E voi, avete caldo?

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Stato d’animo attuale. 2 Broke girls da qui

Qualcuno l’ha già detto che fa caldo?

O ve l’hanno forse chiesto?

No, perché dove lavoro io non c’è l’aria condizionata, perciò servi i clienti con le gocce di sudore che ti colano dalla fronte, la gente ti guarda tra il disgustato e il compassionevole e ti domanda: “hai caldo?”.

“Sì”.

“Si vede.”

Eh, grazie al cazzo.

Non so in quale dimensione viva questa gente, eh.

Tra l’altro anche se non lavoro al Grand Hotel, ma in un ristorante alla buona immerso nel verde, non posso certo vestirmi come una Lolita “scampata da una retata”, un minimo di decoro ci vuole, ahimè.

Comunque vi confesso un segreto. Sapete perché fa tutto questo caldo?

Per colpa mia.

Sì.

Vi ricordate che qualche mese fa me la tiravo da qui a Milano dicendo “ehi, io lavorerò in ufficio con l’aria condizionata”? Ve le ricordate le mie parole, diciamolo pure… Un po’ canzonatorie nei vostri confronti? Del tipo “io posso e voi no!”?

Ecco.

La sfiga o il destino o lo stramaledetto karma che detto fra noi non ho ancora capito cosa cazzo sia esattamente, beh qualunque cosa sia ha deciso di abbattersi contro di me quest’estate.

Il destino si è fatto beffe di me!

Ho inoltre raccolto qualche perla della serata, relativa al caldo e alla mia persona:

Potreste lavorare in bikini, tanto siete giovani.

Certo, domani mi presento con la collana di fiori hawaiana, pinne ai piedi, salvagente e saluto tutti i clienti con aloha.

Ma anche tu che sei così abbronzata soffri il caldo?

Ma sticazzi, non ce li metti?

Ma anche tu che sei così abbronzata hai l’accento friulano, come mai?

Certo, bestemmio anche alla perfezione, se vuol sentire…

Ma il premio cliente d’oro estate 2017 per il momento va all’allegra famigliola che, mentre noi tutte contente ci dicevamo “ah, stasera si finisce presto”, si presenta all’uscio del ristorante alle ore 22 e qualcosa con l’aria di chi non mangia dall’estate scorsa e chiede implorante “possiamo ancora mangiare?”.

Ma vi sembra forse un ristorante, questo?

Ehm, okay, risposta sbagliata.

Ma certo, accomodatevi pure pezzi di… Pane. Gradite del pane? Prego, da questa parte e mi raccomando vedete di cenare in fretta e furia che ho anche io una vita, più o meno… Ehm, signori, gradite un caffè, un dolce, un sorbetto? Maledetti infami, che stanno in ferie e non hanno un cazzo da fare e vengono a cena all’ultimo momento… È stato un piacere, signori. Buona serata, a mai pi… Ehm, arrivederci, signori.

A proposito, voi avete caldo?

 

Una fetta di culo

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Signore alla cassa:

“Non sono per niente contento, sa? Noi veniamo sempre a mangiare qui, ma questa sera non sono per niente contento”.

Ah, ma davvero? Non è per niente contento? Lo sa che anche per me è domenica sera, grandissima testa di cazzo che non è altro? Solo che a differenza sua è tutto il giorno che sono in piedi per servire e riverire le teste di cazzo come lei? Non è contento? Sa quanto sono contenta io, invece? Che mi devo sorbire la stagione pagata a nero quando ero convinta che avrei finalmente avuto un lavoro vero, senza bambini urlanti che corrono per la sala mentre tu sei lì col vassoio e le bevande traballanti e questi bambini cagacazzi ti fermano perché vogliono chiacchierare con te?

Mi fingo dispiaciuta, assumo un’espressione contrita, quasi costernata, lo guardo e gli dico: mi dispiace signore, che cosa è successo?

“Eh, ho chiesto il conto e nessuno me l’ha mai portato! E adesso, e adesso mi dica quanto devo pagare”.

Coglione.

“Ah e un’altra cosa. A me è stato portato il pane! Mentre i vicini di tavolo avevano i grissini! Anche io volevo i grissini!”

Oh mamma mia! Che ingiustizia! Che affronto! Che malignità! Come farà a dormire sonni tranquilli dopo un simile sopruso?

(Chiedere a una cameriera/cameriere di farsi portare due grissini merdosi era troppo, ma troppo impegnativo).

Caro signor, oltre al pane, alla cena, alle bevande, ai nostri sorrisi non certamente scontati, alla nostra gentilezza, cosa voleva? Anche una fetta del mio culo? 

Invece…

“Signore, sono tot euro e cinquanta. Posso offrirle un limoncello?”.

Posso anche sputarci dentro, se lo desidera.

“Ah, quello lo accetto volentieri, sì”.

Ma non l’avrei mai e poi mai detto! Invece sa dove può mettersi i famosi grissini del vicino?

“Ecco qua signore, buona serata e grazie”. Sorrido gentile, augurandogli le 10 piaghe d’Egitto.

E un vaffanculo, di cuore.

Una signora mi guarda e con gentilezza e un certo tatto mi dice “coraggio, cara, manca poco alla fine dell’estate”.

Avrei potuto abbracciarla singhiozzando senza ritegno.

 

 

2,40 € di mancia

Ieri fantasticavo su cosa avrei potuto fare coi 2 euro e 40 centesimi di mancia che ho ricevuto, frutto di una domenica alquanto impegnativa.

Frutto di domande come: sei colombiana?

No.

Guarda che mica solo le italiane sono belle ragazze, sai? Anche le colombiane.

Guardi, non lo metto in dubbio, ma…

Sono proprio belle.

Ok.

Pensavo beh… Potrei comprarmici un paio di caramelle sfuse, un quadernino, un viaggio alle Hawaii…

Sparecchiavo e intanto mi beavo di quel ricco bottino. Insomma, ero una ragazza spensierata, una ragazza come tante, che ha sogni nel cassetto e robe del genere.

Poi oggi mi è successa una cosa a dir poco traumatica. Stavo dietro al banco del ristorante e preparavo i caffè per una decina di operai che lo aspettavano appoggiati al banco, chiacchierando fra loro.

A una certa mentre servivo i caffè canticchiando come Julie Andrews…

When the dog bites
When the bee stings
When I’m feeling sad
I simply remember my favorite things
And then I don’t feel so baaaad…

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Ecco arrivare il Bulldog inglese della figlia della titolare: un cane infoiato e tutto muscoli. Mi sbarra la strada e si appiccica alla mia gamba, dandoci dentro come un forsennato.

Io, donna di innata eleganza e gran portamento, cerco di scrollarmelo di dosso… Ma provate voi a dire di no a un maledettissimo Bulldog.

Intanto, mentre gli operai partivano con i cori da stadio incitando la bestia di Satana che non mollava la presa, tenevo in bilico i caffè, sperando di morire in quel momento, risucchiata dal pavimento.

Simulando indifferenza chiedevo lei lo voleva corretto, sì?

Ah, quel cane sa il fatto suo. Un fenomeno.

Il mio lunedì è iniziato davvero in un modo favoloso.

Con quei 2 euro e 40 di mancia andrò a comprarmi un kg di dignità.

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Bestia di Satana.

Il cliente di merda

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Foto da qui

Memorie di una cameriera “perbene”, reduce di una Pasqua e Pasquetta lavorative.

Il cliente di merda ha solitamente dei gusti di merda.

Ti chiede infatti un “caffè americano”, nonostante si trovi in un paesino sperduto del Friuli.

Per cortesia, mi annacqui un po’ quel corposo espresso con dell’acqua, grazie…

Si guardi un attimo intorno, vede per caso grattacieli?

Il cliente di merda ha gusti molto decisi: un caffè ristretto, non troppo bollente, macchiato freddo senza latte e “con un goccio di sangue di una vergine”, grazie.

Guardi, se vuole ci sputo anche dentro molto volentieri.

Il cliente di merda non è molto sicuro di sé. Arriva con l’aria incerta e sperduta di un cucciolo abbandonato al suo destino. “Mi scusi, qui si mangia?“.

No, abbiamo allestito l’edificio a mò di ristorante, perché ci girava così.

Il cliente di merda si siede al tavolo che non è ancora stato sparecchiato, costringendoti a fare la contorsionista per prepararglielo di nuovo.

Il cliente di merda è vegano, ma viene al ristorante dove il piatto tipico è la grigliata di carne.

Il cliente di merda insulta i camerieri se il cibo non è ancora pronto, mentre tu sei in piedi da 8 ore a stomaco vuoto.

Il cliente di merda arriva alle 9 di sera e si porta appresso altre 25 persone.

Il cliente di merda legge il menu e ti chiede se il tartufo bianco sia quello di Alba.

Signore, quella è la lista dei dolci.

Il cliente di merda si crede un benefattore d’altri tempi: ti lascia i dieci centesimi di resto come mancia “tienteli per te, prenditi un caffè” e ti sorride, come se avesse fatto la più nobile delle azioni.

Certo, mi ci pago anche la retta dell’università, grazie.

Il cliente di merda ordina la stessa cosa a 5 camerieri diversi.

Il cliente di merda viene a insegnarti come preparare le bevande, in quali bicchieri servirle e quanto intende pagarle.

Il cliente di merda ci prova spudoratamente, ma con eleganza e originalità: non te l’ha mai detto nessuno che hai dei bellissimi occhi?

Il cliente di merda ti ferma quando hai in bilico i piatti e ti ordina una ventina di cose diverse… Ma poi un briciolo di umanità lo pervade e ti rassicura con un “tranquilla, fai con calma”…

Grazie per la comprensione.

Il cliente di merda non sa mai chi sta trattando di merda. Che magari la cameriera a cui sta sbraitando addosso sta studiando legge o medicina e sarà il suo futuro medico o avvocato. Ma soprattutto non è consapevole che i piatti li portiamo noi e che quel che succede in cucina… Resta in cucina.

Rimango dell’idea che molta gente dovrebbe farsi almeno una stagione di lavoro in un bar, al ristorante, al chioschetto della spiaggia… Magari si renderebbe conto che in passato è stato anche lui un cliente di merda.