Un caffè a Trieste può generare profonde crisi esistenziali

caffè triestino

Caffè a Trieste. Foto non mia, ma quel caffè l’ho ordinato e bevuto io! Solo che i proprietari del bar erano siciliani…

Per me il mondo è cambiato quella volta in cui una mia ex compagna del liceo ha ordinato a Trieste un “capo in b”.

In quel preciso istante ricordo di averla fulminata con lo sguardo, incapace di capacitarmi di ciò che avevo appena sentito.

Vi sfido a ordinare un caffè a Trieste. Un caffè liscio. “Si dice un nero”. Allora, se io ordinassi un nero in Friuli (sì, so che Trieste è in Friuli ma so anche che è una leggenda metropolitana) mi porterebbero il calice di vino rosso. Se io dicessi “un nero” da qualche altra parte, beh, fate voi. Un caffè macchiato... “Un capo?”. Panico. Terrore. Ansia da prestazione. Ehm, no, non un cappuccino... “Non ti ho chiesto se vuoi un cappuccino”. Okay, scusa. Il capo sei tu! Cioè, va bene il capo, sì. “In tazza grande?”.

E lì inizi a chiederti perché sei stata così pretenziosa quella mattina, perché non hai ordinato un semplice succo di frutta o un’acqua minerale. Da quel giorno non ho più ordinato un caffè in quel di Trieste, accontentandomi di fare la fila alle macchinette dell’università.

Se capitate da quelle parti e sentite il bisogno impellente di un caffè… Ecco qui una mini guida per ordinare un caffè a Trieste senza sudare freddo e senza fare (troppe) figuracce!

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Il turista bussa sempre due volte (guida per “veri” viaggiatori)

ciambelline

Luoghi d’interesse per il turista “ingenuo” o “dagli occhi foderati di prosciutto”:

Starbucks: celebre catena di caffè che tutti gli italiani affollano quando si trovano in qualche città europea. Perché si sa, in Italia il caffè non ce l’abbiamo mica. La foto con in mano il contenitore di Starbucks è d’obbligo. Che poi il caffè che c’è dentro faccia schifo è del tutto irrilevante. (Anche io ho attraversato la spinosa fase Starbacchiana e non è stata una passeggiata superarla, per non parlare di quelle che seguono).

Dunkin’ Donuts: le ciambelle glassate fanno proprio gola a tutti. Ma viste attraverso i filtri di Instagram hanno tutto un altro sapore.

Nike: sembra strano, lo so. Ma con Nike voglio riassumere tutti i negozi di abbigliamento sportivo distribuiti in Europa. Meglio se a Londra. Anche la più elegante delle dame non può resistere al fascino magnetico di un paio di Nike che puoi trovare sottoprezzo pure alla Lidl. Ma vuoi mettere gongolare in giro che “le ho trovate in Oxford Street queste scarpe!”. Già.

Harrods: la gente va in visibilio per questo grande magazzino. Una maglia costa cinquecento euri? Perché rinunciare, se poi ti danno il sacchetto di Harrods da esibire in giro? La maggior parte di noi poveretti percorre tutti i reparti di Harrods, compresi quelli di lusso, per poi andare a sbattere contro la vetrina di souvenir targata Harrods. Solitamente ne usciamo con una borsetta recante la scritta Harrods. Originali, vero?

McDonald’s: ultimo ma non meno importante, il famoso fast food che divide l’opinione pubblica. Chi ci va e non prova vergogna, chi nega di andarci ma poi s’intrufola di nascosto. Chi prende solo le patatine fritte perché “ma lo sai che ci mettono nei panini???”. Chi ti toglie l’amicizia su Facebook perché sei un cliente abituale. A ogni modo il Mc è sempre una tappa fissa per i turisti affamati. Perché assaggiare i prodotti tipici se la nostra cucina è la migliore? Dopotutto se mi faccio un Big Mac a New York sarà come provare il vero hamburger. Non sono stati gli americani a inventare il fast food?

Il Louvre: Ah no, ho sbagliato post!

(Foto dal Web)