Nient’altro che polvere

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Foto dal web.

Indosso da giorni lo stesso vestito nero.

Ci sono stampati dei fiori, credo siano papaveri.

L’ho trovato dentro a un gigantesco cassonetto giallo, assieme ad altri vestiti: tutti meravigliosi. Sapevano di sogni, di benessere. Quei fiori dal colore deciso mi davano speranza e conforto.

A me è toccato quel vestito. L’ho indossato con fierezza. Non voglio più separarmene.

Quei vestiti li ha portati un’associazione umanitaria, me l’ha detto mia mamma.

Questo abito lascia scoperte le mie gambe sottili ed abbronzate, ai piedi ho dei sandaletti marroni.

Io e mia madre siamo sedute dentro a un bus. I sedili sono logori, consumati. C’è tanta gente dentro a questo bus, il caldo soffoca, la polvere ci fa tossire.

Stringo tra le braccia il mio gatto rossiccio che non smette di tremare. Anche io tremo.

Non so cosa stia succedendo di preciso. So che stiamo fuggendo dagli spari, dalle bombe, ma non so perché vogliano farci del male. Non conosco i volti di chi vuole farci del male. Ma sembra che a loro non piacciano i nostri, di volti.

Continuano a cacciarci, ci stanano come conigli. Ma io non conosco la ragione del loro odio, eppure mi sento un coniglio, voglio solo fuggire lontano.

Il volto di mia madre è semi nascosto dal velo, così come le sue emozioni. Ma io le intravedo lo stesso. Osservo le sue sopracciglia folte e scure. Riesco a scorgere le sue lacrime. Reprimo un brivido.

Dentro al bus sale altra gente: donne e bambini.

Accarezzo il pelo del mio gatto, cerco di infondergli una sicurezza che non riesco a provare.

La mia mano trema, che ne sarà di noi?

Vorrei che questo maledetto bus si decidesse a partire, riesco a malapena a respirare.

Dove ci porteranno?

Lontano da tutta questa polvere?

Non chiedo molto. Solo di dormire in pace, per una notte.

La porta del bus è ancora aperta. Non sale più nessuno.

All’improvviso sento un forte boato, in lontananza. Tutti gridiamo. Il mio gatto rizza il pelo e mi sfugge dalle mani. Sobbalzo e faccio per alzarmi. Mia madre mi spinge giù, a sedere. La mia schiena sbatte con violenza contro al sedile: ho il cuore in gola. Il mio gatto è uscito dal bus, appiccico il naso al finestrino. Voglio scendere, rincorrerlo, difenderlo.

L’autista ha chiuso la porta.

Il bus parte.

Guardo il mio gatto correre sempre più lontano, perdersi tra il rosso della terra e il fumo della polvere. Ho gli occhi pieni di lacrime.

Un altro boato, questa volta sembra più vicino. Il bus continua ad avanzare, inizio a piangere e a gridare. Ma in mezzo alla paura di tutte queste persone le mie urla sono sorde. Così come le mie preghiere che ho recitato in questi giorni: sono andate perdute.

Non mi è rimasto più nulla.

Le ruote del bus scivolano sulla terra arida, sollevando questa maledetta polvere.

Mia madre mi stringe forte. Ho le mani sudate, le strofino sul vestito per asciugarle.

E poi l’ennesimo boato, questa volta però è l’ultimo.

Non sentirò più quei rumori forti, d’ora in poi.

Non sentirò più nulla.

Non è rimasto più nulla.

Di me non resta quasi nulla… Se non polvere, nient’altro che polvere.

L’idea per scrivere queste righe nasce da un servizio, credo del Tg1 (ma non ricordo con esattezza) di poco tempo fa (2017). Non riesco a ritrovare quel servizio, ricordo la ripresa di questa ragazzina con in grembo un gatto, dentro a un bus, credo in Siria o comunque in una zona di guerra.

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Cani vs bambini

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Tempo fa una mia cara amica mi inviò l’immagine che vedete sopra… La vedete? Bene. A me fece chiaramente ridere, perché i bambini mi mettono un po’ a disagio, a meno ché non siano educati, puliti, silenziosi, e magari intervengono solo per dire cose interessanti, alzando pure la mano prima di parlare. Già. Fatta eccezione per quelli della mia famiglia, per tutti gli altri non provo una gran simpatia e come ribadisco spesso non ho desiderio di averne, un bambino per me sarebbe un impedimento, io voglio diventare una superfiga quarantenne, a capo di una grande azienda (chissenefrega quale, l’importante è poter dire “sono a capo di quell’azienda lì…”) voglio guadagnare tanti soldi che non spenderei certo per dei mocciosi, ma per ME, solo per ME e per le mie esigenze e voglio riempire la mia casa di cani ben educati, magari un po’ tonti. Ma sui cani ci ritorno dopo. (Devo smetterla di vedere How I met your mother, tanto per dire).

Insomma, io voglio diventare una donna che al massimo dividerà la sua vita con un uomo che sappia cucinare, non chiedo tanto. I miei parenti non fanno altro che dirmi “mai dire mai”, “anche io dicevo così alla tua età”. Che poi, la mia opinione posso esprimerla ugualmente o viene la Gestapo sulla Baby Auto ad arrestarmi? Per fortuna ho delle amiche che la pensano come me e i nostri discorsi vertono sempre su due argomenti: “di che marca è la pillola che prendi?” e “perché tutti stan mettendo su famiglia???”. Tornando all’immagine iniziale che mi ha inviato la mia amica (patita dei cani, non sopporta i bambini) riflettevo sulla questione “cani contro bambini”. Perché se voi leggete in giro, troverete un sacco di persone lamentarsi per i bambini nei ristoranti, al parchetto, dal medico. Ne troverete altre dire che è scandaloso paragonare un cane a un bambino e altre che dicono che i cani ormai ce li impongono ovunque. Vi confesso una cosa: io prendo spesso il treno e un giorno una signora con una bimba iperattiva si è seduta accanto a me, nonostante il vagone fosse vuoto. La bambina non stava ferma un secondo, a una certa temendo di doverci interagire ho finto di appisolarmi. Questo non significa che io voglia un treno vietato ai bambini. Eppure sono nati i ristoranti vietati ai bambini, mentre aumentano quelli permessi ai cani. Addirittura si parla di “diritto” per il cane di entrare in un supermercato. Perché è ovvio che il cane voglia passare il suo tempo libero in un carrello tutto suo, a spasso per il market, magari ripetendo assieme a noi la lista della spesa. Si sente spesso dire che certi cani siano più educati dei bambini, che alcuni siano migliori dei cani… No, ma pronto??? Stiamo parlando davvero di questo? Come si può paragonare un essere vivente che NON parla a un bambino? È logico che un cane è “migliore” di un bambino, cazzo non può esprimere la sua opinione, non può interromperti mentre parli… E poi è peloso!!!  Ma che razza di paragone è?

Infine la considerazione “si prendono un cane anziché fare un bambino”. Questa è forse una delle più sentite, e secondo me può esserci un fondo di verità. Ma quello che mi dico è, se quella coppia non si sente pronta per figliare… Meglio così, no? A ogni modo, per me la gente può fare quello che vuole, non trovo la necessità di portarsi il cane al supermercato ma la cosa non mi darebbe comunque fastidio, e non trovo manco il senso di vietare l’ingresso ai bambini in certi ristoranti (argomento che l’anno scorso aveva suscitato un certo dibattito nel web), ecco, su quello potrei dire di essere quasi contraria.

Infine, sento spesso persone lamentarsi (io in primis, ah ah) di quelle mamme che mettono su Facebook mille foto dei loro bambini: in piscina, in montagna, a gattoni, il bagnetto. Il fenomeno strano è che ci sono persone (tipo me) che fanno la stessa identica cosa coi loro cani: prima volta in montagna per Fido! Prima gita in campagna per Bau!

Ma c’è solo una categoria di persone che mi fa realmente incazzare: le tizie che piazzano sui social solo foto dei loro fidanzati (magari vestiti da loro). Il mio amore sotto l’albero, il mio amore sulla Tour Eiffel, il mio amore si laurea… Ed è proprio in quel momento che mi sorge spontanea una domanda… Non era meglio comprarsi il cicciobello?

Perle di saggezza della Brambilla (Supermercati aperti ai cani)

Ristoranti vietati ai bambini

 

Mamma, non portarmi al family day!

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Leggo questo articolo e noto che come sempre i leghisti sono in prima linea per tutelare l’italiota dal nemico di turno. Dopo la propaganda “gli stranieri ci rubano il lavoro” si scagliano contro alla teoria del gender. Avete presente l’intelligentissima espressione “ce l’ho duro” utilizzata dal “sior” Bossi? Ecco, siamo più o meno a quei livelli di politica lì. Ma mica mi stupisco eh.

Prima di continuare vi copio la spiegazione che la sociologa Chiara Saraceno dà riguardo a questa teoria:In realtà esistono tante teorie di genere. Il concetto di genere è stato sviluppato dalle femministe americane per sottolineare come i ruoli sociali attribuiti all’uno o all’altro sesso siano costruzioni sociali. In parole povere: non discende dalla conformazione del corpo il fatto che l’uomo lavori in modo remunerato e la donna stia in casa, o che gli uomini guadagnino più delle donne, o che gli uomini si occupino di politica e le donne meno, così come non discende dalla conformazione del corpo il fatto che le donne siano per natura più passive, dolci, e gli uomini più aggressivi e così via: sono tutti costrutti sociali. Il corpo è importante, la conformazione del corpo è anche qualcosa che va riflettuta, pensata, elaborata, insomma non ignoriamo come siamo fatti, ma da questo non discendono né caratteristiche psicologiche né comportamenti sociali. Qui trovare l’intervista.

Bene. Al di là del fatto che questa teoria non sembra essere scientificamente valida. Non m’interessa, io da bambina giocavo con soldatini, dinosauri e macchinine ma anche con Barbie e pentoline. Sarei dovuta crescere con forti dubbi sulla mia identità sessuale e invece no, sono semplicemente molto fantasiosa. Io ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia apertissima mentalmente, dove l’unico insegnamento che mi è stato dato è il seguente: rispettare il prossimo, a meno che questo non manchi di rispetto a te. Io sono figlia adottiva, vengo da molto lontano, bla bla, perciò non so se questo abbia contribuito a farmi crescere con una mentalità “aperta”, fatto sta che dei gusti sessuali degli altri non me n’è mai importato granché. Mia madre dovrebbe essere considerata contro natura perché non ha procreato? Può essere, ma qual è il problema? Voglio dire, illuminare una stanza con una lampadina non mi pare proprio naturalissimo eppure non ci sono leghisti che condannano l’utilizzo delle lampadine. Quindi mi chiedo, siamo davvero arrivati a tanto? Siamo davvero persone che vanno al family day? Io ho un padre e una madre. Ma vi assicuro che quando ci vedono in giro non ci considerano certo una famiglia tradizionale. Una volta una fotografa doveva scattarci una foto al matrimonio di mia cugina. Ci chiese “ma siete tutti assieme”? Siamo contro natura anche noi, quindi. Dunque, etichettiamo i gay come persone innaturali. Ma ce ne frega davvero tanto di come fanno l’amore gli altri? A quanto pare non pensiamo ad altro. A scuola vorrei che insegnassero cose contro natura, sì. Come ad esempio l’utilizzo del preservativo e della pillola anticoncezionale. Come prevenire gravidanze indesiderate, come prevenire malattie a trasmissione sessuale. Quindi sì, ben vengano le cose contronatura. I leghisti sono davvero preoccupati per amor di scienza o hanno solo paura che le generazioni future crescano pensando che ognuno è libero di scoparsi chi vuole, sempre nel rispetto del prossimo? Who knows.

(Foto dal Web)