Giudico dunque sono

Poco fa ho letto l’unica cosa sensata riguardo la vicenda del sedicenne morto suicida a Lavagna e la potete trovare qui, l’articolo si intitola Mamme degeneri e altre catastrofi: sulla madre del sedicenne suicida.

Ho letto anche altre riflessioni su quel figlio suicidatosi perché (prendete con le pinze questo perché) la madre ha chiamato la Finanza dopo aver trovato droga leggera che gli apparteneva.

Quello che più mi ha turbata di questa faccenda, perché i suicidi mi turbano più degli omicidi quasi, indipendentemente dall’età della vittima, sono state alcune delle riflessioni partorite da “psicologi” improvvisati, profondi conoscitori della gioventù di oggi… Ah ah.

La maggior parte di queste grande menti ha accusato la donna di essere una cattiva madre, di essersi scandalizzata per un po’ di fumo… Poi ci sono stati i soliti fricchettoni “comunisti” che hanno accusato addirittura la Finanza e che hanno detto che è assurdo che nel 2017 la gente ancora rompa le palle per le canne.

Insomma, la colpa sarebbe in primis della madre, la quale non avrebbe saputo capire il figlio… Perché si sa, il mondo è pieno di genitori modello, che conoscono tutte le turbe e paturnie dei loro pargoli, che sanno tutto quello che i figli fanno e non fanno, le loro paure e debolezze… Io non sono madre ma sinceramente non ci vuole un genio o un genitore per capire la stronzata colossale che si cela dietro a quella sentenza pungente “non ha saputo capire il figlio”. Ma non perché non sia vera, bensì perché nessuno può capire a fondo un altro essere umano.

La gente poi si è scatenata (fortunatamente poca gente) quando ha scoperto che il figlio era stato adottato, dunque si trattava di una madre non “naturale”.

Ah, quanto ci piace parlare di cosa sia o non sia naturale, al giorno d’oggi.

Qualcuno è addirittura giunto alla conclusione che quel figlio non fosse stato capito proprio perché adottato…

Tralasciando quest’aspetto che mi preme meno, vorrei concentrarmi su quella canna.

Ma noi davvero abbiamo gli strumenti per giudicare questa madre e questo figlio?

Davvero possiamo ridurre tutto a un “lei era una madre cagacazzi che non lasciava fumare il figlio in santa pace?”.

Mi viene la pelle d’oca.

E sapete una cosa?

Tutti o quasi hanno dato contro a queste parole della madre:  “Vi vogliono far credere che fumare una canna è normale, che faticare a parlarsi è normale, che andare sempre oltre è normale. Qualcuno vuol soffocarvi”.

Io sono d’accordo con lei.

Non lo so cosa ci sia dietro alla loro storia e non lo voglio manco sapere, non conosco il dolore di quella famiglia, ci sono persone che soffrono e semplicemente non lo dicono, si portano macigni dentro e alla fine vengono schiacciati.

Ma credo che quando manca dialogo in una famiglia, quando i figli sono viziati, fanno ciò che vogliono perché “tanto sono ragazzi”… Beh, quei figli sono spesso dei deboli.

Così come accade per i figli delle cosiddette “madri chiocce”… Questo per dire che nessun genitore è perfetto, nessun figlio è perfetto, nessuna persona è perfetta.

In tanti hanno detto che la canna non porta all’eroina.

Certo, ma nel mezzo ci sono tante sfumature.

E vi assicuro che conosco persone a me care che dalla canna all’eroina non ci sono arrivate. Ma alla ketamina, agli acidi e ad altre droghe non certo leggere ci sono arrivati eccome.

Non sto dicendo che per forza di cose uno finisca drogato, sul marciapiede, sia chiaro. Ci sono persone che si realizzano lo stesso, ci mancherebbe.

Persone che si fumano le canne e vanno tranquillamente avanti con la loro vita.

Ma non biasimo una madre per essersi preoccupata che il figlio si fumasse le canne.

Ma soprattutto non lo possiamo sapere se fosse tutta lì la questione.

Giorni fa è morto un trentenne (se non ricordo male) qui in Friuli, suicida. La sua lettera d’addio ha fatto il giro della nazione. Quasi tutti si sono soffermati su quel “precario”, quella mancanza di lavoro che fa perdere le speranze, la voglia.

Ma quella lettera parlava d’altro, non solo di lavoro. Parlava di insensibilità, difficoltà a trovare l’amore. Di tutta una serie di mancanze, non solo lavorative, ma affettive.

Ma ecco che riduciamo tutto a una sola causa. Perché fa comodo, fa più clamore.

Precariato, il fumo.

Sarà, ma – sebbene io non lo possa sapere – secondo me c’è sempre altro e noi non siamo nessuno per puntare il dito contro ai genitori.

Nelle parole che ho letto, non tutte, fortunatamente, era un continuo incolpare la madre per essersi preoccupata delle canne che il figlio si faceva.

A me non interessa riflettere sul gesto di questa madre che ha chiamato la Finanza.

Mi interessa capire la presunzione di chi attacca questa donna, la sicurezza che la colpa fosse sua, la cattiveria nell’etichettarla come una pessima madre…

Noi invece siamo sempre tutte brave persone, sedute comode, davanti al pc… Ci vedete? Leggiamo, commentiamo, giudichiamo e siamo sempre migliori degli altri e prendiamo sempre le decisioni migliori degli altri… E ovviamente, al posto di questi cattivi genitori, ci saremmo comportati in modo esemplare.

 

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disgusto.

Premesso che su Facebook, quando c’era la moda del “bravoh” non avevo ben inteso di cosa si trattasse e perché tutti si divertissero un mondo a scrivere “hai fatto il video/foto, bravoh”, poi mi sono state date delucidazioni in merito piuttosto sommarie e bon, effettivamente poteva essere divertente.

Nel senso che non avendo approfondito (diciamo che non me ne fregava di approfondire) la cosa, avevo capito (ma frainteso) che una tizia avesse fatto un porno amatoriale con un amante/attore o chessò io e l’avesse volontariamente (e consapevolmente) caricato nel web per guadagnarci qualcosa.

Oggi leggo che la signora/signorina in questione si è suicidata perché quel video era stato caricato contro la sua volontà, insomma, video finito in mani sbagliate e sbandierato nel web.

Non so perché o meglio, so perché ma questa cosa mi ha scossa profondamente. Mi è venuto un magone lancinante e non lo dico per fare la classica commossa/triste della situazione o la buonista di stocazzo, no, lo dico perché mi è presa un’amarezza e uno sconforto assurdi di fronte a questa notizia.

Sento che il web ci sta rincoglionendo di brutto, sembra o anzi è un mondo parallelo, dove tutto è concesso, immediato, dove possiamo essere noi stessi e non è sempre un bene, la libertà.

Avete presente quando ci si prende una bella sbronza e c’è chi diventa super divertente/amichevole e chi invece tende a incattivirsi e via dicendo?

Ecco, il web è un po’ la fiaschetta dell’alcol. Nel web la nostra personalità trasborda, le sensazioni sfilano in passerella, i pensieri – anche i più violenti – si palesano, quelli di tutti.

Nel web ci si può fingere migliori, eppure spesso emerge il lato peggiore di alcune persone.

Si è anche tutti giudici, io stessa mi permetto di giudicare situazioni filtrate dal web, ma ciò che mi spaventa è questa leggerezza nel dare opinioni, nel sputare veleno così, tanto per. Tanto mi è concesso.

E quindi, dopo che questa donna si è tolta la vita c’è chi dice che alla fine se l’è cercata. Piazzata nel web, di dominio pubblico, messa a nudo in tutti i sensi alla mercé dell’utenza.

Questa cosa mi ferisce e non ne comprendo il motivo, ma mi ferisce. L’idea che una persona possa sentirsi così vulnerabile, priva di difese, priva di forza per reagire, così sconfortata dal privarsi della sua stessa vita, tutto perché qualcuno ha caricato il suo video nel web, esponendola alle fauci di internet. Cioè alle nostre fauci.

La leggerezza delle parole, dei commenti, non ce ne rendiamo conto di quanto possa nuocere. Perché sì la colpa è di chi ha caricato quel video, ma è anche di chi oggi pronuncia o meglio scrive quell’orribile frase, “se l’è cercata”… Ma de che?

A volte la gente nel web mi spaventa più che dal vivo eppure sono le stesse persone, non lo so, provo tanto disgusto.

Donne con la D maiuscola! Sì, okay.

Ieri, imbattendomi in questo articolo “Dopo 8 marzo: sul web c’è una svergognata da lapidare” (pagina https://abbattoimuri.wordpress.com/)  mi sono detta non devo fare commenti, non devo fare commenti, non devo fare commenti…

Ma non ho resistito e così ho buttato giù qualche riga su Facebook, questo perché quando leggo certe cose mi risulta difficile tacere/non scriverci niente su. Insomma, l’articolo menziona una foto di una tizia che festeggia l’otto marzo letteralmente sopra a uno spogliarellista, la foto è stata ripresa da una pagina Facebook e commentata con toni al limite della follia: la tizia in questione meriterebbe di essere bruciata viva, stando alle parole dell’amministratrice della pagina Facebook. La tizia è una topa di fogna, una che non merita manco di essere definita donna e via col vento, insomma, na tragedia.

Siccome io cerco di essere il più onesta possibile, ammetto che per me strusciare la patata addosso a spogliarellisti mezzi nudi non mi sembra un’idea entusiasmante, non ci andrei perché mi sentirei a disagio e non sopporterei tutta quella goliardia, così come non sopporto un sacco di altre cose. Non festeggio l’otto marzo, non amo i fiori, ma se qualcuno vuole regalarmi una scatola di cioccolatini (al latte, preferibilmente) dicendomi “congratulazioni per avere la patata” io li accetto volentieri…

A ogni modo, tornando ai commenti, mi sono messa a riflettere sui vari stati Facebook che sono comparsi l’8 marzo… In molti hanno augurato buon 8 marzo solo ad alcune donne, della serie “auguri solo alle donne con la D maiuscola, tranne a quella troia della mia ex… “ o “auguri solo alle vere donne, non a quelle vacche col culo che je casca”… O “auguri donne, siete tutte bellissime, tranne quella stronza, quella che non me la smolla…

Insomma, ci siamo capiti? Gli auguri – non tutti – erano diventati pretesto per insultare la sorella di Tizio, o la moglie di Caio, o la squadra di calcio femminile. Gli auguri erano un modo come un altro per dare delle troie a una fetta di donne, che non si è capito bene per quale motivo, non meritano di essere festeggiate, né di chiamarsi donne. Qualcuna stando alla foto in questione merita addirittura la morte. Insomma, l’8 marzo si è riempito di insulti, di moralisti, di bigottoni, di frustrati che hanno preso a male parole molte donne, tanto così, per passare il tempo… Immancabili i “se l’è andata a cercare, se li cerca gli insulti, bla bla”, sentenza che viene sputata spesso da altre donne.

Vorrei pubblicare alcuni commenti che sono andata a leggermi nella pagina Facebook che ha virtualmente messo alla gogna la tizia:

Vista anch’io. .che schifo…le povere donne morte si stanno girando nella tomba per la vergogna 

certe cose si fanno in privato e col proprio uomo nn in mezzo ad un locale e con uno sconosciuto! Queste donne se così possiamo chiamarle, fanno veramente schifo e degradano il sesso femminile!

La festa della donna è stata rovinata per queste merde umane. Posso capire le ragazze che festeggiano con le amiche nella pizzeria mangiando pizze e bevendo birra o coca cola, ma non condivido assolutamente le ragazze che vanno in quei locali a fare le troie. Ma almeno quel giorno dovrebbero contenersi e che cavolo. Sono morte tantissime donne nella fabbrica per lavoro, per un misero stipendio non di certo andando nei locali a fare queste porcherie, e dando omaggio anche alle donne morte per mariti violenti, mamme che hanno perso la vita sempre per colpa dei mariti lasciando al mondo dei figli facendoli rimanere orfani. Ma la dignità queste dove l’hanno lasciata? Perché non si creano tra di loro la festa della zoccola? Allora si, che quel giorno potranno fare quello che vogliono.

Ma che schifo c’è nel mondo!!! L’8 marzo non dovrebbe essere la festa delle zoccole che vanno col primo che capita.. non dovrebbe neanche essere un giorno da festeggiare ma da ricordare. ..ricordare quelle povere DONNE che sono morte lavorando.

Pensieri profondi e sensati, questi sono i commenti più in vista direttamente sotto alla foto incriminata.

 

Pregiudizi all’italiana

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(Foto presa dal Web di Ruth Orkin)

Oggi voglio condividere con voi una notizia riportata da varie testate giornalistiche, relativa all’uscita infelice dello scrittore Carlo Panella, ospite nel programma Unomattina. Premesso che io il programma non l’ho mai visto, quindi mi baso su uno spizzico di puntata che vi assicuro è più che sufficiente per capire.

Lo scrittore Panella – invitato a intervenire sul tema “Razzisti? Chi non denuncia le molestie dei migranti”– tema inerente ai recenti fatti di Colonia ha la brillante idea di pronunciare le seguenti parole: “Dietro Colonia c’è la dinamica del branco, un gruppo di maschi ubriachi, testosterone, che fanno le porcate che facevano i maschi in Sicilia e che forse fanno ancora in Sicilia. Ci sono delle foto clamorose della Sicilia, la foto degli anni ’50 la bella ragazza che passa e tutti i galletti…”, parole che potete trovare in questo video.

Giustamente le parole del sior Panella hanno suscitato una gran polemica, soprattutto tra i siciliani, che a sentirsi chiamar “ubriaconi che forse stuprano le donne” non hanno certo fatto i salti di gioia. Per non parlare dell’errore che Panella ha commesso prendendo come esempio la foto della turista americana che fa girare le teste di tutti i presenti. La foto “incriminata” pare sia stata scattata a Firenze nel 1951 e, ahimè, non ha nulla di volgare.

Ma torniamo alle parole dello scrittore: è davvero l’unico a pensarla così? L’unico a considerare i siciliani degli zoticoni? Leggendo qua e là ho trovato questo articolo, dove si parla dell’immagine distorta della Sicilia data dal cinema, argomento che avevo accennato parlando di un film sulla mafia, tempo fa.

In un vecchio post notavo infatti come la mafia fosse esaltata nei filmoni americani e di come la gente più ingenua si lasciasse tentare dal fascino malavitoso trasmesso dalle pellicole oltreoceano, tralasciando la visione di film ben più realistici. Cito un pezzo dell’articolo che vi ho linkato poco fa: sin dal dopo guerra, prima ancora dei film sulla mafia, la Sicilia era descritta dal mondo del cinema come terra di contadini analfabeti, signorotti ignoranti, terra di superstizioni, uomini ferocemente gelosi delle proprie donne. Insomma una terra di tradizioni arcaiche, prigioniera di sentimenti e passioni a livello primitivo, priva di raziocinio. 

Quello che mi chiedo è: come possiamo parlare di immigrazione, integrazione, rispetto, se non riusciamo ancora a capacitarci del fatto che esista un sud d’Italia? Io che vivo nel civilissimo Friuli ho sentito parlar male spesso dei siciliani (o del sud, in generale) anche dalle menti più navigate, che naviga naviga in Sicilia ancora non ci hanno messo piede. Però all’estero sì! Londra? Fighissima. E gli immigrati? Una risorsa. Erasmus? Tutta la vita! Già, tante belle cose, menti aperte e preparate che poi si perdono in un bicchier d’acqua, quello di casa propria, quello pieno di esperienze formative e interessanti che a me sanno solo d’acqua stantia, quello colmo di parole dette tanto per dire.

Io in Sicilia ci sono stata, diverse volte e sì, c’è sempre da magnà! sì, il caffè ad ogni ora! sì, sono tutti calorosi! Però… Tutti quei terroni nullafacenti dipinti dal nord io non li ho visti. Ho visto solo gente giovane mandare avanti i locali, non ho visto vecchi decrepiti arrancare fra i tavoli e le donne? Dio, mio, le donne giravano in shorts! Non stavano in casa a fare la calzetta, perché invece le donne friulane ohhh, tutte emancipate, nessuna di loro aspetta in casa il marito con la cena pronta, nessuna eh? Mica come le terrone, che, che… Che cosa fanno le terrone? Ah, sì, fanno le stesse cose che facciamo noi. Qualcuna studia, qualcuna si sposa, qualcuna lavora. No, perché io ho sentito anche questa. Che i siciliani sono gelosissimi, che tu sei mia o di nessuno, che là le donne sono esseri inferiori, che per loro non c’è cosa più importante della famiglia. Strano, perché è stato il mio tipo siculo a doversi sorbire tutte le festività in famiglia made in NORD, mica io, le sue. È stato lui a dover accettare il mio attaccamento per la famiglia, non certo io il suo. Ahhh, dovrete sicuramente sposarvi! Quelli sono timorati di Dio. Ma davvero? Perché manco il membro più anziano della sua famiglia andava a messa, no, tanto per dire. Sembra esagerato a raccontarvelo, sembra che io stia gonfiando la cosa, ma purtroppo qui al nord abbiamo un’idea del sud molto simile all’Islam made in tv che vediamo ogni giorno. E prima di scrivere, di parlare, anche solo prima di pensare: bisogna toccare con mano, bisogna uscire dal paesino nordico, andare a vedere che l’Italia non è tutta qui.

E se non possiamo? E se non ci interessa? Allora si sta zitti, non si interviene, perché le parole hanno un peso e i giudizi dati tanto per dare hanno delle conseguenze. Non puoi andare in tv a fare il fenomeno, l’uomo di cultura e poi spararle così grosse, non puoi farlo, perché la gente ascolta e ahimè c’è molta gente che crede a tutto quello che sente, ma che però non vede e non si prende la briga di approfondire, di capirci qualcosa. Che senso ha andare in tv a parlare di immigrazione quando si sentono ancora frasi come “il prof è un terrone, cosa vuoi che sappia”, “come pretende di insegnare inglese con quell’accento napoletano”? Già, perché noi al nord abbiamo un accento così raffinato, così di classe. A me chi fa più paura non è il nonnetto che si beve il “taglio di nero” al bar e dice due cose sul Sud. A me fa paura lo studente universitario che si vanta della sua cultura, dei suoi viaggi, delle sue conoscenze, che ha amici da ogni parte del mondo… Ma che “senza offesa, ma i terroni sono proprio tutti uguali”, ma lui non è razzista no, lui è uomo di mondo.

Qualche link:

http://www.lavocedinewyork.com/Perche-il-cinema-a-partire-dagli-anni-50-ha-dato-della-Sicilia-un-immagine-distorta-/d/11657/

http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/colonia-timperi-panella-lha-fatta-fuori-vaso-1214342.html

http://video.corriere.it/unomattina-carlo-panella-gli-immigrati-colonia-hanno-fatto-porcate-che-maschi-fanno-sicilia/4f69b202-bcf8-11e5-9ebd-3d31e1693d62

http://www.artsblog.it/post/7559/an-american-girl-in-italy-compie-60-anni

Sono una santa non sono una donna

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Scena del film La verità è che non gli piaci abbastanza, foto presa dal web.

Oggi ho letto questo articolo intitolato “100 frasi maschiliste che in tante abbiamo dovuto subire”. L’ho trovato in una pagina che seguo sempre con piacere  e mi scuso se non lo “ribloggo”ma siccome vorrei scriverci su più di un semplice commento trovo più comodo linkarlo e basta. La pagina dal quale è tratto è la seguente: https://abbattoimuri.wordpress.com/.

Mi trovo spesso d’accordo con gli articoli di questa pagina e, prima di iniziare voglio subito dire che non è che sta “solo dalla parte delle femmene”, ma tratta argomenti e persone di vario genere. Detto ciò, stavolta ho qualcosa da ridire! Ma prima di iniziare… Di che parla questo articolo? Come da titolo, c’è un elenco di frasi che (a quanto pare) una donna si sente dire fin da bambina, etichettate come “maschiliste”.

Alcune di queste frasi mi sembrano inverosimili, altre troppo stereotipate. L’elenco è variegato, si va dal “Quanto sei bona” (guardate, se volete dirmi quanto sò bona io non mi offendo mica, eh) al “che c’hai le tue cose?” (ah ma ti riferisci allo scombussolamento ormonale che noi che siamo dotate di ovaie ci sorbiamo ogni mese? Allora sì, c’ho quelle cose lì, tu invece che scusa hai?) e via così.

Anzitutto, credo che l’argomento sia talmente ampio che commentarlo in modo lucido e accurato sia pressoché impossibile, perciò voglio analizzare alcune di queste frasi per vederci più chiaro. Partiamo da una frase che mi ha colpita: “Se giochi sempre coi maschi ti chiameranno maschiaccio”. Dunque, può pure essere vero, ma non credo che sia una frase né maschilista né offensiva. Sapete invece che mi è venuto in mente? La situazione inversa. Un bambino che non gioca a pallone, che sta sempre con le bambine, che non ha interessi “consoni” per un maschio, che magari vuol fare il ballerino. Quante persone sono disposte ad indignarsi se quel bambino viene etichettato come potenziale “checca”? Poi, ci metto io “la faccia” perché sono la prima a dire che se un uomo si depila (esempio banale) per me può fare armi e bagagli e andarsene il più lontano possibile. Non è virile, non è abbastanza uomo. Ma è pur sempre una sua scelta eppure io lo giudico perché secondo me non rispetta i canoni maschili che possano suscitare in una donna un certo interesse. È giusto? Si tratta solo di gusti? Non saprei, ma mi pare che sia abbastanza simile al “ma quella è poco femminile perché beve e dice parolacce, non si tiene abbastanza, bla bla”. Che cosa fa di noi delle vere donne? E che cosa fa di certi maschi, beh, dei veri uomini? Eppure rispettiamo sempre un uomo che ha deciso di amare un altro uomo (sempre si fa per dire) quello sì che è più facile da accettare, ma un uomo eterosessuale che però ai nostri occhi appare poco “maschio” è meno tollerabile.

Proseguendo, leggo: “ho saputo che fai pompini al tuo ragazzo, troia”. Portassi gli occhiali, gli darei una pulitina per accertarmi di averci visto bene. Prima di tutto mi chiedo: che gente frequentate? E con che uomini vi accoppiate, soprattutto. Perché sì, è facile dire “gli uomini sono brutti e cattivi” ma quanto poco amor proprio c’è in voi per farvi trattare così? Al di là di questo, ammetto di non aver mai sentito una frase del genere in vita mia, neppure nei peggiori bar della bassa friulana (e io ne so qualcosa). Se un uomo la pensa così (ammesso che ce ne siano) è semplicemente un uomo frustrato sessualmente (e non solo) e più che definirlo “maschilista” lo definirei “cretino”.

Continuando: “Cosa c’è per pranzo?” che sottintende una sfilza di frasi sullo stile “preparami da mangiare” e via così. (Ricordo ancora quando preparai una cenetta al mio ragazzo con pessimi risultati, le volte dopo cucinò sempre lui). E dunque siamo rimasti al vecchio nucleo famigliare, dove la donna fa tutto in casa e l’uomo magari è pure un ubriacone che non muove un dito e impartisce ordini. Tu, donna, che accetti un comportamento simile, imparare a dire no, troppo difficile? Cambiare uomo, troppo drastico? E poi i soliti commenti sull’aspetto fisico: sei troppo secca, sei troppo grassa, sei una tavola da surf, sei senza culo, sei mora, sei bionda. Già, perché noi donne invece non giudichiamo maaaaaaai l’aspetto fisico altrui, mai e poi mai. E anche qui, gente, il rispetto! Non posso pensare che accettiate che il vostro uomo vi faccia commenti simili e se lo fa? Leggere i consigli di prima. Eh, ma io sono innamorata! No, sei cretina! Infine leggo: “sei molto bella con la gonna”. E dunque? Cosa c’è di male? Io quando metto la gonna non lo faccio certo per passare inosservata, altrimenti uscivo con lo shador. Così come una che si sente dire “come ti sei messa scollata”… E quindi? L’ha fatto per far risaltare le zinne, verrà guardata sicuramente, qualcuno oserà pure farle un complimento. Sia maaaaaai! Attenzione: non vuol suonare come un “aveva i jeans stretti perciò l’ho stuprata”, non commento neppure perché credo sia palese il mio pensiero a riguardo, ma vuol suonare come un “mi sono vestita da figa e se qualcuno mi fa un complimento mi fa pure piacere, altrimenti sarei uscita in tuta da ginnastica”.

Quindi, sono d’accordo sì, ci sono molti pregiudizi (però, se siam donne di un certo spessore possiamo tranquillamente sconfiggerli, visto che abbiamo la fortuna di stare in una società “più o meno evoluta”). L’unica cosa che mi preme dire è: mai mandare giù critiche che non vi stanno bene, mai farsi sentire inadeguate, se vi siete trovate un deficiente che vi tratta come pezze… Andate a cercare la fortuna altrove! E poi, scusate un attimo… Questo discorso varrà pure per gli uomini, no?

I miei inetti preferiti… (Vi consiglio un film)

abigail breslin

Oggi voglio parlarvi di un film che mi è stato consigliato da un’amica. Ricordo che mi disse che lo considerava uno dei i suoi film preferiti e così mi sono fidata. Solitamente seguo sempre i consigli riguardo a film e a libri e raramente rimango delusa. Oltretutto son convinta che sia una gran forma di rispetto e stima guardare o leggere qualcosa che ci è stato consigliato da un amico.

Il film in questione è Little Miss Sunshine. In questa sorta di commedia i protagonisti sono una famiglia di moderni inetti, per i quali è impossibile non provare una forte empatia (ahinoi!) e pure una certa simpatia. A partire dalla piccola della famiglia, Olive, una bambina che vuole partecipare a tutti i costi a un famoso concorso di bellezza, nonostante non sia bellissima (io la trovo adorabile!). La famiglia di Olive è piuttosto particolare. La madre, interpretata da Toni Collette accoglie in casa il fratello omosessuale, depresso e aspirante suicida (Steve Carell), il padre (interpretato da Greg Kinnear) è un “fallito” che non riesce ad avere successo in ambito lavorativo, il fratello maggiore invece è un ragazzo fissato con Nietzsche che ha deciso di non parlare finché non entrerà nell’accademia di aeronautica. Infine c’è il pezzo forte, che è il nonno (Alan Arkin), un eccentrico eroinomane che aiuta la nipote a preparare lo stacchetto per il concorso di bellezza.

Il film è scorrevole, a tratti comico, a tratti invece drammatico. Quindi il mix perfetto, per quanto mi riguarda. È verosimile, per quanto assurdo, proprio perché le caratteristiche (davvero ben delineate) dei personaggi sono comuni ed è facile immedesimarsi in loro. Il finale è qualcosa di memorabile, ed è un po’ uno schiaffo in faccia a tutti i perbenisti dell’universo, anche se direi che l’intero film lo è.

Citazione che preferisco: You know what? Fuck beauty contests. Life is one fucking beauty contest after another. School, then college, then work… Fuck that. And fuck the Air Force Academy. If I want to fly, I’ll find a way to fly. You do what you love, and fuck the rest.

Sai una cosa? Vaffanculo i concorsi di bellezza! In fondo, la vita è tutta un fottuto concorso di bellezza dopo l’altro. Il liceo, l’università, poi il lavoro… vaffanculo! E vaffanculo l’accademia aeronautica! Se voglio volare il modo per volare lo troverò. Fai la cosa che ami e vaffanculo il resto.

Politically incorrect… Sì, finché non tocca a noi

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Parto da un post che ho letto in rete, recante il seguente titolo: Lesbica non è un insulto. Aprendo il link si assiste ad alcune foto di donne vestite solo di scritte in difesa dell’omosessualità femminile. Non mi hanno colpita granché, poiché non sono una fan del nudo usato per protestare o far emergere una determinata situazione. A ogni modo, decontestualizzo il titolo per parlarvi di un altro argomento: le battute. Sì, proprio quelle. Mi riferisco in particolar modo alle battute che colpiscono alcune categorie: neri, omosessuali, disabili, ebrei, ecc. Ovvero, le categorie in minoranza, per farla breve. Insomma, ridere di qualcuno è sempre bello, finché l’oggetto deriso non siamo noi. Perché il mondo è pieno di persone ironiche, ma quante di loro sono disposte a fare della sana autoironia? Pochissime. Che dispiacere! Eppure è così. Ridere di qualcuno che presenta caratteristiche che non ci riguardano è facile e indolore. E giudicarlo se si offende è ancora più semplice. Sì, perché spesso sento dire che fra gay si scambiano epiteti “offensivi” e dunque perché dovrebbero prendersela se qualcuno li apostrofa in un certo modo? Il mio parere è un po’ contorto. Credo che siamo noi a dover autorizzare – in qualche modo – una persona a ironizzare sul nostro conto. E quella persona, nel farlo, ci accetta pienamente e ci scherza realmente su, senza l’intenzione di offendere. Ovvero, con quella persona sei te stesso, con le tue caratteristiche e sei disposto a farti “giudicare”. Dunque, quando diciamo che i diretti interessati, oggetto di battute e risate, offendendosi si auto – discriminino, non sono d’accordo, affatto. E’ facile comportarsi in un certo modo quando la cosa non ci riguarda, è facile fare i superiori se l’offesa non ci sfiora. Fare dell’ironia sì, ma con classe e stile, d’altra parte si sa: l’ironia è una cosa serissima.

(Foto dal Web)

Donne du du du…

Per la serie donne che giudicano altre donne (io in primis) oggi ciancio proprio di donne. Appartenendo alla categoria direi che posso permettermelo.

Parto da una notizia pescata nel web che afferma che le mamme lavoratrici crescano meglio i figli: qui l’articolo “incriminato”. Ho letto i commenti riguardo a quell’affermazione (nella pagina Facebook di Repubblica) che ha fatto scattare prevedibilmente molte mamme casalinghe. Alcuni dicevano che una mamma che lavora scarica i figli ai nonni o alla babysitter. Che una mamma lavoratrice è un’irresponsabile, che non si cura della prole e altre accuse simili. Quello che mi fa più incazzare non è tanto la “faida” mamme lavoratrici e mamme casalinghe. Quello che mi fa incazzare è che c’è sempre un giudizio rivolto al ruolo della donna. Ruolo che occupa nella famiglia, in società, al lavoro. Insomma, che palle. Una donna sarà ben libera di decidere come fare e cosa fare? Spesso sento dire che prima o poi una donna dovrà sposarsi, fare figli, perché altrimenti ne sentirà sempre la mancanza. Ma come fa a sentire la mancanza di qualcosa che non ha? Io non ho il pene, eppure non ne sento la mancanza, per dire. Oltretutto sembra che un figlio completi per forza una donna. Io non lo so che cosa completi del tutto una donna, ma sono sicura che una persona, in generale, non sarà mai completa. Può fare dieci figli, lavorare quindici ore al giorno o darsi al fancazzismo più sfrenato. Tutto ciò non la completerà, in ogni caso. I giudizi sembrano davvero il nostro pane quotidiano. Se vediamo una mamma casalinga pensiamo che non faccia altro che spolverare e appiccicarsi ai figli. Se vediamo una mamma lavoratrice pensiamo che sia egoista, che abbia messo su famiglia tanto per. Continuo a sostenere la teoria che il peggior nemico di una donna è sempre un’altra donna. Intanto così, poi vi racconterò altre cose sul genere a cui appartengo; posso solo anticiparvi che le donne sono creature elementari e che non c’è frase più idiota di quella “non capisco le donne”. Ma che c’è da capì?

Giudicare un libro dalla “copertina”: il caso Harry Potter

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Oggi affronto una questione che mi sta molto a cuore: quella che riguarda il successo di Harry Potter.

Da quando mi sono appassionata alla saga del maghetto più irritante che sia mai stato partorito dalla penna di qualcuno, ne ho sentite di ogni. Che è solo un libro per bambini, che è un libro per stupidi, che non ha nulla a che vedere con il mondo fantasy.

Anzitutto, credo sia essenziale distinguere libri e film e successo post libri. I primi li ho letti molte volte (e qui vi rimando al primissimo post, dove gli adolescenti limonavano sulle panchine mentre io mi flesciavo con incantesimi e civette).

Con il boom di Harry Potter è scaturita una vera e propria mania, che ha banalizzato la storia in sé. Mi riferisco ai dolcetti a tema, alle feste a tema, ai pupazzi a tema, alle persone a tema. Sono quasi certa che chi etichetta Harry Potter come una porcheria per sottosviluppati non abbia neppure sfiorato uno dei sette libri. Perché vi assicuro che pure io considero porcheria tutto ciò che ruota attorno alla saga scritta, film compresi. Non me ne vogliano gli appassionati, ma i film fanno cagare. (Visti e stravisti, ma con i libri non hanno nulla a che fare).

Nei film (ma accade spesso, un film di cui si è letto il libro non ci sembrerà mai all’altezza) mancano dettagli essenziali, manca la psicologia dei personaggi, le atmosfere e così via.

Voglio dunque fare il punto della situazione: Harry Potter non è un libro per bimbiminkia per una ragione principale. Harry non è il tipico eroe fisicato e affascinante, strappamutande (ogni riferimento a quel pattume di Twlight è puramente casuale). Harry è una persona comune. E i suoi amici sono altrettanto comuni e sfigati. Nel libro – come più persone hanno fatto notare (o hanno ipotizzato) – pare venga ripreso il progetto hitleriano della razza pura. In questo caso i non – maghi o chi ha discendenze non magiche deve essere eliminato. Non mi pare molto da bambini, dai. Per non parlare della storia intrigante che sta dietro a ogni personaggio. Il male puro che contamina alcuni dei personaggi. Le atmosfere cupe, rese magistralmente. L’ambiguità di alcuni di loro, la lotta fra bene e male. Non sono concetti proprio scontati e chi ha letto la storia lo sa.

Io, che come sempre sono quattro passi indietro al resto del mondo, ne parlo solo oggi, quando ormai il fenomeno è bello che superato. Ma che mi frega, mi andava di dirvelo.

Dunque, non basatevi sul successo cinematografico, sui fan maniacali che comprano dolci a forma di creature magiche o si vestono da maghetti. Quello è semplicemente una conseguenza del successo dei libri. E poi, piace a me, perciò non posso certo andare in giro a dire che è da bambini, no?