Harry Potter tag! (Perdonatemi)

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Lo so, lo so.

È demodé, non ha alcun senso parlarne oggi, rivangare il passato, sguazzare nella nostalgia… Ma!

Ma, ma, ma!

Mi sono imbattuta in un video di una “youtuber” che ha risposto a delle domande su Harry Potter (normalmente recensisce libri) e ho voluto copiarla spudoratamente.

Lo so. Ho una certa età per queste cose, ma Harry Potter è un libro per tutti, belli e brutti, soprattutto brutti. E non ho resistito.

Dunque, il giochino consiste nel rispondere a una serie di domande su questa intramontabile saga fantasy, giusto per farvi due palle così! Evviva!

Iniziamo:

1. Quando e come hai conosciuto Harry e il suo mondo? 

Allora. Una mia compagna di classe delle medie mi regalò “Harry Potter e la pietra filosofale” e io ringraziandola con un sorrisetto forzato lo lasciai prendere polvere nella libreria per qualche anno. Ricordo che me lo chiesero in prestito e io senza tante cerimonie lo sbolognai (non mi venne mai restituito). Poi mi regalarono “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban”: fu amore.

2. In che ordine hai letto i libri? 3, 4, 5, 2, 1, 6, 7 (circa meno quasi).

3. Qual è il tuo libro preferito? Quello che non ti è piaciuto? Harry Potter e l’Ordine della Fenice (il quinto). Il primo forse è quello che mi è piaciuto di meno, l’ho trovato infantile, in un certo senso.

4. Qual è il tuo personaggio MASCHILE preferito? Severus Piton. Mi piacciono (in letteratura e nei film) i personaggi ambigui, che oscillano fra bene e male. Piton è un personaggio sgradevole, con una personalità assai contorta. Tuttavia la sua storia è quella che ho trovato più intrigante.

5. Qual è il tuo personaggio FEMMINILE preferito? Hermione Granger: dentona, brava a scuola e sfigata. Impossibile non provare empatia. A parte vaghe somiglianze con voi sapete chi, cioè con me, Hermione è una dura. Non tradisce i suoi valori, è una lottatrice, ha buoni sentimenti. La AMO.

6. Dà un voto al tuo libro preferito dall’1 al 10 e spiega il perché. Al quinto libro do 10 perché è il più corposo in tutti i sensi. I personaggi e le loro storie vengono approfonditi. Le atmosfere si fanno decisamente più cupe. Si svelano dettagli sui genitori di Harry e su Piton.

7. La migliore trasposizione cinematografica e la peggiore? Le migliori direi le prime due, forse perché ho visto prima i film e dopo ho letto i libri. Tutte le altre fanno letteralmente schifo.

8. Qual è secondo te l’ambientazione migliore? E la peggiore? La Sala grande è la migliore. E anche l’antica casa dei Black. La peggiore? Nessuna.

9. Qual è il tuo Weasley preferito? Quello che non puoi neanche sentire nominare? Fred è il mio preferito, perché ha un umorismo fantastico. Percy è il più noioso, ma è interessante a modo suo.

10. Qual è la tua Creatura Fantastica preferita? Gli elfi domestici. E il gatto di Hermione: Grattastinchi.

11. Qual è il tuo Mangiamorte preferito? Bellatrix Lestrange. L’adoro per quanto è perfida. E apprezzo il fatto che sia sempre stata fedele a Voldemort, a differenza di altri. Oh, non sopporto i vigliacchi manco tra i cattivi.

12. Se fossi ad Hogwarts, quale sarebbe il tuo passatempo magico preferito? Osservare e studiare le creature magiche. Assistere a una lezione di Pozioni.

13. Quale tra i Big 7 è il tuo preferito? Ron Weasley. Ron è ironico, sarcastico e un tantino cattivello. Credo sia il personaggio più “umano” di tutti, perché sbaglia spesso, perché è invidioso, perché vuole ma non può. Dopo Piton è sicuramente il personaggio che ho apprezzato di più.

14. Qual è il tuo Professore di Hogwarts preferito? La McGranitt. Severa, ma giusta. E Lupin, perché valorizzava tutti gli studenti.

15. Qual è il tuo incantesimo magico preferito? Oblivion. Quello per far perdere la memoria!

16. Hai qualche libro su Harry Potter NON scritto dalla Rowling? Se si, quale? Nope. Ho un libro sulla Rowling, non scritto dalla Rowling: La maga dietro Harry Potter.

17. Hai mai partecipato a un raduno Potteriano? Dove? Assolutamente no. La sola idea mi crea profonda angoscia e disagio e una sottile punta di disgusto.

18. Hai qualche gadget potteriano? Cosa? Bastano e avanzano i libri, tutto il resto è noia.

19. Qual è la tua citazione preferita? “È inutile rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere”. (Citazione pronunciata da Silente).

20. Chi avresti voluto che non morisse? Chi avresti lasciato che morisse? Fred Weasley. Se ci penso, soffro. E anche Lupin avrei salvato, dato che mi piaceva molto. Chi avrei lasciato morire? Boh, forse Sirius, perché alla fine faceva una vita terrificante dato che era rinchiuso in casa contro il suo volere.

21. Ti aspettavi un finale diverso? Se si, come lo avevi immaginato? Pensavo morisse Harry, sono sincera. Capisco che ci sarebbe stata una rivolta popolare, ma l’avrei trovata una scelta coraggiosa. Inoltre non ci sarebbe stato quell’inutile ultimo capitolo, né l’ottavo libro.

22. Qual è la tua materia preferita? Quella che non studieresti volentieri? Allora non avrei voluto studiare nessuna materia, in particolare Divinazione e Artimanzia (o na roba simile). Mi piaceva molto leggere le lezioni di Pozioni.

23. Cosa sceglieresti tra un gufo/ un gatto/ un rospo? Nessuno dei tre.

24. In che casa vorresti essere smistato? In quale ti rifiuteresti di andare? Corvonero. Non sarei voluta finire a Tassorosso!

25. Sei iscritto a Pottermore? Ti piace il sito? Non so se da ragazzina fossi iscritta a qualche diavoleria, francamente.

26. Cosa pensi di quelli che dicono “Harry Potter è solo un libro!” Che è vero. È solo un libro.

27. Hai letto anche gli altri libri di Harry? (Animali fantastici dove trovarli/ Il Quidditch attraverso i secoli/ Le fiabe di Beda il Bardo). Ho letto Harry Potter e la maledizione dell’erede. Un libro davvero evitabile.

28. Qual è il tuo Dono della Morte preferito? Il mantello dell’invisibilità, of course.

29. Qual è la tua coppia preferita della saga? Quella che non approvi? Sono banale! Mi piacciono Ron e Hermione. Non ho approvato Cho e Harry, perché lei era noioserrima e aveva delle amiche di merda.

30. Se potessi parlare con zia Jo, cosa le diresti? Good job!

L’idea l’ho trovata qui.

La youtuber è Ilenia Zodiaco: https://www.youtube.com/watch?v=KYN27ApTkvU.

Mi perdonerete per questo tag fuori moda e fuori tempo?

Non lo direte a nessuno, vero?

(Se qualcuno sotto i 13 anni mi legge: anche io ho 13 anni, giuro).

 

 

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Un libro per…

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C’era una volta un periodo fiacco, fiacchissimo. Dallo sguardo fiacco e dai capelli fiacchi.

Un periodo in cui tornavo a casa, andavo a letto e dormivo subito. Sul comodino una pila di libri variegati: qualche classico e un paio di romanzi di qualche anno fa.

Ma io ero fiacca e sul comodino oltre alla polvere si accumulavano libri.

Questi periodi di magra vanno e vengono. Certe volte odio leggere. La gente che dice che ama leggere mi annoia terribilmente.

Cosa significa?

Che ti piace leggere tutto? Le etichette? Le ricette? I tomi di fisica? I Promessi Sposi? Il giornale? La rivista di gossip?

Ti piace leggere tra le righe? Sopra le righe?

Quelli che con tono solenne assicurano il prossimo che loro amano leggere li detesto.

Come se nella vita uno potesse avere certezze simili.

Ci sono periodi in cui leggere mi fa schifo.

Da bambina mia madre mi costrinse a leggere “La casa sull’albero” di Bianca Pitzorno.

Dio, detestavo quel libro. Ancora oggi, dopo anni, non ricordo di cosa parlasse. Sicuramente di una tizia che voleva vivere su un albero o cretinate del genere.

Io quel libro non l’ho mai letto. Lo sfogliavo, in preda all’agonia.

Poi in quello stesso periodo mi capitò tra le mani (beh, fu un regalo) “Ascolta il mio cuore”, sempre di Bianca Pitzorno.

Ho letto quel libro tutto d’un fiato. In quel momento se mi aveste chiesto “ti piace leggere?” vi avrei risposto di sì. Che mi piaceva leggere; quel libro.

Perché “La casa sull’albero” non mi piaceva leggerlo affatto.

Ci fu poi un periodo in cui leggere nuovi libri mi atterriva.

Rileggevo e basta, certa di cosa vi avrei trovato dentro. Solo parole che già conoscevo.

E poi mi capitò di leggere Norwegian Wood di Haruki Murakami. Mi prese benissimo quel libro; anche se poi ho provato a leggerne altri, suoi e no, non fanno per me. Ma quel libro sì, eccome se faceva per me.

Perché io della lettura mi innamoro e mi disinnamoro alla velocità della luce.

Ieri sera invece ho finito di leggere un romanzo che Romolo Giacani del blog Viaggi Ermeneutici consigliò parecchio tempo fa: Non c’è niente che non va, almeno credo di Maddie Dawson.

Provando un’immediata simpatia per il titolo decisi di acquistarlo, ma solo due settimane fa ho cominciato a leggerlo.

È uno di quei libri leggeri che ogni tanto fanno bene all’umore. Che poi libro leggero non significa libro scritto coi piedi, sia chiaro.

Tornavo a casa e sorridevo all’idea di immergermi in una lettura rilassante, ero felice. Felice che ci fosse un libro leggero ad attendermi. Un libro che non mi sarei dovuta sforzare di capire: si è lasciato leggere come niente.

Terminare quel libro è stata una piccola vittoria, di questo periodo fiacco, fiacchissimo. Dove francamente non mi sta riuscendo nulla.

Mi sono sentita contenta, come non mi sentivo da tempo.

Certo, non è stato faticoso, anzi. Ma io non dedico il mio tempo a gente che mi annoia, figuriamoci a libri che mi annoiano.

Sapere che a casa c’era un libro ad attendermi, che mi avrebbe raccontato le paturnie degli altri mi ha reso felice.

Ci sono periodi in cui detesto leggere. Mi pesa. Periodi in cui la presunzione degli altri che dicono con aria saputella “ahhhh, io amo leggere” mi fa passare la voglia.

Poi ci sono periodi in cui leggo un libro che la voglia me la fa tornare. Di avere un nuovo libro della buonanotte ad aspettarmi, un libro come chiusa di una giornata brutta, un libro per mettere a tacere i mostri, per addormentarsi pensando ai problemi di personaggi fittizi.

Un libro per stare bene, che si occupi di me quella ventina di minuti prima di chiudere gli occhi.

Un libro che mi dia pace, almeno venti minuti al giorno.

Femminismi di oggi: “Limbo – L’industria del salvataggio”

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Di recente ho letto Limbo – L’industria del salvataggio , romanzo scritto dall’autrice del blog Abbatto i muri (Eretica Withebread).

È la storia di Erèsia – una donna arrestata durante una manifestazione – e stuprata durante la perquisizione da tre agenti della polizia.

Per la rabbia la protagonista registra un video – messaggio in cui rivela la violenza subita, convinta di suscitare indignazione e di creare uno scandalo, volto a smascherare i tre agenti.

Tuttavia tre soldatesse della cosiddetta “industria del salvataggio”, chiamata “Save the Women” che si occupa della violenza sulle donne interrogano Erèsia sull’accaduto.

Save the Women invita la protagonista a denunciare la violenza nella loro sede e lei accetta, convinta che troverà comprensione e giustizia.

Da quel momento per la protagonista inizierà l’incubo, una sorta di  processo “kafkiano”, dove la legge non è dalla parte del cittadino e dove nessuno può difendersi e far valere le proprie ragioni e i propri diritti.

Erèsia si ritrova prigioniera senza aver commesso alcun crimine e scoprirà di non essere l’unica. Che fine fanno i prigionieri? In cosa consiste la loro condanna? Ma soprattutto perché sono stati condannati? Di chi può fidarsi la protagonista? Riuscirà ad evadere dal “carcere”?

Il libro sottolinea tutta l’ipocrisia di un certo tipo di femminismo in chiave romanzata (consiglio di leggere anche la prefazione al libro): il fatto che una donna sia realizzata solo quando è madre, la presunta superiorità della donna, la condanna della prostituzione e dell’industria del porno, il divieto di cambiare sesso e di portare il velo poiché ritenuto denigratorio e lesivo della libertà della donna e così via.

Le donne non devono “vendere” il proprio corpo, non sono pertanto libere di disporne come meglio credono. E questo lo stabiliscono altre donne. E gli uomini?

Gli uomini sembrano colpevoli a prescindere. Colpevoli se pagano una prostituta in cambio di una prestazione sessuale. Colpevoli anche senza prove. A meno che non si tratti di agenti pagati profumatamente, ovvio.

Save the Women parla esclusivamente di femminicidi ad opera di uomini. Non menziona mai casi di violenza commessi da altre donne. Tuttavia gli uomini carcerati non subiscono alcuna rieducazione.

Erèsia è una donna che sostiene la parità dei sessi e non la prevaricazione. Lotta affinché donne e uomini possano esprimere liberamente la propria sessualità e rimane incredula di fronte a ogni tipo di discriminazione: sessuale e razziale che sia.

Il romanzo è decisamente scorrevole, mi è piaciuto il modo in cui l’autrice smaschera le assurdità di alcuni tipi di femminismo (oggi molto in voga) sostenendo quella che dovrebbe essere l’uguaglianza (ossia avere pari diritti) tra i sessi e il diritto di servirsi del proprio corpo come meglio crediamo.

Io penso che molte donne non abbiano ben chiara questa uguaglianza e questa libertà, perciò quando mi imbatto in persone che ragionano in modo normale e non in termini medioevali provo sempre gratitudine e un certo sollievo.

Un libro per le festività natalizie: Arancia Meccanica

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Arancia Meccanica è un libro che ho letto durante queste feste natalizie, perché siccome in tv non hanno trasmesso film natalizi che mi piacessero o se li hanno trasmessi io me li sono persi mi sono dovuta arrangiare da me.

Quale libro incarna al meglio tutti i valori del “Santo” Natal? Ma Arancia Meccanica, naturalmente.

Premetto che io il film di Kubrick l’ho visto a pezzi e lo ricordo vagamente. Non avendo una gran passione per Kubrick ho trovato il film noioso e gli avevo dato un giudizio alquanto superficiale. Ahimè, io Kubrick non lo digerisco ma dopo aver letto Arancia Meccanica intendo guardarmi nuovamente (con molta più attenzione) anche la sua trasposizione cinematografica.

Il libro è di Anthony Burgess e in Gran Bretagna è uscito nel 1962.

Arancia Meccanica racconta i fattacci di un certo Alex, un giovanissimo teppista che passa le sue giornate assieme ai suoi compari, i cosiddetti “soma” (chiamati così nella traduzione, che ho apprezzato perché nel film invece sono chiamati “drughi” e i drughi mi ricordano sempre Il grande Lebowski, ma questo è un “problema” di traduzione italiana).

Alex e i suoi soma di cui lui è il “capo” commettono furti, violenze e stupri passandola sempre liscia. Alex però si differenzia dai suoi compari per una sorta di “raffinatezza”, nonostante si comporti da delinquente e sia un bullo a tutti gli effetti Alex non sopporta la volgarità e i modi rozzi dei suoi soma e infatti li rimprovera spesso con loro grande disappunto.

Alex è anche un grande appassionato di musica classica e quando l’ascolta pensa sempre agli atti di violenza che vorrebbe compiere. La musica nel libro ha un ruolo fondamentale che non sto a precisare o vi rovino la festa.

Alex fa una riflessione interessante: perché ci si interroga sulla causa che spinge la gente a fare del male, mentre nessuno chiede quale sia la «la causa della bontà». Perché gli va di fare del male? Per la stessa ragione per cui le persone fanno del bene: «perché così gli piace». Alex fa del male perché così è la sua natura.

Il libro è incentrato su due principali atti di violenza ad opera di Alex e la sua banda: l’irruzione nella casa di uno scrittore e della moglie e quella nella casa di una vecchia ricca signora.

Il secondo atto porta  all’arresto di Alex, successivamente avviene la rieducazione tramite la “Tecnica Ludovico”(che non spoilero poiché merita davvero) e infine la scarcerazione.

Alex quindi è di nuovo “libero”. Libero di fare del male. Ma ci riesce? Se prima sceglieva di commettere violenza ora è costretto a comportarsi correttamente dopo il lavaggio del cervello subito.

Alex prima sceglieva di comportarsi male ora invece si comporta bene ma solo perché non ha altra scelta: «E io? E a me non chiedete nulla? Sono forse una specie di bestia o un cane?»

Il mondo in cui vive Alex è ingiusto e disgustoso. La polizia picchia, le sue vecchie vittime la fanno pagare ad Alex per le violenze subite, il Governo vuole ridurre Alex ad una macchina, annientarlo, fargli perdere lo stimolo della violenza ma anche qualsiasi altro stimolo: lo vogliono privare della sua volontà di agire.

Ed ecco che il lettore quasi prova compassione per la sofferenza di Alex. Ma perché la prova? Perché Alex viene snaturato, privato della sua essenza che nonostante fosse malvagia era pur sempre autentica.

Il linguaggio è particolare, il narratore è Alex di conseguenza troveremo tutta una terminologia gergale di cui lui si serve che rende il romanzo piuttosto credibile.

Cito da qui «degli esempi: “planetario”, che sta per testa; “trucca” = cosa; “mommo” = latte; “sviccio” = svelto e veloce; “denghi”, “bella maria”, “truciolo” = soldi; “poldo” = vecchio; “mammola” = ragazza ; “granfia” = mano; “truglio” = bocca; “rovellarsi il cardine” = pensare; “glutare” = bere; “babusca” = vecchia; “malcico” = ragazzo; “locchiare”= guardare; “snicchiare” = capire; “cupa” = notte; “fari” = occhi; “sguana” = robaccia; “patte” = piedi; e via dicendo.»

Nell’edizione del libro (quella in foto) c’è una testimonianza dell’autore e una del regista Kubrick che vi consiglio di leggere perché entrambe offrono una stringata e interessante analisi del romanzo.

Consiglio questo libro con molto sentimento.

Il giovane (inetto) James

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Foto da qui

In questi giorni ho letto un libro piuttosto piacevole.

Un libro tra l’altro recente, cosa che non accadeva da un sacco perché io non compro novità da quando in vetrina vedo solo libri scritti (se va beh) dalle idole delle ragazzette o da Saviano, o dal lagnoso Baricco che pare sforni un libro al giorno, o i titoli con le varie ragazze sparse per il mondo, quella seduta sulla panca, quella sul vagone, quella che… Va beh. Insomma, le novità mi deprimono da morire, gli unici libri nuovi che compravo erano quelli della Mazzantini.

E infatti il libro su cui voglio spendere qualche riga mi è stato regalato. Si intitola “Un giorno questo dolore ti sarà utile” ed è scritto da Peter Cameron e pubblicato nel 2007.

Già che per me un libro datato 2007 sia una novità la dice lunga. Mi credo ancora una ragazzina, per me il 2000 era l’altro ieri, figuriamoci.

Comunque, prima di leggerlo sono andata a spulciare fra le recensioni e sbucava sempre il mio amato Holden. Insomma, il libro è stato paragonato a Il giovane Holden per la tematica, per il personaggio (disadattato) e così via.

Il protagonista qui è il giovane James, un ragazzo di 18 anni che potremmo definire come un moderno (ma classico) inetto letterario.

James è un ragazzo che non riesce e sembra non voglia trovare un posto fra i suoi coetanei: è un po’ spocchioso a dirvela tutta, il classico ragazzo più o meno dotato (d’intelletto, schiettezza e senso critico) che proprio a causa di queste qualità non riesce ad essere felice. Storia già sentita?

James ha finito il liceo ma non vuole andare alla Brown perché detesta i suoi coetanei. Come dargli torto?

Gli universitari sono creature abominevoli. Pieni di vita, ridono, scherzano, fanno branco.

Effettivamente sono fastidiosi, la penso come James.

Ovviamente la mia e quella di James è pura invidia per la facilità con cui la gente crea legami dal nulla, come se fosse una cosa all’ordine del giorno diventare super amici di qualcuno.

Comunque.

James ha una famiglia particolare, i suoi sono divorziati, sua sorella è un po’ stronza, sua madre schizzata (ma a tratti comprensiva) e il padre è un emerito coglione che si fa dei ritocchini al viso e accusa il figlio di essere omosessuale perché mangia le penne al pomodoro al posto della bistecca.

L’unica persona che James stima è Nanette, sua nonna.

I personaggi meritavano qualche riga in più per ciascuno, compreso il protagonista. L’autore visto che ha incentrato la sua opera sulla psicologia del personaggio (che tra l’altro andrà dalla psicologa) avrebbe dovuto offrire al lettore più dettagli sui personaggi, perché effettivamente il libro scorre veloce (forse troppo) senza però lasciare una vera e propria traccia dei vari personaggi e pure di certe situazioni, come appunto gli incontri con la psicologa.

Forse è un libro che presenta qualche stereotipo, anzi senza il forse.

La nonna comprensiva e buona, la madre con le relazioni fallite, la sorella libertina e poi lui, il protagonista. Disadattato e infelice.

Il finale poi, un non – finale. Il classico trucco di non dare un vero e proprio finale alla storia e di lasciare come dire… Libertà al lettore. Ma a me questa cosa dei finali non disturba, a me i finali non interessano.

Per dire che non mi interessava manco sapere chi sarebbe morto tra Voldemort e Harry.

Ah, per la cronaca… Crepa Voi – sapete – chi.

Tornando al libro, lo stile mi è piaciuto. Io sono una fan sfegatata di Holden e dello stile con cui è stato scritto, cosa che rendeva Holden così particolare. In questo libro invece lo stile è asciutto e incolore. E vi dirò che secondo me è piuttosto azzeccato, io sono comunque riuscita ad “affezionarmi” al protagonista, sebbene l’autore non sia stato proprio l’anima della festa e non ci abbia messo molto sentimento nel raccontare.

James è un personaggio che apprezzo per la sua sincerità, per il fatto che non si sforzi ad essere quello che non è.

Ma è la solita storia, isolarsi eccetera… Ci fa sentire “superiori” alla massa, forse. Ma alla fine ci rende degli infelici.

Alla fine James vorrebbe essere quell’universitario allegro, spensierato e un po’ deficiente che lui odia tanto o almeno, questa è l’impressione che ho avuto.

Citazione dal libro: Volevo solo un posto dove stare da solo.
Per me è un bisogno primario, come l’acqua e il cibo ,ma ho capito che non lo è per tutti.

Libri 2016: qualcosa di buono e qualcosa di meno buono!

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Quest’anno ho più riletto che letto, infatti i libri letti nel 2016 non sono molti, anche se di sicuro ne ho dimenticato qualcuno per strada. Qualche libro è stato un fortunato acquisto da Libraccio (sia online, che nella libreria fisica), sebbene io non sopporti comprare libri dalle pagine già ingiallite e invecchiate in chissà quale angusta stanzetta… Però oh, bisogna sapersi accontentare, soprattutto quando si è poveri. Detto ciò, il post è un po’ lunghetto, io non so recensire, quindi sono proprio brevi impressioni che i libri mi hanno lasciato. Ah, su Libraccio (online) ci sono ancora molti sconti (anche se io non ho acquistato nulla) e nel sito Feltrinelli potete ordinare libri senza pagare le spese di spedizione. Io ho acquistato Arancia Meccanica!

Ecco i libri letti nel 2016.

Franny e Zooey di J. D. Salinger non mi ha fatta impazzire, sebbene il libro sia piuttosto breve, ho faticato a proseguire la lettura in certi punti. Ho ammirato (come avevo già avuto modo di ammirare ne Il giovane Holden) l’abilità di Salinger nel descrivere e caratterizzare i personaggi, in questo caso ci troviamo di fronte a un’intera famiglia, quella dei Glass. La mia preferita è sicuramente Franny, la sorella minore, che si ritrova circondata da intellettuali ben vestiti, gli hipster di oggi, i personaggini borghesi del momento, annoiata dai discorsi del suo ragazzo Lane, Franny si rende conto di quanto sia monotono e impostato e artificioso nei discorsi. Zooey è il fratello di Franny e fa l’attore. Lui non mi ha appassionata un granché, l’ho trovato troppo costruito ed esagerato, forse ho sentito un po’ la nostalgia di Holden (mannaggia!!!) e della sua autenticità. Come sempre ho apprezzato la copertina bianca, pura, senza fronzoli del libro (tipico di Salinger). Una citazione che mi ha colpita dal libro: “Lane” – Franny lo salutò contenta: lei non apparteneva certo alla categoria di quelli che svuotano la faccia di qualsiasi espressione.

Il buio oltre la siepe di Harper Lee. Questo libro erano anni che mi dicevo di leggerlo. Inizialmente l’ho trovato un po’ lento, poi da un certo momento in poi ho cominciato a leggerlo tutto d’un fiato. È il classico libro che ti fa rodere per le ingiustizie che accadono, d’altra parte si tratta di un processo di un ragazzo negro, accusato di aver violentato una donna bianca. L’avvocato Atticus, padre di famiglia e della voce narrante (Scout) è un personaggio fantastico, dotato di morale e di un certo umorismo, rende il processo da leggere molto scorrevole e avvincente. Ci sono diversi punti di suspense e un antagonista che a me ha messo inquietudine e paura. I personaggi sono descritti benissimo ed è (almeno per me) stato impossibile non affezionarmici. Citazione: Ma prima di vivere con gli altri, bisogna che viva con me stesso: la coscienza è l’unica cosa che non debba conformarsi al volere della maggioranza.

Lolita di Nabokov. Avrei voluto scrivere un post a parte su questo libro, che ha suscitato in me sentimenti contrastanti. Anzitutto l’ho letto perché qualche anno fa mi imbattei nella trasposizione cinematografica di Lolita di Kubrick. Ecco, a me Kubrick non piace come regista (eresia, lo so, ma è la verità) e il suo film mi mise addosso un malessere pazzesco, tant’è che non lo terminai di vedere. Trovato il libro a pochi dindini ho deciso di comprarlo. La storia è scritta divinamente. In questo momento direi che è il miglior stile in cui io mi sia imbattuta. Sarà per tutto quel francese che è stato ficcato nei dialoghi e nella narrazione. La trama (credo nota ai più) racconta dell’infatuazione di un professore molto colto per una ragazzina (Lolita), la figlia di una signora che gli affitta una stanza. Si parla quindi di un tema delicatissimo, affrontato in modo mai (o quasi) volgare, né troppo esplicito. Chiaramente il lettore capisce perfettamente cosa sta succedendo, ma il linguaggio è raffinato, in netto contrasto con la tematica. Personalmente ho trovato ogni singolo personaggio sgradevole. Lolita è una ragazzina precoce e sveglia, dotata di un certo senso dell’umorismo e di una lingua tagliente. Il professore ne è ossessionato e la sorte giocherà a suo favore: potrà avere Lolita, la ninfetta (come la chiama lui) tutta per sé. C’è un dettaglio o comunque un aspetto del professore che mi ha colpita positivamente, in mezzo a tutto quel disgusto. Il professore è un uomo che detesta i discorsi banali, le convenzioni, le cose dette tanto per dire. Ho letto opinioni contrastanti su questo libro, qualcuno l’ha definito pesante nello stile. Io non sono d’accordo e vi assicuro che non sono una fan del prolisso. Il libro non è noioso, ma secondo me per apprezzarlo bisogna avere una certa maturità. Bisogna essere in grado di giudicare l’opera in sé, come è stata scritta e non la morale, altrimenti è abbastanza scontato che il giudizio sarebbe negativo. Citazione: Cercava le parole. Gliele fornii mentalmente. (“Lui mi ha spezzato il cuore, tu hai solo spezzato la mia vita”).

I love shopping a Hollywood di Sophie Kinsella. L’autrice è famosa per il suo stile frizzante, divertente e ironico. Ho apprezzato la saga I love shopping e ho riso di gusto diverse volte. Purtroppo però questo libro è stata una delusione, fortuna che l’ho pagato la metà, perché davvero non val la pena comprarlo. Non ha nulla a che vedere con lo stile che caratterizza gli altri libri della saga, è spento, ridicolo, monotono. Becky non ha un minimo di verve né di carattere, si caccia in situazioni che la rendono proprio una nullità. Il libro è vuoto e superficiale, che okay, la frivolezza era condimento essenziale degli altri libri, ma in questo caso non è più frivolezza,  è proprio il nulla totale. Poi è inutilmente lungo, pagine e pagine di vuoto e di noia… Per poi scoprire che non è finito lì! Per sapere come si risolve il grandissimo mistero (pff) che tecnicamente dovrebbe far appassionare alle vicende, dovrete acquistare un altro libro ancora! Veramente una trovata triste. Perché gli altri “I love shopping” perlomeno hanno ognuno un finale, sebbene si tratti di una saga. Questo invece no e fa pure schifo! Non compratelo, dico davvero. Non mi vengono in mente citazioni degne di nota, onestamente.

Dracula di Bram Stoker. Okay, questo è stato un libro con un inizio pazzesco, scorrevole, ritmo veloce, da subito avvincente. Mi coricavo e bam, leggiamoci un po’ di Dracula per conciliare il sonno. Poi ecco che sono arrivata a un punto in cui non ne potevo più. Ma dico davvero, ha cominciato ad annoiarmi, a incagliarsi, così l’ho più volte accantonato perdendo il filo. Lo so, è brutto da dire di un libro, ma onestamente l’inizio è stato un po’ traditore. Che poi gli inizi sono fondamentali eh, infatti continuo a reputarlo un bel libro soprattutto per l’inizio. Quando l’autore ha cominciato ad infilare un personaggio dietro l’altro nella storia io mi sono un po’ persa… Poi io, sebbene dotata di grande memoria, faccio sempre un casino coi nomi dei personaggi e fatico a ricordarli. Consiglio per chi intende leggerlo e si ritrova nel punto in cui “aiuto, ho perso il filo del discorso” di non demordere, perché il libro riacquista velocità verso la fine. Citazione: Benvenuto nella mia casa. Entrate liberamente. Andate tranquillo, e date a questo luogo qualcosa della felicità che recate con voi!

Infine cito nuovamente Harry Potter e la maledizione dell’erede di J.K. Rowling, John Tiffany & Jack Thorne. Ne ho parlato ampiamente in questo post, quindi ovviamente non starò a ripetermi. Non ho trovato frasi che mi abbiano colpita particolarmente.

Questo è quanto!

Harry Potter e la maledizione… Del sequel!

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E niente, qualche tempo fa ho ceduto alla tentazione.

Ho visto Harry Potter e la maledizione dell’erede alla Coop, avete presente l’aria triste che assumono i libri buttati senza sentimento sugli scaffali del supermercato? Che hanno spesso etichette giganti (a volte più di una sullo stesso libro) con scritto sconto del 15%? Oppure  i best seller con quella copertina cicciotta che costano sempre tot euro virgola 99 centesimi. E probabilmente non li compreresti manco se costassero 99 centesimi.

Poi ci sono quelli che vanno tanto ora che cominciano tutti allo stesso modo: “la ragazza del…”. Che dù palle!

E niente, io ho visto Harry Potter in quel mucchio e ho pensato ai miei 7 libri della saga che ho a casa, a quanto volessero un fratellino, un nascituro di cui occuparsi… E io li ho accontentati.

E quindi eccomi qui, dopo aver letto nel giro di poche ore l’ultimo Harry Potter.

Lo consiglierei?

Ma che me frega, a me in tasca non ci viene nulla tanto.

Io l’ho comprato perché ero morbosamente curiosa. E poi sono un’inguaribile nostalgica.

Il problema è solo uno. Non aspettatevi niente di che. O meglio, non aspettatevi il mondo tanto amato di Harry Potter.

Perché sebbene i personaggi (quelli sopravvissuti, perlomeno, visto che la Rowling ne ha fatti fuori a iosa, tra l’altro accoppava sempre i miei preferiti, prima Sirius, poi Silente, poi Fred Weasley) dicevo, sebbene si ritrovino certi personaggi (e, ovviamente i tre protagonisti della saga) l’atmosfera è andata perduta. Avrei voluto utilizzare un termine più forte rispetto a “perduta” ma parlando di Harry Potter mi pigliava un po’ male.

Il libro è diviso in due parti ma non si tratta di un romanzo, bensì di un’opera teatrale, di conseguenza ci sono solo dialoghi. L’umorismo che caratterizzava i personaggi e i dialoghi della saga è del tutto assente.

I tre protagonisti (Harry, Hermione e Ron) qui non sono affatto la parte principale della storia, a leggerli oltretutto non sembrano manco loro. Che okay che nella vita s’invecchia, ma hanno perso tutta la loro verve.

Direi che è quasi un’altra storia, non fosse per le ambientazioni, i nomi famigliari, certi personaggi secondari che sbucano in alcune pagine. Tra l’altro qualche personaggio – nonostante l’edizione sia sempre Salani – mantiene il cognome originale (in inglese), quindi chi – come me – ha letto la saga in italiano si troverà un tantino spiazzato.

Veniamo però alla storia, in sé. Il libro è incentrato sul figlio di Harry Potter e di Ginny Weasley: Albus.

Albus deve farei i conti con la popolarità del padre, che poi il lettore si ricorderà che il povero Harry a scuola era un infelice sfigato, no?

Poi per carità, ha ucciso il mago più cattivo di tutti i tempi, ma poraccio, solo dopo che a scuola non andava più, quindi capirai il tempismo.

Vi ricorderete l’ultimo (odioso) capitolo del settimo libro? Dove tutti e tre sono adulti e con prole?

Il piccolo Albus chiede al padre: «E se divento un Serpeverde?»

Da lì in qualche modo riprende la storia, scopriremo a quale Casa è stato assegnato Albus, il rapporto con il padre, le amicizie che coltiverà e così via.

Ritroveremo personaggi che mai avremmo immaginato così “importanti” in un ottavo libro.

La storia è una sorta di “Sliding doors”, che cosa sarebbe successo se Tizio non avesse sposato Tizia e così via.

Sinceramente qualche punto è banale, ma i due protagonisti (già, perché come avevo anticipato i protagonisti non sono i tre maghetti della saga originaria) sono ben caratterizzati e questo mi ha reso la storia simpatica, sebbene sia assurda per certi (molti!) versi.

Non so se sia una scelta studiata, quella di evitare un approfondimento dei personaggi principali della saga concentrandosi su altri personaggi (vecchi) e creandone di nuovi. Nel senso, evitiamo di infangare la memoria del lettore lasciando da parte i protagonisti che tanto il pubblico ha amato e soddisfiamo le curiosità del lettore svelando dettagli su altri personaggi.

Ma allora che senso ha sto sequel?

Non ha alcun senso, se non quello di vendere facendola credere un po’ al lettore ingenuo.  E poi è stato realizzato per uno spettacolo teatrale.

Io personalmente ero più o meno consapevole a ciò che andavo incontro e non mi sono stupita né amareggiata leggendo questo libro, però ripeto: non aspettatevi un ottavo capitolo. Questo è proprio un altro libro, che non continua un bel ficco secco, che tratta di altri personaggi (pur famigliari a Harry) e lo fa in modo diverso rispetto allo stile della Rowling.

Si ri – famigliarizza con i personaggi originari verso la fine, dove Harry sembra ritornare in sé, dove semplicemente i tre amici (adulti) hanno maggiore spazio.

Concludo dicendo che avrei preferito un “prequel”, perché nella saga mi piacevano molto quei tuffi nel passato, soprattutto quando riguardavano le paturnie del povero Piton. E sì, ritroverete anche lui!

Giornata mondiale del libro

Oggi per dispetto non aprirò manco un libro!

Una non – storia da lettrice

Oggi vi invito a leggere le mie quasi letture preferite commentate da KalosfAvvocatolo e Ysingrinus.

Andate a leggervi pure le altre storie di lettori mandate al pazzesco trio Kavvingrinus e inviategli pure le vostre, tanto che ve costa? Qui vi ricopio la mia “storia” che non è affatto una storia ma dire storia suona molto bene, però è molto più interessante arricchita dai loro commenti (più una bellissima foto), ve lo assicuro!

Infanzia ad oggi: letture più o meno significative

“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.” (J.D. Salinger). Ecco qui alcuni di quei libri.

Piccole donne (Louisa M. Alcott): prima elementare, mia zia si presenta a casa mia con sto libro e io mi chiedo: e mò chi glielo dice a questa che io leggo solo i Piccoli Brividi? Fingo quindi di leggerlo, mia madre si vanta con parenti e amiche di quanto io sia una lettrice precoce e la maestra dice ai miei compagni di prendere esempio da me, che questi sì che sono libri da leggere. Io non smentisco e leggo quel libro solo qualche anno dopo. Mi taglio pure i capelli come la ribelle Jo (una delle protagoniste), solo che mi stanno di merda e so che quel taglio osceno è la giusta punizione per aver mentito anni prima.

Harry Potter (J.K. Rowling): sono alle medie, suppergiù in seconda, c’è il boom di Harry Potter e io lo snobbo, mi vanto di essere una delle poche a non averlo letto. Un’amica mi regala il primo volume e io non lo leggo, pensando che sia proprio un libro per mentecatti. Così, quando una tizia me lo chiede in prestito non esito un secondo. Quel libro però, non l’ho più rivisto. Anni dopo mi regalano il terzo volume e io mi dico “va beh, famo sto sforzo” e da lì fu amore. Amo tutti e sette i libri. Harry Potter ha personaggi autentici, sia nel bene che nel male. È verosimile, nonostante si parli di magia, è facile immedesimarsi in molti dei personaggi, anche in quelli più ambigui. I protagonisti non sono dei vincenti, vengono derisi, faticano per emergere e devono contare solo sulle proprie forze… Che poi, essendo dotati di bacchette magiche non è che sia così difficile, eh. I “cattivi” principali hanno alle spalle delle storie affascinanti, che spingono il lettore a volerne sapere di più, talvolta si prova quasi compassione per loro, nonostante siano il male in persona. La morte è una costante in tutti e sette i libri, la Rowling non esita ad eliminare personaggi vicini al lettore. Non manca mai l’ironia, ingrediente (a mio parere) fondamentale per la buona riuscita di un libro.

Il giovane Holden (J.D. Salinger): lo leggo in seconda superiore e mi convinco che Holden sia l’uomo della mia vita, forse perché alto e “contaballe”. (Io sono il più fenomenale bugiardo che abbiate mai incontrato in vita vostra. È spaventoso. Perfino se vado in edicola a comprare il giornale, e qualcuno mi domanda che cosa faccio, come niente gli dico che sto andando all’opera.). È sicuramente il mio libro preferito. Holden è un incompreso, sospeso fra l’innocenza e la maturità, troppo maturo per adattarsi ai coetanei, ma ancora legato all’innocenza, alla purezza dell’infanzia, come d’altra parte si sa leggendo la scena centrale del campo di segale.

La signora Dalloway (Virginia Woolf): la storia di questa scrittrice mi ha sempre affascinata molto, vuoi per la fine che ha fatto, vuoi per le turbe che aveva, la Woolf è stata sicuramente una donna interessante. In questo libro credo che la Woolf abbia trasferito parecchie delle sue inquietudini, tentando di concedergli un finale “luminoso”, a differenza del suo, di finale. Lo sfondo scelto per la storia è Londra e l’occasione è una festa organizzata da Clarissa Dalloway, protagonista del romanzo: donna ricca dell’alta società inglese, frivola e sposata a un uomo per convenienza. Clarissa è una donna che si crogiola nei ricordi di un passato piacevole e intenso. È un personaggio nostalgico, che sembra vivere di ricordi. E alla sua festa si circonda di presenze del passato. (Una vecchia fiamma e una vecchia amica). E in quella festa, fra il chiacchiericcio e lo sfarzo, irrompe la morte, la morte di un altro personaggio che Clarissa non conosce. Un reduce di guerra tormentato dal passato, che decide di suicidarsi. La notizia della morte di Septimus (è così che si chiama) porta Clarissa alla consapevolezza di essere viva ed è finalmente in grado di apprezzare il presente.

Il marito in collegio (Giovannino Guareschi): questo è un libro paradossale, la protagonista (Carlotta) è frivola e benestante ed è costretta dallo zio a trovarsi un marito se vuole ereditare i suoi soldi. Tutti i candidati che lei gli propone non vanno bene, tutti tranne Camillo, un uomo poco colto e goffo, ma di buon cuore e perdutamente innamorato di Carlotta. Dal canto suo Carlotta non lo sopporta e Camillo viene mandato in collegio ad imparare le buone maniere. Le vicende sono assurde, i dialoghi brillanti, l’ironia la fa da padrone. È un ottimo libro, con un’ottima trama, scorrevole e con una sua morale nascosta dietro alla satira e allo stile irriverente tipici di Guareschi.

Leggo dunque m’imbarazzo

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(Foto da qui)

Questo articolo “Il 20 libri che i lettori fingono di aver letto” (pagina Libreriamo) mi ha fatto sorridere, perché io ero una gran ballonara da bambina, quindi qualche libro ho finto di leggerlo (poi l’ho letto per davvero) ma lì per lì l’imposizione che arrivava dall’alto (mia madre) non mi andava giù e così fingevo, poi non ricordo se riuscissi a fregare mia madre, temo di no… Ad ogni modo, tra i titoli menzionati nell’articolo compare 50 sfumature, che voglio dire, io sapevo succedesse il contrario. Uno sbava e non vede l’ora di leggerlo e poi si vanta di non averlo letto o lo nasconde sotto al cuscino negando l’evidenza (eppure sa tutta la storia a memoria ma a lui quel libro proprio non è piaciuto, eh)… Che poi è quello che faccio io coi libri della Kinsella, non li tengo nella libreria principale, quella coi libri giusti, no, stanno nascosti in uno scaffale della mia camera… Tutti hanno i loro scheletri nell’armadio, o meglio sullo scaffale, ecco, i miei scheletri leggono la serie I Love shopping sorseggiando cocktail e sognando vestiti lussuosi… Oh ma quelle frivolone che si sparano le storie della Kinsella? Puah, che porcheria. Scorrendo la lista proposta da Libreriamo ho iniziato a pensare a quali libri ci vergogniamo di aver letto e secondo me sarebbe stato divertente farci un sondaggio e buttarne giù una lista (che magari c’è, poi casomai controllo) e vedere quali storie abbiamo acquistato (e magari apprezzato), o quali libri ci siamo pentiti di aver comprato (e non venitemi a dire che ogni libro val la pena, perché spendere 15 euro per un libro schifoso non è il massimo della vita)… Ho trovato questo articolo con i consigli per nascondere il libro che stiamo leggendo, ovviamente si scherza… O forse no?

I 20 libri che i lettori fingono di aver letto per fare bella figura

8 modi per nascondere cosa state leggendo