Libri 2016: qualcosa di buono e qualcosa di meno buono!

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Quest’anno ho più riletto che letto, infatti i libri letti nel 2016 non sono molti, anche se di sicuro ne ho dimenticato qualcuno per strada. Qualche libro è stato un fortunato acquisto da Libraccio (sia online, che nella libreria fisica), sebbene io non sopporti comprare libri dalle pagine già ingiallite e invecchiate in chissà quale angusta stanzetta… Però oh, bisogna sapersi accontentare, soprattutto quando si è poveri. Detto ciò, il post è un po’ lunghetto, io non so recensire, quindi sono proprio brevi impressioni che i libri mi hanno lasciato. Ah, su Libraccio (online) ci sono ancora molti sconti (anche se io non ho acquistato nulla) e nel sito Feltrinelli potete ordinare libri senza pagare le spese di spedizione. Io ho acquistato Arancia Meccanica!

Ecco i libri letti nel 2016.

Franny e Zooey di J. D. Salinger non mi ha fatta impazzire, sebbene il libro sia piuttosto breve, ho faticato a proseguire la lettura in certi punti. Ho ammirato (come avevo già avuto modo di ammirare ne Il giovane Holden) l’abilità di Salinger nel descrivere e caratterizzare i personaggi, in questo caso ci troviamo di fronte a un’intera famiglia, quella dei Glass. La mia preferita è sicuramente Franny, la sorella minore, che si ritrova circondata da intellettuali ben vestiti, gli hipster di oggi, i personaggini borghesi del momento, annoiata dai discorsi del suo ragazzo Lane, Franny si rende conto di quanto sia monotono e impostato e artificioso nei discorsi. Zooey è il fratello di Franny e fa l’attore. Lui non mi ha appassionata un granché, l’ho trovato troppo costruito ed esagerato, forse ho sentito un po’ la nostalgia di Holden (mannaggia!!!) e della sua autenticità. Come sempre ho apprezzato la copertina bianca, pura, senza fronzoli del libro (tipico di Salinger). Una citazione che mi ha colpita dal libro: “Lane” – Franny lo salutò contenta: lei non apparteneva certo alla categoria di quelli che svuotano la faccia di qualsiasi espressione.

Il buio oltre la siepe di Harper Lee. Questo libro erano anni che mi dicevo di leggerlo. Inizialmente l’ho trovato un po’ lento, poi da un certo momento in poi ho cominciato a leggerlo tutto d’un fiato. È il classico libro che ti fa rodere per le ingiustizie che accadono, d’altra parte si tratta di un processo di un ragazzo negro, accusato di aver violentato una donna bianca. L’avvocato Atticus, padre di famiglia e della voce narrante (Scout) è un personaggio fantastico, dotato di morale e di un certo umorismo, rende il processo da leggere molto scorrevole e avvincente. Ci sono diversi punti di suspense e un antagonista che a me ha messo inquietudine e paura. I personaggi sono descritti benissimo ed è (almeno per me) stato impossibile non affezionarmici. Citazione: Ma prima di vivere con gli altri, bisogna che viva con me stesso: la coscienza è l’unica cosa che non debba conformarsi al volere della maggioranza.

Lolita di Nabokov. Avrei voluto scrivere un post a parte su questo libro, che ha suscitato in me sentimenti contrastanti. Anzitutto l’ho letto perché qualche anno fa mi imbattei nella trasposizione cinematografica di Lolita di Kubrick. Ecco, a me Kubrick non piace come regista (eresia, lo so, ma è la verità) e il suo film mi mise addosso un malessere pazzesco, tant’è che non lo terminai di vedere. Trovato il libro a pochi dindini ho deciso di comprarlo. La storia è scritta divinamente. In questo momento direi che è il miglior stile in cui io mi sia imbattuta. Sarà per tutto quel francese che è stato ficcato nei dialoghi e nella narrazione. La trama (credo nota ai più) racconta dell’infatuazione di un professore molto colto per una ragazzina (Lolita), la figlia di una signora che gli affitta una stanza. Si parla quindi di un tema delicatissimo, affrontato in modo mai (o quasi) volgare, né troppo esplicito. Chiaramente il lettore capisce perfettamente cosa sta succedendo, ma il linguaggio è raffinato, in netto contrasto con la tematica. Personalmente ho trovato ogni singolo personaggio sgradevole. Lolita è una ragazzina precoce e sveglia, dotata di un certo senso dell’umorismo e di una lingua tagliente. Il professore ne è ossessionato e la sorte giocherà a suo favore: potrà avere Lolita, la ninfetta (come la chiama lui) tutta per sé. C’è un dettaglio o comunque un aspetto del professore che mi ha colpita positivamente, in mezzo a tutto quel disgusto. Il professore è un uomo che detesta i discorsi banali, le convenzioni, le cose dette tanto per dire. Ho letto opinioni contrastanti su questo libro, qualcuno l’ha definito pesante nello stile. Io non sono d’accordo e vi assicuro che non sono una fan del prolisso. Il libro non è noioso, ma secondo me per apprezzarlo bisogna avere una certa maturità. Bisogna essere in grado di giudicare l’opera in sé, come è stata scritta e non la morale, altrimenti è abbastanza scontato che il giudizio sarebbe negativo. Citazione: Cercava le parole. Gliele fornii mentalmente. (“Lui mi ha spezzato il cuore, tu hai solo spezzato la mia vita”).

I love shopping a Hollywood di Sophie Kinsella. L’autrice è famosa per il suo stile frizzante, divertente e ironico. Ho apprezzato la saga I love shopping e ho riso di gusto diverse volte. Purtroppo però questo libro è stata una delusione, fortuna che l’ho pagato la metà, perché davvero non val la pena comprarlo. Non ha nulla a che vedere con lo stile che caratterizza gli altri libri della saga, è spento, ridicolo, monotono. Becky non ha un minimo di verve né di carattere, si caccia in situazioni che la rendono proprio una nullità. Il libro è vuoto e superficiale, che okay, la frivolezza era condimento essenziale degli altri libri, ma in questo caso non è più frivolezza,  è proprio il nulla totale. Poi è inutilmente lungo, pagine e pagine di vuoto e di noia… Per poi scoprire che non è finito lì! Per sapere come si risolve il grandissimo mistero (pff) che tecnicamente dovrebbe far appassionare alle vicende, dovrete acquistare un altro libro ancora! Veramente una trovata triste. Perché gli altri “I love shopping” perlomeno hanno ognuno un finale, sebbene si tratti di una saga. Questo invece no e fa pure schifo! Non compratelo, dico davvero. Non mi vengono in mente citazioni degne di nota, onestamente.

Dracula di Bram Stoker. Okay, questo è stato un libro con un inizio pazzesco, scorrevole, ritmo veloce, da subito avvincente. Mi coricavo e bam, leggiamoci un po’ di Dracula per conciliare il sonno. Poi ecco che sono arrivata a un punto in cui non ne potevo più. Ma dico davvero, ha cominciato ad annoiarmi, a incagliarsi, così l’ho più volte accantonato perdendo il filo. Lo so, è brutto da dire di un libro, ma onestamente l’inizio è stato un po’ traditore. Che poi gli inizi sono fondamentali eh, infatti continuo a reputarlo un bel libro soprattutto per l’inizio. Quando l’autore ha cominciato ad infilare un personaggio dietro l’altro nella storia io mi sono un po’ persa… Poi io, sebbene dotata di grande memoria, faccio sempre un casino coi nomi dei personaggi e fatico a ricordarli. Consiglio per chi intende leggerlo e si ritrova nel punto in cui “aiuto, ho perso il filo del discorso” di non demordere, perché il libro riacquista velocità verso la fine. Citazione: Benvenuto nella mia casa. Entrate liberamente. Andate tranquillo, e date a questo luogo qualcosa della felicità che recate con voi!

Infine cito nuovamente Harry Potter e la maledizione dell’erede di J.K. Rowling, John Tiffany & Jack Thorne. Ne ho parlato ampiamente in questo post, quindi ovviamente non starò a ripetermi. Non ho trovato frasi che mi abbiano colpita particolarmente.

Questo è quanto!

Una non – storia da lettrice

Oggi vi invito a leggere le mie quasi letture preferite commentate da KalosfAvvocatolo e Ysingrinus.

Andate a leggervi pure le altre storie di lettori mandate al pazzesco trio Kavvingrinus e inviategli pure le vostre, tanto che ve costa? Qui vi ricopio la mia “storia” che non è affatto una storia ma dire storia suona molto bene, però è molto più interessante arricchita dai loro commenti (più una bellissima foto), ve lo assicuro!

Infanzia ad oggi: letture più o meno significative

“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.” (J.D. Salinger). Ecco qui alcuni di quei libri.

Piccole donne (Louisa M. Alcott): prima elementare, mia zia si presenta a casa mia con sto libro e io mi chiedo: e mò chi glielo dice a questa che io leggo solo i Piccoli Brividi? Fingo quindi di leggerlo, mia madre si vanta con parenti e amiche di quanto io sia una lettrice precoce e la maestra dice ai miei compagni di prendere esempio da me, che questi sì che sono libri da leggere. Io non smentisco e leggo quel libro solo qualche anno dopo. Mi taglio pure i capelli come la ribelle Jo (una delle protagoniste), solo che mi stanno di merda e so che quel taglio osceno è la giusta punizione per aver mentito anni prima.

Harry Potter (J.K. Rowling): sono alle medie, suppergiù in seconda, c’è il boom di Harry Potter e io lo snobbo, mi vanto di essere una delle poche a non averlo letto. Un’amica mi regala il primo volume e io non lo leggo, pensando che sia proprio un libro per mentecatti. Così, quando una tizia me lo chiede in prestito non esito un secondo. Quel libro però, non l’ho più rivisto. Anni dopo mi regalano il terzo volume e io mi dico “va beh, famo sto sforzo” e da lì fu amore. Amo tutti e sette i libri. Harry Potter ha personaggi autentici, sia nel bene che nel male. È verosimile, nonostante si parli di magia, è facile immedesimarsi in molti dei personaggi, anche in quelli più ambigui. I protagonisti non sono dei vincenti, vengono derisi, faticano per emergere e devono contare solo sulle proprie forze… Che poi, essendo dotati di bacchette magiche non è che sia così difficile, eh. I “cattivi” principali hanno alle spalle delle storie affascinanti, che spingono il lettore a volerne sapere di più, talvolta si prova quasi compassione per loro, nonostante siano il male in persona. La morte è una costante in tutti e sette i libri, la Rowling non esita ad eliminare personaggi vicini al lettore. Non manca mai l’ironia, ingrediente (a mio parere) fondamentale per la buona riuscita di un libro.

Il giovane Holden (J.D. Salinger): lo leggo in seconda superiore e mi convinco che Holden sia l’uomo della mia vita, forse perché alto e “contaballe”. (Io sono il più fenomenale bugiardo che abbiate mai incontrato in vita vostra. È spaventoso. Perfino se vado in edicola a comprare il giornale, e qualcuno mi domanda che cosa faccio, come niente gli dico che sto andando all’opera.). È sicuramente il mio libro preferito. Holden è un incompreso, sospeso fra l’innocenza e la maturità, troppo maturo per adattarsi ai coetanei, ma ancora legato all’innocenza, alla purezza dell’infanzia, come d’altra parte si sa leggendo la scena centrale del campo di segale.

La signora Dalloway (Virginia Woolf): la storia di questa scrittrice mi ha sempre affascinata molto, vuoi per la fine che ha fatto, vuoi per le turbe che aveva, la Woolf è stata sicuramente una donna interessante. In questo libro credo che la Woolf abbia trasferito parecchie delle sue inquietudini, tentando di concedergli un finale “luminoso”, a differenza del suo, di finale. Lo sfondo scelto per la storia è Londra e l’occasione è una festa organizzata da Clarissa Dalloway, protagonista del romanzo: donna ricca dell’alta società inglese, frivola e sposata a un uomo per convenienza. Clarissa è una donna che si crogiola nei ricordi di un passato piacevole e intenso. È un personaggio nostalgico, che sembra vivere di ricordi. E alla sua festa si circonda di presenze del passato. (Una vecchia fiamma e una vecchia amica). E in quella festa, fra il chiacchiericcio e lo sfarzo, irrompe la morte, la morte di un altro personaggio che Clarissa non conosce. Un reduce di guerra tormentato dal passato, che decide di suicidarsi. La notizia della morte di Septimus (è così che si chiama) porta Clarissa alla consapevolezza di essere viva ed è finalmente in grado di apprezzare il presente.

Il marito in collegio (Giovannino Guareschi): questo è un libro paradossale, la protagonista (Carlotta) è frivola e benestante ed è costretta dallo zio a trovarsi un marito se vuole ereditare i suoi soldi. Tutti i candidati che lei gli propone non vanno bene, tutti tranne Camillo, un uomo poco colto e goffo, ma di buon cuore e perdutamente innamorato di Carlotta. Dal canto suo Carlotta non lo sopporta e Camillo viene mandato in collegio ad imparare le buone maniere. Le vicende sono assurde, i dialoghi brillanti, l’ironia la fa da padrone. È un ottimo libro, con un’ottima trama, scorrevole e con una sua morale nascosta dietro alla satira e allo stile irriverente tipici di Guareschi.