Post Natale

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Oggi è una doppia domenica, ossia una domenica con doppio carico di tristezza, depressione, svogliatezza, irritabilità e drammaticità!

Questo perché è il 7 gennaio, un giorno notoriamente merdoso. Il fatto è che io sono una di quelle che soffre molto quel periodo post natalizio, il post feste, il post cenette, il post regali di Natale. A casa mia non abbiamo ancora tolto gli addobbi, più che altro per pigrizia esistenziale, non per protesta o per fare gli anticonformisti. Quando avrò casa mia, cioè tra una cinquantina d’anni, lascerò gli addobbi di Natale in casa tutto l’anno, ma forse non avrò manco voglia di addobbarla, la “mia” casa.

Fatto sta che, nonostante non abbia fatto comunque lunghe vacanze, nonostante sia rientrata al lavoro già la scorsa settimana oggi mi sento addosso un macigno allucinante. Non mi va proprio di lasciarmi alle spalle il Natale, le decorazioni e compagnia; le feste sono volate via come niente e ora comincia il periodo più merdoso dell’anno, quello in cui sta per arrivare la primavera, quello col mese più corto che a me sembra lungherrimo, quello dove ci si sente fiacchi da morire, si vorrebbe andare in letargo come le bestie e invece ci si alza la mattina e si fanno le solite dannate cose, tipo trascinarsi in ufficio col morale a terra e sperare che la giornata passi in fretta, il tutto fino a Pasqua, che è una festa di merda che fa schifo a tutti. Voglio dire, chi cazzo addobba la casa per Pasqua, superati gli otto anni di età? Eh.

Devo ammettere che non la sto prendendo bene, questa domenica, mi pesa più di tutte le altre messe assieme, forse perché questo periodo natalizio è stato particolarmente bello e positivo, ho fatto tante cose, sono stata qua e là, ho ficcato il naso fuori dalla porta di casa e via dicendo.

Insomma, io non vedo l’ora che arrivi Natale, SUL SERIO.

 

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Anno nuovo, vita vecchia

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L’anno scorso, in questo periodo stavo lamentandomi del Capodanno. Quest’anno ho deciso di fare come se non ci fosse, come se non esistesse proprio un trentun dicembre a cui rendere conto. La mia più cara amica aveva perfino paura a invitarmi a una festicciola a casa di amici (suoi), mi è quasi dispiaciuto, fossi una persona normale probabilmente farei faville a Capodanno. Morale della favola? Tutona di pile o di quelle in acrilico acetato, stufona che ti fa sudare, cani adoranti ai piedi che ti fanno schizzare l’autostima a mille con quegli occhioni da “sei mejo te” e terrina di pop corn. Magari un mini spumante, come quelle cose per single che al supermercato non si trovano manco per il cazzo o così m’hanno detto. Spero nei classici Disney anche quest’anno e vaffanculo. In compenso il Natale, anziché sentirlo meno, lo sento sempre di più. Che è strano, perché passo la vita a pensare che la vita faccia schifo, ma poi a dicembre sono peggio di Michael Bublé. Mi do una spolverata e torno su piazza, con maglioni natalizi agghiaccianti, carte regalo e una buona carola per tutti. Ho addirittura comprato un set da tre cd da mandare in loop, domani, venticinque dicembre. Non di Bublé. Delle canzoni taroccate natalizie per deliziare i commensali. Tutto è pronto per domani, grazie a mia madre. Io ho pensato ai tovagliolini con l’omino di Pan di Zenzero; ho pure ricevuto dei tovagliolini rosa shocking con la scritta dorata Merry Xmas per dare un tocco glam al tavolone. Insomma, io mi sento fortunata, da questo punto di vista. Che dire? Buone feste, statemi bene.

Santa Claus is coming to town… He sees when you are sleeping, he knows when you’re awake, he knows if you been good or bad, so be good for goodness sake!

V, in collaborazione con Michael Bublè.

Potpourri borghese

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foto da qui

Mentre consultavo attentamente il menu della mensa in ufficio, voglio dire documenti di lavoro di vitale importanza, pensavo a questo periodo di alti e bassi, che dura da una vita, ma si trattava di ieri, che era venerdì ed avevo compiuto ventisei anni il giorno prima, la sera sono venuti tutti i parenti, cugini, cuginetti e zii, mi hanno fatto dei regali semplici ma belli, che semplice a volte ha connotazioni negative, no, ma io lo intendo come genuino, ecco. Una cuffia di lana calda, perché a me piacciono da morire le cuffie, ho una sorta di feticismo latente per i copricapi, temo, una camicia bianca a pois con un cravattino da studentessa ripetente abbinato, che a me piacciono molto le camicie, anche se non ho mai ripetuto l’anno a scuola, una torta triplo cioccolato, dei cioccolatini, due libri che avevano proprio l’aria di essere appena usciti da una libreria, a me i libri che sembrano vecchi non piacciono, li voglio nuovi di pacca, che siano magari un pochino fotogenici, una borsina di plastica per metterci dentro le merendine, dicevo: ho compiuto ventisei anni, tra poco è Natale, ho un buon lavoro, ho. Mi è stato chiesto “ma tu non vuoi dei figli?”, ho risposto di no, che io voglio diventare ricca. Che poi è la verità. Sono una borghese, sono mediamente viziata, mi piacciono gli agi e mi sono sempre immaginata come una donna di bell’aspetto e con una carriera di tutto rispetto. Che posso farci? Mentirei se dicessi il contrario. Mi piacciono gli addobbi di Natale, lo dico ogni fottuto anno, la mia collega la pensa così, come me e quindi addobberemo il nostro ufficio, prima che arrivi quella depressione che ti rode l’anima subito dopo Natale, che Natale non è ancora passato ma ti ritrovi gli scarti dei regali sul tavolone di legno, le briciole, i piatti da lavare, le risate come echi. Ho letto dei libri, uno ve lo consiglio, ma ne parlerò meglio altrove, è Non lasciarmi di Ishiguro, è uno di quei libri che leggi e poi non hai voglia di leggere altro, perché mica tutti i libri sono belli. Ho pianto, di recente, perché una persona buona che però non conoscevo bene si è buttata da un viadotto, mi ha fatto male, era un collega gentile che mi ha aiutata i primi giorni al lavoro con i comunicati dei cantieri, è morto così, spiaccicato a terra, ma in fin dei conti tra poco è Natale e io dimenticherò. In fin dei conti va così, alti e bassi. Ho infilato un maglione caldo, l’ha cucito mia madre anni fa, è lungo, copre perfino il sedere, sono uscita, in cerca di aria gelida, i miei cani, le solite cose, una routine che scalda, come le compere natalizie, vuoti riempiti per qualche momento, piedi freddi, in fin dei conti va così: alti e bassi.

Palle natalizie

Il periodo pieno di gioia e dolciumi è ormai terminato, i pacchetti sotto l’albero di Natale (nel nostro caso colonna natalizia) sono stati donati a tutti, la gente fissata col Natale (ehm, ehm) ha forse smesso di scartavetrarvele e i cagacazzi che danno degli ipocriti a chi festeggia il Natale hanno smesso di lamentarsi…

Ecco, apro una breve parentesi.

In molti odiano/odiamo alcune feste comandate.

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Da qui

Io ad esempio non sopporto Pasquetta (quest’anno per fortuna lavoro), non festeggio il Carnevale perché odio l’odore dei vestiti che la gente tira fuori dall’armadio, un fetore mortale di naftalina, stantio e polverume, in generale non ho mai avuto la passione di travestirmi né di truccarmi. Non mi piace il Ferragosto e grazie al cielo ho quasi sempre lavorato anche in quel giorno. Come ho ribadito negli ultimi post odio il Capodanno e okay, in quel caso mi è sempre toccato festeggiarlo ma non ho mai piantato musi lunghi, al massimo ho maledetto le genitrici di quei bambini rognosi che fanno scoppiare i petardi spaventandomi a morte, questo sì.

Gente, lamentarsi è lecito, ma tacciare di ipocrisia chi durante le feste se la gode è un po’ da sfigati. Tirate fuori le palle (natalizie) e dite di no, che quest’anno vi rintanate in una grotta, che scappate alle Maldive (ma in realtà siete chiusi nello stanzino), insomma siate creativi e coraggiosi. Io quest’anno ho detto NO al Capodanno, ma non è che sto lì a punzecchiare chi invece ha meno complessi di me, è più sereno, ha voglia di vivere,… Insomma, daje.

Chiusa parentesi.

Ieri c’è stata una cena natalizia con alcune vecchie glorie del liceo: davvero piacevole.

Vi dirò, a me il liceo ha fatto schifo per una serie di cose, tipo il fatto che pareva di stare in collegio. Ma ritrovarsi con alcune compagne è divertente, si spettegola molto, si parla male di chi non è presente (e questo è uno dei motivi per cui è consigliabile esserci) e di chi non si vede da anni, si ride fin le lacrime, ci si lamenta dei professori nonostante non si metta piede a scuola da… Da, non voglio fare il conto che è meglio.

Insomma, una serata all’insegna della cattiveria pura ma anche del buon cibo e del buon vino e onestamente ogni tanto concedersi della “sana” leggerezza fa solo che ben.

Ci siamo ritrovate a Udine, cittadina dove ho passato gli anni delle superiori e devo dire che è sempre graziosa anche se alcuni cittadini udinesi sono convinti di vivere in una metropoli per quanto se la tirano, ma fa nulla. Ci ho ormai fatto il callo, perché la stessa cosa accade in certi paesini della bassa (friulana) dove bastano quattro negozi costosi per far credere agli abitanti di trovarsi a Milano.

Dove vivo io invece c’è solo un Discount e questo ci fa sentire dei pezzenti miserabili, il ché vi dirò è alquanto formativo.

In tutto questo è arrivato il mio pazzesco auto – regalo da Babbo Amazon! Due manuali di diritto per la mia tesi di laurea, ma che gioia… Li aspettavo proprio con ansia, non ho più scuse per evitare di concentrarmi sulla tesi, ahimè.

Il 2016 sta per terminare, un nuovo anno di merda sta per iniziare… Ma che bello, cin cin!

Mood super natalizio 3

Oggi ho letto moltissimi (vostri) post natalizi… E questo ovviamente rientra nel mio fastidioso (e ultimo) mood natalizio.

Ieri ho “festeggiato” l’anti vigilia coi miei, in una trattoria con cucina casalinga che io amo alla follia. La signora che si occupa della sala decora sempre il posto a seconda del periodo dell’anno, quindi era tutta addobbata per Natale, ogni angolo recava qualcosa di natalizio… Da sbrodolare proprio, per chi come me è fissata con questo genere di pacchianate natalizie.

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Oggi abbiamo preparato qualche antipasto per domani, infatti ci sarà il mega pranzo a casa mia. Quest’anno c’è pure il Trivial Pursuit nuovo, visto che l’edizione che abbiamo noi è tipo vecchissima, con domande (quasi) impossibili. Io ho una passione per i quiz e per Taboo, mentre detesto giochi come la Tombola che trovo noiosissima.

Ho finalmente detto alla mia amica che non andrò alla festa di Capodanno. Mi sento in colpa, ma anche più leggera, quest’anno non festeggerò né la fine, né l’inizio di un nuovo fottutissimo anno, ah che gioia.

Bene, vi faccio tanti auguri, vi auguro di trovare il giusto (ma brutto) outfit natalizio… Io non l’ho trovato o meglio: l’avevo trovato, ma non potevo spendere altri soldi e quindi ci ho rinunciato (quasi piangendo tra me e me).

E va beh, passatemi l’ultima sbobba natalizia di quest’anno. Il peggio del peggio, temo:

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Baci, baci!

Mood (quasi) natalizio 2

Sapevo che non avrei resistito alla tentazione di scrivere un secondo temino semi – natalizio.

Oggi brillante idea: mercatini di Natale a  Grado.

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Dico la verità, a me i mercatini natalizi non sono mai piaciuti un granché, nel senso che gira e rigira son sempre le stesse bancherelle. Solo che sto cercando qualche decorazione per la tavola del 25 dicembre e quindi mi sono detta ma sì, famo sta follia. Arrivati a Grado (graziosa citttadina di porto in provincia di Gorizia) ci siamo trovati effettivamente calati in una semi – atmosfera natalizia… Qualche presepe, due decorazioni, gli alberi di Natale. Il problema è che dei mercatini neppure l’ombra. E sapete perché? Perché ci saranno dal 20 dicembre al 6 gennaio, pff.

E insomma mi sono consolata mangiando una frittella e gustandomi una densissima cioccolata calda al bar.

In realtà io non impazzisco per l’accoppiata mare e Natale, nel senso che per me le città di mare possono addobbarsi quanto vogliono, ma non saranno mai natalizie (al 100%).

Comunque, tornata a casa ho iniziato a fare le prove generali per gli antipasti di Natale. Va detto che io non cucino (quasi) mai e che ovviamente non so cucinare, salvo robe essenziali. Ma quest’anno ho detto: voglio fare qualche antipasto per avvelenare i parenti che oseranno chiedermi come procede la tesi e dove ho nascosto il fidanzatino.

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Così ho stalkerato la bravissima Ricette da coinquiline per cercare qualche antipasto facile e veloce da sperimentare. Infatti si sarà chiesta chi continuava a cliccare la stessa ricetta, ma non ho avuto tempo di stare al pc in questi giorni e di stamparla, di conseguenza al supermercato aprivo la sua ricetta perché non ricordavo gli ingredienti. Questa è la ricetta che ho provato a fare (Bacchette magiche al formaggio). La prossima credo sarà quella dei muffin salati.

Le mie povere bacchette sono venute davvero buone, il problema è che sono terrificanti alla vista perché non le ho chiuse bene. (Per capirci, leggetevi la ricetta originale). Ho indossato anche i guanti da chirurgo e ho utilizzato il frullatore, per sporcare il meno possibile la cucina e le mie manine preziose.

Mood natalizio

Finalmente è arrivata la giornata dello shopping natalizio che purtroppo è anche già finita (male).

E sapete perché è finita male???

Perché nessun maglione natalizio mi ha soddisfatta e quindi al mega pranzo di Natal non sfoggerò un maglione a tema, la tradizione è già finita… Durata solo un anno, maledizione. Non potete capire quanto io stia soffrendo per questa cosa.

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Ma comunque. Il centro commerciale era un’americanata pazzesca e io l’ho adorato. Dal bruttissimo albero decorato coi peluches, al coro gospel registrato e sparato a tutto volume, alle lucine, alle vetrine… Aaaahh
wp_20161220_18_30_53_pro-2Lo so. Sono veramente una persona imbarazzante, sono andata a comprare i regali sfoggiando il mio maglione rennoso che mi ha portato sfiga tutto l’anno ma io non voglio fare la superstiziosa… Oltretutto un altro maglione rennoso e così natalizio non lo troverò mai, perciò basta, tradizione finita.

Comunque, avendo mia madre a casa in malattia ho mangiato molti dolci, perché lei cucina bene e ha preparato paste sfoglie di Nutella a forma di albero, biscottini di frolla (che so fare pure io) e così via… Tutto terribilmente natalizio. Ovviamente lei mi fulminava con lo sguardo ogni volta che cinguettavo qualcosa tipo “natale” o “ma com’è natalizio”. In casa c’è pure il tè rosso, quello che mi è stato regalato assieme ad altri tipi di tè. Insomma, che lusso! Che sfarzo!15388766_1310502765673818_1268591607_o

Abbiamo comprato tutti i regali per la sacra famiglia (e sono veramente tanti). Ogni anno scegliamo un tema (tazze, fermaporte, maglie, pigiami, coperte e così via) per le varie categorie… I ragazzini, gli adulti, i neonati, le zie, le coppie, i cugini della mia età e così via.

Comunque, il mio mood natalizio finisce il 26 dicembre, quest’anno probabilmente finirà proprio il 25, perché il 26 quasi sicuramente lavoro, perciò grasse risate proprio.

Oltretutto c’è  Capodanno che come ogni santissimo anno guasta tutte le feste e soprattutto il mio umore: ovunque mi mettiate io a Capodanno mi annoio. Non lo so, questa cosa del Capodanno mi tormenta dalla nascita, è una vera e propria piaga sociale.

Okay, il mio temino natalizio delle elementari è terminato, non prometto che sarà l’ultimo perché manca ancora un po’ a Natale… Se ci sarà qualche follower in meno lo capirò, però non vi farò nessun regalo, sappiatelo!

Neve e estate, ricordi

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(Foto da qui)

Ricordo lo strato di neve, compatta, avere paura di calpestarla, impronta volgare di vecchi scarponi di seconda mano. Ricordo le tute da sci, sebbene abitassimo in campagna. Era la vigilia di Natale e c’eravamo proprio tutti, oggi qualche posto rimane vuoto, il tuo lo è ormai da tempo, rimane intatto il ricordo della neve fitta che cade, i nasi appiccicati alle finestre, l’alito caldo sui vetri, disegnare sogni con le mani, cancellare, rifare. Le nostre madri ci coprivano, sciarpe di lana calde fatte a mano, guanti che si inzuppavano con la neve e mentre tutti si riscaldavano nelle case, luci accese che feriscono chi è più solo, noi stavamo fuori, nella notte, si giocava nella neve, in quel quartiere che ricordo immenso e senza fine, ora è una piccola realtà e la neve ha smesso di cadere.

Ricordo quando il caldo non era una scusa per stare fermi, si pedalava veloce, le giornate esplodevano per il calore, i gomiti sbucciati, le ginocchia striate di rosso vivo, i capelli appiccicati alla fronte. La piscina con il ghiaccio e le bibite a rinfrescarsi, le panche di legno, la tavola con la frittura croccante, mia nonna e la sua friggitrice, patate sottili e grumi di sale sul fondo della terrina, le canzonette estive. La torta del panificio, con quella frolla un po’ insapore, le birre nelle bottiglie per i grandi. E chi aveva fretta di diventare adulto e perdersi quella magia? La notte che calava gentile, lasciando brividi di sollievo sulle pelli abbronzate, ma tanto si correva ancora, si correva sempre.

L’albero decorato e mio nonno che si vestiva da Babbo Natale, è così facile ingannare i bambini, è così facile essere piccoli. Eravamo in tanti, a ciascuno diversi regali, dentro al sacco nero gigante, quel Babbo Natale dall’aria così famigliare consegnava i presenti, sapeva tutti i nostri nomi, l’emozione quando arrivava il proprio turno, un grazie sussurrato piano e poi lontano a scartare il pacchetto.

L’odore degli spray anti zanzare, l’erba umida sotto ai piedi, l’altalena nel mezzo del giardino, quel verde smeraldo e scuro della notte. Un bacio frettoloso sulle guance, un buon compleanno biascicato velocemente e poi via a giocare, ogni minuto prezioso, ogni minuto era vita intensa. Ricordo i cani di mia nonna, i suoi gatti spelacchiati, ogni giorno animali nuovi.

Ricordo mia nonna, il volto cupo e la smorfia, il taglio sempre corto, quella cucina che odorava di fumo. Il latte a bollire, quella patina bianca che mi faceva rivoltare lo stomaco. Ricordo mia nonna, quella parigina finita nell’ostile campagna del Friuli, ricordo quel volto scuro e insoddisfatto. Ricordo l’amore con cui curava il suo gatto malato.

Ricordo di non averti voluto molto bene, ma ogni tanto ti penso, se tu avessi resistito oggi saresti stata così soddisfatta della tua famiglia, anticonvenzionale come lo eri tu, sboccata come lo eri tu e anche molto fiera.

Siamo cresciuti bene, siamo belli, non lo so se siamo tristi, c’è sempre un velo di malinconia in tutti noi, quando mi guardo attorno.

Ti ricordo nonna, raramente, senza amore, ma ti ricordo. Eri ostile e fredda, dura come la tua erre francese e i tuoi modi poco ortodossi, eppure oggi saresti soddisfatta dei nostri volti cresciuti.

Oggi sei solo un pretesto per scrivere del passato, ti ricordo, una bestia solitaria che però ci accoglieva come una madre, forse hai asciugato molte lacrime.

Hai deciso di farla finita anni fa, perché nessuno ha asciugato le tue, di lacrime?

Credo tu abbia sbagliato, perché se tu avessi resistito a questa vita oggi saresti soddisfatta di vederci ancora insieme. Ogni tanto ti ricordo, rivedo i ciliegi maestosi nel tuo orto, mi rivedo bambina nel tuo cortile. Ogni tanto ricordo e sorrido, un poco.

 

Ottobre sta finendo e un mese di merda se ne va

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La sentite quest’aria frizzatina, il naso che si arrossa e cola (bleah), la sciarpa di lana che pizzica, la cuffia di lana che vi strizza le tempie?

Si sta avvicinando Novembre!!!

Il mio mese preferito. Anche se l’ho deciso in questo momento che è il mio mese preferito. Perché riflettendoci il periodo più bello dell’anno per me è quello che precede e comprende il Natale. Ci ficco anche il 26 dicembre perché in quel giorno è tradizione andare al cinema, guardare un film brutto (NON CINEPANETTONI, sia ben chiaro che quei dementi non meritano manco un centesimo) e strafogarsi di pop corn.

Però appunto, dicembre come mese in fin dei conti è banale, novembre invece è già una scelta più seria, più studiata. E poi ci leviamo dai coglioni ottobre, che detto fra noi è stato un mese non merdoso… Dippiù.

Comunque, in realtà qui cuffie di lana e sciarpe di lana sono ancora troppo pesanti. Perché come accennavo poco fa, ottobre è stato un mese merdoso (e lo è ancora) sia per una serie di ragioni che non elencherò qui, ma che potrei benissimo elencare seduta su un lettino dallo psicanalista, sia per il meteo altalenante. Io comunque ho un tossone spaventoso, segno che ottobre è un mese veramente del cazzo, con un clima idiota e insensato. Perciò confido in novembre, con tutto il mio cuore.

Prima di tutto perché non ho vestiti per affrontare altre giornate come quella di oggi o quelle passate. Secondo… Secondo continuo a non avere vestiti.

E dunque dicevo, novembre. Un mese che per me è già natalizio e questa è una cosa che io ripeto sempre e da sempre, giusto per infastidire le persone, in questo caso voi affezionati lettori.

Io amo il Natale e a novembre tutto assume già una sfumatura più festosa. In effetti fosse per me si potrebbe già addobbare casa e invece si aspetta sempre l’8 dicembre, che poi manco il tempo di mettere le tende con le renne in cucina che già è ora di levarle. Quando avrò casa mia, da SOLA, lascerò la casa tutta natalizia per tutto l’anno, primo perché sarò troppo pigra per levare tutto, secondo perché faccio schifo.

Comunque, ho comprato una cover natalizia per il mio telefono, perché il maglione natalizio dell’anno scorso non era sufficiente.

In molti mi danno della cinica, qualcuno mi ha anche dato dell’insensibile, cosa che io trovo terribilmente offensiva visto che nel giro di un secondo provo una vastissima gamma di emozioni (tutte contrastanti tra loro).

Ma se fossi cinica non amerei il Natale.

E pure Halloween va benissimo, visto che si parla di caramelle e dolcetti. E anche di morti, ma va beh.

Insomma, ho già una gran voglia di ossessionare tutti che sta arrivando il Natale, a casa mia ci sono già i primi cioccolatini sul tavolo e okay, basta. Attendo almeno metà novembre per scartavetrarvele con la storia del Natale.

Se ci sono fissati come me, che tutto l’anno fanno il muso e poi appena vedono un panettone al supermercato (magari dimenticato dall’anno prima, schiaffato tra un materassino per il mare e la colomba pasquale) si commuovono… Beh, sappiate che vi voglio bene.

Stanza vuota

Dopo la nebbia, il sole. I raggi crudeli, ingannevoli, che illuminano ma non riscaldano, mi raffreddano. Cammino nella città, caotica e confusa, gli addobbi ancora appesi, ma non colmano i miei vuoti, Natale è passato, nei bar c’è ancora, eppure è finito. Il pranzo è stato lungo, intenso, abbiamo riso tanto, così piacevole l’attesa, l’atmosfera di speranza e quel miscuglio di sapori, nelle bocche di vino e di amore, la radio accesa che augura buone feste, buone cose, la voce alta, i giochi assieme, i gusci della frutta secca sulla tovaglia rossa, quella che fa tanto Natale, vinta con i punti del Discount. È triste, ma la tavola è comunque ricca, di pietanze che invitano a stare insieme, a godere del lusso poco ostentato, ma non è il lusso di cui tutti parlano, è il lusso della compagnia, è il nostro lusso. Ci stringiamo, sotto alle coperte, questo Natale l’abbiamo passato insieme, dopo tanto. Però non sarà per sempre, è solo un modo per sentirci meno soli? Ripuliamo tutto, se ne vanno gli ospiti, ci lasciano ai nostri dubbi, siamo sfatti ora, stanchi, li guardo sparire oltre al cancello, vorrei dire loro di restare, che una volta andati si deve tornare alle giornate lunghe e nebbiose, che non puoi superare da sola. Guardo i regali scartati, i nastri scintillanti, i piatti con gli avanzi del dolce. Ci siamo raccontati tutto il giorno, ora ognuno torna alla sua vita, ai suoi dispiaceri, alle sue dimenticanze. Ma io non dimentico, trattengo, anche i sorrisi, che ora giacciono nelle scatole, assieme agli addobbi: i miei ricordi. Ci stendo sopra la malinconia, come una patina. Rientro nella mia stanza, poca luce, l’odore di stantio che ha la nostalgia, il vuoto che pulsa. Te ne vai anche tu, rimango da sola, nella mia stanza vuota.