La pace dei sensi, si fa per dire.

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Pace dei sensi parte 1.

Il mare a febbraio, con quell’arietta quasi primaverile a dir poco fastidiosa, che o fa un caldo atroce o si schiatta di freddo, ste mezze situazioni m’innervosiscono, il cielo color pastello che m’annoia e non poco, la gente che passeggia rilassata, magari leccando un gelato, di quelli confezionati che m’intristiscono da morire, i Golden Retriever che stanno sciolti, a passo con i loro padroni, la calma e le onde docili, che manco le sentivi quando raggiungevano gli scogli… E poi arrivo io, in mezzo a quella quiete da farmi saltare i nervi, coi miei cani, uno che posso liberare perché è un pezzo di pane di tredici anni (non ancora ammuffito, peraltro) l’altro invece è un mezzo demonio, sono lì tutta scarmigliata, a furia di farmi trascinare, sì trascinare, perché 55 chilogrammi trainati da 30 e passa non è proprio piacevole, né facile, e con la mia grazia e la mia compostezza cerco di farmi valere, tirando giù tutti i santi del calendario e non solo quelli, con quel linguaggio pacato che m’appartiene, decido di giocare al riporto col cane, m’inzuppo i pantaloni fino alle caviglie per recuperare la pallina che gentilmente lui lascia nell’acqua, nell’attesa che io gliela rilanci, e quindi sono piena di sabbia, di acqua, e tutto intorno a me è di una pace pazzesca, e io invece sbraito e grido “portaaaaaa”, “prendiiiiiiiii”, “ceeeeeeerca”, come una portinaia o chessò io, e il mondo invece è silenzioso, le persone sono rilassate e pulite, hanno cani educati e calmi, non certo posseduti, e hanno volti compiaciuti e io per un attimo mi fermo e le ammiro, e pure il mio cane si ferma e le ammira, sto quasi per compiacermi pure io, perché quella serenità non è più frustrante ma quasi mi contagia, e poi (suono onomatopeico a piacere) finisco quasi a terra, il cane ha puntato la palla di un’allegra famigliola che sta giocando in un silenzio quasi religioso, tira come un forsennato ma riesco a trattenerlo, anche perché da bambina un Labrador mi bucò il pallone in quella stessa spiaggia e onestamente mi girarono parecchio… Che dicevo? Ah sì, mare a febbraio, rilassarsi con le onde che s’infrangono sugli scogli, magari leggendo un buon libro mentre il proprio Golden Retriever ci guarda con amore e rispetto, scodinzola con garbo e ci appoggia delicatamente un legnetto (inspiegabilmente pulito) sulle gambe… Sì, certo. E comunque il mare a febbraio è una cosa davvero stupida, se proprio volete saperlo.

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Pace dei sensi parte 2.

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Ritorno a casa

Viaggio “breve” ma intensissimo, quello siciliano.

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Ritorno a casa carica di nostalgia e pronta a elencare i principali pregi di questa regione.

Pregio numero uno: il cibo.WP_20140808_004

In Sicilia ogni secondo senza cibo è un secondo sprecato. Chi non mangia è perduto. Lì chiunque muore dalla voglia di dirti quanto sei magro, che non mangi abbastanza, che c’è sempre tempo per un bis e un tris. Lì ti spediscono in aeroporto con le provviste per un anno. E se tu dici che hai solo un misero bagaglio a mano, che viaggi con un “low cost” (che ti dissangua in ogni caso, tentando di sbolognarti profumi a prezzi vantaggiosissimi e caffè macinato direttamente in volo e assurdità simili), loro non ti credono.WP_20140805_001

Insomma, tu il cibo non te lo puoi portare su sto benedetto Ryanair, ma niente, non vogliono sentir ragioni. Al limite ti puoi mangiare un cannolo e quattro cassate durante il check in, dicono. Bene, dicevo, pregio numero uno e facciamo pure numero due il cibo.

Pregio numerononsoché: l’ospitalità. Sì, perché io son dell’idea che pure al nord siamo ospitali, ma mai quanto al sud. Perché al sud non si sforzano, non simulano educazione. Al sud o ti ci mandano o ti adorano follemente, non esistono mezze misure. Il ché per chi è abituato a fingere cordialità è sempre un po’ spiazzante.

Cava D'Aliga

Cava D’Aliga

Altro pregio: spiagge libere, liberissime. Non serve aggiungere altro.

Nino

Nino

Infine: la gioventù mista alla tradizione e l’amore degli abitanti verso la loro regione. In Sicilia moltissimi giovani mandano avanti le “baracche”. Lavorano nei locali, nei musei, ovunque. L’attaccamento degli abitanti per l’isola è forte. Un “pezzo” di storia, simbolo di un antico mestiere (quello dello stagnino) è Nino “u Lantirnaro”. Se vi capita di passare  a Scicli, andate da lui a scrivere un pensiero nella sua celebre agenda. Nino ha una memoria pazzesca e tante storie da raccontare.

Vi assicuro che non mi pagano per sponsorizzare la Sicilia, ma considerandola ormai una seconda casa ho voluto tesserne le lodi.

Qui a Scicli

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Colle San Matteo (Foto di Adri)

Scicli è bella. Altri aggettivi per descriverla sarebbero riduttivi. Si tratta di una cittadina nel ragusano, celebre per le riprese della fiction “Il commissario Montalbano”.

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Scicli (Foto di Adri)

Di mattina trovi gli anziani seduti sulle panche di pietra, in Piazza Italia. Se ne stanno sotto al sole, parlottano, insomma si fanno i cavoli loro. Ci sono localini in ogni angolo, le vie sono invase da turisti che con una mano stringono il cocktail e con l’altra il telefonino per immortalarlo (tipo me).

Cava D'Aliga

Cava D’Aliga

Avere come compagno di “disavventure” uno sciclitano porta qualche vantaggio. Ci si piazza sulla spiaggia libera tutto il dì! Dateci un materassino rosa fluo per spadroneggiare nel mare e saremo felici…