Uno show al femminile: Facciamo che io ero

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Sono anni che mi chiedo “quando si decidono ad affidare un programma tutto suo a Virginia Raffaele”?

Dopo averla vista a teatro e in brevi sketch in televisione, ho cominciato a chiedermi perché nessuno le concedesse più spazio. Certo, la gente è abituata al peggio e ha ormai il cervello lobotomizzato, ma alzare un po’ il livello non può certo nuocere a qualcuno.

Virginia Raffaele come spesso mi piace ricordare è l’unica e inimitabile degna erede di sua signoria Paola Cortellesi.

A ogni modo, finalmente la Rai ha esaudito il mio desiderio. Finalmente un programma di qualità in tv. Perché a dirvela tutta, io in televisione non guardo praticamente più nulla. L’accendo e mi piglia il vuoto esistenziale. La tristezza. Solo gente che litiga, che urla o che piange. E a me francamente non interessa un granché, così spengo.

E invece ecco che Rai 2 decide di mandare in onda uno show tutto (o quasi) al femminile e non popolato  dalle solite starlette senza arte né parte, bensì condotto dalla comica del momento che riesce a calarsi nei panni di qualsiasi donna. Da Anna Oxa a Donatella Versace, passando per Bianca Berlinguer a Fiorella Mannoia e tante altre. Personaggi vecchi e personaggi nuovi. Cambio d’abito, di trucco, di atteggiamento e postura. E puff… Virginia Raffaele si trasforma in tutte le donne.

Dalla camminata sbilenca e “sensuale” alla Belen, alle “performance” dell’artista Marina Abramović, la Raffale sembra non sbagliarne una.

Assieme a Fabio De Luigi che le fa da spalla (entrambi i comici provengono dalla “scuola” di Mai Dire) la Raffaele conduce il programma impersonando vecchi e nuovi personaggi e quando toglie la maschera e impersona, beh… Se stessa, riesce comunque a stupire per la sua recitazione impeccabile.

La parodia che più ho apprezzato è stata quella della scrittrice Michela Murgia, “celebre” per aver stroncato l’ultimo libro di Fabio Volo. Quella che invece mi ha un po’ stancata è quella di Belen, personaggio  ormai visto e stravisto.

Ho apprezzato inoltre la presenza di Sabrina Ferilli, (“vittima” di una recente parodia della comica) che, ospite del programma è stata volentieri al gioco sfoggiando una bella dose di autoironia. Cosa non del tutto scontata, visti i numerosi “vips” che si sono infuriati per essere stati oggetto delle parodie della Raffaele.

Molto intenso il monologo sulla paura, dove la comica sottolinea la stupidità dell’omofobia. “Ancora si ha la testa e si ha lo spirito e si trovano le energie per aver paura di chi vuole amarsi semplicemente come gli pare?” (…) “Forse fra tutte le paure questa è la più stupida. No? Dicono tutti così…”.

Siccome ci tengo a diffondere quel poco di buono che c’è in tv, vi lascio il link del monologo della prima puntata.

 

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Clotilde scalza dal trono le eroine della Austen

Oggi – dopo aver riletto un libro – ho riflettuto sulle coppie letterarie più famose.

E fra i soliti Darcy ed Elizabeth, Catherine ed Heathcliff (sei il mio psicopatico preferito!) e via dicendo ho pensato che la coppia (letteraria) più bella del mondo fosse quella formata da Clotilde e Filimario.

Forse proprio perché non sono una coppia. (Chiedo scusa a Ron e Hermione, ho sempre fatto il tifo per voi). Per chi non lo sapesse (neppure io l’avrei saputo se non mi avessero regalato questo libro) Clotilde e Filimario sono frutto dell’ingegno dell’autore Giovannino Guareschi.

L’opera a cui mi riferisco è “Il destino si chiama Clotilde” (pubblicata per la prima volta nel 1942).

Si tratta di un’opera davvero geniale, non riesco a trovare un aggettivo che gli renda più giustizia di così. Oltre al fatto che il libro è scritto benissimo, perché per scrivere un libro così ironico e apparentemente leggero bisogna essere davvero capaci, è soprattutto un libro divertente.

Il protagonista della vicenda è un certo Filimario Dublè, uomo sarcastico e parecchio testardo che deve bere un bicchiere di olio di ricino se vuole ereditare le fortune della madre defunta. (Questo è il patto). Filimario ovviamente si rifiuta, come rifiuta le avances dell’affascinante Clotilde Troll, innamorata perdutamente di lui.

Clotilde piace a tutti gli uomini e grazie alla sua astuzia e al semplice fatto di essere una donna fa rincretinire tutti i maschietti della storia (tranne Fil). La storia parla del viaggio che Filimario e altri due singolari compagni di sventure, Pio Pis e Settembre Nort sono costretti a fare perché Clotilde ha deciso di allontanarli da Nevaslippe, dove tutti loro vivono.

I personaggi sono pieni di difetti e ovviamente assurdi, come già s’intuisce dai loro nomi. Potremmo definirli quasi delle caricature. Guareschi si serve delle donne – in questo caso della bionda e bellissima Ketty e dell’affascinante e ricca Clotilde – per far emergere la stupidità degli uomini (tranne quella di Filimario) e decide quindi di presentarci delle donne piuttosto inclini al comando. In un passo del libro infatti Filimario dice “È proprio destino dunque che la mia vita sia sempre alla mercé di una donna?”.

Mentre gli altri personaggi si piegano alla volontà delle donne, lui continua a fare di testa sua e questo è ammirevole, soprattutto perché ci troviamo di fronte a una storia non proprio convenzionale (perlomeno in letteratura). È Clotilde, infatti, che vuole conquistare Filimario e lui non intende cedere al corteggiamento (che non avviene comunque in modo diretto, ma non anticipo niente). Altra cosa insolita è che l’eccentrica (viene spesso definita così dall’autore) Clotilde è in realtà fidanzata con Giorgino. E in una conversazione gli confida che è innamorata di Filimario e di fronte alla sua reazione gli dice: “Giorgino, perché mi fai quella stupida faccia? Se non confido le mie pene a te che sei il mio fidanzato, a chi le devo confidare?”.

La storia prende una piega interessante nel momento in cui Clotilde e Filimario si ritrovano più volte faccia a faccia. Lei afferma di odiarlo e lui la prende continuamente in giro, mettendo in dubbio tutto quello che lei gli dice. I battibecchi fra i due li spunta sempre Filimario, che con ironia e un’ammirevole calma contraddice continuamente la sua corteggiatrice.

A fare da sfondo ai continui diverbi fra i due ci sono le paradossali vicende che avvengono via mare e via terra. Tutte architettate a regola d’arte dal destino. Il finale è inaspettato, epilogo, epilogone ed epiloghissimo sono davvero qualcosa di sublime.

Se avete bisogno di un po’ di sana ironia questo libro fa decisamente al caso vostro.

Politically incorrect… Sì, finché non tocca a noi

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Parto da un post che ho letto in rete, recante il seguente titolo: Lesbica non è un insulto. Aprendo il link si assiste ad alcune foto di donne vestite solo di scritte in difesa dell’omosessualità femminile. Non mi hanno colpita granché, poiché non sono una fan del nudo usato per protestare o far emergere una determinata situazione. A ogni modo, decontestualizzo il titolo per parlarvi di un altro argomento: le battute. Sì, proprio quelle. Mi riferisco in particolar modo alle battute che colpiscono alcune categorie: neri, omosessuali, disabili, ebrei, ecc. Ovvero, le categorie in minoranza, per farla breve. Insomma, ridere di qualcuno è sempre bello, finché l’oggetto deriso non siamo noi. Perché il mondo è pieno di persone ironiche, ma quante di loro sono disposte a fare della sana autoironia? Pochissime. Che dispiacere! Eppure è così. Ridere di qualcuno che presenta caratteristiche che non ci riguardano è facile e indolore. E giudicarlo se si offende è ancora più semplice. Sì, perché spesso sento dire che fra gay si scambiano epiteti “offensivi” e dunque perché dovrebbero prendersela se qualcuno li apostrofa in un certo modo? Il mio parere è un po’ contorto. Credo che siamo noi a dover autorizzare – in qualche modo – una persona a ironizzare sul nostro conto. E quella persona, nel farlo, ci accetta pienamente e ci scherza realmente su, senza l’intenzione di offendere. Ovvero, con quella persona sei te stesso, con le tue caratteristiche e sei disposto a farti “giudicare”. Dunque, quando diciamo che i diretti interessati, oggetto di battute e risate, offendendosi si auto – discriminino, non sono d’accordo, affatto. E’ facile comportarsi in un certo modo quando la cosa non ci riguarda, è facile fare i superiori se l’offesa non ci sfiora. Fare dell’ironia sì, ma con classe e stile, d’altra parte si sa: l’ironia è una cosa serissima.

(Foto dal Web)