resto è noia. Tutto questo disprezzo lo trovo immotivato, non ne trovo un senso, non lo concepisco. Come la scritta luminosa e ammiccante comparsa sul Pirellone: family day. Io amo la mia famiglia eppure quella scritta così finta, così fasulla, così presuntuosa, non mi trasmette positività, non mi invoglia a costruirne una mia. Mi fa venire l’orticaria l’idea che qualcuno si senta in dovere di imporre agli altri chi devono amare, con chi si devono accoppiare e così via, mi fa schifo pensare che quel “family”, messo là così, in realtà non includa amore, non includa insegnamenti profondi, ma solo superficialità, solo veleno. Quel family dovrebbe brillare per chiunque, non per le famiglie selezionate, quelle che vanno bene. Tutto questo impegno, questo sforzo che ci mettono nell’odiare e nel sentirsi nel giusto mi fa rabbrividire. Quella scritta non mi rappresenta, non rappresenta mia madre, non rappresenta mio padre, non rappresenta nulla dei valori che mi sono stati trasmessi. Quella scritta luminosa in realtà non illumina niente, non è una luce, è il solito buio, il solito fango di una società che non accetta e che a quanto pare non scopa a sufficienza per tenere la mente occupata da altro. Un corpo appagato non si prenderebbe la briga di giudicare i gusti sessuali altrui.

Per il bonobo il sesso è alla base dei rapporti sociali, si accoppia sia con etero che con omosessuali davanti a cibo i bonobo prima fanno un orgia e dopo mangiano senza mai litigare il bonobo non è aggressivo è sessualmente appagato, non discrimina il diverso non va al family day…la scimmia è l’evoluzione dell’uomo. (Caparezza).

 

Sviste d’ammmmore!

A tredici anni, in terza media ho sofferto davvero per amore.

Quando ami follemente, irrazionalmente, senza pretendere nulla in cambio. Ti alzi la mattina, ti vedi un cesso, non vedi l’ora di filare a scuola per incontrarlo. È lui l’amore della tua vita, ne sei certa. Piace a tutte, ma tu ti racconti che lui prima o poi smetterà di vedere le altre, quelle che a tredici anni già hanno le tette pronunciate, sono pettinate bene, si stanno lasciando l’infanzia alle spalle. Tu a confronto sei una dilettante, la regina delle perdenti, la suoretta con la tuta da ginnastica. Sei insomma una sfigata.

Però ci provi lo stesso, non sai che significhi avere dignità. Difendi le tue idee, sei quasi coraggiosa: glielo dici, gli dici che lo ami.

Pensi che nessuna di quelle ragazze lo amerà come hai fatto tu. Forse hai ragione, forse no. Quelle ragazze sono belle, da morire. Tu sei l’anatroccolo, sei quella simpatica, quella che ride, quella che alla fine perde. Tu con lui ti scambi sguardi innocenti, lui ti guarda, non ti prende sul serio, per lui sei un’amica, la migliore di tutte. Ma lui infila la lingua nella bocca di qualcun’altra. Lui accarezza quell’altra.

Tu piangi, vai a casa, i tuoi pensano che ti sei rammollita del tutto, ma come, il mio maschiaccio, la mia bambina, ora si fa le paranoie, ora piange per i ragazzi, ora non vuole più farsi la coda bassa, che è da sfigate. Mamma comprami i jeans, lisciami i capelli, mi stanno di merda, sono brutta. Ma che succede amore, queste cose prima non t’interessavano. Mamma non voglio mettere più quella felpa, voglio una maglia carina, come le altre. Come ti brucia dire “come le altre”. Non sarai mai come loro. “Non sarò mai come loro” pensi, con un po’ di orgoglio. “Dio, come vorrei essere come loro”. Amarezza.

Quelle sono belle, fanno mille moine, lui ci casca, lui ci sta. Mi ha sorriso, mi ha detto che con i capelli sciolti sto meglio. E dai, continua a guardarmi, guardami dentro, vedi cosa provo, vedi che per te farei qualunque cosa. E niente, quello è uno stronzo, per lui sarai sempre l’amica del cuore. Ti racconta delle altre, delle sue delusioni, tu sei lì, lo ascolti, gli dai pure consigli, ti mangi il fegato, ti rode di brutto. Ma che puoi fare. La mattina ti guardi allo specchio, eppure ti vedi un po’ cambiata, perché lui non capisce che ti stai trasformando per lui, che tenti di sbocciare. Arrivi a scuola, lui ti saluta, ti fa un sorriso, ti tremano le gambe, pelle d’oca, occhi lucidi. Quant’è bello, con quello sguardo consapevole, così sicuro.

Passano gli anni, vi rivedete. Lo guardi, forse per la prima volta. Non ti sembra molto cambiato. Tu invece sei cambiata, eccome se lo sei. Ora sei donna, sei più sicura, hai vissuto di più, hai amato per la prima volta come si deve. Gli occhi non sono affatto lucidi, le gambe sono ferme, la tua voce lo è.

Lui ricambia il tuo sguardo… E finalmente pensi, “ma quanto ero cogliona a tredici anni?”.

I miei piaceri della vita

SPEZIE

Sono la classica persona da tè caldo. Penso sia il piacere più grande che la vita mi abbia offerto. Una tazza di tè fumante, che sia un Earl Grey o la bustina anonima del discount per me è sempre festa. Amo il tè. E’ terribilmente poetico.

Mi piace perdere tempo fra gli scaffali quando devo scegliere quale candela profumata acquistare. Fermarmi ad annusare il pot pourri, l’incenso, le varie fragranze. L’odore che preferisco è mela verde, ma non disdegno neppure i profumi vanigliati. Sono la classica maleducata che stappa i bagnoschiuma e gli shampoo per sniffarli prima di metterli nel carrello. Commesse di tutto il pianeta, chiedo venia. Ma amo anche altre cose.

Amo l’odore del pop corn nei cinema.

Amo sciacquarmi la bocca con il caffè bollente.

Amo quando la gente che non ti conosce ti sorride. Amo l’educazione, forse una delle cose di cui sento più nostalgia ultimamente.

Amo le persone riservate, che sanno ascoltare, che pongono interrogativi intelligenti, che non parlano solo di se stesse.

Amo sgranocchiare patatine sorseggiando spritz bianco.

Amo la birra, solo se in compagnia.

Amo le spezie.

Amo la galanteria maschile.

Amo le librerie che hanno i libri ordinati per autore.

Amo la mia libreria, l’unica parte ordinata della mia stanza.

Amo le sagre paesane, quando fa caldo fino a sera tardi e c’è musica dal vivo.

Amo l’acqua. Credo sia il mio elemento. L’acqua per me è libertà, totale.

Amo camminare con il mio cane in campagna, specie all’ora del tramonto.

Amo il mio cane perché non ha il dono della parola. Se l’avesse, non so se l’amerei.

Amo cantare sotto la doccia.

Amo le persone che salutano sempre.

Amo starmene da sola, non sento la necessità di avere sempre qualcuno accanto.

Amo pochissime persone. E so che quelle poche amano me.

Amo guardare le famiglie che cenano assieme.

Amo il natale, amo il fatto che sia una festa commerciale, che si spendano soldi per i regali. Amo le vetrine decorate e gli alberi illuminati. Amo tutto del natale, soprattutto i film natalizi americani. Il giovane Holden direbbe che gli mettono una malinconia del diavolo.

Amo le grandi città, piene di turisti e persone alla moda.

Amo i centri commerciali.

Amo le foto che ritraggono calici.

Amo le colonne sonore firmate Yann Tiersen.

Amo i film e telefilm tedeschi, li trovo nostalgici da morire, anche quelli più insulsi.

Amo commuovermi per cose per le quali nessuno si commuove. Amo rimanere indifferente a ciò che tocca gli altri. Mi fa sentire unica e potente.

Amo comprare post – it. Mi mettono allegria e mi fanno sentire organizzata.

Amo la mia bravura nel riuscire a studiare tutto all’ultimo momento.

Amo le persone che notano i dettagli, sono rare, sono le uniche non concentrate su se stesse.

Amo le persone che prima di iniziare a parlare dei cavoli loro ti chiedono “come stai” e aspettano che tu risponda.

Amo gli estranei che si siedono accanto a te in aereo e quando è il momento di scendere ti salutano.

Amo i maglioni di lana lunghi, se son bordeaux sono la morte loro.

Amo queste e molte altre cose.

Oggi sono stata personalissima, sentitevi pure liberi di dirmi alcune delle cose che amate voi. Vi lascio ascoltare “La valse d’Amélie” di Yann Tiersen.