Una non – storia da lettrice

Oggi vi invito a leggere le mie quasi letture preferite commentate da KalosfAvvocatolo e Ysingrinus.

Andate a leggervi pure le altre storie di lettori mandate al pazzesco trio Kavvingrinus e inviategli pure le vostre, tanto che ve costa? Qui vi ricopio la mia “storia” che non è affatto una storia ma dire storia suona molto bene, però è molto più interessante arricchita dai loro commenti (più una bellissima foto), ve lo assicuro!

Infanzia ad oggi: letture più o meno significative

“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.” (J.D. Salinger). Ecco qui alcuni di quei libri.

Piccole donne (Louisa M. Alcott): prima elementare, mia zia si presenta a casa mia con sto libro e io mi chiedo: e mò chi glielo dice a questa che io leggo solo i Piccoli Brividi? Fingo quindi di leggerlo, mia madre si vanta con parenti e amiche di quanto io sia una lettrice precoce e la maestra dice ai miei compagni di prendere esempio da me, che questi sì che sono libri da leggere. Io non smentisco e leggo quel libro solo qualche anno dopo. Mi taglio pure i capelli come la ribelle Jo (una delle protagoniste), solo che mi stanno di merda e so che quel taglio osceno è la giusta punizione per aver mentito anni prima.

Harry Potter (J.K. Rowling): sono alle medie, suppergiù in seconda, c’è il boom di Harry Potter e io lo snobbo, mi vanto di essere una delle poche a non averlo letto. Un’amica mi regala il primo volume e io non lo leggo, pensando che sia proprio un libro per mentecatti. Così, quando una tizia me lo chiede in prestito non esito un secondo. Quel libro però, non l’ho più rivisto. Anni dopo mi regalano il terzo volume e io mi dico “va beh, famo sto sforzo” e da lì fu amore. Amo tutti e sette i libri. Harry Potter ha personaggi autentici, sia nel bene che nel male. È verosimile, nonostante si parli di magia, è facile immedesimarsi in molti dei personaggi, anche in quelli più ambigui. I protagonisti non sono dei vincenti, vengono derisi, faticano per emergere e devono contare solo sulle proprie forze… Che poi, essendo dotati di bacchette magiche non è che sia così difficile, eh. I “cattivi” principali hanno alle spalle delle storie affascinanti, che spingono il lettore a volerne sapere di più, talvolta si prova quasi compassione per loro, nonostante siano il male in persona. La morte è una costante in tutti e sette i libri, la Rowling non esita ad eliminare personaggi vicini al lettore. Non manca mai l’ironia, ingrediente (a mio parere) fondamentale per la buona riuscita di un libro.

Il giovane Holden (J.D. Salinger): lo leggo in seconda superiore e mi convinco che Holden sia l’uomo della mia vita, forse perché alto e “contaballe”. (Io sono il più fenomenale bugiardo che abbiate mai incontrato in vita vostra. È spaventoso. Perfino se vado in edicola a comprare il giornale, e qualcuno mi domanda che cosa faccio, come niente gli dico che sto andando all’opera.). È sicuramente il mio libro preferito. Holden è un incompreso, sospeso fra l’innocenza e la maturità, troppo maturo per adattarsi ai coetanei, ma ancora legato all’innocenza, alla purezza dell’infanzia, come d’altra parte si sa leggendo la scena centrale del campo di segale.

La signora Dalloway (Virginia Woolf): la storia di questa scrittrice mi ha sempre affascinata molto, vuoi per la fine che ha fatto, vuoi per le turbe che aveva, la Woolf è stata sicuramente una donna interessante. In questo libro credo che la Woolf abbia trasferito parecchie delle sue inquietudini, tentando di concedergli un finale “luminoso”, a differenza del suo, di finale. Lo sfondo scelto per la storia è Londra e l’occasione è una festa organizzata da Clarissa Dalloway, protagonista del romanzo: donna ricca dell’alta società inglese, frivola e sposata a un uomo per convenienza. Clarissa è una donna che si crogiola nei ricordi di un passato piacevole e intenso. È un personaggio nostalgico, che sembra vivere di ricordi. E alla sua festa si circonda di presenze del passato. (Una vecchia fiamma e una vecchia amica). E in quella festa, fra il chiacchiericcio e lo sfarzo, irrompe la morte, la morte di un altro personaggio che Clarissa non conosce. Un reduce di guerra tormentato dal passato, che decide di suicidarsi. La notizia della morte di Septimus (è così che si chiama) porta Clarissa alla consapevolezza di essere viva ed è finalmente in grado di apprezzare il presente.

Il marito in collegio (Giovannino Guareschi): questo è un libro paradossale, la protagonista (Carlotta) è frivola e benestante ed è costretta dallo zio a trovarsi un marito se vuole ereditare i suoi soldi. Tutti i candidati che lei gli propone non vanno bene, tutti tranne Camillo, un uomo poco colto e goffo, ma di buon cuore e perdutamente innamorato di Carlotta. Dal canto suo Carlotta non lo sopporta e Camillo viene mandato in collegio ad imparare le buone maniere. Le vicende sono assurde, i dialoghi brillanti, l’ironia la fa da padrone. È un ottimo libro, con un’ottima trama, scorrevole e con una sua morale nascosta dietro alla satira e allo stile irriverente tipici di Guareschi.

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Giudicare un libro dalla “copertina”: il caso Harry Potter

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Oggi affronto una questione che mi sta molto a cuore: quella che riguarda il successo di Harry Potter.

Da quando mi sono appassionata alla saga del maghetto più irritante che sia mai stato partorito dalla penna di qualcuno, ne ho sentite di ogni. Che è solo un libro per bambini, che è un libro per stupidi, che non ha nulla a che vedere con il mondo fantasy.

Anzitutto, credo sia essenziale distinguere libri e film e successo post libri. I primi li ho letti molte volte (e qui vi rimando al primissimo post, dove gli adolescenti limonavano sulle panchine mentre io mi flesciavo con incantesimi e civette).

Con il boom di Harry Potter è scaturita una vera e propria mania, che ha banalizzato la storia in sé. Mi riferisco ai dolcetti a tema, alle feste a tema, ai pupazzi a tema, alle persone a tema. Sono quasi certa che chi etichetta Harry Potter come una porcheria per sottosviluppati non abbia neppure sfiorato uno dei sette libri. Perché vi assicuro che pure io considero porcheria tutto ciò che ruota attorno alla saga scritta, film compresi. Non me ne vogliano gli appassionati, ma i film fanno cagare. (Visti e stravisti, ma con i libri non hanno nulla a che fare).

Nei film (ma accade spesso, un film di cui si è letto il libro non ci sembrerà mai all’altezza) mancano dettagli essenziali, manca la psicologia dei personaggi, le atmosfere e così via.

Voglio dunque fare il punto della situazione: Harry Potter non è un libro per bimbiminkia per una ragione principale. Harry non è il tipico eroe fisicato e affascinante, strappamutande (ogni riferimento a quel pattume di Twlight è puramente casuale). Harry è una persona comune. E i suoi amici sono altrettanto comuni e sfigati. Nel libro – come più persone hanno fatto notare (o hanno ipotizzato) – pare venga ripreso il progetto hitleriano della razza pura. In questo caso i non – maghi o chi ha discendenze non magiche deve essere eliminato. Non mi pare molto da bambini, dai. Per non parlare della storia intrigante che sta dietro a ogni personaggio. Il male puro che contamina alcuni dei personaggi. Le atmosfere cupe, rese magistralmente. L’ambiguità di alcuni di loro, la lotta fra bene e male. Non sono concetti proprio scontati e chi ha letto la storia lo sa.

Io, che come sempre sono quattro passi indietro al resto del mondo, ne parlo solo oggi, quando ormai il fenomeno è bello che superato. Ma che mi frega, mi andava di dirvelo.

Dunque, non basatevi sul successo cinematografico, sui fan maniacali che comprano dolci a forma di creature magiche o si vestono da maghetti. Quello è semplicemente una conseguenza del successo dei libri. E poi, piace a me, perciò non posso certo andare in giro a dire che è da bambini, no?