Post Natale

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Oggi è una doppia domenica, ossia una domenica con doppio carico di tristezza, depressione, svogliatezza, irritabilità e drammaticità!

Questo perché è il 7 gennaio, un giorno notoriamente merdoso. Il fatto è che io sono una di quelle che soffre molto quel periodo post natalizio, il post feste, il post cenette, il post regali di Natale. A casa mia non abbiamo ancora tolto gli addobbi, più che altro per pigrizia esistenziale, non per protesta o per fare gli anticonformisti. Quando avrò casa mia, cioè tra una cinquantina d’anni, lascerò gli addobbi di Natale in casa tutto l’anno, ma forse non avrò manco voglia di addobbarla, la “mia” casa.

Fatto sta che, nonostante non abbia fatto comunque lunghe vacanze, nonostante sia rientrata al lavoro già la scorsa settimana oggi mi sento addosso un macigno allucinante. Non mi va proprio di lasciarmi alle spalle il Natale, le decorazioni e compagnia; le feste sono volate via come niente e ora comincia il periodo più merdoso dell’anno, quello in cui sta per arrivare la primavera, quello col mese più corto che a me sembra lungherrimo, quello dove ci si sente fiacchi da morire, si vorrebbe andare in letargo come le bestie e invece ci si alza la mattina e si fanno le solite dannate cose, tipo trascinarsi in ufficio col morale a terra e sperare che la giornata passi in fretta, il tutto fino a Pasqua, che è una festa di merda che fa schifo a tutti. Voglio dire, chi cazzo addobba la casa per Pasqua, superati gli otto anni di età? Eh.

Devo ammettere che non la sto prendendo bene, questa domenica, mi pesa più di tutte le altre messe assieme, forse perché questo periodo natalizio è stato particolarmente bello e positivo, ho fatto tante cose, sono stata qua e là, ho ficcato il naso fuori dalla porta di casa e via dicendo.

Insomma, io non vedo l’ora che arrivi Natale, SUL SERIO.

 

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Piccola borghese

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Che cosa sono? Sono quella che non ha un’identità estetica. Non so mai che cazzo mettermi addosso per darmi una definizione. Sono quasi arrivata al punto di svolta. O meglio, a quello d’arrivo. Quello in cui non me ne frega un cazzo delle definizioni e perciò mi autodefinisco, perché chi meglio di me potrebbe definirmi? E dico quasi perché se fossi davvero arrivata non sarei qui a “parlarne”, ma mi limiterei a vivere. Sono una cazzo di borghesotta, che va al centro commerciale di domenica e ne esce con una tazza. Una cazzo di tazza con un gufo. Ci potete credere? E fino all’altro ieri odiavo quei cazzo di gufetti. Sono uscita da un centro commerciale gigante e affollato da morire con una fottutissima tazza, con tanto di scritta francese: “c’est bon”! Vi viene in mente qualcosa di più borghese di una tazza del genere, presa di domenica, in un enorme centro commerciale? Vi viene in mente qualcosa di più borghese di un centro commerciale di domenica? In pratica sono il bersaglio facile di tutti quei pseudo comunisti che girano con le Superga rosse e il parka alla moda. E guai a dirgli che sono alla moda o s’offendono da morire. Sono borghese perché ho la fissa per le carole natalizie. Dico sul serio. Mi piacciono da morire. E non vedo l’ora di sentirle dentro ai centri commerciali, pieni di piccoli borghesi affannati che si lamentano che i centri commerciali di domenica sono pieni. Figuriamoci sotto alle feste. Sono borghese perché oggi ho fotografato un set di tazzine, immaginandole a casa mia. Sono borghese perché se mi serve un mobile vado all’Ikea. Sono borghese perché non ho abbastanza soldi per essere ricca e superficiale. Sono borghese perché non sono abbastanza povera per concedermi il lusso di essere profonda. Mi capite? Io non ci sto capendo un cazzo e dire che ho bevuto solo una coca cola. Cosa c’è di più borghese della coca cola? E poi ho cenato in una di quelle cazzo di catene di ristoranti, immaginando che quella potesse essere la felicità. Robe da pazzi, lo so. Ma che posso farci. Non sono abbastanza intelligente per essere serena e non pensare a cazzate di questo tipo. Ma non sono neppure abbastanza stupida per pensare a cazzate di questo tipo ed essere felice. Sono mediocremente borghese. Tipo che vivrei in un film natalizio americano, dove c’è la neve fintissima e l’albero di natale che cova pacchetti regalo bellissimi. Vuoti, finti, ma impeccabili nella loro forma. Vivrei davvero in una realtà così ovattata, comoda comoda. E poi davvero, siamo seri, c’è qualcosa di più borghese di qualcuno che vi ammorba con il natale in pieno settembre? Assolutamente nulla. Nulla di più mediocre di tutto ciò. E scusate se vi ho rotto le palle con questo discorso. Pure le scuse per pararsi il culo sono parecchio borghesi. Eh sì.

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Domenica

Avete presente quando vi trovate in uno stato d’animo che non è negativo né positivo? Siete lì, immobili, assorbiti da emozioni indecifrabili. Una sorta di limbo emotivo, ecco. Io mi sento così. Credo sia la mia tipica fase pre – esame, quella fase in cui dovrei studiare ma invece rileggo libri, ascolto melodie prive di parole, mi crogiolo nei ricordi, insomma cazzeggio abbondantemente versando pure qualche lacrima. In queste fasi riscopro il piacere di scrivere, senza uno scopo preciso. E’ come se mi prendesse una voglia matta di gridare al mondo ciò che provo, ma non lo so neppure io cosa provo, perciò prendo a riempire pagine con pensieri vaganti, che non hanno né capo né coda. E vi dirò, mi fa stare bene fare così. Ovvero non reagire. Perché reagendo supererei la malinconia e tornerei ad essere noiosamente concreta. Preferisco rimanere ferma, a riflettere su come mi sento. Quando poi decido che è il momento di spezzare questa monotonia emotiva lo faccio, semplicemente. Torno a respirare, torno nella realtà, nella banalità del quotidiano. Invece ora resto nella mia bolla, guardando gli altri da dentro, che tendono aghi, pronti a farla scoppiare. Ma cosa ne capiscono loro? Cosa ne sanno loro di ciò che sento? Le sensazioni che mi provocano i ricordi, non possono capirle. Non sanno nulla, mentre a me viene la pelle d’oca se ci penso…

Buona domenica : )