Un libro per…

tumblr_static_tumblr_static__640

C’era una volta un periodo fiacco, fiacchissimo. Dallo sguardo fiacco e dai capelli fiacchi.

Un periodo in cui tornavo a casa, andavo a letto e dormivo subito. Sul comodino una pila di libri variegati: qualche classico e un paio di romanzi di qualche anno fa.

Ma io ero fiacca e sul comodino oltre alla polvere si accumulavano libri.

Questi periodi di magra vanno e vengono. Certe volte odio leggere. La gente che dice che ama leggere mi annoia terribilmente.

Cosa significa?

Che ti piace leggere tutto? Le etichette? Le ricette? I tomi di fisica? I Promessi Sposi? Il giornale? La rivista di gossip?

Ti piace leggere tra le righe? Sopra le righe?

Quelli che con tono solenne assicurano il prossimo che loro amano leggere li detesto.

Come se nella vita uno potesse avere certezze simili.

Ci sono periodi in cui leggere mi fa schifo.

Da bambina mia madre mi costrinse a leggere “La casa sull’albero” di Bianca Pitzorno.

Dio, detestavo quel libro. Ancora oggi, dopo anni, non ricordo di cosa parlasse. Sicuramente di una tizia che voleva vivere su un albero o cretinate del genere.

Io quel libro non l’ho mai letto. Lo sfogliavo, in preda all’agonia.

Poi in quello stesso periodo mi capitò tra le mani (beh, fu un regalo) “Ascolta il mio cuore”, sempre di Bianca Pitzorno.

Ho letto quel libro tutto d’un fiato. In quel momento se mi aveste chiesto “ti piace leggere?” vi avrei risposto di sì. Che mi piaceva leggere; quel libro.

Perché “La casa sull’albero” non mi piaceva leggerlo affatto.

Ci fu poi un periodo in cui leggere nuovi libri mi atterriva.

Rileggevo e basta, certa di cosa vi avrei trovato dentro. Solo parole che già conoscevo.

E poi mi capitò di leggere Norwegian Wood di Haruki Murakami. Mi prese benissimo quel libro; anche se poi ho provato a leggerne altri, suoi e no, non fanno per me. Ma quel libro sì, eccome se faceva per me.

Perché io della lettura mi innamoro e mi disinnamoro alla velocità della luce.

Ieri sera invece ho finito di leggere un romanzo che Romolo Giacani del blog Viaggi Ermeneutici consigliò parecchio tempo fa: Non c’è niente che non va, almeno credo di Maddie Dawson.

Provando un’immediata simpatia per il titolo decisi di acquistarlo, ma solo due settimane fa ho cominciato a leggerlo.

È uno di quei libri leggeri che ogni tanto fanno bene all’umore. Che poi libro leggero non significa libro scritto coi piedi, sia chiaro.

Tornavo a casa e sorridevo all’idea di immergermi in una lettura rilassante, ero felice. Felice che ci fosse un libro leggero ad attendermi. Un libro che non mi sarei dovuta sforzare di capire: si è lasciato leggere come niente.

Terminare quel libro è stata una piccola vittoria, di questo periodo fiacco, fiacchissimo. Dove francamente non mi sta riuscendo nulla.

Mi sono sentita contenta, come non mi sentivo da tempo.

Certo, non è stato faticoso, anzi. Ma io non dedico il mio tempo a gente che mi annoia, figuriamoci a libri che mi annoiano.

Sapere che a casa c’era un libro ad attendermi, che mi avrebbe raccontato le paturnie degli altri mi ha reso felice.

Ci sono periodi in cui detesto leggere. Mi pesa. Periodi in cui la presunzione degli altri che dicono con aria saputella “ahhhh, io amo leggere” mi fa passare la voglia.

Poi ci sono periodi in cui leggo un libro che la voglia me la fa tornare. Di avere un nuovo libro della buonanotte ad aspettarmi, un libro come chiusa di una giornata brutta, un libro per mettere a tacere i mostri, per addormentarsi pensando ai problemi di personaggi fittizi.

Un libro per stare bene, che si occupi di me quella ventina di minuti prima di chiudere gli occhi.

Un libro che mi dia pace, almeno venti minuti al giorno.

Leggo grazie a…

book-girl-indie-reading-Favim.com-138549

Foto da qui

Ultimamente sto tradendo la lettura con le serie tv, mi sono messa finalmente in pari con gli zombie, dico finalmente perché sono traguardi fondamentali della vita, mica come prendere una laurea o trovar un buon lavoro, quelle sì che sono cose superflue e sopravvalutate. Ho iniziato – dopo varie sollecitazioni – a guardare Game of Thrones, insomma, una vita ricca di novità e cose da dire.

Nonostante questi impegni che occupano la mia mente (altrimenti deserta) ho letto questo articolo nel sito Il Libraio. Si parla di come i ragazzi si approcciano alla lettura e il sito fornisce qualche statistica che vado ora a citare papale papale:  il 68,7% dei lettori si dichiara infatti abbastanza o molto d’accordo con l’affermazione “i miei genitori mi incoraggiavano a leggere durante gli anni della crescita” (nelle domande relative agli stimoli all’educazione alla lettura); e il 64,7% dei lettori è abbastanza o molto d’accordo con l’affermazione “La scuola / i docenti promuovevano la lettura per valutare l’apprendimento“; per il 57,9%, inoltre, “la scuola / i docenti promuovevano la lettura come attività di piacere”. Se aprite il link troverete anche altri dati, che coinvolgono l’influenza di amici e via così.

Io ammetto che con la lettura non è sempre stato amore, non mi reputo una grande lettrice sebbene tra le mie conoscenze io lo sia (questo perché, tranne un’altra persona, io sono quella che legge di più). Non amo fare bilanci su i tot libri che leggo all’anno, un po’ per pigrizia un po’ perché tanto non si vincono soldi… Ma apprezzo chi fa queste liste perché in questo modo scopro nuove letture. A casa mia siamo due lettrici, io e mia madre, che mi ha sempre letto storie e comprato libroni di favole, ce n’era uno in particolare che ne raccoglieva 100 da tutto il mondo, ed erano tutte truculente e appassionanti.

Crescendo ho avuto alti e bassi con la lettura, soprattutto quando ero costretta a leggere dei libri, saltavo capitoli e fingevo di aver divorato il libro, questo mi capitò con La casa sull’albero (Bianca Pitzorno), non mi andava proprio giù quel dannato libro. I libri della mia infanzia sono stati Il maialino Lolo, tutti i Piccoli Brividi (li adoravo), la serie le Ragazzine, Piccole donne, Pattini d’argento, Ascolta il tuo cuore, Tornatràs (ovviamente tutti in età diverse). Ricordo con affetto anche il libro La bambinaia francese, una rivisitazione di Jane Eyre, scritto dalla Pitzorno. Anche la scuola ha avuto un ruolo non trascurabile nel proporre libri interessanti. Grazie alla mia prof d’italiano del liceo ho scoperto Il giovane Holden, che rimane in assoluto il mio libro preferito. Infine, ho una cara amica che è anche la persona più intelligente del pianeta che è sempre contenta di consigliarmi qualche lettura.

Insomma, io non sono una lettrice appassionata che legge trilioni di libri all’anno, ci sono periodi in cui non leggo nulla, altri in cui leggo di tutto, altri ancora in cui rileggo vecchi libri, quasi per consolarmi.