Giudico dunque sono

Poco fa ho letto l’unica cosa sensata riguardo la vicenda del sedicenne morto suicida a Lavagna e la potete trovare qui, l’articolo si intitola Mamme degeneri e altre catastrofi: sulla madre del sedicenne suicida.

Ho letto anche altre riflessioni su quel figlio suicidatosi perché (prendete con le pinze questo perché) la madre ha chiamato la Finanza dopo aver trovato droga leggera che gli apparteneva.

Quello che più mi ha turbata di questa faccenda, perché i suicidi mi turbano più degli omicidi quasi, indipendentemente dall’età della vittima, sono state alcune delle riflessioni partorite da “psicologi” improvvisati, profondi conoscitori della gioventù di oggi… Ah ah.

La maggior parte di queste grande menti ha accusato la donna di essere una cattiva madre, di essersi scandalizzata per un po’ di fumo… Poi ci sono stati i soliti fricchettoni “comunisti” che hanno accusato addirittura la Finanza e che hanno detto che è assurdo che nel 2017 la gente ancora rompa le palle per le canne.

Insomma, la colpa sarebbe in primis della madre, la quale non avrebbe saputo capire il figlio… Perché si sa, il mondo è pieno di genitori modello, che conoscono tutte le turbe e paturnie dei loro pargoli, che sanno tutto quello che i figli fanno e non fanno, le loro paure e debolezze… Io non sono madre ma sinceramente non ci vuole un genio o un genitore per capire la stronzata colossale che si cela dietro a quella sentenza pungente “non ha saputo capire il figlio”. Ma non perché non sia vera, bensì perché nessuno può capire a fondo un altro essere umano.

La gente poi si è scatenata (fortunatamente poca gente) quando ha scoperto che il figlio era stato adottato, dunque si trattava di una madre non “naturale”.

Ah, quanto ci piace parlare di cosa sia o non sia naturale, al giorno d’oggi.

Qualcuno è addirittura giunto alla conclusione che quel figlio non fosse stato capito proprio perché adottato…

Tralasciando quest’aspetto che mi preme meno, vorrei concentrarmi su quella canna.

Ma noi davvero abbiamo gli strumenti per giudicare questa madre e questo figlio?

Davvero possiamo ridurre tutto a un “lei era una madre cagacazzi che non lasciava fumare il figlio in santa pace?”.

Mi viene la pelle d’oca.

E sapete una cosa?

Tutti o quasi hanno dato contro a queste parole della madre:  “Vi vogliono far credere che fumare una canna è normale, che faticare a parlarsi è normale, che andare sempre oltre è normale. Qualcuno vuol soffocarvi”.

Io sono d’accordo con lei.

Non lo so cosa ci sia dietro alla loro storia e non lo voglio manco sapere, non conosco il dolore di quella famiglia, ci sono persone che soffrono e semplicemente non lo dicono, si portano macigni dentro e alla fine vengono schiacciati.

Ma credo che quando manca dialogo in una famiglia, quando i figli sono viziati, fanno ciò che vogliono perché “tanto sono ragazzi”… Beh, quei figli sono spesso dei deboli.

Così come accade per i figli delle cosiddette “madri chiocce”… Questo per dire che nessun genitore è perfetto, nessun figlio è perfetto, nessuna persona è perfetta.

In tanti hanno detto che la canna non porta all’eroina.

Certo, ma nel mezzo ci sono tante sfumature.

E vi assicuro che conosco persone a me care che dalla canna all’eroina non ci sono arrivate. Ma alla ketamina, agli acidi e ad altre droghe non certo leggere ci sono arrivati eccome.

Non sto dicendo che per forza di cose uno finisca drogato, sul marciapiede, sia chiaro. Ci sono persone che si realizzano lo stesso, ci mancherebbe.

Persone che si fumano le canne e vanno tranquillamente avanti con la loro vita.

Ma non biasimo una madre per essersi preoccupata che il figlio si fumasse le canne.

Ma soprattutto non lo possiamo sapere se fosse tutta lì la questione.

Giorni fa è morto un trentenne (se non ricordo male) qui in Friuli, suicida. La sua lettera d’addio ha fatto il giro della nazione. Quasi tutti si sono soffermati su quel “precario”, quella mancanza di lavoro che fa perdere le speranze, la voglia.

Ma quella lettera parlava d’altro, non solo di lavoro. Parlava di insensibilità, difficoltà a trovare l’amore. Di tutta una serie di mancanze, non solo lavorative, ma affettive.

Ma ecco che riduciamo tutto a una sola causa. Perché fa comodo, fa più clamore.

Precariato, il fumo.

Sarà, ma – sebbene io non lo possa sapere – secondo me c’è sempre altro e noi non siamo nessuno per puntare il dito contro ai genitori.

Nelle parole che ho letto, non tutte, fortunatamente, era un continuo incolpare la madre per essersi preoccupata delle canne che il figlio si faceva.

A me non interessa riflettere sul gesto di questa madre che ha chiamato la Finanza.

Mi interessa capire la presunzione di chi attacca questa donna, la sicurezza che la colpa fosse sua, la cattiveria nell’etichettarla come una pessima madre…

Noi invece siamo sempre tutte brave persone, sedute comode, davanti al pc… Ci vedete? Leggiamo, commentiamo, giudichiamo e siamo sempre migliori degli altri e prendiamo sempre le decisioni migliori degli altri… E ovviamente, al posto di questi cattivi genitori, ci saremmo comportati in modo esemplare.

 

Considerando le donne

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(Foto dal Web)

Tempo fa trovai questa immagine, non ricordo dove, forse su Facebook (sto parlando di anni fa) e ricordo di averla piazzata a mia volta su Facebook, non tanto per provocare quanto per dar da pensare. Io ho attraversato diverse fasi, c’è stato un periodo in cui ero adolescente e leggevo tantissimi libri sulle donne occidentali letteralmente fottute da uomini di fede islamica, nel senso che questi vivevano chessò nella civile (risate registrateAmerica, sposavano donne americane e poi le portavano nel loro paese e pretendevano di tenercele lì, facendole vivere come donne musulmane, minacciandole di tenersi i figli e bla bla. Insomma, libri come Mai senza mia figlia e Vendute li ho riletti fino alla nausea, versando fiumi di lacrime e indignandomi un sacco.

Poi ho iniziato a distaccarmi da quella visione negativa sull’uomo musulmano, mantenendo sempre un certo pregiudizio alimentato sicuramente dalla televisione e via dicendo, ma cercando di non dare giudizi tanto per, perché so bene quanto male facciano. In realtà in vita mia ho viaggiato, non dico abbastanza perché i viaggi non sono mai abbastanza, e poi ci sono viaggi e viaggi , quelli dove fai quattro fotografie alla Chiesa principale e allo Starbucks e ciao, quelli in cui vivi per un po’ in una famiglia del luogo, quelli in cui non ti limiti a passeggiare per Oxford Street ma approfondisci e via così.

Bene, nelle metropoli sono sempre stata molto affascinata dalle donne arabe, quelle che lasciavano il volto scoperto ed erano truccate perfettamente, con le sopracciglia curatissime e tutto il resto coperto, capisco che tutto ciò era solo uno spicchio di realtà, che forse mi facevo un’idea televisiva della cosa, ma ho iniziato a pensare che ci fosse un’altra faccia della medaglia, quella della scelta. Non nego che la rabbia di fondo rimane, che anche a me sembra una costrizione girare tutte coperte, così un giorno, durante un esame di spagnolo in cui non sapevo una regola grammaticale che fosse una, partii a parlare col prof di questa cosa, chiedendogli chi fosse davvero libera, la donna coperta o quella scoperta? E quella coperta è costretta? E quella coperta, se fosse scoperta, la vivrebbe come una costrizione, a sua volta? Divagai un sacco e quasi mi convinsi che il prof mi stesse prestando attenzione… Lui alla fine mi disse che capiva che io fossi una donna “libera” (magari…) e che detestassi le convenzioni, ma le regole di grammatica dovevo studiarle lo stesso. Colpita e affondata. 

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(Foto dalla pagina Facebook Antro della Femminista)

Così, oggi scorrendo la home di Facebook mi sono trovata un’immagine simile, a distanza di qualche anno, da quella precedentemente postata. Eeee boh, non mi è piaciuta. La foto – come potete vedere – reca la domanda “tu sei sicura di essere libera?”.

E lì mi sono cascate. Lo so, sono argomenti delicati e tutto quanto, ma ho un po’ la nausea di leggere sempre donne che si lamentano perché siamo zoccole se la diamo, frigide se ce la teniamo stretta, siamo costrette a fare figli e se non li facciamo siamo strane e se li facciamo sacrifichiamo tutto il resto e bla bla.

Io non sono d’accordo, l’ho detto spesso, non sono d’accordo e soprattutto non mi vedo così, né mi sento vista così (e se dovessero vedermi in un modo o nell’altro tanti saluti, voglio dire: basta poco). Che un uomo preferisca un certo tipo di donna sarà vero per quell’uomo, come è falso per un altro e se questo discorso vale per lui, vale anche per come vediamo noi gli uomini. E se io decido di farmi una famiglia di certo non devo pretendere collaborazione, perché l’uomo che mi sceglierei sa che è così, sa che i compiti si dividono e tutto quanto, se una si sceglie un uomo egoista sono fattacci suoi, bisogna anche smetterla con sta storia che le donne sono vittime (non sto parlando di certi casi, sto chiaramente esprimendo un’opinione piuttosto blanda), perché la vita è anche fatta di scelte, non è che a me un uomo coglione è capitato e me lo tengo, no grazie, lo rispedisco al mittente e fine. Nell’immagine leggo “sempre curata, truccata e bla bla oppure ti dicono che sei trasandata”, ma chi, chi me lo dice, di grazia? “Scomoda ma composta o non sei femminile“… Va beh, qui si esagera, dai. “In bilico sui tacchi o non sei elegante”… Mai messo un paio di tacchi ed effettivamente non sono elegante ed effettivamente non me ne fotte un granché. Ma se li mettessi, li metterei per piacere e non ci trovo nulla di scandaloso a riguardo.

Ecco, a me tutti questi luoghi comuni mi stanno stancando e non li reputo proprio verissimi. Tutto ha un fondo di verità, sì, ma si può anche scegliere, frignare un po’ di meno e scegliere meglio. Fermo restando che secondo me nessuno è libero e che tutti non facciamo altro che ostentare la propria merce, che può essere una quarta abbondante, un capello liscio, una poesia, un disegno, una bella voce, siamo tutti schiavi dell’approvazione altrui, altrimenti vivremmo in una caverna, lontani dai giudizi altrui. Quindi sì, quel “e tu sei sicura di essere libera” trovo sia una domanda un po’ banale, perché la risposta è chiaramente no e vale per tutti.

 

 

Pregiudizi all’italiana

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(Foto presa dal Web di Ruth Orkin)

Oggi voglio condividere con voi una notizia riportata da varie testate giornalistiche, relativa all’uscita infelice dello scrittore Carlo Panella, ospite nel programma Unomattina. Premesso che io il programma non l’ho mai visto, quindi mi baso su uno spizzico di puntata che vi assicuro è più che sufficiente per capire.

Lo scrittore Panella – invitato a intervenire sul tema “Razzisti? Chi non denuncia le molestie dei migranti”– tema inerente ai recenti fatti di Colonia ha la brillante idea di pronunciare le seguenti parole: “Dietro Colonia c’è la dinamica del branco, un gruppo di maschi ubriachi, testosterone, che fanno le porcate che facevano i maschi in Sicilia e che forse fanno ancora in Sicilia. Ci sono delle foto clamorose della Sicilia, la foto degli anni ’50 la bella ragazza che passa e tutti i galletti…”, parole che potete trovare in questo video.

Giustamente le parole del sior Panella hanno suscitato una gran polemica, soprattutto tra i siciliani, che a sentirsi chiamar “ubriaconi che forse stuprano le donne” non hanno certo fatto i salti di gioia. Per non parlare dell’errore che Panella ha commesso prendendo come esempio la foto della turista americana che fa girare le teste di tutti i presenti. La foto “incriminata” pare sia stata scattata a Firenze nel 1951 e, ahimè, non ha nulla di volgare.

Ma torniamo alle parole dello scrittore: è davvero l’unico a pensarla così? L’unico a considerare i siciliani degli zoticoni? Leggendo qua e là ho trovato questo articolo, dove si parla dell’immagine distorta della Sicilia data dal cinema, argomento che avevo accennato parlando di un film sulla mafia, tempo fa.

In un vecchio post notavo infatti come la mafia fosse esaltata nei filmoni americani e di come la gente più ingenua si lasciasse tentare dal fascino malavitoso trasmesso dalle pellicole oltreoceano, tralasciando la visione di film ben più realistici. Cito un pezzo dell’articolo che vi ho linkato poco fa: sin dal dopo guerra, prima ancora dei film sulla mafia, la Sicilia era descritta dal mondo del cinema come terra di contadini analfabeti, signorotti ignoranti, terra di superstizioni, uomini ferocemente gelosi delle proprie donne. Insomma una terra di tradizioni arcaiche, prigioniera di sentimenti e passioni a livello primitivo, priva di raziocinio. 

Quello che mi chiedo è: come possiamo parlare di immigrazione, integrazione, rispetto, se non riusciamo ancora a capacitarci del fatto che esista un sud d’Italia? Io che vivo nel civilissimo Friuli ho sentito parlar male spesso dei siciliani (o del sud, in generale) anche dalle menti più navigate, che naviga naviga in Sicilia ancora non ci hanno messo piede. Però all’estero sì! Londra? Fighissima. E gli immigrati? Una risorsa. Erasmus? Tutta la vita! Già, tante belle cose, menti aperte e preparate che poi si perdono in un bicchier d’acqua, quello di casa propria, quello pieno di esperienze formative e interessanti che a me sanno solo d’acqua stantia, quello colmo di parole dette tanto per dire.

Io in Sicilia ci sono stata, diverse volte e sì, c’è sempre da magnà! sì, il caffè ad ogni ora! sì, sono tutti calorosi! Però… Tutti quei terroni nullafacenti dipinti dal nord io non li ho visti. Ho visto solo gente giovane mandare avanti i locali, non ho visto vecchi decrepiti arrancare fra i tavoli e le donne? Dio, mio, le donne giravano in shorts! Non stavano in casa a fare la calzetta, perché invece le donne friulane ohhh, tutte emancipate, nessuna di loro aspetta in casa il marito con la cena pronta, nessuna eh? Mica come le terrone, che, che… Che cosa fanno le terrone? Ah, sì, fanno le stesse cose che facciamo noi. Qualcuna studia, qualcuna si sposa, qualcuna lavora. No, perché io ho sentito anche questa. Che i siciliani sono gelosissimi, che tu sei mia o di nessuno, che là le donne sono esseri inferiori, che per loro non c’è cosa più importante della famiglia. Strano, perché è stato il mio tipo siculo a doversi sorbire tutte le festività in famiglia made in NORD, mica io, le sue. È stato lui a dover accettare il mio attaccamento per la famiglia, non certo io il suo. Ahhh, dovrete sicuramente sposarvi! Quelli sono timorati di Dio. Ma davvero? Perché manco il membro più anziano della sua famiglia andava a messa, no, tanto per dire. Sembra esagerato a raccontarvelo, sembra che io stia gonfiando la cosa, ma purtroppo qui al nord abbiamo un’idea del sud molto simile all’Islam made in tv che vediamo ogni giorno. E prima di scrivere, di parlare, anche solo prima di pensare: bisogna toccare con mano, bisogna uscire dal paesino nordico, andare a vedere che l’Italia non è tutta qui.

E se non possiamo? E se non ci interessa? Allora si sta zitti, non si interviene, perché le parole hanno un peso e i giudizi dati tanto per dare hanno delle conseguenze. Non puoi andare in tv a fare il fenomeno, l’uomo di cultura e poi spararle così grosse, non puoi farlo, perché la gente ascolta e ahimè c’è molta gente che crede a tutto quello che sente, ma che però non vede e non si prende la briga di approfondire, di capirci qualcosa. Che senso ha andare in tv a parlare di immigrazione quando si sentono ancora frasi come “il prof è un terrone, cosa vuoi che sappia”, “come pretende di insegnare inglese con quell’accento napoletano”? Già, perché noi al nord abbiamo un accento così raffinato, così di classe. A me chi fa più paura non è il nonnetto che si beve il “taglio di nero” al bar e dice due cose sul Sud. A me fa paura lo studente universitario che si vanta della sua cultura, dei suoi viaggi, delle sue conoscenze, che ha amici da ogni parte del mondo… Ma che “senza offesa, ma i terroni sono proprio tutti uguali”, ma lui non è razzista no, lui è uomo di mondo.

Qualche link:

http://www.lavocedinewyork.com/Perche-il-cinema-a-partire-dagli-anni-50-ha-dato-della-Sicilia-un-immagine-distorta-/d/11657/

http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/colonia-timperi-panella-lha-fatta-fuori-vaso-1214342.html

http://video.corriere.it/unomattina-carlo-panella-gli-immigrati-colonia-hanno-fatto-porcate-che-maschi-fanno-sicilia/4f69b202-bcf8-11e5-9ebd-3d31e1693d62

http://www.artsblog.it/post/7559/an-american-girl-in-italy-compie-60-anni

Sono una santa non sono una donna

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Scena del film La verità è che non gli piaci abbastanza, foto presa dal web.

Oggi ho letto questo articolo intitolato “100 frasi maschiliste che in tante abbiamo dovuto subire”. L’ho trovato in una pagina che seguo sempre con piacere  e mi scuso se non lo “ribloggo”ma siccome vorrei scriverci su più di un semplice commento trovo più comodo linkarlo e basta. La pagina dal quale è tratto è la seguente: https://abbattoimuri.wordpress.com/.

Mi trovo spesso d’accordo con gli articoli di questa pagina e, prima di iniziare voglio subito dire che non è che sta “solo dalla parte delle femmene”, ma tratta argomenti e persone di vario genere. Detto ciò, stavolta ho qualcosa da ridire! Ma prima di iniziare… Di che parla questo articolo? Come da titolo, c’è un elenco di frasi che (a quanto pare) una donna si sente dire fin da bambina, etichettate come “maschiliste”.

Alcune di queste frasi mi sembrano inverosimili, altre troppo stereotipate. L’elenco è variegato, si va dal “Quanto sei bona” (guardate, se volete dirmi quanto sò bona io non mi offendo mica, eh) al “che c’hai le tue cose?” (ah ma ti riferisci allo scombussolamento ormonale che noi che siamo dotate di ovaie ci sorbiamo ogni mese? Allora sì, c’ho quelle cose lì, tu invece che scusa hai?) e via così.

Anzitutto, credo che l’argomento sia talmente ampio che commentarlo in modo lucido e accurato sia pressoché impossibile, perciò voglio analizzare alcune di queste frasi per vederci più chiaro. Partiamo da una frase che mi ha colpita: “Se giochi sempre coi maschi ti chiameranno maschiaccio”. Dunque, può pure essere vero, ma non credo che sia una frase né maschilista né offensiva. Sapete invece che mi è venuto in mente? La situazione inversa. Un bambino che non gioca a pallone, che sta sempre con le bambine, che non ha interessi “consoni” per un maschio, che magari vuol fare il ballerino. Quante persone sono disposte ad indignarsi se quel bambino viene etichettato come potenziale “checca”? Poi, ci metto io “la faccia” perché sono la prima a dire che se un uomo si depila (esempio banale) per me può fare armi e bagagli e andarsene il più lontano possibile. Non è virile, non è abbastanza uomo. Ma è pur sempre una sua scelta eppure io lo giudico perché secondo me non rispetta i canoni maschili che possano suscitare in una donna un certo interesse. È giusto? Si tratta solo di gusti? Non saprei, ma mi pare che sia abbastanza simile al “ma quella è poco femminile perché beve e dice parolacce, non si tiene abbastanza, bla bla”. Che cosa fa di noi delle vere donne? E che cosa fa di certi maschi, beh, dei veri uomini? Eppure rispettiamo sempre un uomo che ha deciso di amare un altro uomo (sempre si fa per dire) quello sì che è più facile da accettare, ma un uomo eterosessuale che però ai nostri occhi appare poco “maschio” è meno tollerabile.

Proseguendo, leggo: “ho saputo che fai pompini al tuo ragazzo, troia”. Portassi gli occhiali, gli darei una pulitina per accertarmi di averci visto bene. Prima di tutto mi chiedo: che gente frequentate? E con che uomini vi accoppiate, soprattutto. Perché sì, è facile dire “gli uomini sono brutti e cattivi” ma quanto poco amor proprio c’è in voi per farvi trattare così? Al di là di questo, ammetto di non aver mai sentito una frase del genere in vita mia, neppure nei peggiori bar della bassa friulana (e io ne so qualcosa). Se un uomo la pensa così (ammesso che ce ne siano) è semplicemente un uomo frustrato sessualmente (e non solo) e più che definirlo “maschilista” lo definirei “cretino”.

Continuando: “Cosa c’è per pranzo?” che sottintende una sfilza di frasi sullo stile “preparami da mangiare” e via così. (Ricordo ancora quando preparai una cenetta al mio ragazzo con pessimi risultati, le volte dopo cucinò sempre lui). E dunque siamo rimasti al vecchio nucleo famigliare, dove la donna fa tutto in casa e l’uomo magari è pure un ubriacone che non muove un dito e impartisce ordini. Tu, donna, che accetti un comportamento simile, imparare a dire no, troppo difficile? Cambiare uomo, troppo drastico? E poi i soliti commenti sull’aspetto fisico: sei troppo secca, sei troppo grassa, sei una tavola da surf, sei senza culo, sei mora, sei bionda. Già, perché noi donne invece non giudichiamo maaaaaaai l’aspetto fisico altrui, mai e poi mai. E anche qui, gente, il rispetto! Non posso pensare che accettiate che il vostro uomo vi faccia commenti simili e se lo fa? Leggere i consigli di prima. Eh, ma io sono innamorata! No, sei cretina! Infine leggo: “sei molto bella con la gonna”. E dunque? Cosa c’è di male? Io quando metto la gonna non lo faccio certo per passare inosservata, altrimenti uscivo con lo shador. Così come una che si sente dire “come ti sei messa scollata”… E quindi? L’ha fatto per far risaltare le zinne, verrà guardata sicuramente, qualcuno oserà pure farle un complimento. Sia maaaaaai! Attenzione: non vuol suonare come un “aveva i jeans stretti perciò l’ho stuprata”, non commento neppure perché credo sia palese il mio pensiero a riguardo, ma vuol suonare come un “mi sono vestita da figa e se qualcuno mi fa un complimento mi fa pure piacere, altrimenti sarei uscita in tuta da ginnastica”.

Quindi, sono d’accordo sì, ci sono molti pregiudizi (però, se siam donne di un certo spessore possiamo tranquillamente sconfiggerli, visto che abbiamo la fortuna di stare in una società “più o meno evoluta”). L’unica cosa che mi preme dire è: mai mandare giù critiche che non vi stanno bene, mai farsi sentire inadeguate, se vi siete trovate un deficiente che vi tratta come pezze… Andate a cercare la fortuna altrove! E poi, scusate un attimo… Questo discorso varrà pure per gli uomini, no?

Donne du du du…

Per la serie donne che giudicano altre donne (io in primis) oggi ciancio proprio di donne. Appartenendo alla categoria direi che posso permettermelo.

Parto da una notizia pescata nel web che afferma che le mamme lavoratrici crescano meglio i figli: qui l’articolo “incriminato”. Ho letto i commenti riguardo a quell’affermazione (nella pagina Facebook di Repubblica) che ha fatto scattare prevedibilmente molte mamme casalinghe. Alcuni dicevano che una mamma che lavora scarica i figli ai nonni o alla babysitter. Che una mamma lavoratrice è un’irresponsabile, che non si cura della prole e altre accuse simili. Quello che mi fa più incazzare non è tanto la “faida” mamme lavoratrici e mamme casalinghe. Quello che mi fa incazzare è che c’è sempre un giudizio rivolto al ruolo della donna. Ruolo che occupa nella famiglia, in società, al lavoro. Insomma, che palle. Una donna sarà ben libera di decidere come fare e cosa fare? Spesso sento dire che prima o poi una donna dovrà sposarsi, fare figli, perché altrimenti ne sentirà sempre la mancanza. Ma come fa a sentire la mancanza di qualcosa che non ha? Io non ho il pene, eppure non ne sento la mancanza, per dire. Oltretutto sembra che un figlio completi per forza una donna. Io non lo so che cosa completi del tutto una donna, ma sono sicura che una persona, in generale, non sarà mai completa. Può fare dieci figli, lavorare quindici ore al giorno o darsi al fancazzismo più sfrenato. Tutto ciò non la completerà, in ogni caso. I giudizi sembrano davvero il nostro pane quotidiano. Se vediamo una mamma casalinga pensiamo che non faccia altro che spolverare e appiccicarsi ai figli. Se vediamo una mamma lavoratrice pensiamo che sia egoista, che abbia messo su famiglia tanto per. Continuo a sostenere la teoria che il peggior nemico di una donna è sempre un’altra donna. Intanto così, poi vi racconterò altre cose sul genere a cui appartengo; posso solo anticiparvi che le donne sono creature elementari e che non c’è frase più idiota di quella “non capisco le donne”. Ma che c’è da capì?