Orrori comuni

 


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Nonostante siano dei supereroi che agiscono per il bene comune, i grammar nazi sono fra le creature più temute in circolazione. Alzi la mano chi non è mai stato punzecchiato da uno di loro… Anche se sono convinta che c’è un grammar nazi in ognuno di noi. Resistere all’impulso di correggere qualcuno infatti è sempre più difficile. Oggi voglio proporvi alcuni orrori comuni che l’essere umano compie quando scrive.

Sopratutto: ragazzi che nervoso! Ma non vedete che perfino il correttore automatico si è stufato di correggervi? “Soprattutto” si scrive così, non abbiate paura degli sprechi, una t in più non ha mai ucciso nessuno. (Per ora).

: “po” non vuole l’accento. Lo avete privato del suo bene più prezioso, ovvero l’apostrofo. Si scrive: po’. Mettetevi il cuore in pace: po’ si scrive così, poiché si tratta del troncamento della parola POCO.

Qual’è: Levate quel cacchio di apostrofo, per il vostro bene. Si scrive qual è. Vi assicuro che scrivere “qual è” in maniera esatta vi farà rimorchiare alla grande e se scriverete tutto il resto sbagliato, beh, nessuno se ne accorgerà.

Un’altro: Capisco le pari opportunità e che siamo tutti uguali, ma c’è un limite. Altro è maschile, dunque l’apostrofo dopo un non ci va! Se invece è femmina, è tutta un’altra storia.

Accellerare: in questo caso siate tirchi. Accelerare vuole solo una elle, perciò non fate gli spreconi, che siamo in crisi e c’è chi muore di fame. E gli italiani? Prima vengono gli italiani!

Non c’è n’è/c’è ne: una sola domanda, perché? Non ce ne sono, non ce n’è. Direi che qui n’è va della vostra dignità.

Propio: siete proprio degli idioti!

Avvolte: Sì, avete ragione voi. “Avvolte” è italiano, certo. Peccato che si tratti di un participio passato e che a volte basterebbe aprire un vocabolario.

Si: sì, si sta bene! A voi il compito di cogliere la differenza.

Se io avrei: BUM!

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Essere or not to be?

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Oggi faccio un collage di vari articoli trovati qua e là nel web, per parlare dei forestierismi. E’ un tema che trovo interessante e piuttosto utile, un tema che ci fa rendere conto di quanto a volte siamo ridicoli quando parliamo e scriviamo. I forestierismi sono quei termini stranieri che sono entrati a far parte della lingua italiana. Ci sono forestierismi di lusso, di necessità e forestierismi utili. I primi sono quei termini tranquillamente evitabili che usiamo un po’ per abitudine e un po’ per non farci scambiare per marziani, come “baby – sitter” ( al posto di udite udite “tata”) o “football” (nientepopòdimeno che “calcio”) e via così. Sono parole che possiamo tradurre in italiano ma siccome risulterebbero sciattine e poco cool ci ostiniamo a usare il termine straniero. Quelli di necessità invece sono dei termini che dobbiamo utilizzare per forza, poiché non c’è una parola italiana corrispondente, per farla breve: hot – dog. Infine quelli utili sono termini come “autobus” , che in qualche modo ci semplificano la vita. Molti contestano l’uso (o abuso) di anglicismi (perché a quanto pare la lingua a cui rubiamo di più è proprio l’inglese), io personalmente non mi schiero. Confesso che termini come “spending review” e “brand” mi fanno accapponare la pelle ma tento di sopravvivere. Non so ancora decidermi se si tratti di impoverimento lessicale o, perché no, di arricchimento. Fatto sta che – amando le lingue straniere – preferirei viverle appieno, anziché in modo riduttivo, ma a volte complici  pigrizia e lo charm che alcune parole straniere esercitano su di me, diventa difficile.

(Foto Webbb)