Vaffanculo sabato

Ho le ovaie in giostra, ho il ciclo, la lacrima facile, sono incazzata, mi sento sola, vorrei ammazzare qualcuno, vorrei abbracciare qualcun altro, vorrei chiudermi in camera e rileggermi per intero tutta la saga di Harry Potter, piccola nota: il primo libro l’ho prestato e quindi giù madonne, stasera lavoro, domani ci sono scolaresche al ristorante e già mi viene male, non ho ancora fatto il primo bagno, ieri volevo bermi una birra e non ci sono riuscita, odio mangiare l’insalata, ieri mi è riuscita una golosa torta al cioccolato: ero felice, la torta l’ho fatta seguendo una ricetta di una bambina di 10 anni, vorrei sedermi ed essere servita e riverita ed essere gentile con i camerieri e sorseggiare un calice di vino bianco ghiacciato in una località balneare, vorrei un panino con la cotoletta, voglio una camicia nuova, vorrei gridare, sono stufa della gente che racconta i suoi problemi, mi sembrano problemi del cazzo, sono stufa di non riuscire a sfogarmi con chi conosco, vorrei leggerezza, vorrei che la mano non mi tremasse quando sono tesa e sto tenendo in bilico dei piatti (due per la precisione, più di due non ne porto: per mano), vorrei essere meno aggressiva, da quando lavoro odio i fine settimana, vorrei andare al centro commerciale, voglio un nuovo telefono, vorrei andarmene in viaggio, ma non so dove, va bene qualsiasi posto che non ho mai visto, voglio dire che anche io soffro, che sto male, voglio che Caparezza suoni anche in Friuli, voglio, voglio, voglio. Vorrei essere meno egoista, vorrei sentire meno, voglio che mia zia stia meglio e presto. Voglio ubriacarmi senza stare male il giorno dopo, voglio qualcuno con cui andare a mangiare cibo etnico, voglio spendere soldi in cose frivole, voglio finire di leggere Opinioni di un Clown, voglio vergognarmi di meno e agire di più, voglio avere di più, essere di più. Cosa voglio?

Oggi mi accontenterei di questo:

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Buon sabato del cazzo.

Trieste e non solo: dialogo nella mia testa

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Mi aggiro con aria smarrita tra i corridoi dell’Università centrale di Trieste, ci sono andata per ritirare il diploma di laurea triennale, mille anni dopo. Mi hanno consegnato la “pergamena” o come diavolo la chiamano e io non appartengo più a questa città, ricordo non con nostalgia, ma con tristezza e aria invecchiata. Non studiavo all’uni centrale, ma in una bettola dall’aria ospedaliera dalle parti del porto, vicino a un’officina dove c’era sempre un casino infernale, ma quando tornavo a piedi era bello camminare accanto al mare, qualche volta si potevano ammirare gli yacht e i loro proprietari che oziavano pigramente. Trieste uggiosa con gocce di pioggia che picchiettano appena, non è cambiata granché. Hanno aperto un Mc Donald’s in centro e io ci sono entrata per fare colazione dopo aver fatto la fila per ritirare il mio “diploma” e ho preso una ciambella zuccherata e un caffè marocchino. Poi sono andata a pisciare nel cesso che era insolitamente pulito e mi sono messa il rossetto davanti allo specchio, come quelle ragazzine che si truccano al cesso prima di entrare in classe, nei telefilm americani. Il rossetto profuma di quella crema catalana che ti servono nei ristoranti alla buona croati o almeno io lì l’ho assaggiata per la prima volta. È il secondo rossetto che compro nel giro di due settimane, non ne avevo mai comprati prima e manco mai messi. Ma il primo era troppo appariscente, mentre questo è identico al colore delle mie labbra ed è un po’ come non averlo. Ho girato per Trieste fissando i posti dove andavo a “fare aperitivo” sgranocchiando arachidi salate e bevendo prosecco freddo, lamentandomi dei problemi della vita. Quando si faceva crepuscolo restavo un attimo ad ammirare l’acqua con le barche ed era parecchio bello. Trieste è lurida, ma a me ricorda una Vienna in miniatura, anche se a Vienna se lasci il mozzicone di sigaretta a terra ti arrestano e i muri sono immacolati. A Trieste sembra che poche cose siano cambiate, è rimasta quasi intatta. Parlano ancora tutti in modo strano e ordinano il caffè come i marziani, un capo, un nero, un capo in b. Sono sorti dei bar stile americano, prendi il caffè e te ne esci con il bicchiere di cartone oppure lo consumi su uno sgabello disposto di fronte a una vetrata e così intanto ti guardi il mondo che passa davanti. Le impalcature dei lavori in corso sono sempre lì, gli stessi angoli da ristrutturare sono ancora come li avevo lasciati. Ho sempre avuto la sensazione che a Trieste il mondo procedesse a rilento. Però Trieste ha quel fascino bohémien, che non ho ben capito che si intenda, ma a me dà quell’idea lì, un fascino retrò, con le vecchie botteghe incastrate tra i locali nuovi, le macellerie coi cadaveri penzolanti e quei bar dove aleggia ancora odore di fumo e le paste frolle sanno di stantio e poi Trieste è sempre stata un po’ intellettuale, ecco. Fisso tutto, avidamente, ho sempre pensato che Trieste fosse la mia città preferita, anche se è la città dei pazzi. Mi lascio Trieste alle spalle, la mia libreria dove trovavo sempre prezzi scontati e la gente sfogliava i libri e ne trovavi alcuni stropicciati e rimessi a posto frettolosamente, senza il minimo garbo, strizzati dalla gente in mezzo agli altri volumi. Tornata in “patria” entro al supermercato e riempio il carrello di schifezze, arrivo in cassa e mi sorprende trovare un commesso fico. Mi piglia male che veda tutto lo schifo che ho comprato, inoltre oggi sono un cesso, non a caso due tizi mi hanno chiamata “signora” e quindi non sono certo fica come lui, sono quasi tentata di nascondere almeno le patatine da qualche parte, all’ultimo momento, ma ormai è fatta… Lui mi dice buondì, io gli rispondo buondì e capisco che anche lui pensa che io abbia una faccia un po’ di merda, inoltre mi è spuntato un brufolo sotto al mento perché mi devono venire. Penso che la vita sia parecchio ingiusta, do un’occhiata alla spesa della tizia che sorride radiosa al commesso: ha comprato solo yogurt bianco. Entro in auto e torno a casa e mi rendo conto di aver dimenticato l’unica cosa che davvero serviva: il latte.

Un tè con Leprotto

 

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(Cappellaio Matto, Alice & Leprotto Bisestile da qui)

Oggi ho preso il tè con Leprotto bisestile (Lepre Marzolina che “essendo maggio non sarà così pazza: almeno non come quando era marzo”)…

Un metodo per scacciarsi di dosso la famosa, imminente e rompiballe primavera è quello di passeggiare due ore buone alla ricerca del Leprotto, trovarlo in fondo alla vigna, fargli un cenno da lontano per non spaventarlo… E invitarlo a prendere il tè.

Ci sono poi i caprioli, notate le impronte degli zoccoletti sul terreno fangoso… Viste?

I caprioli sono davvero affascinanti e parecchio distratti, attraversano  la strada in fila indiana, il capofila li guida lontano dal vociare umano, loro sono timorosi e detestano le nostre chiacchiere frivole, non perdono tempo ad ascoltarle.

In casa io e il Leprotto (che è ben più frivolo del capriolo) prendiamo il tè, perché anche se Leprotto ha un nome primaverile detesta la stagione quanto me, così consumiamo tè bollente al posto del gelato al pistacchio della gelateria appiccicata al Discount, che se lo avvistate da lontano vi sembrerà una grande fabbrica verniciata di rosso arancio.

No, no. Noi preferiamo prendere il tè: bollente, zuccherato e con il limone.

Spalmiamo burro e marmellata sulle fette biscottate e all’improvviso ritorniamo bambini. O meglio: lui torna cucciolo, io bambina.

Inzuppiamo le fette biscottate che non si sfaldano mica, il profumo del burro preannuncia un sapore delizioso e irresistibile.

Di domenica, da bambina, facevo sempre colazione con burro e marmellata. Fette biscottate affogate nel latte tiepido: si spezzavano sempre, finivano sul fondo se non facevo in tempo a salvarle con il cucchiaino e diventavano poi poltiglia.

Ora siamo adulti e prestiamo più attenzione alla consistenza delle fette biscottate.

Il Leprotto Bisestile pare soddisfatto di questa merenda dal sapor invernal – primaverile, anche se per lui la parola primavera è tabù.

Ha detto che sebbene gli piaccia correre per i campi, seminare i cani che lo rincorrono, (per lui è un modo come un altro per sgranchirsi le zampe, mi ha confessato)… Dice che da quando è spuntato il sole non ha mai un attimo di pace. Leprotto è un tipo solitario. Sperava di farsi una bella vacanza tra la stagione di caccia che non gli ha dato tregua e l’estate… E invece, no…

Allora si concede un buon tè caldo, nostalgico del freddo, del silenzio, dell’infanzia.

Leprotto tira su con il naso, su quegli occhietti spiritati sempre spalancati passa rapido un velo di malinconia che lascia subito il posto a una canzoncina allegra…

Brindiamo tutti insieme con un altro po’ di tè… 

2 gocce di olio di palma N°5

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Foto da qui

Cosa indossa per andare a letto? Un pigiama? La parte sotto del pigiama? Una camicia da notte?

Due gocce di olio di palma N°5.

Risposi così, tempo fa, in un’intervista che famosi giornalisti mi fecero (di una curiosità morbosa, detto tra noi).

A ogni modo.

Sono una persona che si fissa sulle cose.

Non ho proprio una via di mezzo e francamente ho poco autocontrollo.

Ho quindi dei periodi in cui entro in fissa per certe cose.

Me le sogno pure di notte.

Il periodo “Harry Potter”, ad esempio. Se non ricordo male intorno ai 12/13 anni. Ho passato un’estate a leggere di continuo i libri di Harry Potter, in modo ossessivo proprio.

Ammetto che ogni anno rileggo la saga intera, perché ne sento proprio la necessità. E poi io sono una di quelle che rilegge i libri fino allo sfinimento. Anche se in realtà non mi stufano mai. C’è gente che viene a dirmi che rileggere i libri è stupido. O inutile.

Quella gente è ovviamente imbavagliata nel mio sgabuzzino.

Comunque. Ora sono in una fase che mai avrei immaginato di vivere, ma mai proprio. Tutto questo perché (io che mi vanto di essere una persona dotata di raziocinio e soprattutto che non si fa influenzare dalle mode) ho visto un video su YouTube dove una tizia parlava di prodotti bio.

E per bio intendo quei prodotti (di cui non faccio nomi, perché col cazzo che faccio pubblicità aggratis) senza siliconi e menate varie. Ma pure di robe da mangiare “sane”.

Inoltre a Natale mia zia (che pensavo conducesse un’esistenza tutto sommato normale) mi ha regalato un piccolo set di prodotti da bagno “eco – bio” e così ho cominciato a leggere gli ingredienti di ogni fottuta cosa, facendo pure un po’ la saputella.

Ma lo sai che la crema che ti metti sulle mani contiene @!lsjkfh485794**???

“Ma vaff@k!°#<+”.

Ok.

Detto ciò, come utilizzo questi pazzeschi prodotti bio?

Mi lavo con quelli.

E poi mi rilavo con il bagnoschiuma di sempre, primo perché profuma, secondo perché ho la sensazione che quei prodotti non lavino una cippa.

Sono una persona davvero coerente, ci tengo a confessarvelo.

Ovviamente queste fasi arrivano impetuose e travolgenti per poi passare, perché io sono una persona che si stufa quasi subito delle cose e soprattutto sono pigra.

Mia madre ha commentato questa mia nuova mania con tono sommesso “e pensare che una volta (l’altro ieri) ti basavi solo sul profumo di un bagnoschiuma per sceglierlo”.

Ma mamma, sono cresciuta!

Comunque.

Oggi ho ficcato nel carrello qualche prodotto “bio” (che costava meno o uguale ai prodotti normali)… Solo che poi mi è venuta voglia di fare la torta Mars, dato che l’altra sera ho visto un video in cui la realizzavano.

Come ben sapete – considerando che qui non parlo d’altro – quando sono in premestruo guardo sempre ricette per superare il periodo…

Che poi mi sembra di avere perennemente il ciclo da quando scrivo nel blog, o i mesi passano che è una meraviglia…

A ogni modo, proprio perché sono una persona coerente e facilmente influenzabile, ho comprato due confezioni di Mars e il riso soffiato (ecco, prendete quello che mettete di solito nel latte, non quello schifoso che si sgonfia e diventa pappetta), quello “croccante” e cioccolatoso, per intenderci.

Ho dunque fissato il carrello con espressione soddisfatta e diabolica: la fiera dell’incoerenza.

Ci stavano le robe bio (che indossavano una camicia nera) che bacchettavano l’olio di palma mentre quello canticchiava spensierato “fischia il vento e infuria la bufeeera”…

Ps: sono sotto tesi, agli sgoccioli proprio… Abbiate pietà di me e dei miei post.

“Scarpe rotte e pur bisogna andar a conquistare la rossa primavera…”